Archive for the ‘Olga’ Category

Io e Olga – Revised

31 ottobre 2011


Il racconto che stavolta ripropongo, revisionato e riscritto in alcune sue parti, molti gia’ lo conoscono. E’ quello, fra i miei brevi racconti, che piu’ e’ stato letto, anche se a mio giudizio non e’ certamente il migliore. Si tratta, infatti, di uno dei miei primi timidi tentativi di apertura verso una platea di lettori e come spesso accadeva nei tempi in cui questo blog era ancora giovane, badavo meno alla forma e assai piu’ a quello che era il mio coinvolgimento emotivo nella vicenda narrata. (more…)

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Biondine

28 febbraio 2010


Allora, vi spiego. Dopo il mio post dedicato alle brunette, mi sono arrivati dei messaggi in cui mi si faceva notare che non ero stata imparziale con le biondine. Posso confessare che, dal punto di vista estetico, se me lo chiedono a bruciapelo rispondo che preferisco i capelli scuri, pero’, chissa’ per quale ragione, tutte le mie storie importanti con donne sono state con bionde. E’ proprio cosi’! Ogni partner non occasionale che abbia dunque lasciato un segno, anche Olga con la quale ho vissuto una straordinaria storia fino a qualche mese fa, aveva i capelli biondi. (more…)

Ieri, oggi e domani

25 dicembre 2007

Non confessero’ mai se Tündér, Irina, Vlada ed Olga, protagoniste dei miei raccontini, contengano un qualche accenno autobiografico. Ognuno leggendomi e’ libero di spaziare con la fantasia ed immaginare cio’ che preferisce, connotando ciascuna e collocandola, come una tessera, in un preciso punto del mosaico temporale.

Chi ha gentilmente commentato quelle storie mi ha detto che esse appaiono come storie di donne (ragazze) che non appartengono all’oggi. In effetti i personaggi si muovono in un periodo che va dalla fine degli anni ottanta fino a poco dopo il duemila. Anni di cambiamento e di grandi trasformazioni socio-culturali che hanno investito non solo quella parte dell’Europa che era situata ad est della cortina di ferro, ma l’intero pianeta. Un momento storico di transizione in cui tutto e’ mutato: confini, ideologie, convinzioni, valori, speranze, obiettivi.

Persino i colori, una volta intrisi di ovattate tonalita’ di grigio e di bruno spruzzate dal bianco della neve, si sono trasformati in variopinte e chiassose tavolozze, fantasmagorici cartelloni pubblicitari simbolo di un’epoca in cui l’avere e’ piu’ importante dell’essere.

Le “mie” devochki non avrebbero dunque oggi modo di esistere, di vivere, di evolversi e di raccontare le loro storie.

Si’, forse sarebbero anacronistiche. Donne di ieri dai contorni sfumati ancora legate a valori tipici di una generazione vissuta a cavallo della caduta del muro ed al loro posto ci sarebbero figure diverse che onestamente non saprei descrivere.

Pero’…

Anche se le grandi citta’ vivono ormai a ritmi occidentali e la neve ha assunto un colore nerastro per i gas emessi dai tubi di scappamento delle auto, nella provincia lontana dal chiasso dove la vita scorre come la sabbia in una clessidra, ancor oggi e’ possibile incontrarle ed ancor oggi si ripetono storie che fanno parte di un mondo mai del tutto scomparso che pero’ ha dovuto adeguarsi alla tecnologia del virtuale.

Riporto da INTERNET:

Svetlana e’ una ragazza venticinquenne che quest’anno ha materializzato il proprio sogno: andarsene dalla sua citta’ natale, Jaroslavl, per andare a vivere a Mosca ed iscriversi alla prestigiosa universita’ della capitale russa. Si guadagna da vivere lavorando in un “studio-webcam”, nel quale e’ capitata dopo aver notato un’inserzione in un quotidiano moscovita.

– “C’era scritto: cercasi ragazze per lavoro su siti Internet con buona conoscenza dell’inglese e del pacchetto software Windows. Ho pensato: proprio quello che fa per me. Mi sono presentata e tutt’attorno webcamere…Ci sono rimasta male, lo ammetto. Ma poi mi hanno detto: guarda che non ti devi mica spogliare. Dovrai solo conversare di temi generici. Alle nuove arrivate dicono sempre cosi’…”.

– E tu hai iniziato a spogliarti da subito?

– No, all’inizio non me la sentivo, ma poi ho iniziato a chiedermi se avrei potuto farlo o no. E dopo essermi spogliata per la prima volta, poi e’ diventata una cosa normale.

– Il cliente lo vedi?

– A volte si’, a volte no. Spogliarmi davanti ad un monitor vuoto e’ un qualcosa che faccio tranquillamente, ma quando sul monitor vedi i suoi occhi, vedi come lui ti osserva e’ un qualcosa di terribile, soprattutto se il cliente di turno e’ normale e carino.

– Il cliente di turno ha il diritto di chiedere che tu faccia tutto quello che vuole lui?

– In teoria si’, ma tu ti puoi rifiutare. Ad esempio e’ categoricamente proibito il sesso con gli animali e con i bambini. E poi dipende da quanto tu stai al gioco, in fondo non si tratta solo e sempre di agire…Ci sono anche quelli che vogliono che tu gli racconti che sei una gran troia…Uno in particolare mi ha chiesto di raccontargli nei dettagli di come mio padre e mio fratello mi hanno posseduta davanti agli occhi di mia madre…Sinceramente preferisco fare qualcosa di concreto che inventarmi tali storie! All’inizio era veramente squallido, ma poi i colleghi mi hanno convinta: “In Russia non bisogna vergognarsi di guadagnarsi la vita in questo modo”, mi hanno detto.

– Ci sono dei veri perversi?

– Una marea! Alcuni amano vedere una ragazza mentre orina. Anche i masochisti non mancano; bisogna insultarli ed inventarsi sul momento qualche punizione. Un qualcosa in fondo di divertente che serve a svariarti un po’. E ci sono anche quelli che chiedono: “Parla con me come se io fossi tuo padre”. In America di tipi cosi’ ce n’e’ un’infinita’, come quelli che ti chiedono di metterti in bocca svariati oggetti…

– Oltre a te, quante ragazze lavorano nel tuo studio?

