Il cliente


E’ la versione leggermente modificata di un breve racconto scritto nel 2007. Cosa cambia? In sostanza, molto poco. Cambia il titolo – nell’originale era “Lo stronzo” – e cambia un po’ la forma, soprattutto perche’, invece di scriverlo in prima persona come l’originale, ho scelto stavolta la terza persona, assegnando un nome alla protagonista, che ho voluto chiamare Alice. Una versione di questo racconto, abbreviata per esigenze editoriali, e’ stata pubblicata anche sul numero 23 di EsseElle Movie Magazine.

Il cliente accese una sigaretta.

Sapeva che Alice non sopportava l’odore del fumo eppure, dopo aver goduto, rilassato, appoggiato al cuscino, aveva acceso la sua sigaretta con nonchalance. Solo un flebile “permetti?” e senza attendere risposta, aveva iniziato ad aspirare quel veleno misto di catrame e nicotina.

Teneva la sigaretta pendula tra le labbra, e il rivolo di fumo gli entrava nel naso. Alice lo osservava cercando di respirare il meno possibile. La cosa ridicola era che, quando lui l’aveva contattata la prima volta, aveva apprezzato molto che lei non fumasse.

“Con una ragazza che fuma sembra di baciare un posacenere”, le aveva detto per telefono dopo essersi informato sul compenso e sui servizi che lei offriva. Un modo come un altro per capire se, oltre a tutto il resto, sarebbe stata disposta anche a farsi baciare come una vera fidanzata.

Per Alice il bacio era qualcosa di molto speciale. Troppo intimo da donare, cosi’, a qualsiasi cliente. Perche’ un bacio non e’ come una scopata, e’ molto di piu’. Con un bacio, ci si puo’ innamorare e si puo’ far innamorare. Lo riservava dunque solo a chi voleva far innamorare, fidelizzandolo, oppure a chi riusciva a stimolarle il desiderio al di la’ dei soldi, facendole dimenticare di essere una puttana. Ma quel cliente non rappresentava niente di tutto cio’.

Pero’, dato che era considerata una delle migliori sulla piazza, il “bacio” doveva pur far parte dei suoi servizi ed allora poteva capitarle di leccare anche qualche portacenere. Per il compenso che chiedeva, non poteva fare a meno di baciare, ma quando doveva farlo adottava un metodo molto pratico. Faceva in modo che tutto restasse a livello superficiale, epidermico: utilizzava solo le labbra, serrava i denti ed evitava di farsi penetrare dalla lingua del cliente.

Delle sue labbra nessuno si era mai lamentato.

A volte capitava anche che, dopo il sesso, cioe’ quello per cui davvero veniva pagata, restasse ancora un po’ di tempo, nuda a letto, a parlare. Era il momento piu’ noioso del suo lavoro: rimanere lì, sorridente e comprensiva, ad ascoltare storie delle quali a lei non interessava proprio niente.

Non capiva perche’, dopo essersi tolti la voglia, quegli uomini avessero sempre questa irrefrenabile necessita’ di parlare. Di raccontare le loro cose. Forse a casa non trovavano la considerazione di cui avevano bisogno? Oppure, semplicemente, con quelle quattro chiacchiere condite di finta intimita’ s’illudevano di aver scopato in virtu’ del loro fascino e non grazie ai soldi?

Il telefonino del cliente inizio’ a trillare. Lui fece cenno di tacere. Era la moglie.

“Ciao… si’… sono in pausa, ma tra poco dovro’ nuovamente tornare in riunione. Sei stata fuori oggi? Ah, si’… e che hai fatto? Ah, beh! Sempre in giro a far spese! E cos’hai comprato stavolta?… Cazzo! E quanto hai speso???…”

Normalmente, ad Alice non interessava cio’ che dicevano i clienti quando venivano “intercettati” dalle consorti o dalle fidanzate. Non erano affari suoi. Quel battibecco, pero’, la divertiva e la incuriosiva. Vedere un uomo in imbarazzo era come un piccolo orgasmo. Un fiotto di piacere aggiuntivo dopo quello che ogni volta riceveva quando veniva pagata.

Il cliente era palesemente seccato. Si immaginava la moglie all’altro capo del telefono che gli raccontava di aver acquistato chissa’ cosa. Il modo in cui era alterato faceva quasi pensare che la consorte, dandosi alla pazza gioia, si fosse impossessata dell’intera collezione di Chanel. Ovviamente caricando la spesa sulla carta di credito del marito.

Alice sorrise al pensiero di un puttaniere il cui conto in banca veniva prosciugato dalla moglie mentre, lui, se ne stava stravaccato a letto con un’altra donna. C’era un non so che di giustizia divina in tutto cio’. Una legge del contrappasso applicata nella maniera piu’ cinica possibile.

“… Cavolo, Marina, ma vuoi capire che i soldi me li sudo? Non li vado mica a rubare! Ma quando sara’ il momento che la smetterai di spendere per cose inutili?… Come? Come?… Non sono inutili? Mi dici cosa te ne fai di altri rossetti? Ne hai un cassetto pieno!”

