Io e Olga – Revised


Il racconto che stavolta ripropongo, revisionato e riscritto in alcune sue parti, molti gia’ lo conoscono. E’ quello, fra i miei brevi racconti, che piu’ e’ stato letto, anche se a mio giudizio non e’ certamente il migliore. Si tratta, infatti, di uno dei miei primi timidi tentativi di apertura verso una platea di lettori e come spesso accadeva nei tempi in cui questo blog era ancora giovane, badavo meno alla forma e assai piu’ a quello che era il mio coinvolgimento emotivo nella vicenda narrata. In “Io e Olga”, sono presenti molti dei temi che in questo diario, che pochi giorni fa ha compiuto i cinque anni, sono stati piu’ volte trattati. La bisessualita’, il narcisismo, l’orgoglio, la vanita’, la manipolazione dell’altro, il confine che c’e’ fra sensualita’ maschile e femminile, sono solo alcuni punti toccati nel tentativo di raccontare qualcosa di me. E non solo di me.

Il Gioco

Le Jimmy’z di Monaco e’ frequentato da un sacco di bella gente. Basta andarci nei giorni giusti e, se si ha fortuna, vi si puo’ incontrare Olga.

Era seduta al bar, quando la vidi per la prima volta. Alta, slanciata, con una cascata di capelli biondi che le ricadevano sulle spalle ed un miniabito che le metteva in risalto le magnifiche gambe, lunghe e perfette. Sorseggiava qualcosa dal suo bicchiere e si guardava intorno in attesa che arrivasse il tipo giusto da spennare.

I nostri sguardi si incrociarono. Fu solo per un attimo. Forse immagino’ che anch’io fossi li’ per il suo stesso motivo, ma quando vide che ero accompagnata da un uomo si rilasso’ e capi’, forse, che il cliente per la notte io l’avevo gia’ agganciato.

Ma lui non era un cliente. Non avrei mai potuto essere innamorata di un uomo che mi avesse pagata come escort. Se stavo con lui era perche’ fra noi non c’erano mai stati i soldi in mezzo. Lo sguardo di Olga incrocio’ anche il suo, ma subito lo distolse ritornando su di me. Mi seguiva con gli occhi in ogni cosa che facevo. Era curiosa e cauta come lo sarebbe stata una leonessa che avesse visto un’estranea invadere il suo territorio di caccia.

Ordinammo una bottiglia e notai che lui continuava a guardarla. Non potevo dargli torto. Era davvero bellissima. Cosi’ io guardavo lui, che guardava lei, che guardava me. Una scena degna di Borges.

“E’ carina vero?” gli chiesi sicura di non mostrare alcun segno di gelosia. “Secondo me e’ russa”.

Ero certa di non sbagliare. Ho conosciuto talmente tante ragazze dell’est che riesco ad individuarle al primo sguardo. I tratti somatici, gli atteggiamenti, il modo di vestire, sono inconfondibili. So addirittura distinguere una lituana da una polacca, un’ungherese da una slovacca, una rumena da una bulgara e persino un’ucraina da una russa. Cosa non facile.

“Chi?” rispose lui distratto e con l’atteggiamento tipico di chi finge di non aver capito. Ebbi la chiara sensazione che mi stesse prendendo in giro. Ma ero abituata a quel suo modo di fare.

Di solito, quando sono innamorata di un uomo, mi comporto rispettosamente, sembro quasi una geisha, pero’ quella volta non riuscii a restare calma.

“Mi stai prendendo per il culo? Quella che stai guardando da quando siamo entrati”.

“Ah, perdonami, ero soprappensiero”. Lui fa sempre cosi’ e a volte lo odio. “Effettivamente la stavo guardando, hai ragione. Sai cosa mi colpisce? Il modo in cui ti assomiglia”.

Continuava a prendermi in giro.

“Hai finito di sfottermi? Quella avra’ come minimo la quarta di seno ed io al suo confronto mi sento piatta come una bambina. E poi, non vedi che e’ bionda? Non ci assomigliamo affatto!”

Ero veramente arrabbiata. Come si permetteva di paragonarmi ad un’altra? Lo sapeva bene che non ero paragonabile a nessuna. Anche se, devo dirlo con sincerita’, in qualcosa ci assomigliavamo: eravamo piu’ o meno della stessa taglia e altezza, tutte e due con occhi azzurri, zigomi alti, bocca carnosa. Ma a parte questi piccoli dettagli lei era decisamente diversa da me: piu’ formosa e con un seno piu’ prosperoso che non poteva non essere notato sotto il leggero miniabito che indossava.

“Invece ti assomiglia tantissimo. Non solo fisicamente, ma anche per altri dettagli. L’espressione, lo sguardo, l’atteggiamento. Hai notato che beve avvolgendo con le labbra il bordo del bicchiere? Lo fai anche tu. Avete la stessa bocca…”

“Senti un po’… se stasera volevi farmi incazzare, ci sei riuscito benissimo. Un capolavoro di diplomazia. Continua cosi’. A volte mi chiedo come tu possa essere cosi’ cinico. Sai bene quanto mi piaccia sentirmi unica e, magicamente, chissa’ come, riesci a tirar fuori dal cilindro il mio clone. Opla’! Sai cosa ti dico? Non voglio rovinarmi la serata e preferisco prenderlo come un complimento. Versami ancora un po’ di quel cazzo di champagne!”