– Dalle 25 alle 30. In una stanza ci sono 5 computer, nell’altra 6 e si lavora a turni.

– I tuoi genitori sono al corrente di come ti guadagni la vita qui a Mosca?

– Certo, e mio padre mi dice sempre: “Sara’ anche amorale ed illegale, ma in Russia la gioventu’ si trova in una situazione tale che per guadagnare e’ costretta a ricorrere a cose del genere, per cui e’ tutto normale, figliola”. Ed effettivamente non e’ colpa nostra se trovare un lavoro normale e’ pressoche’ impossibile…

Se si chiede alle “modelle” come mai si occupano proprio di queste cose, ognuna di loro rispondera’ a proprio modo. La piu’ sincera vi dira’: “Delle tre cose che potevo fare, prostituta, spogliarellista e modella webcam, ho scelto quest’ultima”. Altre invece sognano in questo modo di fare la conoscenza di uno straniero e di sposarsi, come ad esempio Anja, che ha sposato un olandese col quale adesso ha aperto uno studio di webcam in comune.

Ma molto spesso le ragazze, rispondendo piu’ seriamente vi diranno che c’e’ da pagare l’affitto e l’universita’, e quelle piu’ ostinate sostengono che, mettendocela tutta, si puo’ arrivare a comprarsi la macchina e l’appartamento, sebbene per il momento nessuna sia ancora riuscita a mettere da parte un capitale del genere.

Altro discorso e’ la reazione dei genitori quando vengono a sapere in che modo la loro figlia ha portato a casa gli ennesimi 300 dollari. Come ha dichiarato la “modella” Inna, i suoi genitori “si rendono perfettamente conto che come insegnante di musica non sarei in grado nemmeno di mantenere me stessa, invece di tutta la famiglia”. Ed effettivamente, per le citta’ della provincia russa i guadagni ottenuti grazie alle webcam non sono niente male, anche se va detto che le prostitute “vere” e non virtuali guadagnano assai di piu’.

Un minuto di chat costa al cliente dai 0,75 ai 5,99 dollari. Il guadagno viene diviso a meta’ tra il proprietario del sito negli Stati Uniti e quello dello “studio” in Russia. Da parte loro, le “modelle” si mettono in tasca una somma che varia dal 25 al 40% dell’introito. Cioe’, nell’arco di 6 ore, una ragazza puo’ guadagnare dai 65 ai 300 dollari.

Il guadagno del proprietario dello studio e’ ancor maggiore. Per aprire lo studio non serve poi molto: il locale, l’accesso ad Internet, i computer, le webcam, senza dimenticarsi della cosiddetta “protezione”, cioe’ il racket. Ed e’ chiaro che piu’ ci si allontana da Mosca, piu’ tutto questo costa di meno. Mediamente la “modella” meno cara guadagna circa 25 dollari al giorno e se le “modelle” sono 30…

Timur e’ uno dei proprietari di uno studio-webcam a Mosca. Davanti ad un bicchiere di whisky racconta com’e’ in fondo facile, bello e conveniente disporre di uno studio simile: “In America ci sono portali enormi che favoriscono tale attivita’ e che hanno investito somme da favola per promuoverli. Qui in Russia, chiunque puo’ connettere il proprio canale munito di camera, e con le sue ragazzine e ragazzini avere subito a disposizione i milioni di clienti americani. Poi ci potranno anche accusare di preparazione di materiale pornografico illegale, di attivita’ illegale e di mancato pagamento delle tasse. Un momento! La prima accusa cade subito, dal momento che la “modella” viene registrata sul sito che e’ regolarmente munito di licenza ed e’ ufficialmente registrato negli Stati Uniti. Per cio’ che riguarda il resto…Per legge ognuno e’ tenuto a pagare le tasse, e niente e nessuno mi proibisce di farlo. A dire il vero pero’, niente e nessuno mi ci costringe, dal momento che dimostrare che guadagniamo e non paghiamo le tasse e’ praticamente impossibile”.

Da un lato e’ impossibile lottare contro tale tipo di prostituzione su Internet, e’ un qualcosa di insensato, dal momento che se c’e’ la domanda c’e’ pure l’offerta e Internet ed il sesso vanno da tempo a braccetto. Ma innanzitutto va detto che l’intera Russia e’ praticamente invasa da studi-webcam, un tipo di business decisamente chiuso, munito di sistema di sconti e tariffe, attorno al quale girano colossali somme di denaro.

Inoltre, quando ad una ragazza viene proposto di fare la prostituta, la ragazza in questione capisce perfettamente che dovra’ vendere il proprio corpo in cambio di denaro e se si tratta di spogliarello, la cosa e’ altrettanto trasparente. Ma quando ad una ragazza viene proposto di lavorare dietro ad una webcamera, non le si dice mai che genere di attivita’ l’aspetta all’atto pratico. E la stragrande maggioranza delle “modelle” inizia a conversare in modo sincero con gli “stranieri infelici”, per poi col tempo abbattere le restanti barriere. Non subito, ma nel momento in cui si rende conto di cosa combinano sul monitor i clienti. E la cosa piu’ importante: i soldi. “Loro non si vergognano, perche’ dovrei farlo io?”

Si potra’ anche obiettare che una ragazza normale, di fronte ad una proposta del genere, rifiuti senza indugio. Ma per una nuova “modella”, un’amica o una conoscente qualunque portata nello studio, se quest’ultima lavora non meno di 3 ore, si guadagnano 100 dollari di premio. Per cui le colleghe faranno i salti mortali per convincerla a restare, alludendo al dovere nei confronti dei genitori che tirano la cinghia, al fatto che in fondo non si tratta di prostituzione e che anche Julia Roberts a suo tempo giro’ scene erotiche. Senza dimenticare, ovviamente, il fatto che nella Russia attuale una donna puo’ far soldi solo in questo modo…

Fonte: Moskovskij Komsomolets

Io e Olga (IV parte) – Albicocca

31 ottobre 2007

Ci sono persone che inseguono priorita’ sensoriali lontane dalle mie e tralasciano quelle che invece ritengo fondamentali.

