La regola del T&T


Leggendo nel blog di Bella di Giorno un post in cui si parla di Berlusconi e delle sue dimissioni, e del fatto che nella vita sarebbe giusto abbandonare il campo quando si e’ all’apice del successo e non quando ormai nessuno ci vuole piu’, mi e’ ritornata in mente la regola del T&T che una persona molto piu’ esperta e matura di me – avevo appena diciotto anni – m’insegno’.

T&T non e’ la sigla di una compagnia di telecomunicazioni, e neppure una marca di praline ricoperte di cioccolato, ma e’ un acronimo che sta per “Target and Timing” (Obiettivo e Tempismo). Significa, cioe’, che si deve condizionare ogni cosa che si fa ad una decisione iniziale in cui si stabilisce il raggiungimento di un obiettivo prefissato oppure un tempo massimo di durata. La particolarita’ della regola e’ che e’ rigida, non ammette ripensamenti e si deve fare tutto il necessario perche’ la decisione presa all’inizio sia rispettata, senza accampare scuse o cercare scappatoie.

Devo dire che, se a diciotto anni mi sembrava una cosa stupida che, data la mia giovane eta’, vedevo lontana nel tempo e quindi come se non mi riguardasse, in seguito, poiche’ tutto ha una parabola che all’inizio e’ ascendente, ma che poi inevitabilmente discende, mi sono resa conto della sua validita’ fino a farla divenire, un po’ per volta, la regola principale su cui baso le mie scelte nel momento in cui si tratta di stabilire quando lasciare qualcosa, uscire da una situazione, abbandonare il campo.

Cio’ vale ed e’ valso per tutto: per i miei investimenti, per la mia professione e persino, estremizzando da cinica quale sono, per le mie relazioni amorose. Riuscire sempre a mantenere l’impegno iniziale e’ a volte duro (non sempre e’ facile abbandonare quando si sa di essere ancora nella fase ascendente), ma non avendo modo di conoscere il momento in cui tale fase iniziera’ a discendere, col senno di poi mi sono resa conto che, a posticipare troppo, da un sicuro “guadagno” accantonato si rischia di avvitarsi in situazioni di non ritorno in cui, alla fine, cio’ che si ottiene e’ solo la frustrazione di una perdita secca, e il rimpianto di non aver tenuto fede al proprio impegno.

Non sono qui adesso per parlare dei miei investimenti, e neppure delle mie relazioni amorose, ma per quanto riguarda la ben nota professione non e’ un segreto che essa, oltre che su fattori come la situazione economica generale del momento oppure il doversi confrontare con la concorrenza sempre piu’ accanita, si basi soprattutto sul grado di desiderabilita’ che riusciamo a suscitare nei clienti. Ed il grado di desiderabilita’, che e’ indubbiamente legato all’eta’ e alla forma fisica ha, come ogni cosa una parabola che raggiunge prima o poi il suo culmine, per poi discendere.

Quando mi sono ritirata ero ancora molto giovane. Molte mie amiche-colleghe dicevano che ero completamente matta perche’, tranquillamente, avrei potuto avere davanti almeno altri dieci anni di lauti guadagni. Forse non avevano tutti i torti, pero’ all’inizio mi ero affidata alla regola del T&T, ed avevo stabilito che avrei lavorato fino a quando non fossi riuscita a mettere da parte una determinata somma, oppure per un periodo massimo di anni.

Non rivelero’ quale delle due “T” sia giunta per prima, o se entrambe si siano magicamente realizzate insieme, ma quando e’ arrivato il momento di prendere atto che avrei dovuto tener fede all’impegno preso, devo dirlo con sincerita’, e’ stata davvero una dura decisione quella di abbandonare proprio quando, nel mio piccolo, ero all’apice della mia carriera, nella mia eta’ migliore ed al massimo della forma fisica.

Non so se sono stata stupida, oppure troppo orgogliosa, oppure presuntuosa. Forse sono stata un po’ tutte queste cose messe insieme, ma ho sempre cercato mantenere gli impegni. Soprattutto quelli presi con me stessa. Mantenere questi impegni e’ stato cio’ che mi ha dato la forza di superare momenti molto difficili della mia vita perche’, in certi casi, “fidarsi di me stessa” era tutto cio’ che mi restava e che alla fine mi evitava di soccombere.

Ho compreso cosi’ che non tener fede ai contratti che di volta in volta firmavo con me stessa, magari in cambio di qualche banconota in piu’, avrebbe significato davvero vendermi ancor piu’ di quanto gia’ facessi. E poi, se anche io mi fossi tradita, se neanche della mia parola avrei potuto fidarmi, su chi avrei potuto contare quel giorno in cui tutti mi avessero abbandonata e sarei rimasta veramente sola?

No. Oggi posso dire che, se anche in termini economici avrei potuto far fruttare meglio e piu’ a lungo il mio corpo, aver tenuto fede alla regola del T&T mi e’ servito dal punto di vista interiore. E’ stato, infatti, determinante per potere mantenere la stima di me stessa, sentirmi forte, decisa, sicura, in grado di superare ogni prova, cosi’ da potermi guardare allo specchio senza sentire l’impulso di evitare lo sguardo. Ma, soprattutto, e’ stato un balsamo per quella che da sempre e’ la mia piccola ed innocua perversione: la vanita’. Nessuno di coloro che mi hanno conosciuta quando ero escort potra’, infatti, ricordarsi di me se non per come ero nel momento in cui la mia parabola stava raggiungendo il suo culmine.


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