Ero veramente arrabbiata e quando la mia incazzatura passa il limite, come quando sono allegra, ho la tendenza ad alzare un po’ il gomito, ma solo se nel bicchiere mi viene versato qualcosa di buono. A parte la vodka o il cognac, non amo molto i superalcolici, pero’ non rifiuto mai un buon vino o lo champagne. L’alcol, fra l’altro, ha anche l’effetto di liberarmi e di farmi venire strane idee…

“Perdonami…” dissi allora recitando la parte della bimba che vuol farsi perdonare dal papa’. “Hai ragione, mi assomiglia… ma io sono piu’ carina, vero?”

Scoppio’ a ridere. Mi conosceva bene e sapeva che quei miei improvvisi mutamenti d’umore preludevano a qualcosa che mi frullava nella testa. Ma io, sapendo che per lui questo lato di me non era un mistero, facevo in modo che non intuisse mai quali fossero le mie reali intenzioni. Era il nostro gioco, lo facevamo spesso e ci divertiva: una partita a scacchi cerebrale giocata non con i pezzi che venivano mossi su una scacchiera, ma con frasi, atteggiamenti, sguardi, doppi sensi, innocenti inganni e sottintese allusioni.

“Lo sai di essere piu’ bella di lei. Non occorre che te lo dica. Ma desideri sentirtelo dire! Si’, sei la più bella donna che io abbia mai avuto e sono certo che non ce ne saranno altre come te nella mia vita…”

“Io… io lo so qual e’ la fantasia che hai sempre avuto. Vorresti avere me ed Alice insieme. Lo so che ti piace Alice, sai? Ma non si puo’ stare con me e con lei contemporaneamente. Non puoi averci entrambe. Quella assomiglia ad Alice, vero?”

“Si’… le assomiglia, e pensavo che tu e lei insieme sareste il sogno erotico di un principe. Cosi’ uguali e cosi’ diverse. L’una il negativo dell’altra”.

“E secondo te, questo principe quanto sarebbe disposto a pagare per realizzare il suo sogno? I sogni non si realizzano mica cosi’… gratis”.

Con una smorfia perversa ci guardo’ entrambe, quasi a soppesarci. Sembrava davvero un principe che stava acquistando due schiave al mercato.

“Io credo che una come lei, qui a Monaco, possa prendere sui duemila. Tu, invece, beh… sei piu’ bella, piu’ elegante, piu’ affascinante. E poi so che non hai mai fatto sconti. Percio’ credo che un principe possa proporre seimila per tutte e due”.

“Cavolo, che tirchio che e’ questo principe!” dissi ridendo. “Avrei creduto, invece, che per un sogno simile un vero principe non possa pagare meno di diecimila. Il problema, se mai, e’ che qui in giro di veri principi non se ne vedono…”

“Un principato senza principi. Non e’ buffo? Pero’ hai ragione: un vero principe, molto, molto pazzo, potrebbe arrivare anche a diecimila. Solo che…” continuo’ a giocare, “nel servizio dovrebbero essere incluse almeno, oltre a Rai1,2 e 3, anche Rete4, Canale5, Cip & Ciop e D&G!”

Non riuscii a trattenere una risata. Lui scherzava spesso sul mio passato e su certi luoghi comuni. Un modo, forse, per esorcizzare qualcosa che ogni uomo si porta dentro quando si lega a una donna che, per lavoro o per piacere, di uomini nel letto ne ha avuti talmente tanti da non riuscire neppure a contarli.

“Questo di sicuro! Ci mancherebbe altro! Una top-number-one non puo’ far mancare certi servizi. Pero’…” incalzai con fare seduttivo, “io avrei in mente un altro gioco. Forse ancor piu’ intrigante e divertente per un principe che fosse disposto a spendere una cifra come quella che abbiamo detto…”

Lo fissai negli occhi con l’aria da finta ingenua, ma non tanto, alzando il sopracciglio. Capi’ subito che avevo intenzione di prendere in mano le redini del gioco per gestirlo a modo mio.

“E cosa ti frullerebbe in quella testolina perversa?” disse preoccupato. “Sai che quando fai cosi’ metti paura? Scommetto che qualsiasi cosa tu abbia adesso in mente, farai di tutto per realizzarla. Vero?”

“Come mi conosci, caro!” lo baciai sfiorandogli appena le labbra con le mie aromatizzate di Moët & Chandon. “Ho in mente un gioco che non credo rifiuterai di fare… e se ti conosco bene so che ti piacera’. Che ne diresti se te la portassi nel letto gratis? Se ti proponessi di avere me e lei non per soldi, ma perche’ lo vogliamo entrambe?”

Mi squadro’ con i suoi profondi occhi mediterranei. Poi assunse un’aria di scetticismo.

“Qualunque sia il tuo piano, non credo che quella accettera’ di scopare gratis con me e con te. Dai, lo si vede da lontano che e’ in caccia di polli da spennare. Attendera’ qualche industrialotto con tanta pancia e tanti soldi che cerca una facile conquista, si fara’ offrire da bere, gli fara’ immaginare il sapore del suo seno e non solo del seno, e lui, gia’ mezzo brillo, accettera’ di pagare i due o tremila che lei gli chiederà per raggiungerlo in camera. Tu dovresti saperlo come funzionano queste cose. Nessuna escort lo fa gratis a meno che non si innamori”.

