Come nelle fiabe


Scarpette di cristallo, mele avvelenate, aghi incantati. Ogni fiaba che si rispetti ha una principessa che si ritrova regolarmente nei guai. Non prima, pero’, di aver subito un bel po’ di angherie dalle terribili rivali: sorellastre invidiose, matrigne senza cuore, regine malvagie, fatine permalose.

La salvezza delle protagoniste, buone, gentili e pazienti fino all’inverosimile, e’ sempre affidata ad un bel principe vestito d’azzurro ed in groppa ad un cavallo bianco: un uomo senza macchia e senza paura che conduce le pulzelle verso la piu’ abbacinante e la piu’ splendida delle esistenze, normalmente la sua, dove l’essenza femminile perde ogni significato e si dissolve con l’immancabile “…e vissero felici e contenti”.

Se, poi, sara’ davvero felicita’ e contentezza non c’e’ modo di saperlo, ma una cosa e’ sicura: mai che ci sia una principessa che riesca a mettersi in salvo da sola, che per una volta si ribelli, che mandi tutti a quel paese e si crei alla fine una propria personale esistenza del tutto autonoma, e senza alcun principe a cui affidarsi e dal quale dipendere.

Forse e’ questo che sta all’origine di quel retaggio insidioso che penetra nelle menti delle bambine e le accompagna anche da adulte. Forse tutta la colpa e’ delle fiabe se l’ingarbugliata mente di una donna ha la capacita’ di trasformare in principe chiunque, anche chi principe non e’, ma che, anzi, e’ lontano anni luce dal possederne le qualita’, convinta che con lui accanto ogni piu’ piccola parte del mondo risplendera’ di un fulgore del tutto inaspettato.

Non dico che un principe non possa esistere – qualcuno qua e la’, ramingo, sicuramente ci sara’ – ma neppure e’ detto che lo sia necessariamente ogni uomo che si avvicina. E soprattutto non e’ detto che sia in grado di salvare una principessa, fosse solo dai suoi bui naufragi nell’inquietudine.

In fondo, per guadare la vita, il primo passo e’ proprio quello di scegliere come la si vuole vivere, al di la’ di qualsiasi eventuale fulgido traghettatore si possa incontrare. Divenire noi stesse capaci di manovrare il timone della nostra intima e straordinaria zattera di luce e’ il principio su cui si basa l’unico, vero, potere in grado di portarci realmente ad un’autentica felicita’ e contentezza. Proprio come alla fine di ogni fiaba.

“Un giorno esistera’ la fanciulla e la donna, il cui nome non significhera’ piu’ soltanto un contrapposto al maschile, ma qualcosa per se’, qualcosa per cui non si pensera’ a completamento e confine, ma solo a vita reale: l’umanita’ femminile” – Rainer Maria Rilke


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