La vista, per esempio, e’ estranea al mio modo di “sentire”.

“Come sei bella, che bei capelli, che occhi stupendi” sono frasi che attengono alla sfera visiva che generalmente ogni donna gradisce. Ma la vista e’ un senso involontario; non occorre che la persona voglia vedere; se non ha menomazioni lo fa indipendentemente e l’azione e’ totalmente scollegata dalla volonta’.

Molti uomini hanno il senso della vista come priorita’. Basano il loro giudizio sui dettagli che afferiscono alla gradevolezza estetica. Ci sono poi le volte in cui certe frasi sono di circostanza. Vengono dette anche a chi non ha caratteristiche tali da poterle stimolare ed e’ quindi difficile stabilire il loro grado di sincerita’.

Preferisco quando il discorso cade sull’organolettico. Quando si parla di sapori tutto assume un significato diverso: dato che assaporare, a differenza del vedere, e’ un atto volontario, quando tutto cio’ e’ riferito a me sento una strana eccitazione che si manifesta con un leggero tremolio dentro la pancia che io chiamo “le farfalline”.

Ogni donna ha il suo sapore.

Se la persona con la quale faccio sesso individua il sapore che ho, significa che riesce a compenetrarsi in me quasi totalmente. Dimostra di possedere una sensibilita’ molto simile a quella che ho io. Evita le banalita’ nei momenti in cui i sensi prendono il sopravvento e si abbandona all’estasi totale. Nell’assaggiarmi mi rende sua.

Albicocca… Mi svegliai con il sapore di albicocca in bocca.

Il sole inondava la stanza. Ci misi un po’ per entrare in sintonia con la realta’. Allungai la mano cercando. Sentii il lenzuolo ancora intriso del suo calore. Annusai l’aria. C’era ancora il suo odore: sesso misto ad aromi speziati del suo profumo. Ed albicocca.

Restai distesa con gli occhi chiusi e cercai di mettere a fuoco gli eventi. Era accaduto in un momento in cui i nostri volti si era avvicinati. Sapevamo che sarebbe successo. Solo attendevamo l’attimo giusto per rompere il ghiaccio. E quello era stato l’attimo. Succhiai voracemente la sua lingua dissetandomi con la sua saliva e lei fece altrettanto con la mia. Sapeva di albicocca. Albicocca matura e succosa. Lo dissi mormorandolo fra le nostre lingue.

Quando lui si uni’ al gioco i sapori si mischiarono come i nostri corpi. Sono certa che il biblico albero del bene e del male fosse in un albicocco. Cogliemmo da esso frutti per tutta la notte fino a quando crollammo, e di noi restarono solo i noccioli.

Non si era verificato quello che avevo temuto. Lui aveva fatto sesso con entrambe ma aveva fatto l’amore solo con me. Olga aveva partecipato a quel menage mettendoci passione. Con lui aveva recitato il ruolo da escort, ma a me aveva dedicato un’attenzione totale.

Ero stata al centro dell’Universo. Ero stata il collante che per una notte ci aveva uniti. Ricordo di essere rimasta nel mezzo, abbracciata ad entrambi fino a quando il sonno non aveva preso il sopravvento.

Adesso mi trovavo li’ sola nel grande letto. Rumore di acqua che scrosciava. Qualcuno stava facendosi la doccia. Aprii gli occhi. Mi alzai sedendomi sul bordo del letto. Il lenzuolo ed i cuscini erano macchiati del nostro piacere. Guardai l’ora: quasi mezzogiorno. I vestiti di lui non c’erano mentre quelli di Olga erano sparsi in giro.

Entrai nel bagno. Era bellissima ed i suoi occhi mi sorrisero appena mi videro.

“Dobroie utro, ti karasho spal?” *

“Da, Olga, ochen karasho, spasibo” **

Entrai anche io sotto la doccia insieme a lei e giocammo a lavarci reciprocamente con i corpi insaponati. Ci baciammo ancora ed iniziai a sentire “le farfalline”, ma gli accordi non erano quelli. Lui non c’era in quel momento e cio’ mi pareva come una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Avevamo fatto un patto: Olga era il nostro giocattolo. Un giocattolo condiviso e nessuno dei due avrebbe dovuto reclamarne la proprieta’ esclusiva. Mi ritirai quindi controvoglia da quella situazione. Mi sentivo leggermente in colpa.

Mentre mi asciugavo indossando l’accappatoio domandai di lui, ma quando era uscito dalla stanza lei ancora stava dormendo. Disse che al suo risveglio era rimasta ad osservarmi nel sonno ed aveva sfiorato la mia guancia con il naso; odoravo di albicocca anche io.

“Ti ho detto che siamo simili!” aggiunsi ridendo.

“Simili si’ ma non uguali – rispose lei – a te piacciono anche gli uomini”

Ridemmo ancora ricordando la situazione in cui ci eravamo conosciute la sera prima, la proposta, il principe, i due francesi in cerca di escort, i grasshopper.

Quando fummo pronte lo chiamai al cellulare. Ci aspettava per andare a pranzo. “A colazione!” corressi io.

Scegliemmo una brasserie in place Casino. Olga chiese specificatamente della marmellata di albicocche ed inizio’, di fronte a me, una pantomima mangiandola con le dita mentre mi fissava. Riuscii a restare composta e seria anche quando cerco’ di farmela assaggiare dalle sue labbra.

Non sapevo quanto questo suo atteggiamento a lui seccasse. Dopotutto Olga si era inserita nella nostra esistenza a causa di una futile scommessa. Avevo scommesso che l’avrei portata nel nostro letto gratuitamente e lui aveva accettato la sfida. Il gioco stava ormai concludendosi ed io avrei potuto ritirare il premio che mi spettava.

Ancora poche ore ed Olga sarebbe andata via. Di lei non avremmo saputo piu’ niente. Avrebbe continuato la sua vita di studentessa-escort fra Sankt Peterburg e Monaco mentre noi saremmo tornati alla nostra complice e mondana ricerca d’avventura.