“Troppi discorsi! Tagliamo corto: se te la porto nel letto, gratis, realizzando il tuo sogno, tu realizzerai il mio? Parlo seriamente, ma solo ad una condizione: ti diro’ solo dopo che l’avro’ convinta cosa dovrai fare tu per me. E non sara’ qualcosa in cui ci saranno di mezzo i soldi. Accetti?”

“Gia’ adesso so che quello che mi chiederai in cambio sara’ ancor piu’ oneroso dei principeschi diecimila. Pero’ sono curioso di capire dov’e’ che vuoi arrivare e, soprattutto, voglio vedere come riuscirai a convincere la biondina a venire a letto con noi gratis. A meno che tu non stia bluffando, ma ti conosco troppo bene per sapere che non bluffi mai”.

Era vero, non stavo bluffando. Nessuno puo’ bluffare nel gioco degli scacchi perche’ non e’ possibile farlo come, invece, lo si fa normalmente in altri giochi. Ma non avevo la certezza di riuscire in cio’ che mi ero proposta di fare. Sapevo che non sarebbe stato facile vincere quella partita, ma, in caso di successo, avrei avuto in serbo per lui una bella sorpresa!


L’Approccio

Il profumo di Olga era penetrante.

“Mmmhhh… gardenia e ambra… Crystal Noir di Versace”, dissi annusando l’aria. “Adoro questa fragranza!… e sulla tua pelle reagisce molto bene, sai?

Mi ero seduta accanto a lei su uno sgabello ed era impossibile che ci ignorassimo. Il complimento glielo feci in russo, senza pensare ai convenevoli e a passare prima da un morbido approccio in Inglese. Tanto ero certa della sua provenienza.

“Grazie”, rispose con una gradevolissima inflessione tipica di una persona istruita. “Anche tu hai un buon profumo. Come hai fatto a capire che sono russa? Si vede cosi’ tanto?”

“Ho una certa esperienza. Sono un’antropologa. E poi, conosco la Russia. Vi ho vissuto per qualche anno. Dal modo di parlare, dovresti essere di Peter”.

“Si’!” annui’ sorpresa che avessi azzeccato. “Ma sei davvero un’antropologa?”

“Ehm… No… ti ho detto una bugia!” le sorrisi. “Ma qualunque cosa io sia, ti giuro che ha a che fare con lo studio dell’uomo… o almeno lo aveva un tempo”. Poi, cambiando discorso: “Io prendo un grasshopper, ne posso offrire uno anche a te?”

Accetto’ e cosi’ fu facile iniziare a parlare di cose piu’ personali. Scoprimmo presto che i nostri gusti non erano per niente distanti. Ad entrambe piaceva il gusto della menta e della crema di cacao, tutte e due detestavamo l’odore del fumo di sigaretta e per le unghie la preferenza era decisamente per la decorazione french. Ma, soprattutto, ci trovammo d’accordo su una cosa importantissima: la bonta’ dei piroghi [1] ripieni di cavolo cappuccio.

Fu cosi’ che io le raccontai qualcosa di me e della mia esperienza nel suo paese e lei, allo stesso modo, si sciolse nei miei confronti. Dopo un po’ sembravamo due vecchie compagne di scuola che si erano ritrovate per caso in quel bar.

Era bella, Olga, studentessa di medicina che vendeva il suo corpo a chi aveva i soldi per poterselo permettere. Era bella e solare mentre si raccontava a me. Occhi blu da far impazzire il cielo, che a tratti riuscivano persino a coprire le parole.

“Ma come fai a venire a Montecarlo cosi’ spesso e senza problemi? Non ci sono delle restrizioni per il visto?” le chiesi piu’ interessata a sentire la musica della sua voce che a conoscere i suoi segreti.

“Ci sarebbero, ma ho il visto finlandese per motivi di studio. Sono iscritta all’Universita’ di Helsinki e fintanto riesco a dare gli esami necessari, posso mantenerlo. Con questo visto, passo il controllo alla frontiera finlandese e poi, da li’, mi reco ovunque voglia andare in Europa. Semplice no?”

“E brava Olga! Sei riuscita ad aggirare le regole comunitarie!” risi, felice della confidenza che mi stava dimostrando, mentre sorseggiavamo il secondo grasshopper. “Sei una ragazza piena di risorse, lo sai? Il mio ragazzo… quello che vedi seduto laggiu’ in fondo, che non ci ha mai tolto gli occhi di dosso, dice che io e te ci assomigliamo. Credi anche tu che ci assomigliamo?”

“Quando ti ho vista entrare, ti ho guardata a lungo. In un certo senso il tuo ragazzo ha ragione… sara’ per la forma del viso… o per gli occhi. Sinceramente, ti confesso che non amo essere paragonata a nessuno, pero’ di’ al tuo ragazzo che stavolta sono lusingata e lo prendo come un complimento. Sei bella…”

“Anche tu lo sei, e lo sai bene. Forse e’ questa la vera somiglianza fra me e te. Il mio ragazzo mi ha detto che tu ed io insieme potremmo realizzare il sogno di un principe, ma…” restai un attimo col discorso in sospeso e mi dedicai al grasshopper, solo per vedere l’effetto del mio sasso lanciato nello stagno.

“Ma?” I suoi occhi si accesero. Forse per effetto dell’alcol, o magari intuiva gia’ quello che le avrei chiesto.

“Ma e’ convinto che non lo faresti mai gratis…” e buttai giu’ tutto d’un sorso cio’ che era rimasto nel bicchiere.

