Il reggiseno


Sulla falsa riga del post piu’ letto in questo blog – quello sulle mutandine – e nell’improbabile tentativo di replicarne il successo, ne propongo un altro sulla storia degli indumenti femminili. Anche se, tutti lo sanno, cio’ e’ per me soltanto una scusa, la piu’ palese e ritrita, per poter essere ancora una volta tremendamente autoreferenziale ed esibizionista tramite il metodo ormai collaudato della foto da individuare. Parleremo, dunque, del reggiseno.

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Icona di fascino e bellezza il reggiseno moderno, che da qualche anno ha compiuto il secolo di vita – ha fatto la sua prima apparizione nel 1907 -, e’ il capo di lingerie che davvero ha cambiato la storia del costume. Apparso per la prima volta sulle pagine della rivista francese “Vogue”, era allora semplicemente un tessuto rigido con cinghie di supporto e bande di stoffa, e rappresento’ per le donne una vera e propria rivoluzione. Ma la storia di questo indumento, come idea, e’ molto piu’ antica ed ha radici assai lontane nel tempo.

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E’ del secondo millennio a.C. la prima scollatura, forse la piu’ audace, e veniva indossata dalle donne cretesi. Consisteva in un corsetto che alzava e sosteneva il seno, evidenziandolo e tenendolo completamente scoperto.

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Successivamente, mille anni dopo, le donne iniziarono ad utilizzare una piccola striscia di stoffa chiamata “apodesmo”, che spesso era di colore rosso e che veniva arrotolata sotto il seno. Era adoperata soprattutto dalle atlete durante le competizioni sportive. Questo rudimentale reggiseno ellenico si trasformo’, poi, nel “mammillare” etrusco, una benda che serviva a comprimere il seno alle donne che lo avevano troppo prosperoso.

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A Roma, durante il periodo imperiale, le donne utilizzavano un incrocio di nastri detto “strophium” che sosteneva e avvolgeva il seno sotto la tunica. Era un indumento di provocante seduzione e persino il poeta Marziale, tessendone le lodi, lo descrisse come una “trappola a cui nessun uomo puo’ sfuggire, esca che riaccende di continuo l’amorosa fiamma”.

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Dopo la caduta dell’Impero Romano, qualsiasi indumento preposto a sorreggere o a proteggere il seno scomparve – le donne barbare lasciavano il seno libero sotto la veste o la tunica – e questo duro’ per secoli. Fino al 1200, quando l’esigenza di un tale indumento ritorno’ con l’arrivo di una foggia di abiti aderenti che sottolineavano la figura ed accentuavano le forme femminili.

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Infatti, dalle numerose immagini contenute di un testo di fine Ottocento, “Le corset a travers les ages”, si apprende che nel basso medioevo venivano ideate ingegnose apparecchiature per sostenere, correggere ed accentuare le curve delle signore.

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Si trattava perlopiu’ di corsetti in metallo, veri e propri strumenti di tortura, sostituiti, poi, dai piu’ comodi “pelicon”, dei corpetti potenziati da una fodera di pelliccia che scandalizzavano i benpensanti, tra i quali lo stesso Dante che, con immortali versi, tuono’ il suo sdegno contro “le sfacciate donne fiorentine che van mostrando con le poppe il petto”.

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Ma e’ dal XVII secolo in poi che iniziarono a diffondersi i primi corsetti cosi’ come li conosciamo oggi, indumenti di estrema seduzione che avrebbero incontrato il gusto delle dame dell’alta societa’ due secoli più tardi, e soprattutto nel periodo della Belle Epoque. Simili a corazze e fabbricati con stecche di balena, questi corsetti donavano un vitino sottile e seni alti e prorompenti, ma spesso causavano anche gravi deformazioni alle ossa.

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Alla fine del XIX secolo, precisamente nel 1889, vennero realizzati i primi reggiseno in rayon, un materiale assai morbido e plasmabile, dotato di riflessi brillanti. E fu cosi’ che la lingerie femminile entro’ a pieno titolo nella modernita’.

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L’invenzione del reggiseno moderno si deve a Madama Cadolle che, a Parigi nel 1907, fu la prima a smettere l’uso dei corsetti e a cucire un reggiseno con cui i seni venivano sospesi tramite delle bretelle. Questa sua “rivoluzione” fu denominata “Brassière”, e fu resa famosa dalle pagine di “Vogue”.

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Si dove’, tuttavia, aspettare il 1914 perche’ il primo vero e proprio modello di reggiseno fosse brevettato, e cio’ avvenne quando una ricca dama di New York, Mary Phelps Giacob, ne deposito’ il marchio con il nome di “Caresse Crosby”. Era un reggiseno senza armature, ed il prototipo lo aveva realizzato un anno prima utilizzando due fazzoletti e un nastro.

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Alla fine degli anni ’60, primi anni ’70, il reggiseno visse un periodo poco felice: i movimenti femminili, sull’onda dell’emancipazione, della rivoluzione sessuale e dell’aspirazione bruciante di svincolare la donna da tutti gli impedimenti e di differenziarsi dalle generazioni precedenti, se ne liberarono condannandolo al rogo.

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Ma, come ben sappiamo, una volta passato quel particolare momento, il prezioso indumento torno’ ben presto in auge ed ancora, oggi piu’ che mai, continua di fatto ad adempiere la sua duplice funzione: di aiuto fisico ed estetico, e di misterioso affascinante strumento di seduzione capace sempre di turbare ogni uomo e di accendere in lui la fiamma del desiderio piu’ audace.

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Ed ora, dopo tutte queste notizie delle quali non interessa una beata fava a nessuno, e che volendo si possono trovare un po’ ovunque in internet, ma che mi sono servite come pretesto per inframmezzare qualche foto “ammiccante”, veniamo al punto essenziale del post, al succo di tutto, ovvero a cio’ che davvero interessa, sia a me in quanto autoreferenziale ed esibizionista, sia a chi mi legge in quanto curioso e guardone: al di la’ della foto che mi ritrae – una di quelle che ho inserito – io, il reggiseno, normalmente, lo porto o non lo porto?

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Per scoprirlo, dovreste alzarmi la maglietta adesso, oppure aprirmi la camicetta o infilarmi la mano nella scollatura del vestito se e quando mi inviterete a cena, poiche’ dubito che dal luogo in cui siete, seduti di fronte ad un computer, con uno schermo, una tastiera ed un mouse davanti, possiate farlo.

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Nel frattempo, potete solo immaginarlo, oppure programmare un lungo viaggio senza avere la certezza, pero’, che una volta arrivati alla meta troverete cio’ che state cercando. Ma, credetemi, le sorprese piu’ belle sono quelle che non ci attendiamo. Quelle che non ci immaginiamo. Quelle in cui, anche se vengono disvelate un po’ alla volta, lentamente, resta sempre, pero’, qualcosa di ignoto da scoprire.

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Stringi le dita
attorno al quel capezzolo.
Strofina quel seno,
strofinalo bene.
Struscialo a fondo
fino a quando il genio
esce dalla lampada
e ti concede
i miei tre desideri.

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