La osservai mentre mangiava il gelato. I capelli biondi raccolti. Teneva lo sguardo basso concentrata sul grande bicchierone ricolmo di panna. Ogni tanto alzava gli occhi e mi guardava languidamente. Mi ricordai di altri occhi con quella luce nello sguardo. Occhi con lo stesso taglio; occhi di una Pentesilea mai piu’ incontrata. Una Pentesilea che odorava di albicocca.

Qualcosa di malinconico sali’ dal profondo dei miei ricordi e decisi che non avrei piu’ giocato. Guardai lui che guardava lei che guardava me. Sentivo che quella non sarebbe stata una fine ma un nuovo inizio. Chiesi di pagare il conto ed uscimmo.

L’accompagnammo all’hotel. Era gia’ pomeriggio inoltrato. Lei sarebbe partita la mattina dopo, io e lui, invece, avremmo ripreso il nostro viaggio la sera stessa.

Odio gli addii. Porterei tutti quanti con me. Come una zingara riempirei il carrozzone trainato da cavalli e girerei per il mondo con la mia troupe di saltimbanchi, equilibristi, mangiatori di fuoco, ballerine e clowns. Monterei le tende del mio circo negli angoli piu’ remoti ai confini del sogno e darei spettacoli ai quali assisterebbero tutti i bimbi che dentro di noi son prigionieri.

La baciai ancora una volta. Ci scambiammo i numeri di telefono. Ci promettemmo di sentirci presto e di ritrovarci alla prima occasione. Lui ci osservava in silenzio con aria quasi divertita, sorniona, come un papa’ che osservava la propria figlia mentre salutava l’amichetta alla fine della vacanza estiva.

Quando fummo soli gli domandai il perche’ di quella sua aria divertita, visto che aveva perso la scommessa.

“Tesoro – mi disse – perche’ dici di aver vinto una scommessa che in realta’ hai perso?”

Lo guardai con aria stupefatta.

“Come perso? Avevamo stabilito che l’avrei portata nel nostro letto gratis e mi pare di esserci riuscita. O no?”

Sempre con aria sorniona mi guardo’, mi abbraccio’ e fissandomi da una distanza di dieci centimetri mi disse:

“Di’ la verita’… Temevi che fossi io a perdere la testa per Olga e invece mi pare che…”

“Ma che c’entra questo? La scommessa non era su questo” replicai io, alterata forse piu’ per aver compreso il senso della sua allusione che per altro motivo.

“Infatti la tua cotta per lei non c’entra nulla… – concluse sorridendo cinicamente – solo che ieri al bar le hai offerto due grasshopper. E li hai pagati tu!”

* Dobroie utro, ti karasho spal? – Buon giorno, dormito bene?
** Da, ochen karasho, spasibo – Si, molto bene, grazie

Io e Olga – Interludio

16 aprile 2007

“Il lesbismo indica l’omosessualità femminile, episodica o permanente, che si manifesta come attrazione amorosa fra donne. Il nome deriva dall’isola greca di Lesbo, dove viveva la poetessa Saffo, che si dedicava a questo genere d’amore, da cui anche la denominazione di saffismo.
La tradizione vuole che Saffo guidava una raffinata scuola per ragazze in cui si insegnava musica, poesia e comportamenti adeguati alla vita in società.
Nelle relazioni lesbiche si riscontra spesso una divisione dei ruoli: una delle due donne tende ad assumere un ruolo più virile dell’altra (atteggiamenti, abbigliamento, acconciatura).
Alla base del lesbismo ci possono essere varie cause:
un narcisismo esasperato (che porta ad una ricerca della propria identità sessuale attraverso il rispecchiamento nella partner), l’ostilità materna (che impedisce alla figlia l’identificazione in un modello femminile, con accettazione del ruolo), oppure il rifiuto paterno (che induce la figlia rifiutata ad identificarsi con il sesso opposto oppure a provare nei confronti di questo un sentimento di marcata ostilità). Altre cause sono state ricercate nella paura del rapporto eterosessuale e dunque nella ricerca di un surrogato, oppure nell’identificazione della bambina in un modello maschile, per compiacere i genitori che desideravano un maschio.
Insieme a tutto questo, molto dipende anche dagli incontri avuti e dalle iniziazioni ricevute alla vita sessuale.
Il rapporto lesbico sembra interessare le fantasie erotiche più degli uomini che delle donne e per questo viene spesso proposto in filmati pornografici dedicati ad un pubblico maschile.”

“Lesbica narcisista???”

Per poco non soffocai dal ridere. Ero in pizzeria con un’amica e la mia risata fece voltare i nostri vicini di tavolo. Lui, lumacone con faccia da puttaniere, approfitto’ per squadrarci entrambe giustificandosi alla moglie con la classica espressione stile “Che gente!”

Avevo le mie idee riguardo alla bisessualita’ femminile: tutte quante le donne portano in loro un qualche elemento di omosessualita’, poiche’ l’Edipo esiste nelle donne nello stesso identico modo in cui esiste negli uomini. E’ lo stesso seno materno, fonte di nutrimento e piacere, che attrae sia l’uomo che la donna ed anche se poi le sovrastrutture culturali tendono ad annullare quell’istinto qualcosa resta comunque latente.
Il corpo della donna e’ oggettivamente piu’ bello e piu’ piacevole da accarezzare di quello maschile. Non per niente, da secoli, e’ raffigurato come simbolo di grazia e bellezza, ma il termine “lesbica narcisista” mi suonava strano, in quanto ritenevo che il narcisismo fosse una caratteristica prettamente maschile.

“Lesbica narcisista? Che significa?”

“Si’– disse la mia amica – secondo me sei innamorata di te stessa… insomma, sei narcisista… ti piaci talmente tanto, ti coccoli talmente tanto, curi la tua persona ad un tale livello che TI porteresti persino a letto…”

Credetti che volesse discutere di autoerotismo.

“Dici che sono lesbica perche’ potrei masturbarmi all’infinito amando colei che giudico la donna piu’ desiderabile del mondo, cioe’ me stessa??”

Ridemmo come matte ed ancora una volta i nostri vicini di tavolo si girarono verso di noi. Lei, classica signora che, scommetto, non era mai stata carina neanche a vent’anni, mi guardo’ con occhi gelidi… ed anche un po’ invidiosi!
Abbassai la voce ed avvicinando il mio volto a quello della mia amica sussurrai:

“Ma no… odio le pratiche autoerotiche. Meglio la presenza di un partner. Perche’ faticare se qualcun altro puo’ farlo al mio posto? – e strizzandole l’occhio aggiunsi – o qualcun’altra!”