“Il tuo ragazzo non sbaglia”, rispose con una risata che mise in risalto i suoi denti bianchi e perfetti.

Iniziava a piacermi davvero, Olga, e non era solo per la sua bellezza straripante, quanto per quel suo modo di porsi. Aveva un libro dentro che si poteva leggere attraverso i suoi occhi. Non tentava di mascherare niente. Magari era l’effetto di tutti i discorsi sulla nostra somiglianza, ma iniziavo veramente ad intravedere in lei elementi che mi appartenevano. Piccoli dettagli, insignificanti forse, ma che in quel momento mi affascinavano. Stessa ironia, stessa determinazione, stessa sfacciataggine. Ed assenza totale di ipocrisia. Era difficile che lui sbagliasse nei suoi giudizi: io e Olga eravamo veramente l’una l’immagine speculare dell’altra. Ma se era davvero come me, sarebbe stato difficile che accettasse di far sesso gratis con una coppia di sconosciuti.

“Si’, lo so, lui ha sempre ragione in queste cose”, dissi con aria quasi rassegnata. “Sapevo gia’ che non sbagliava. Solo che lui non poteva essere al corrente di una cosa che, invece, adesso io so”.

I puntini restarono sospesi a mezz’aria, come congelati, quasi dovessero da un momento all’altro cadere e frantumarsi in mille piccoli pezzi sul pavimento. Attesi qualche secondo, poi la bocca mi s’increspo’ in un impercettibile sorriso, mentre la inchiodavo con lo sguardo. Due paia d’occhi azzurri si fissarono, e per un breve attimo si inviarono messaggi subliminali che nessuno mai, escluse noi due, avrebbe potuto decifrare. Tutto cio’ mentre l’alcol dei cocktail che avevamo bevuto entrava in circolo, rendendo i suoni intorno a noi ovattati e lontani.

Due tipi in cerca di compagnia si piazzarono vicini e ci chiesero qualcosa in francese: volevano combinare per la serata. Ma Olga, piccata, disse loro che non eravamo quel tipo di donne che cercavano.

“Hai mandato a quel paese dei clienti. Perche’? Non sei qui per lavorare? E’ meglio che ti lasci libera di agire con tranquillita’. Non vorrei rovinarti la serata e gli affari”.

Feci per andarmene, ma lei mi fermo’ sfiorandomi delicatamente la spalla. Aveva mani affusolate, Olga, con dita lunghe e ben curate.

“No, non andartene. Non ho voglia di lavorare stasera. Mi va di parlare con te. Continuiamo il nostro discorso e dimmi cio’ che sai e che il tuo ragazzo non sapeva”.

Era curiosa! Era un’altra cosa che avevamo in comune. Oppure aveva davvero voglia di stare con me. Evitai i giri di parole, e glielo dissi, ma cautamente, per non offenderla. In certi casi non e’ semplice stabilire la linea di confine tra la confidenza e la maleducazione.

“Io credo che a te gli uomini non piacciano. Ci vai a letto per soldi, ma i tuoi gusti sono differenti. Ho ragione?

“Il tuo ragazzo e’ davvero un mago!” gli occhi di Olga scintillarono, felice forse che le avessi tolto le castagne dal fuoco. “Lui ha capito subito che io e te siamo uguali!”

“Non proprio uguali”, dissi rilassata per aver superato quel breve momento d’imbarazzo. “A me piacciono anche gli uomini”.

Restai ad attendere la sua reazione. Se eravamo realmente simili non sarebbe stata molto diversa da quella che pensavo. Altrimenti, sarei dovuta tornare da lui sconfitta. E sarebbe stato seccante. Ma, si sa, a scacchi come in ogni altro gioco la vittoria non e’ mai sicura.

Olga fece passare quasi un minuto prima di dire qualcosa. Capivo che era in balia di un conflitto. Una sensazione che anch’io avevo provato quando mi era capitato d’incontrare qualcuno che mi piaceva cosi’ tanto da dimenticarmi di chiedergli i soldi. Ma era una ragazza curiosa e non le mancava il coraggio di sperimentare. Era giovane, le mancava moltissima esperienza, ma gia’ percepivo in lei quel segno distintivo tipico della fuoriclasse.

Poi disse: “Vedendolo da qui, il tuo ragazzo non e’ affatto male. Potrebbe essere interessante conoscerlo per scoprire che armi ha usato per conquistarti”. E quelle parole mi fecero capire che tutto sarebbe andato secondo i miei piani.

“Se ti siedi al nostro tavolo te lo presento”, sussurrai con voce simile a quella di chi sa di aver concluso un buon affare.”Anche se e’ un uomo, credo che lo troverai molto gradevole. Fidati. Ha dentro di se’ una spiccata parte femminile. Come vedi, alcune volte sono io che mi assumo il compito del maschietto di turno”.

Le feci capire cosi’ quali sarebbero state le parti che avremmo recitato qualora avesse accettato di partecipare alla nostra rappresentazione teatrale. Una rappresentazione in cui io sarei stata sia prima attrice, sia regista, sia spettatrice.


