Il giardino dei Kegyetlenorkok


Dato che avevo preso un brutto voto a scuola, mia nonna mi disse: “Oggi verrai con me. Cosi’ ti renderai conto di quanta fatica ci sia a lavorare!” Mia nonna faceva la contadina, ma a volte, per racimolare qualche spicciolo, andava in giro a sistemare giardini nelle altre case. Potava le piante, rastrellava le foglie, tagliava l’erba. Quel giorno doveva occuparsi del giardino dei Kegyetlenorkok.

I Kegyetlenorkok erano la famiglia piu’ ricca e potente del paese. Abitavano in cima alla collina e di loro mi facevano paura due cose: il nome che sembrava appartenere a degli esseri mostruosi, e il giardino circondato da un’immensa muraglia dietro la quale chissa’ quali terribili cose si nascondevano.

Da quel che si sapesse, pero’, nessuno mai aveva mai visto in giro qualcuno dei Kegyetlenorkok e mia nonna, che doveva conoscerli bene, non ne parlava mai. Questo, per me, era un motivo in piu’ per averne paura. In un’altra occasione ero riuscita a scamparla: mi ero inventata che dovevo assolutamente finire tutti i compiti e quindi non potevo proprio uscire di casa. Ma quella volta mia nonna era davvero arrabbiata e non riuscii a trovare neppure una scusa per defilarmi. Dovevo farmi coraggio e affrontare una volta per tutte i Kegyetlenorkok. Dopotutto, pensavo che se ci andavo con lei non mi sarebbe accaduto niente di male.

E cosi’ ci avviamo in direzione della collina. Man mano che ci avvicinavamo, la muraglia, che come una fortezza circondava la casa e il giardino, appariva sempre piu’ grande e quando ci trovammo sotto, di fronte al cancello, mi parve la cosa piu’ gigantesca che avessi mai visto in vita mia.

Mia nonna suono’ il campanello. Una voce profonda e tenebrosa chiese: “Chi e’?”
Avevo sempre piu’ paura…

“Sono la giardiniera” rispose mia nonna. E il cancello inizio’ ad aprirsi, piano piano. Quando fu completamente spalancato, ci trovammo davanti una stradina che si addentrava in un immenso giardino. Ci incamminammo lungo il viottolo cosparso di ghiaia ai cui lati c’erano prati, alberi, siepi, cespugli e fiori ovunque. Ma, a parte noi, non si vedeva nessun altro essere vivente.

Dopo un po’, arrivammo ad una grande casa in pietra con piccole finestre e una robusta porta di legno. Mia nonna si diresse verso il magazzino degli attrezzi che stava poco distante, mentre io continuavo a guardarmi intorno circospetta, alla ricerca di qualche traccia dei Kegyetlenorkok, temendo di veder spuntare da un momento all’altro qualcuno di gigantesco e terribile. Chi altri avrebbe potuto avere una voce come quella che ci aveva accolte, che faceva quasi raggelare il sangue nelle vene? Pero’, non ne vidi nemmeno l’ombra…

Con gli attrezzi in mano ci dirigemmo verso una siepe e iniziammo a lavorare. A quel punto sentii di nuovo la voce profonda e tenebrosa: “Questa siepe va potata bene, soprattutto nella parte in basso”. Ma non vidi nessuno. Spaventata, guardai mia nonna. Lei mi sorrise tranquilla. Poi, abbassando lo sguardo, disse: “Va bene signore, lo faccio subito”.

Guardai anch’io e… cio’ che vidi fu strabiliante: era un nano, uno di quelli delle fiabe, cappello rosso in testa e barba bianca compresa. Sembrava uno dei sette nani di Biancaneve. Non potevo credere ai miei occhi. Eppure era proprio cosi’…

“Cos’hai da guardarmi in questo modo?” mi rimbrotto’ il nano con tono minaccioso.
Restai in silenzio, intimorita, sorpresa, senza riuscire ad aprire bocca.
“Allora? Cosa c’e’? Non sai parlare?”
“Mi scusi signor… signor… ma lei e’… lei e’ un nano delle fiabe… e sta parlando!”
“E allora? Che c’e’ di strano? Credi che i nani non parlino?”
“Ma… io… veramente credevo…”

In quel momento mi guardai attorno e vidi che c’erano nani, folletti, fatine e creature fantastiche di ogni genere che sbucavano da tutte le parti. Molti erano esseri che non avevo mai visto, ma alcuni li riconobbi: i nani di Biancaneve, il Bianconiglio, lo Stregatto, il Grillo Parlante, Campanellino, i tre Porcellini e tantissimi altri che adesso non riesco ad elencare perche’ per farlo mi occorrerebbe una giornata intera.

“Comprendo la tua meraviglia” disse a quel punto il nano con un tono decisamente piu’ gentile. “Forse e’ meglio che ti spieghi. Tutto e’ iniziato un po’ di anni fa, quando i bambini si sono stancati delle fiabe ed hanno trovato altri mondi in cui rifugiarsi. La televisione, i dvd… i giochi al computer. E cosi’ i libri di fiabe sono stati messi da una parte. Nessuno li leggeva piu’, erano diventati ingombranti e sono stati accatastati dapprima nelle soffitte e poi, quando anche le soffitte non sono bastate piu’ perche’ c’era bisogno di spazio per altre cose, sono stati gettati via. E noi, i personaggi che popolavamo le fiabe, siamo stati buttati con loro. Cosi’ ci siamo ritrovati tutti senza una casa, senza un luogo dove andare e senza piu’ bambini da far sognare. Ci siamo sentiti inutili, superati, reietti, e abbiamo vagato per il mondo, sotto la pioggia, sotto la neve oppure sotto il sole rovente, invisibili agli occhi della gente perche’ nessuno pensava piu’ a noi. Poi, un giorno, qualcuno ha trovato questa casa, e da allora viviamo qui, tutti insieme, lontani da un mondo che ci ha ripudiato e dimenticato”.

“Ma… e la famiglia dei Kegyetlenorkok? Che fine ha fatto?”
“Siamo noi i Kegyetlenorkok! E’ un nome che mette paura e tiene alla larga i malintenzionati. E’ stata una bella trovata, vero?”
“Si’, a me faceva una gran paura! E Biancaneve? C’e’ anche lei?”
“Si’, certo. Adesso e’ insieme a Cenerentola e Alice. Tutte e tre in cucina stanno preparando la colazione”.
“E potro’ conoscere anche loro?”
“Certamente… pero’, tu devi prometterci una cosa: che non racconterai a nessuno cio’ che hai visto. Tua nonna e’ una brava persona, la conosciamo da tanto tempo e non ha mai tradito il nostro segreto. Quando ci ha chiesto se poteva portarti qui, abbiamo deciso che potevamo fidarci”.
“Ve lo prometto, non lo diro’ a nessuno”.

Chi vorra’ potra’ crederci o no, ma la storia e’ andata proprio cosi’. Per tanti anni ho mantenuto la promessa e solo adesso ve l’ho raccontata perche’ stavolta voglio essere io a fidarmi di voi. E sono certa che non lo andrete a dire mai a nessuno.


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