Quando tornai a casa ripensai a quelle parole. Feci una ricerca su Google e quell’articolo fu il primo che mi usci’ nella lista.
Lo lessi e mi colpi’ la frase “Il rapporto lesbico sembra interessare le fantasie erotiche piu’ degli uomini che delle donne…”.
Piu’ gli uomini delle donne… interessante!

Forse c’era un motivo in tutto cio’ che avevo imbastito coinvolgendo sia il mio uomo che Olga… Olga che, a momenti, avrebbe bussato alla porta della nostra camera.

Io e Olga (III parte) – La contropartita

9 aprile 2007

Dallo Sporting Club a Le Meridien Beach Plaza c’erano solo pochi passi. Olga aveva una camera li’.

Ci disse che doveva passare in camera sua prima di raggiungerci all’Hotel de Paris dove alloggiavamo noi. Le dicemmo che avrebbe avuto tutto il tempo che desiderava per prepararsi.

Avremmo raggiunto il nostro Hotel a piedi e ci sarebbero voluti piu’ o meno una trentina di minuti. Volevo utilizzare quel tragitto per discutere con lui di alcuni dettagli che riguardavano il nostro “gioco”.

Attendemmo che Olga sparisse dietro la porta e ci avviammo in direzione di Place du Casino. Era una bella serata e l’atmosfera aveva assunto quelle tonalita’ intriganti che di solito preludevano ad una bella notte di sesso.

A Le Jimmy’z ci eravamo trattenuti il tempo necessario per bere ancora qualcosa e perche’ Olga prendesse la decisione se accettare la proposta. Ovviamente nel momento in cui ci raggiunse al tavolo la decisione l’aveva gia’ presa, ma quello stare insieme in conversazione, come se fossimo in amicizia da chissa’ quanto tempo, le servi’ a rendersi conto della personalita’ del mio compagno, che lei, nonostante le sue preferenze sessuali, gradi’ moltissimo.

Ricordo di aver provato un lieve moto di gelosia nel momento in cui gliela presentai. Conoscevo quel suo sguardo e credevo che fosse un qualcosa di riservato solo per me, ma dopo tutto ero io che avevo desiderato e creato quella strana situazione infilandolo, suo malgrado, in quel gioco, quindi ero pronta anche a subirne le conseguenze…

Se mai vi fossero state conseguenze.

Ero stata attenta a muovere i pezzi sulla scacchiera in modo da non lasciare varchi nella mia difesa, pero’ avrei potuto essermi sbagliata nel giudizio oppure aver sopravvalutato le mie capacita’.

In quella partita mi ero premunita, ma nessuna vittoria e’ certa. Avevo bisogno del tempo del tragitto verso l’Hotel de Paris per sondarlo e capire le sue impressioni su di lei.

“Allora? Ti sei ammutolito? Mi sembravi alquanto loquace prima… a cosa stai pensando?”

“Sto pensando che ancora non ho ben compreso dove vuoi arrivare con questo tuo gioco saffico… che bisogno c’era di coinvolgermi? Se volevi farci del sesso avresti potuto benissimo farlo da sola…”

“Certo caro, ma che senso ha essere complici in tutto e non condividere una cosa cosi’ bella? Sai quanto mi piace la trasparenza nei rapporti e quanto invece detesti l’intrigo e la menzogna… se stiamo insieme e’ perche’ condividiamo la stessa filosofia”

“Ok, stai portando nel nostro letto una bella donna e stai dimostrando di non temere rivalita’, anche se percepisco che dentro provi un po’ di gelosia… stai dimostrando di essere in grado di saper convincere una escort a farlo gratis, cosa impossibile persino per tanti uomini ricchi ed affascinanti. Ovvio che se Olga non fosse stata saffica non credo che avresti avuto buon gioco. Insomma, stai dimostrando un sacco di cose… pero’ mi chiedo: anche se lei lo fara’ gratis perche’ le piaci TU… tu non sei il tipo da farlo solo per dimostrare qualcosa… qual e’ la contropartita che ti attendi?”

C’era una bella Luna mentre passavamo davanti al Grimaldi Forum ed ai Giardini Giapponesi. L’aria era fresca. Tirava un po’ di brezza marina e cio’ mi causo’ un leggero brivido che dalla base del collo mi pervase tutto il corpo.
Era una sensazione piacevole. Fin da piccola amavo quel tipo di brivido. Mi faceva venir desiderio di calore e coccole.

Ci fermammo e mi feci abbracciare. Gli poggiai la testa sulla spalla e chiudendo gli occhi assaporai il suo profumo. Cercai un suo bacio porgendogli le mie labbra. Lui le sfioro appena e poi si ritrasse e mi guardo’ con aria interrogativa.

“Non lo capisci cosa desidero? – gli dissi immaginando che lui avesse gia’ compreso – Eppure, se mi conosci bene dovresti capirlo!”

“Vuoi essere unica! – rispose – E Olga ti serve per dimostrarlo… a chi? A me? A lei? A te stessa?”

“Oh, ma io so di essere unica… e lei non ha alcuna importanza. Siamo solo noi due che contiamo”

Riprendemmo il cammino verso il nostro Hotel. Ormai mancava poco.

“Ti piace manipolare le persone, ti piace osservarne le reazioni, ti piace studiare gli effetti delle tue provocazioni…”

“Lo sai – dissi guardandolo con occhi ingenui – sono una scienziata… e sono anche tanto curiosa!”

“E vanitosa!”

“Oh si’, vanitosa, orgogliosa, cinica e senza scrupoli… lo sono sempre stata e non me ne vergogno”

“La tua corazza un giorno o l’altro cadra’ ed io saro’ li’ a raccoglierne i pezzi, ma sono pazzo di te!”