La Contropartita

A piedi, dallo Sporting Club fino a Le Meridien Beach Plaza dove Olga alloggiava, sono solo pochi passi. Olga ci disse che doveva passare nella sua stanza per prepararsi e prendere alcune sue cose e ci assicuro’ che in un’ora, piu’ o meno, ci avrebbe raggiunti all’Hotel de Paris, dove eravamo noi. Cosi’, io e lui, decidemmo di raggiungere il nostro Hotel a piedi. Avremmo impiegato una trentina di minuti per arrivarci, e volevo utilizzare quel tempo per discutere del nostro “gioco”. Attendemmo percio’ di veder Olga sparire dietro la porta del suo hotel e ci avviammo in direzione di Place du Casino.

Era una bella serata e l’atmosfera stava assumendo quelle tonalita’ intriganti che di solito preludono ad una bella notte di sesso e trasgressione. A Le Jimmy’z ci eravamo trattenuti solo il tempo necessario per bere ancora qualcosa. Ovviamente, nel momento in cui Olga aveva accettato di sedersi al nostro tavolo la sua decisione l’aveva gia’ presa, ma stare insieme a noi, conversando come fossimo in amicizia da chissa’ quanto tempo, le fu utile per rendersi conto della personalita’ del mio compagno con il quale si istauro’ subito una forte simpatia.

Ricordo di aver provato una leggera gelosia nel momento delle presentazioni, quando lui le fece dono di uno sguardo che mi era assai familiare. Lo conoscevo bene e pensavo fosse qualcosa di riservato solo a me. Ma come potevo arrabbiarmi? Olga non poteva essere guardata che in quel modo. Inoltre, ero stata io ad aver desiderato e creato quell’equivoca situazione, trascinando il mio uomo in uno strano gioco. Ero dunque pronta a pagarne le eventuali conseguenze. Qualora vi fossero state conseguenze…

Fino a quel momento sapevo di aver mosso i miei pezzi senza lasciare varchi nella mia difesa, ma nel gioco degli scacchi, per quanto si possa essere previdenti, c’e’ sempre una mossa decisiva. Quella con cui si puo’ vincere o perdere la partita. Per questo non bisogna mai sopravvalutare le proprie capacita’; c’e’ sempre chi dalla nostra eccessiva sicurezza potrebbe trarne un vantaggio. In quella partita a scacchi mi ero premunita, ma nessuna vittoria e’ certa. Avevo bisogno del tempo del tragitto verso l’Hotel de Paris per sondare la situazione e capire quale fossero le impressioni che lui aveva di Olga. E le sue reali intenzioni.

“Allora? Sei per caso diventato muto? Prima, con Olga, non smettevi mai di parlare. A cosa stai pensando adesso?”

“Penso che ancora non ho ben capito dove vuoi arrivare con il tuo gioco saffico. Che bisogno c’era di coinvolgermi? Se volevi portartela a letto, avresti potuto benissimo farlo da sola. Lei non prova alcuna attrazione sessuale per gli uomini. A cosa vi servo io?”

“Ma caro, che senso ha essere complici in tutto e non condividere una cosa cosi’ bella? Sai quanto mi piace la trasparenza nei rapporti e quanto, invece, detesti l’intrigo e la menzogna. Le cose non dette, o dette a meta’… le mezze verita’. Le odio. Se stiamo insieme non e’ forse perche’ la pensiamo allo stesso modo?”

“Stai portando nel nostro letto una donna bellissima. Forse vuoi dimostrare che non temi rivali? So che dentro provi un po’ di gelosia, pero’ la contrasti, la tieni sotto controllo. Vuoi forse metterti alla prova? Cio’ che vedo ancora una volta e’ che sei in grado di saper manipolare chiunque, persino una escort convincendola a farlo gratis; una cosa impossibile persino per tanti uomini ricchi ed affascinanti. Ovvio che se Olga non fosse stata lesbica, non credo che l’avresti convinta. Ma ce l’hai fatta, e tant’e’. Pero’ mi chiedo: anche se lei fara’ sesso con noi gratis, soprattutto perche’ sei tu a piacerle e non io, tu perche’ lo fai? Un po’ ti conosco. Non sei il tipo da perderti in questo genere di cose solo per dare l’ennesima dimostrazione della tua capacita’ seduttiva, oppure per dimostrare di saper tenere a bada la gelosia. Io e te lo sappiamo che ne se capace. Non hai bisogno di ulteriori conferme. Quindi, se come hai detto non ci sono i soldi in ballo, qual e’ la contropartita che stai per chiedermi?”

C’era una bella luna mentre passavamo davanti al Grimaldi Forum e ai Giardini Giapponesi. L’aria era fresca e tirava una leggera brezza di mare. Un brivido, partito dalla base del collo, si impadroni’ di me, pervadendosi per tutto il corpo. Era una sensazione piacevole. Amavo quel tipo di brivido. Fin da bambina mi faceva venir voglia di ricevere calore e coccole. Ci fermammo e mi feci abbracciare. Gli appoggiai la testa sulla spalla e, chiudendo gli occhi, assaporai il suo profumo. Cercai il calore di un suo bacio e gli porsi le labbra, ma lui le sfioro’ appena. Poi, ritraendosi, mi guardo’ interrogativo attendendo in silenzio una mia risposta.

“Non lo capisci cosa desidero?” quasi lo gridai, arrabbiata. “Eppure, se mi conosci bene, dovresti saperlo!”

“Vuoi essere unica. E’ questo che vuoi?” disse allora. “E Olga ti serve per dimostrarlo. A chi? A me? A lei? A te stessa?”

“Oh, ma io so di essere unica… e lei non ha alcuna importanza. Contiamo solo noi due. Io e te!”.