“Accidenti!” penso Alice, “la povera donna non ha affatto svaligiato Chanel.” E se la immagino’ dimessa, con i capelli in disordine, intenta a stirare i calzini e le mutande a quell’uomo che stava incazzandosi per un rossetto, quando lui aveva appena speso una cifra da capogiro con una prostituta. Ringrazio’ tre volte il cielo per aver fatto nella vita le scelte giuste.

Anche quando la telefonata termino’, il cliente non smise d’imprecare. La situazione era troppo divertente ed Alice, perfida ma con aria del tutto innocente, chiese: “Che c’e’ caro? Problemi in famiglia?”

“E’ che mia moglie e’ matta! Quella cretina ha la fissazione dei rossetti… ne ha un cassetto pieno. Ciononostante, tutte le volte che esce ne compra qualcuno”.

“Sara’ una collezionista”, disse Alice prendendolo sottilmente in giro. “Forse e’ il suo modo per distrarsi… un po’ come fai anche tu con le ragazze. Ma dimmi, ha speso molto per gli ultimi rossetti?”

“Centoventi euro! Mi ha detto di averne comprati cinque, porcaeva! In quel cassetto ci saranno almeno cento rossetti di tutte le marche e i colori…”

“Oh, comprendo benissimo… in quel cassetto ci saranno piu’ o meno… vediamo un po’…” Alice fece rapidamente il conto. “I soldi che spendi per un paio di volte con me?”

“Certo! Ma quella li’ non fa un cazzo dalla mattina alla sera… sono io che mi sbatto e porto i soldi a casa! Vorrei vedere come farebbe se li dovesse sudare lei! Mentre i soldi miei io li spendo come e quando mi pare!”

“Sì, certo… e’ giusto. E’ una donna fortunata, tua moglie, e non se ne rende conto. Tu fai tanto per lei, e lei non riesce ad esserti grata. Comunque, non capisco perche’, se per te e’ un peso morto, non la scarichi. Meglio pagarle gli alimenti ed essere libero, piuttosto che vivere una vita con una che ti fa incazzare continuamente, non credi?”

“Parli bene tu!”, disse allora il cliente non cogliendo quel briciolo di ironia che Alice aveva messo in ogni singola parola. “Ma l’anno scorso sono stato ricoverato per un intervento, e se non ci fosse stata lei ad accudirmi, non so come avrei fatto. Il cibo della clinica faceva schifo, ma ogni giorno mi preparava quello che le chiedevo e me lo portava. Lei va bene per questo genere di cose. Pero’ mi tocca sopportarla”.

Assunse, poi, l’espressione tipica del martire che hanno tutti gli uomini che non si sentono compresi. Alice per poco non gli spiaccico’ la sigaretta sul naso. Con quel discorso sulla moglie badante era riuscito ad infastidirla un bel po’. Vedendo come fossero deboli e bistrattate le donne che si affidavano completamente ai mariti, ancora una volta ebbe la conferma di aver fatto bene a non sposarsi, a restare indipendente ed autonoma. La solitudine che ogni tanto le capitava di provare, era niente se paragonata alla vita che avrebbe dovuto fare qualora avesse avuto la disgrazia di cadere nelle grinfie di un uomo cosi’.

“Va bene, dai, non te la prendere. Vedrai che riuscirai a sistemare tutto”, disse decidendo di mantenere la calma, considerando che, in fondo, i fatti del suo cliente e di sua moglie non la riguardavano. Pero’, si sentiva a disagio. Non vedeva l’ora di togliersi da quella situazione, da quel letto. Non sopportava piu’ di restare nuda sdraiata accanto a quello stronzo.

“Ascolta…” aggiunse alzandosi dal letto iniziando a rivestirsi. “Mi sono appena ricordata che forse ho lasciato il rubinetto del gas aperto a casa, ed ho un tale pensiero che non riesco proprio a rilassarmi. Ti dispiace se interrompiamo qui? Magari recuperiamo la prossima volta”.

Quell’improvviso cambio di programma non piacque al cliente che cerco’ di convincerla a restare fino al termine del tempo concordato, ma Alice, quasi con le lacrime agli occhi, gli parlo’ dei suoi adorati canarini, e della triste sorte che avrebbero potuto subire a causa della sua distrazione. Quando voleva, Alice sapeva essere molto convincente e alla fine, anche se non era un animalista convinto, seppur di malavoglia l’uomo accetto’.

“Ciao caro. Grazie per il bellissimo pomeriggio che mi hai fatto passare” si accomiato’ quindi sorridendo. “Ci vediamo presto. Sai come contattarmi”.

Prima di uscire, pero’, si volto’ come se si fosse ricordata proprio in quel momento qualcosa d’importante. “Ah scusa…” disse. “Volevo comunicartelo prima, ma la telefonata di tua moglie mi ha distratta. Il mio compenso sarebbe aumentato di duecento euro. Sai com’e’… il carovita, l’inflazione… ma dato che mi piaci moltissimo, stavolta ho deciso di non chiedertelo. E’ un regalo. Cosi’ potrai pareggiare i conti con i rossetti di tua moglie. Ma dalla prossima volta considera che dovrai pagarmi di piu’”.

Poi gli stampo’ un bel bacio sulla bocca. Uno dei soliti, dato con le sole labbra e con i denti ben serrati.


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