“Me lo dimostrerai stanotte se sei veramente pazzo di me… tu fai parte del mio esperimento e questa e’ la contropartita che ti chiedo per aver vinto la scommessa…”

“In che modo dovrei dimostrartelo? Dove sta la fregatura? Quando fai la contorta ti odio, ma so anche che e’ difficile sottrarsi al tuo gioco… mi immagino i tuoi clienti di un tempo che sforzi dovevano fare per evitare lo stress”

Colsi una nota di gelosia nel tono delle sue parole e cio’ mi provoco’ uno strano piacere.

“Nessuno dei miei clienti mi ha mai conosciuta cosi’, caro… e tu questo lo sai bene. Nessuno mai ha avuto modo di vedermi senza maschera, di conoscere il mio animo, di leggere i miei veri desideri… di guardarmi dentro! Fare quella professione non e’ come fare l’avvocato o la biologa oppure la professoressa universitaria. Entrano in ballo pulsioni e meccanismi tali che coinvolgono sfere emotive molto profonde… e se ci si denuda completamente si rischia di cadere nell’abisso!”

“Dovresti dirlo anche ad Olga… mi sa che stanotte rischiera’ lei di cadere nell’abisso, con te…”

“Tu realizzerai quel desiderio che ti brucia dentro fin dal momento in cui l’hai vista: far sesso con me e lei insieme… ma se per te non saro’ unica … se solo per un istante cederai… se i sensi ti porteranno a desiderarla piu’ di quanto desideri me… se sarai catturato da quella mia immagine allo specchio… io lo capiro’”

Lo guardai con occhi lucidi pronta a cogliere la reazione che non tardo’ ad arrivare. Fu quella che mi attendevo.

Sussurro’ “Sei crudele!”. Era evidente che mi amava.

Entrammo all’Hotel de Paris ed il portiere ci saluto’. Alla reception chiedemmo la chiave della camera e demmo istruzioni riguardo la nostra ospite. Ero certa che Olga non avrebbe tardato.

(Continua…)

Io e Olga (II parte) – L’approccio

2 aprile 2007

Il profumo di Olga era penetrante.

“Mmmhhh… gardenia e ambra… Crystal Noir di Versace, adoro questa fragranza!… E sulla tua pelle reagisce molto bene, sai?”

Mi rivolsi a lei in Russo senza passare attraverso i soliti convenevoli in Inglese, tanto ero certa della sua provenienza.

“Grazie – rispose con aria cauta ed una bellissima inflessione tipica di una persona istruita – anche tu hai un buon profumo… come fai a sapere che sono russa? Si capisce cosi’ tanto?”

“Ho una certa esperienza… sono un’antropologa. Conosco la Russia. Vi ho vissuto per un certo periodo… dal modo in cui parli dovresti essere di Mosca… o di Peter”

“Di Peter! – disse lei sorpresa della mia azzeccata intuizione – ma davvero sei un’antropologa?”

“Ehm… No… era una bugia! – le sorrisi – Ma qualunque cosa io faccia ha a che fare con lo studio dell’uomo… o almeno lo aveva un tempo… io prendo un grasshopper, ne posso offrire uno anche a te?”

Accetto’ e cosi’ scoprimmo che ad entrambe piaceva il gusto della menta e della crema di cacao. Trovammo altre cose in comune come il fatto che entrambe odiavamo l’odore del fumo di sigaretta oppure che preferivamo la decorazione french sulle unghie, ma soprattutto ci trovammo d’accordo nello stabilire che i piroghi con cavolo cappuccio erano i piu’ buoni.
Io le raccontai qualcosa di me e della mia esperienza nel suo Paese e lei inizio’ a sciogliersi. Dopo un po’ il nostro atteggiamento era quello di due vecchie compagne di liceo che si erano ritrovate; mi disse il suo nome, di essere studentessa in medicina, single di 24 anni che amava viaggiare allo scopo di racimolare un po’ di soldi e mantenersi un buon tenore di vita.

“Si’ ma come fai a venire a Montecarlo cosi’ spesso? Non ci sono delle restrizioni per il visto?”

“In effetti ci sarebbero, ma ho il visto finlandese per motivi di studio: mi sono iscritta all’Universita’ di Helsinki e fintanto riesco a dare gli esami necessari posso mantenerlo. Con questo visto passo il controllo del passaporto alla frontiera finlandese e da li’ posso recarmi in ogni luogo in Europa. Semplice no?”

“E brava Olga! Cosi’ sei riuscita ad aggirare le regole comunitarie! – dissi ridendo mentre ci sorseggiavamo il secondo grasshopper – Sei una ragazza arguta! Il mio ragazzo, quello che vedi seduto laggiu’ in fondo, dice che io e te ci assomigliamo… tu credi che ci assomigliamo?”

“In effetti quando ti ho vista entrare stasera ti ho guardata a lungo… mi sembravi… come dire… familiare… non so come spiegarti. Si’, il tuo ragazzo ha ragione… forse un po’ il viso… gli occhi. Anche se non amo essere paragonata, digli che sono lusingata del fatto di assomigliare a te. Sei bella…”

“Sai di esserlo anche tu… ne sei consapevole e forse e’ questa la vera somiglianza che ci unisce… Il mio ragazzo dice che io e te insieme potremmo realizzare il sogno di un principe… pero’ e’ anche convinto che non lo faresti mai gratis… ”

“Il tuo ragazzo e’ veramente intelligente! – rispose con una bellissima risata che mise in risalto i suoi denti bianchi e perfetti – Ha indovinato! Ahahahah!”

Iniziava a piacermi. Forse era l’effetto dell’alcol e di tutti i discorsi sulla somiglianza, ma in lei iniziavo ad intravedere elementi che mi appartenevano: stesso atteggiamento, stessa ironia, stessa determinazione. Difficilmente lui sbagliava nei suoi giudizi. Io e Olga eravamo veramente l’una l’immagine speculare dell’altra. Anche se non lo eravamo dal punto di vista fisico, di sicuro lo eravamo per quegli aspetti nascosti della nostra interiorita’.

“Si’, non sono stolta… gia’ sapevo che lui non si sbagliava sul tuo conto. Solo che lui non sapeva una cosa che invece adesso io so…”

Restai li’ con i puntini di sospensione a mezz’aria. La mia bocca increspo’ un impercettibile sorriso ed attesi di inchiodarle lo sguardo. Due paia di occhi chiari si fissarono per un attimo trasmettendosi informazioni subliminali mentre l’alcol entrava in circolo e rendeva i suoni intorno leggermente ovattati e lontani.