Riprendemmo a camminare verso il nostro Hotel. Ormai mancava poco.

“Ti piace manipolare le persone, ne osservi le reazioni, studi gli effetti delle tue provocazioni… per te sono tutti dei topolini. Delle cavie”.

Era arrabbiato anche lui ed era comprensibile. Ma come poteva ancora non capire che mi feriva quando guardava le altre e mi paragonava a loro? Sapevo che era un gioco molto pericoloso quello avevo messo in moto quando lui aveva paragonato Olga a me, ma volevo che lo capisse, e glielo avrei fatto capire a modo mio.

“Lo sai che e’ cosi’” dissi con atteggiamento di superiorita’ “Non sono forse una scienziata? E sono anche tanto curiosa!”

“… E vanitosa”.

“Oh si’, certamente, vanitosa, orgogliosa, cinica e senza scrupoli. Lo sono sempre stata e non me ne sono mai vergognata. Dicono che faccia parte del mio fascino, quello che ha fatto perdere la testa anche a te”.

“La tua corazza un giorno o l’altro cadra’ e quel giorno io saro’ li’ a raccoglierne i pezzi. Ma e’ vero, sono pazzo di te!”

“Me lo dimostrerai stanotte se sei sincero, se veramente sei pazzo di me. Sei tu l’elemento importante del mio esperimento e non Olga. Questa e’ la contropartita che mi spetta per aver vinto la scommessa”.

“In che modo dovrei dimostrartelo? Dove sta la fregatura? Quando fai la contorta ti odio, e tu lo sai bene che e’ difficile sottrarsi ai tuoi giochi. Mi immagino i tuoi clienti di un tempo e gli sforzi che dovevano fare per evitare lo stress”.

Colsi una nota di gelosia nelle sue parole, Cio’ mi provoco’ uno strano piacere. Sottile, perfido. Me ne vergognai, ma se non altro, anche se l’esperimento non fosse andato bene, almeno ero riuscita a scalfire un po’ della sua antipatica sicurezza.

“Nessuno dei miei clienti mi ha mai conosciuta davvero, caro… e tu questo lo sai. Nessuno ha mai potuto vedermi senza maschera, conoscere la mia anima, leggermi dentro, mettere a nudo i miei desideri… guardarmi come sono veramente! Tutti hanno conosciuto solo Alice, non me. Fare la prostituta non e’ come fare l’avvocato, la biologa o la docente universitaria. Quando si vende il proprio corpo, entrano in ballo pulsioni e meccanismi tali che coinvolgono sfere emotive molto profonde. Tu questo non lo puoi capire… e se ci si denuda completamente si rischia di cadere nell’abisso!”

“Dovresti dirlo anche ad Olga. Mi sa che stanotte rischiera’ lei di cadere nell’abisso, con te”.

“Ascolta, tu stanotte realizzerai quel desiderio che ti brucia dentro fin dal momento in cui l’hai vista: far sesso con me e lei insieme, immaginando di avere me ed Alice… ma se per te non saro’ io l’unica, se solo per un istante cederai, se i sensi ti porteranno a desiderare lei piu’ di quanto desideri me e sarai catturato da quella mia immagine allo specchio, io…” lo guardai con occhi lucidi. Sentivo che stavo per piangere. “…Io lo capiro’”.

Sussurro’: “Sei crudele!” E fui certa che davvero mi amava.

Entrammo all’Hotel de Paris. Il portiere ci saluto’. Alla reception chiedemmo la nostra chiave e demmo istruzioni riguardo all’ospite che, presto, sarebbe arrivata.


Interludio saffico

Lesbica narcisista???”

Ci manco’ poco che non soffocassi dal ridere. La mia risata fece addirittura voltare i nostri vicini di tavolo. Lui, lumacone con faccia da puttaniere, approfitto’ per dare una sbirciata alle mie tette e a quelle della mia amica, giustificandosi con la moglie con la classica espressione stile “guarda che gente!”

Ho sempre avuto delle idee molto precise riguardo alla bisessualita’ femminile: tutte quante le donne hanno dentro un po’ di omosessualita’. L’Edipo e’ presente nella donna esattamente come nell’uomo. Quindi e’ lo stesso seno materno, fonte di nutrimento e piacere, che attrae sia l’una che l’altro. Anche se in seguito le sovrastrutture culturali tendono ad annullare quell’istinto, qualcosa resta a livello latente. Pero’, il termine “lesbica narcisista”, mi suonava strano. Ritenevo che il narcisismo fosse una caratteristica tipicamente maschile.

“Lesbica narcisista? Che significa?” insistei.

“Secondo me”, cerco’ di spiegare con aria da maestrina la mia amica, “sei innamorata di te stessa. Insomma, forse non te ne accorgi, ma sei narcisista. Ti piaci talmente tanto, ti coccoli e curi la tua persona ad un tale livello che ti porteresti persino a letto”.

Pensai che intendesse parlare di autoerotismo.

“Dici che sono lesbica perche’ potrei masturbarmi all’infinito amando colei che per me e’ la donna piu’ desiderabile del mondo, cioe’ me stessa?”

Continuammo a ridere come matte ed ancora una volta i nostri vicini di tavolo si voltarono infastiditi. Lei, classicamente insipida che, scommetto, nessuno aveva mai guardato neppure da giovane, mi fulmino’ con occhi gelidi, ed anche un po’ invidiosi!

