Archive for the ‘Tessere di puzzle’ Category

Sárgabarack lekvár

26 ottobre 2009


L’odore delle albicocche mi arrivava forte insieme a quello della legna che bruciava. Lei sedeva nella penombra, lo sguardo rivolto verso mille pensieri mai confessati, lo strofinaccio appoggiato sulle ginocchia, e snocciolava con lentezza i frutti, scegliendo con cura i piu’ maturi, mettendo da parte gli altri. Lo faceva stropicciandosi di tanto in tanto gli occhi con la nocca delle dita. Erano quelli gli (more…)

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Le cose rubate

3 aprile 2009


Corri, Irina, non farti prendere, non voltarti indietro, resta sorda al tuo cuore, non dargli ascolto. Sei in affanno, trafelata, angosciata, ma devi far presto, non hai molto tempo. Vlada ha gia’ pensato a tutto. Lui non ti trovera’ e quando se ne accorgera’ sara’ troppo tardi, sarai gia’ fuggita. Lontano. (more…)

Rusalka

9 settembre 2008

Se pensi a lei, e ricomponi i frammenti che ti ha narrato con quelli che hai immaginato, riesci a vederla bambina, ragazza, donna; fasi di una vita decorate su un morbido drappo intessuto di luce lunare e neve. Logoro ma ricco di bellezza e dolore.

I suoi occhi, stelle cadenti innocenti, dipingono, con i colori del cielo, declinanti colline ingabbiate fra i vitigni, quasi a voler imprigionare i ricordi. E’ il suo mondo quieto, talvolta sconvolto, dove tutto parla di lei.

Nelle notti di plenilunio la puoi scorgere sulla riva del fiume, rusalka misteriosa che profuma di pioggia; ti sembra quasi di sentirne il richiamo, zingaro come il lamento del violino. Ma forse e’ solo il vento che soffia da est.

Come l’acqua del mare

12 febbraio 2008

Negli occhi avevi il colore del mare d’Azov, com’e’ quello dell’acqua la’ dove sfocia il Kuban’.
La osservavi.
Le entravi con gli occhi dentro gli occhi.
Dolce, ineluttabilmente dolce, la osservavi.
Sorridevi.
“Sei convinta?”
“Lo sono”
Rispose senza esitare.
Era giovane ed irrazionalmente si sentiva profusa da una strana energia, mista di quel calore e quella luce che emanavi.
Il tocco fuggevole e stranamente passionale delle tue dita, passate con delicatezza sulla sua guancia, le fecero immaginare il petalo di una rosa.
Ne senti’ anche il profumo.
Assurdamente, in quell’attimo annientasti il suo cuore e, con quello, ogni altro sentimento che lei avesse mai provato.
Come un morso dato alla mela del peccato, provo’ un brivido che, attraverso il suo seno, le scivolo’ dentro le viscere dell’anima.
“Sei molto bella, avresti successo, ma non sara’ facile all’inizio…”
Sorridevi e tenevi le dita attorcigliate alle dita temendo un suo ripensamento.
“Per me lo sara’ – gemettero le sue labbra con un sospiro – voglio farlo”
I tuoi occhi erano calamita, i suoi ferro.
Nel tuo sguardo ci fu un impercettibile bagliore di soddisfazione.
Passasti la punta della lingua sulle labbra detergendole con la saliva.
Fu li’ che lei ebbe, per la prima volta, il desiderio di mescolarla con la sua.
Fu li’ che lei desidero’ respirarti, mescerti, amarti come la sua poesia.
Come questa, Vlada, composta il giorno in cui v’incontraste.

Érted nővér

24 dicembre 2007
Come ho scritto non amo fare e ricevere gli auguri durante le ricorrenze, inoltre non e’ mio stile scrivere post copia incollando testi di canzoni ma… girovagando nel mare del web mi sono imbattuta in questo.

Non e’ molto, lo so, e scrivendolo contravvengo pure alle suddette regole che mi ero imposta, ma per te lo faccio. E’ talmente bello, talmente appropriato che non posso fare a meno di donartelo.

Per te che è ancora notte e già prepari il tuo caffé
che ti vesti senza più guardar lo specchio dietro te
che poi entri in chiesa e preghi piano
e intanto pensi al mondo ormai per te così lontano.

Per te che di mattina torni a casa tua perché
per strada più nessuno ha freddo e cerca più di te
per te che metti i soldi accanto a lui che dorme
e aggiungi ancora un po’ d’amore a chi non sa che farne.

Per te che di mattina svegli il tuo bambino e poi
lo vesti e lo accompagni a scuola e al tuo lavoro vai
per te che un errore ti è costato tanto
che tremi nel guardare un uomo e vivi di rimpianto.

Anche per te vorrei morire ed io morir non so
anche per te darei qualcosa che non ho…

Irina

17 dicembre 2007
Prigioniera del loto vivevi immersa nell’acqua della malinconia.

Rusalka dall’anima gelida e labbra che scioglievano le ali d’Icaro.

Scrutavi attenta il mondo con occhi che non conobbero mai lacrime.

Kajal, rossetto, smalto e profumo di una donna mai venduta.

Cavallo indomabile, eri il pedone d’ebano che diventava regina.

