La migliore


Migliore • Contrario di “peggiore”. Comparativo di “buono”. Se preceduto dall’articolo determinativo, forma il superlativo relativo (esempio: il miglior ristorante della citta’). Quando riferito a persona, significa piu’ buona d’animo, piu’ ricca di doti morali e intellettuali, piu’ stimata, ma anche piu’ capace, piu’ abile, piu’ brava.

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Lei suono’ il campanello e lui le apri’. Appena la vide, disse che era bellissima. La fece entrare e inizio’ a baciarla, subito, furiosamente, mentre la spingeva verso la camera da letto. La bocca e la lingua di lui sembravano scioglierla, e lei ricambiava in preda all’eccitazione. Era come se per settimane entrambi non avessero fatto altro che attendere quel momento.

Prima che lei potesse aprire bocca, lui le tolse il vestito di dosso, poi la getto’ sul letto e la prese con impeto. Appariva perfetta la loro fusione e non un miraggio, un’illusione, una fantasia passeggera. L’armonia dei loro corpi pareva strabiliante, sia che restassero vicini, abbracciati, o che scopassero selvaggiamente, e sembrava che quel loro momento non avesse ne’ un inizio, ne’ uno svolgimento, e nemmeno una fine.

Era come se il loro fosse un legame immenso, profondo come il piu’ profondo dei mari, e pareva che tutti gli affanni del mondo fossero insignificanti di fronte al fuoco che riusciva ad accendere il calore dei loro corpi, persi com’erano in un uragano che li sconvolgeva. E sembrava non pensassero piu’ ai problemi di lavoro, di salute, o a tutto cio’ che stava al di fuori di quel loro istante magico, ambedue obnubilati dalla droga piu’ potente del mondo: il sesso.

Tutto sembrava scomparire mentre lui era sotto di lei, sopra di lei, dentro di lei.

Si servirono a vicenda una doppia porzione di sesso infuocato. Pareva non bastasse mai, perche’ quando sembrava fossero sazi e sfiniti, ricominciavano da capo. Non ci fu mai un attimo in cui il desiderio si affievoli’, e a nessuno dei due, dopo, venne in mente di fare la famosa domanda: “Ti e’ piaciuto?” Perche’ non c’era bisogno di farla una domanda del genere, cosi’ noiosa, stupida… banale.

Soltanto la fame riusci’ ad arrestare quel loro delirio. Cosi’, decisero di cenare in un vicino ristorante giapponese. Pero’, anche seduti sul pavimento di una saletta privata con le pareti di carta, non riuscivano a tenere le mani a posto, ne’ a smettere di guardarsi con cupidigia.

“Mi fai impazzire”, diceva lui. “Non sono mai sazio di te…” E continuava a ripeterlo, tra un boccone e l’altro di sashimi.

Alla fine bevvero il sake guardandosi a lungo negli occhi.

“E io non ho mai desiderato qualcuno come ora voglio te… guarda, sono di nuovo pronta”, mormoro’ lei sollevando la gonna e allargando le cosce per mostrargli la sua nudita’.

“Davvero, non l’ho mai avuta una come te… cosi’ troia”, rispose lui.

“Andiamo, adesso… non resisto piu’…” propose lei rendendo chiara la sua impazienza.

Fecero di corsa i pochi isolati che li separavano da casa. Gia’ in ascensore lui le mangiava le labbra, e le stringeva il seno quasi a farlo schizzare fuori dal tubino che le fasciava il corpo, mentre lei gli accarezzava il sesso eretto e gia’ pronto sotto i calzoni.

Una volta in casa, lui la spinse contro la parete, mentre lei, con una gamba, gli si aggrappava al fianco. La prese cosi’, in piedi, senza troppi preamboli, sollevandole la gonna e penetrandola con violenza. E lei venne, prima gemendo, poi gridando, percorsa da brividi, dicendo di non aver mai conosciuto nessuno in grado farla godere cosi’ tanto.

Poi, si avviarono al letto, barcollando come marinai dopo una sbronza, e continuarono ad abbracciarsi, a stringersi, a leccarsi, a succhiarsi, a penetrarsi con avidita’, come per vivere ingordamente gli ultimi istanti insieme, consapevoli che l’indomani non sarebbe esistito.

Perche’ tutti e due sapevano che sarebbe stato proprio cosi’.

Era brava, lei. Era la migliore, dicevano, ma anche la piu’ cara. Cio’ che offriva ai suoi clienti era realmente qualcosa di “speciale”, e c’erano volte in cui non fingeva neppure. Con alcuni le piaceva veramente. Si lasciava andare e godeva per davvero. Ma per quello che dovevano pagare, solo pochi potevano permettersi di stare con lei per piu’ di qualche ora.

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Postfazione. Questo breve racconto (frutto di fantasia?), che spero possa innescare una piccola riflessione in chi, parlando di prostituzione, mischia con tale termine tutto cio’ che concerne il sesso a pagamento, senza fare alcuna distinzione fra chi sceglie la professione liberamente e chi, invece, vi e’ costretta, mi e’ stato ispirato da una frase che Bella di Giorno ha scritto nel suo blog: “E come e’ assurda questa vita, dove mi ritrovo i miei clienti che mi telefonano e mi dicono che io sono una persona eccezionale perche’ a loro ho dato tanto. Un mio cliente mi ha fatto ricordare di quella volta a cena dove al ritorno ridemmo come pazzi, perche’ vedemmo una mucca che si era persa e si aggirava in una pompa di benzina chiusa! Poco prima avevamo mangiato una tagliata squisita!!!”


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