Abbassai la voce, ed avvicinando il mio volto a quello della mia amica sussurrai: “Ma no… anche se le pratiche autoerotiche non mi dispiacciono, e’ meglio avere un partner. Perche’ faticare se qualcun altro puo’ farlo al mio posto?” E strizzandole l’occhio aggiunsi: “…O qualcun’altra!”

Mi ricordai di quel dialogo in pizzeria. Forse c’era un senso in tutto cio’ che stavo imbastendo, coinvolgendo in uno strano gioco sia il mio uomo che Olga. Olga che a momenti sarebbe arrivata ed avrebbe bussato alla porta della nostra camera.


Albicocca

C’e’ chi insegue priorita’ sensuali che sono lontane dalle mie e non tengono conto di cio’ che, invece, e’ per me fondamentale. Il senso della vista, ad esempio, e’ pressoche’ estraneo al mio modo di concepire la sensualita’. “Come sei bella, che bei capelli, che occhi stupendi” sono frasi che ogni donna gradisce, ma afferiscono alla sfera visiva e la vista e’ un senso che usiamo involontariamente. Non occorre voler vedere. Se non si hanno menomazioni lo si fa indipendentemente e l’azione e’ del tutto scollegata dalla volonta’. E poi ci sono le volte in cui certe frasi sono solo di circostanza, dette anche a chi non ha caratteristiche tali da poterle meritare, rendendo difficile stabilirne il grado di sincerita’.

Generalmente, e’ la sensualita’ maschile ad avere la vista come priorita’. Gli uomini, se non vedono, sentono di perdere molto, troppo, in una situazione sensuale, ed e’ forse per questo motivo che il loro giudizio sulle donne e’ quasi sempre di natura estetica.

Preferisco di gran lunga, invece, quando il discorso cade sull’organolettico. Quando si parla di sapori tutto per me assume un significato diverso. Dato che assaporare e’, a differenza del vedere, un atto volontario, quando ci si riferisce a me non tenendo conto del mio aspetto, ma focalizzando l’attenzione sul mio sapore, sento una strana eccitazione che, dentro la pancia, mi si manifesta con un leggero tremolio. Cio’ che io chiamo: le farfalline.

Ogni donna ha il suo sapore. Se nel sesso il mio partner individua il sapore che ho, allora significa che riesce a comprendere cio’ che a me piace davvero, e dimostra di possedere una sensualita’ molto simile alla mia. E’ forse per questo che uno dei giochi che preferisco e’ farmi bendare? Non lo so, ma di una cosa sono piu’ che sicura: se chi mi assaggia sa dare un significato al mio sapore, in quel momento mi rende sua.

~-~

Albicocca. Mi svegliai col sapore di albicocca. Il sole inondava la stanza. Ci misi un po’ prima di entrare in sintonia con la realta’ e capire dove mi trovavo. Allungai la mano e sentii che il lenzuolo era ancora umido di umori. Annusai l’aria. C’era il suo odore: sesso misto ad aromi speziati del suo profumo. Ed albicocca.

Restai distesa, con gli occhi chiusi, assaporando l’inizio di quel nuovo giorno, cercando di mettere a fuoco gli eventi. Piano piano le immagini si fecero piu’ nitide. Lo sapevamo fin dall’inizio che sarebbe successo, fin da quando i nostri sguardi si erano incrociati. Probabilmente lo avevamo sempre saputo, e forse lo sapevamo anche quando, ancora, non ci conoscevamo.

Olga era arrivata puntuale. Appena entrata, era venuta a sedersi in mezzo a noi due. Qualche parola… un altro bicchiere. Avevamo atteso solo l’attimo giusto per rompere il ghiaccio. E quello era stato l’attimo. Un istante in cui i nostri volti si erano avvicinati. Ed era accaduto.

Succhiando voracemente la sua lingua mi ero dissetata della sua saliva e lei aveva fatto altrettanto con me. Sapeva di albicocca. Albicocca matura e succosa. Glielo avevo detto mormorandolo fra le nostre lingue e quando lui si era unito al nostro gioco, i sapori si erano mischiati come i nostri corpi. Sono certa che il biblico albero del bene e del male fosse un albicocco. E noi da esso avevamo colto ogni frutto, per tutta la notte, fino a quando, stanchi, ci eravamo abbandonati al sonno, lasciando di noi solo i noccioli.

Non era accaduto quello che avevo temuto. Lui non era caduto nella trappola. Aveva fatto sesso con me e con lei, ma era stato solo con me che aveva fatto l’amore. Anche Olga aveva partecipato a quel menage mettendoci passione, recitando con lui il ruolo della escort, ma dedicando a me un’attenzione totale. Ero stata al centro dell’Universo, il collante che per una notte ci aveva uniti, ed ero rimasta in mezzo a loro, abbracciata a tutti e due, fino ad addormentarmi.

Adesso ero sola nel grande letto. Rumore d’acqua che scrosciava; qualcuno stava facendo una doccia. Aprii gli occhi. Mi alzai e mi sedetti sul bordo del letto. Il lenzuolo ed i cuscini erano macchiati del nostro piacere. Guardai l’ora: era quasi mezzogiorno. I vestiti di lui non c’erano, ma quelli di Olga erano sparsi un po’ ovunque.

Entrando nel bagno la vidi. Bellissima. I suoi occhi, azzurri come il cielo fuori, mi sorrisero.