Alice Tükörországban

28 novembre 2007

Mi guardo nello specchio. Lei e’ dietro di me. Sento le sue mani mentre mi pettina i capelli e li raccoglie, con abili dita, in quella lunga treccia che anche io, da grande, avrei imparato a fare.

“Ecco fatto. Adesso sei una principessa che avra’ schiere di principi che la vorranno sposare.”

“Nagyanya, io voglio essere una baronessa!”

“Una baronessa? – per un attimo la sua risata inonda di luce la stanza ed il mio cuore; tuttora la risento melodiosa nelle orecchie – E cosa fanno le baronesse che le principesse non fanno?”

“Hanno abiti bellissimi e carrozze e cavalli e castelli e…”

“Oh si’… Ma anche le principesse hanno tutte queste cose.”

Riflessi nello specchio, nostri occhi scintillano. Hanno la stessa forma e lo stesso colore. Con una mano mi abbraccia mentre con l’altra sistema la treccia in modo che mi ricada morbida sulla spalla.

“Le principesse sono in tutte le fiabe, mentre le baronesse no” – insisto con quella punta di orgoglio che non mi ha mai abbandonata.

Sorride. Mi stampa un bacio sulla testa ed assume quell’espressione sfumatamente ironica che anche io, da grande, avrei imparato ad atteggiare.

“Vieni «baronessa», andiamo a raccogliere le patate, adesso. Prendi il sacco.”

Attraverso lo specchio il tempo si ferma, lo spazio si annulla, il suono si attenua, il colore si smorza… Ed Alice si ritrova sola nel paese dei ricordi.

Tündér

25 novembre 2007
Occhi rapiti dalla luna. Fiore tzigano sulla riva del fiume. Lacrime di rugiada e desiderio che colma il calice del cuore. Muri scrostati e fango. Liberta’, rabbia e disperazione. Giochi rubati dal primo bacio. Nata il trentun settembre e nemica dell’oblio. Tündér, funambola senza rete appesa ai fili della vita.

Azzurro

30 agosto 2007

Bianco, nero, rosso, giallo… grigio! Ma di azzurro nessuno.

L’ultimo esemplare di tal colore lo hanno visto aggirarsi dalle parti del bosco di Schneewittchen nel 1814.

Lui non dominava, non controllava… non si ingelosiva. Sapeva che non non v’era motivo ed era felice di cio’ che il destino gli donava.

I suoi resti forse adesso giacciono in una teca di cristallo: un paio stivali per cavalcare, una spada per sconfiggere i nemici, un mantello, azzurro, per proteggere dal freddo la sua principessa.

Povero szép szőke herceg

Non sperarci Tündér, ormai e’ estinto.

La conversione dell’Innominata

19 agosto 2007

La conversione dell’Innominata, si sviluppa nella solitudine. Nel momento in cui giunge innanzi al pubblico non si ha piu’ la conversione, ma il modo in cui questa, gia’ avvenuta, si riflette ed agisce nel cervello di chi legge, in modo disuguale secondo le diverse sensibilita’ di ciascuno.

L’inizio del significatico evento e’ collocato nell’attimo in cui l’Innominata, uscendo dalla schiera delle brave persone, giunge alla solitudine e perde il sentimento.
Quelle parole: “Бесплатный сыр бывает только в мышеловке!” sintetizzano, ed in qualche modo chiariscono e specificano, i motivi da cui lo spirito dell’Innominata e’ turbato.
Ella e’ sola in quanto ha vinto. Prima di giungere alla vittoria faceva ancora parte della moltitudine. I clienti, gli avversari, gli emuli, i complici, gli zerbini non avevano un significato per lei. Le ostilita’, le rivalita’, gli odi, il desiderio di non perdere la propria reputazione, non rappresentavano ancora la trama della sua vita e le necessita’ inevitabili non riempivano il suo futuro.
Ha iniziato a non sentirsi piu’ di fronte agli altri, solo allorquando la fiducia in se stessa e’ diventata sicura e riconosciuta; ed allora ha iniziato anche a sentire quel “certo orgoglio per le sue scelleratezze”.

Interpretare questa crisi come conseguenza dell’avanzare dell’eta’ significa non vederla nella sua profondita’. Nell’Innominata non c’e’ carenza ma abbondanza d’energia. Siccome il mantenimento della fiducia in se stessa non richiede l’uso di tutta la sua forza, di cui ne ha disponibile in eccesso, ella avverte l’esistenza di nuovi ostacoli e di piu’ ardue prove da superare.

Che anche il semplice trascorrere degli anni avesse potuto concorrere al raggiungimento di questo risultato e’ possibile. Gli anni passando le avevano non solo garantito la fiducia in se stessa, ma anche le avevano mostrato cio’ come un fatto compiuto. L’importante pero’ non era che quegli anni ci fossero, ma che i restanti potessero essere usati in modo da dar loro un significato e, dato il suo temperamento attivo, se uno scopo importante avesse assorbito il suo interesse, tutto il suo essere sarebbe stato proteso verso esso, ed il passato sarebbe comparso al suo sguardo solo come un periodo utile al conseguimento dell’esperienza necessaria.