Due tizi in cerca di compagnia si piazzarono vicini e ci domandarono qualcosa in francese… volevano combinare per la serata, ma Olga declino’ dicendo loro che non eravamo li’ per quello.

“Hai mandato via dei clienti… perche’? Non sei qui per lavorare? Forse e’ meglio se ti lascio libera di agire con tranquillita’, non me lo perdonerei se ti rovinassi la serata…”

Feci per andarmene ma lei mi fermo’ sfiorandomi delicatamente la spalla. Aveva mani affusolate, con dita lunghe e ben curate.

“No ti prego, non andartene… non ho voglia di lavorare stasera. Mi piace parlare con te… su dai, continuiamo il nostro discorso. Cosa sai tu che lui non sapeva?”

Era curiosa! O forse aveva veramente voglia di stare con me. Avevamo altre cose in comune.

Le risposi evitando i giri di parole, ma cautamente in modo da non offenderla. In certi casi non si capisce mai bene quale sia il confine fra la confidenza e la maleducazione.

“Io so che a te gli uomini non piacciono… Lo fai con loro per i soldi ma hai gusti differenti, vero?“

“Il tuo ragazzo e’ veramente un mago! – disse Olga con occhi luminosi, quasi felice che io le avessi tolto le castagne dal fuoco – Ha capito fin da subito che io e te siamo uguali!”

“Non proprio uguali… a me piacciono anche gli uomini”

Sorseggiai ancora un po’ dal mio bicchiere e restai ad attendere le sue reazioni. Se eravamo realmente simili sarebbero state quelle che mi aspettavo, altrimenti sarei dovuta tornare da lui ad ammettere la sconfitta. Tutto cio’ sarebbe stato alquanto seccante, ma a scacchi, come in ogni gioco, la vittoria non e’ mai certa ed io quella volta avevo scelto di giocare col nero in segno di sfida e di superbia.
Se dicessi di non avere tutti e sette i vizi capitali non sarei virtuosa… sarei solo bugiarda. Ed in quel caso ero orgogliosa della mia superbia.

“Se vieni al nostro tavolo te lo presento. Anche se e’ un uomo lo troverai molto gradevole. Ha dentro di se’ una spiccata parte femminile. Alcune volte sono io che mi atteggio a maschietto della situazione e prendo le decisioni… fidati”

Le feci capire in quel modo quali sarebbero state le parti che avremmo recitato qualora lei avesse avuto intenzione d’intervenire nella nostra rappresentazione teatrale. Una rappresentazione in cui io sarei stata sia prima attrice, sia regista, sia spettatrice.

Quanto mi piaceva quella situazione!

(Continua…)

Io e Olga (I parte) – Il gioco

1 aprile 2007

A “Le Jimmy’z” di Monaco ci va un sacco di bella gente. Basta frequentarlo nei giorni giusti, evitando il sovraffollamento delle festivita’ in cui centinaia di persone vi si recano, ed a volte vi si puo’ incontrare Olga.

Quando entrai la vidi seduta al Bar. Alta e slanciata, con una cascata di capelli biondi che le ricadevano sulle spalle. Indossava un miniabito griffato con la testa di una medusa che le metteva magnificamente in risalto le gambe lunghe e perfette. Sorseggiava un cocktail e si guardava discretamente intorno attendendo che arrivasse il pollo giusto.

I nostri sguardi si incrociarono. Immagino’ fossi anch’io li’ per quello, ma quando si accorse dell’uomo che mi seguiva capi’ che il pollo per la notte io l’avevo gia’ agganciato.

Lui non era il mio pollo. Sarebbe stato impossibile per me innamorarmi di un uomo che mi avesse pagata e se ero li’ con lui era perche’ fra noi non c’erano mai stati i soldi in mezzo.

Lo sguardo di Olga incrocio’ anche il suo ma subito lei lo distolse ritornando su di me. Notai che mi seguiva con gli occhi mentre mi sedevo al tavolo. Era curiosa e cauta come lo sarebbe stata una leonessa che avesse visto invadere il suo territorio di caccia.

Ordinammo una bottiglia ed io notai che lui continuava a guardarla.

Io guardavo lui, che guardava lei, che guardava me. Una scena degna di Borges.

“Carina vero? – gli domandai – sicuramente e’ russa”

Ero certa di aver ragione. Ho conosciuto talmente tante devochki dell’est che posso affermare di saper riconoscere al primo sguardo, dai tratti somatici, dagli atteggiamenti, dal modo di vestire, una lituana da una polacca, un’ungherese da una slovacca, una rumena da una bulgara… persino un’ucraina da una russa, che si assomigliano come due bottiglie d’acqua… solo che la prima e’ senza senza GAS!

“Chi?” disse lui fingendo di non aver capito. Ebbi la sensazione che mi stesse prendendo per il culo.

Io di solito quando sono innamorata di un uomo mi comporto con lui in modo molto rispettoso… sono quasi una geisha, e cosi’, usando tutta la mia ben nota diplomazia, mi rivolsi a lui in modo molto gentile.

“Mi stai prendendo per il culo? Quella li’ che stai guardando da quando siamo entrati”

“Ah si’, scusa ero soprappensiero… in effetti la stavo guardando perche’ ti assomiglia tantissimo”

Ebbi ancor di piu’ la sensazione che la sua presa per il culo non fosse terminata e chiaramente cercai di usare un po’ piu’ di tatto.

“Hai finito di prendermi per il culo? Quella avra’ come minimo la quarta ed io in confronto a lei sembro una bambina piatta… e poi e’ bionda… non ci assomigliamo affatto!”

Ero veramente arrabbiata. Come si permetteva di “paragonarmi”? Io non ero “paragonabile” a nessuna… ok devo ammetterlo, eravamo “abbastanza simili”, in senso che anche lei era alta e longilinea… occhi chiari un po’ da gatta, ma a parte queste poche cose lei era decisamente diversa: piu’ formosa e con un seno piu’ prosperoso che non poteva non essere notato sotto a quel suo leggero miniabito.

“Invece ti assomiglia tantissimo. Non dico di fisico che’ siete un po’ diverse, ma come viso, come espressione, come sguardo… come atteggiamento. Non hai notato che beve esattamente come te avvolgendo con le labbra il bordo del bicchiere proprio come fai tu? Avete la stessa bocca… lo stesso modo di atteggiare le labbra”

“Senti… se intendevi farmi incazzare stasera ci sei riuscito benissimo. A volte mi domando da dove derivi questo tuo cinismo. Sai bene quanto io ami essere unica e tu tiri fuori dal cilindro il mio clone… si’ ok, mi assomiglia un po’ ed e’ molto carina… sai cosa? Non voglio rovinarmi la serata e preferisco prenderlo come un complimento… versami ancora un po’ di quel cazzo di champagne!”

Quando sono molto arrabbiata, come quando sono molto allegra, tendo ad alzare un po’ il gomito, ma solo se nel bicchiere viene versato qualcosa di buono. Non amo i superalcolici ma non disdegno i buoni vini ed i buoni champagne. Ma l’alcol ha anche l’effetto di liberarmi e di farmi venire strane idee…

“Scusami… – dissi usando il tono della bimba che vuol farsi perdonare dal genitore – e’ vero hai ragione, mi assomiglia molto… ma io sono piu’ carina, vero?”

Lui rise del mio atteggiamento. Mi conosceva talmente bene da capire che questi miei mutamenti improvvisi di umore sottendevano a qualcosa che mi frullava nella testa. Io sapevo che lui conosceva questo lato del mio carattere per cui mi comportavo in modo da non fargli mai capire, in realta’, quali erano le mie intenzioni. Era un gioco che spesso facevamo e che ci divertiva. Una specie partita di scacchi cerebrale in cui non venivano mossi pezzi su una scacchiera, ma venivano usate frasi ed atteggiamenti che entrambi sapevamo essere parte della strategia.

“Sei la piu’ bella donna che io abbia mai avuto in tutta la mia esistenza e sono certo che non ce ne saranno altre come te nella mia vita… “

“Io lo so qual’e’ la tua fantasia di sempre… avresti voluto avere me ed Alice insieme… lo so che ti piace Alice… ma sai che se solo ti fossi azzardato a farle il filo adesso non sarei qui con te… quella li’ assomiglia ad Alice, vero?”

“Si’ molto… e pensavo che tu e lei insieme sareste il sogno erotico che farebbe impazzire un principe… cosi uguali e cosi’ diverse.. l’una il negativo dell’altra”

“E questo principe quanto sarebbe disposto a pagare per realizzare il suo sogno? Mica si realizzano i sogni cosi’…gratis!“

Assumendo una smorfia un po’ perversa lui ci guardo’ tutte e due quasi per “soppesarci”.

“Io credo che una come lei, qui a Monaco, possa prendere sui 2.000… tu invece… beh, tu sei piu’ bella e poi so che non fai sconti… diciamo 6.000 per tutte e due?”

“Che tirchioooo! Ommamma che tirchioooo! – dissi ridendo – io credo invece che tal sogno da principe non possa realizzarsi per meno di 10.000… il problema e’ che qui in giro i veri principi latitano…”

“Oh certo capisco… pero’ hai ragione, un principe molto, MOLTO pazzo potrebbe arrivarci a 10.000, si’… – continuo’ a giocare lui – ma dovrebbe essere VERAMENTE pazzo e nel servizio dovrebbero essere inclusi almeno CIP & CIOP, D&G, Rete4 e Canale5!”

Risi ancora di piu’. Era divertente quel gioco. Spesso lui mi prendeva in giro sul mio passato. Fra di noi c’era tanta di quella complicita’ che sono certa lui mi conoscesse piu’ di quanto io stessa mi conoscessi.

“Pero’ – incalzai con atteggiamento seduttivo – ho in mente un gioco ancor piu’ intrigante per il mio principe…”

Lo guardai con la mia aria da finta ingenua, alzando il sopracciglio e lui a quel punto comprese che avevo intenzione di prendere in mano le redini della situazione per gestirla a modo mio.

“E cosa ti frullerebbe in quella testolina? Quando fai cosi’ mi metti paura… so che qualsiasi cosa tu abbia adesso in mente, farai di tutto per realizzarla”

“Come mi conosci caro – lo baciai dolcemente sfiorando le sue labbra con le mie aromatizzate di Moët & Chandon – ho in mente un gioco dal quale tu non potrai ritirarti… e se ti conosco bene so che ti piacera’… che ne diresti se la portassi nel nostro letto gratis?”

Mi squadro’ con i suoi profondi occhi mediterranei. Poi assunse un’aria scettica.

“Qualsiasi cosa tu abbia in mente non credo che quella accettera’ di passare la notte con noi gratis… dai, si vede che e’ in caccia di polli. Attendera’ un qualche industrialotto con tanta pancia e tanti soldi in cerca di una facile scopata e si fara’ offrire da bere. Lui intuira’ la forma del suo seno sotto quell’abito e, gia’ mezzo brillo, accettera’ di pagarle i due o tremila che lei gli chiedera’ per raggiungerlo in camera… tu dovresti saperlo come funzionano le cose. Nessuna lo fa gratis a meno che non sia innamorata”

“Troppi discorsi fa il mio principe! Se io la porto nel nostro letto GRATIS, realizzando il suo sogno, il principe realizzera’ il mio? Sto parlando seriamente ma gli diro’ solo dopo cosa dovra’ fare lui per me… e non sara’ qualcosa in cui c’entreranno i soldi”

“Sono sicuro che cio’ che mi chiederai in cambio sara’ ancor piu’ oneroso dei 10.000… ma sono curioso di capire dove vuoi arrivare e soprattutto sono curioso di vedere come riuscirai a vincere la tua scommessa… a meno che tu non stia bluffando, ma ti conosco troppo bene per sapere che non bluffi mai”

In effetti non bluffavo. Il gioco degli scacchi non ammette bluff come invece altri tipi di giochi ammettono. Non ero certa che ci sarei riuscita, ma in caso positivo avrei tenuto in serbo per lui una bella sorpresa!

(Continua…)