– Dobroie utro, ti karasho spal? [2]

– Da, Olga, ochen karasho, spasibo. [3]

Mi misi anch’io sotto la doccia insieme a lei, e per un po’ giocammo a lavarci con i corpi insaponati. Ci baciammo ancora ed iniziai a sentire le farfalline. Ma subito mi ritrassi. Gli accordi non erano quelli. Lui non c’era e quello che stavo facendo mi sembrava una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Avevamo fatto un patto: Olga era il nostro giocattolo. Un giocattolo condiviso e nessuno dei due avrebbe dovuto reclamarne la proprieta’ esclusiva. Sentivo dentro un leggero senso di colpa.

Mentre mi asciugavo, chiesi di lui, ma neanche Olga sapeva niente. Si era svegliata probabilmente dopo che lui era uscito. Mi confido’ che, appena sveglia, era rimasta per qualche minuto ad osservarmi mentre dormivo e sfiorando la mia guancia con il naso, aveva sentito che odoravo di albicocca.

“Ti ho detto che siamo simili!” aggiunsi ridendo.

“Simili, ma non uguali” rispose lei. “A te piacciono anche gli uomini”.

Scoppiammo a ridere ricordando la circostanza che ci aveva fatte incontrare, la sera prima: la proposta, il principe, i due francesi in cerca di escort, i grasshopper. Poi, quando fummo pronte, chiamai lui al cellulare. Stava aspettandoci nella hall per andare a pranzo.

~-~

Scegliemmo una brasserie in Place Casino. Olga chiese specificatamente della marmellata di albicocche ed inizio’ una pantomima di fronte a me, mangiandola con le dita mentre mi fissava. Riuscii a restare composta ed impassibile anche quando cerco’ di farmela assaggiare dalle sue labbra.

Non sapevo quanto tutto cio’ a lui seccasse. Dopotutto Olga si era inserita nella nostra esistenza per una futile scommessa. Avevo scommesso che l’avrei portata nel nostro letto gratuitamente e lui aveva accettato la sfida. Il gioco era ormai arrivato alla fine ed io avrei potuto ritirare il mio premio. Anche se in quel momento non sapevo piu’ quale fosse.

Ancora poche ore ed Olga se ne sarebbe andata. Di lei non avremmo saputo più niente. Avrebbe continuato la sua vita di studentessa-escort fra Sankt Peterburg e Monaco, mentre noi saremmo tornati alla nostra complice e mondana ricerca d’avventura. La osservavo mentre mangiava il gelato. I lunghi capelli biondi raccolti. Teneva lo sguardo basso, concentrata sul bicchierone ricolmo di panna. Di tanto in tanto alzava gli occhi e mi guardava languidamente. E fu allora che mi ricordai di altri occhi come i suoi. Occhi di mare che avevano quella stessa luce. Occhi di una Pentesilea mai piu’ incontrata. Una Pentesilea che odorava anche lei d’albicocca.

Qualcosa di malinconico salì dal profondo dei miei ricordi e decisi che non avrei piu’ giocato in quel modo. Guardai lei che guardava lui che guardava me. Giurai non avrei piu’ permesso che fosse di nuovo una fine, ma che quello sarebbe stato un nuovo inizio. Chiesi di pagare il conto ed uscimmo.

Accompagnammo Olga all’hotel. Era ormai gia’ pomeriggio inoltrato. Lei sarebbe partita il mattino dopo. Io e lui, invece, avremmo ripreso il nostro viaggio la sera stessa.

Odio gli addii. Porterei tutti quanti con me. Come una zingara riempirei il carrozzone trainato dai cavalli e girerei per il mondo con la mia troupe di saltimbanchi, equilibristi, mangiatori di fuoco, ballerine e clown. Monterei le tende del mio circo negli angoli piu’ remoti ai confini del sogno, e darei spettacoli per tutti i bimbi che dentro di noi son prigionieri.

La baciai ancora un’ultima volta. Ci scambiammo i numeri di telefono. Ci promettemmo di sentirci presto e di ritrovarci quanto prima. Lui, con aria quasi divertita ci osservava in silenzio come un papa’ che osserva la figlia mentre saluta l’amichetta alla fine delle vacanze estive. Quando poi fummo soli gli domandai il perche’ di quella sua aria divertita e strafottente, dato che aveva perso la scommessa.

“Tesoro”, mi disse con la sua solita calma. “Perche’ dici di aver vinto una scommessa che in realta’ hai perso?”

Lo guardai sbigottita. “Come perso? Avevamo stabilito che l’avrei portata nel nostro letto gratis e mi pare di esserci riuscita. O no?”

Con aria flemmatica e sorniona mi abbraccio’. Poi, fissandomi da una distanza di dieci centimetri o poco piu’, disse: “Di’ la verita’, temevi che fossi io a perdere la testa per Olga e invece…”

“Ma che c’entra questo? La scommessa non era su questo”, replicai alterata forse piu’ per aver inteso perfettamente il senso della sua allusione che per altro motivo.

“Infatti, la tua sbandata per lei non c’entra niente”, concluse con un sorriso cinico. “Ma forse non ti sei accorta che non e’ stato affatto gratis. Ieri, al bar, Olga ha bevuto due grasshopper, e sai qual e’ la cosa buffa? Che li hai pagati tu!”


Note:

[1] Tortelli di pasta ripieni di carne o verdure tipici della cucina russa.
[2] In russo – Buon giorno, Olga, dormito bene?
[3] In russo – Si’, molto bene, grazie


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: