Una ragazzina


Una volta ero piu’ impulsiva. Chi mi avesse conosciuta una decina di anni fa avrebbe potuto definirmi intrattabile, bisbetica e rompicoglioni cosmica, anche se, a guardarmi esteriormente, con la mia aria un po’ svampita apparivo dolce, docile, remissiva e del tutto innocua. Tuttavia erano molte le cose che in realta’ non accettavo, non sopportavo e si agitavano dentro di me. Forse non riuscivo a comprenderle e oggi mi rendo conto che le reazioni a quel fastidio provato erano anche fin troppo esagerate.

Da ragazzina, non sopportavo la mentalita’ chiusa e bigotta del mio piccolo paese, percio’ sono scappata di casa. E’ stata la mia prima fuga. Vivere in una grande citta’, da sola, lontana da tutto quello a cui ero abituata, senza le mie cose, senza punti di riferimento, senza alcuno su cui poter contare, mi ha insegnato molto. Ho imparato soprattutto a destreggiarmi nelle situazioni piu’ difficili.

Non avevo neppure diciassette anni e mi sono trovata ad affrontare problemi piu’ grandi di me. Probabilmente e’ da allora che ho iniziato a vedere le difficolta’ della vita non come delle calamita’, ma come delle opportunita’ che mi venivano offerte: vere e proprie sfide contro le quali misurarmi. Io contro di loro, contro tutto, contro tutti…

Mi sono prestata a compromessi e a rinunce di ogni genere, ma ho imparato che stare da sola cavandomela con le mie sole forze senza elemosinare mai niente da nessuno, anche se e’ stato duro in fondo mi ha fatto solo del bene. Oggi posso affermare che tutto cio’ ha rappresentato per me un’autentica scuola di vita. Un po’ alla volta mi sono incamminata lungo un percorso che, se all’inizio mi e’ sembrato arduo e difficile, col passare del tempo ho trovato sempre meno faticoso.

Allargando il mio raggio d’esperienze, senza cadere nei tabu’ di chi deve fare i conti con le proprie insicurezze, ben consapevole di tutta quanta la precarieta’ e l’incertezza che mi portavo appresso, non ho avuto problemi a gettarmi nelle braccia di chiunque potesse “darmi qualcosa” in termini che nella maggior parte dei casi non erano di natura soltanto economica. Persone nuove, del tutto diverse, come cultura, come modo di pensare, come valori in cui credere. Persone che a volte sono state per me come dei veleni, ma anche dei vaccini o degli elisir.

Ho girato il mondo, sia in orizzontale che in verticale, sia nel suo spazio che nella sua profondita’, salendo e scendendo, talvolta in luoghi luminosi oppure in anfratti molto bui, ed in pochi anni le mie esperienze sono state tali che, se fossi rimasta nel mio piccolo paese, un’intera vita non sarebbe bastata. E’ questo che mi ha curata dalle insicurezze, dalla precarieta’ su cui poggiava la mia esistenza, fornendomi quei punti di riferimento che prima non avevo, e mi ha dato modo di orientarmi, mi ha indicato una rotta da seguire ed un approdo sicuro ove dirigermi. Ma al tempo stesso ha modificato il mio carattere e mi ha resa spigolosa, insofferente, presuntuosa. Troppo sicura di me.

E’ stato cosi’ che, per una ragione o per l’altra, a lungo ho vissuto nella convinzione sincera di essere unica, speciale, infallibile, imbattibile, dura e preziosa come un diamante. Questo mi dava una gran forza nei confronti di tutto e di tutti, ma mi rendeva anche insensibile, cinica, vendicativa… sola.

Oggi non e’ piu’ cosi’. Sento che non sarei piu’ capace di comportarmi come una volta. Oggi, ne sono certa, sento che i miei metodi sarebbero diversi. Forse piu’ raffinati, forse anche piu’ crudeli, ma diversi. Il motivo di questo mio secondo mutamento di carattere non mi e’ ancora chiaro. E’ avvenuto lentamente e ci ho messo del tempo ad accorgermene. C’e’ chi dice che sono semplicemente maturata.

E’ cosi’ che si matura? Oppure e’ solo un modo edulcorato per indicare il sintomo iniziale della decadenza? Del momento in cui, raggiunta la vetta, si inizia ridiscendere la china dal versante opposto della montagna?

Mia madre oggi mi descrive come una giovane donna antica. Una donna d’altri tempi che vive in un corpo giovane, quasi fossi la reincarnazione di qualche antenata vissuta cento e piu’ anni fa. E’ strana mia madre… cosi’ dura e razionale da non sembrare a volte neppure umana, ma anche cosi’ superstiziosa e piena di convinzioni fantastiche a cui neppure i bambini crederebbero piu’.

E’ un corpo che inganna il mio, lo so. Non riesce ad invecchiare di pari passo con la testa. E’ sempre stato cosi’. A ventiquattro anni mi chiedevano i documenti per assicurarsi che fossi maggiorenne. Ogni volta mi arrabbiavo e, tuttora, questa discrepanza fra corpo e mente mi crea non pochi problemi: incomprensioni che diventano dei veri e propri “corto circuito” nelle relazioni che mi capita di avere. In molti non riescono a vedere in me la donna, ma solo la ragazza. E allora mi adeguo, mi presto al gioco, ritorno ad essere quell’adolescente, spensierata, impudente, fastidiosa, bizzosa, e piena di pretese assurde che ero.

E’ un po’ come quando, giocando con i bambini, mi adatto ai loro modi non potendo chieder loro di adattarsi ai miei. E mi diverto pure a farlo. Ma e’ solo un gioco. Un gioco che mi rende affascinante agli occhi dei piu’, ma si capisce che non e’ quella la mia personalita’ piu’ autentica, e che dentro di me ci sono luoghi ben piu’ profondi in cui prendono vita bisogni e desideri che vanno ben oltre la superficialita’ che spesso esibisco. E una volta finito il gioco, e’ forte in me l’esigenza di confrontarmi con chi davvero non mi tratti piu’ come se fossi ancora una ragazzina.


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