Perche’ le donne sono uno scopo, e gli uomini soltanto un mezzo? – II parte


Nel tentativo di dare una risposta al perche’ la pressione evolutiva abbia creato certe diversita’ e non altre, nella prima parte, ho voluto descrivere il diformismo tra maschi e femmine soprattutto dal punto di vista fisico. Da questo post in poi, iniziero’ ad affrontare il discorso dal punto di vista dei comportamenti e delle attitudini, in quanto il diformismo fisico e somatico necessario affinche’ il meccanismo della procreazione sessuale funzioni, va di pari passo anche con una diversa cognizione, di uomini e donne, che riguarda molti aspetti legati all’interazione fra i due generi (iniziando dall’interazione sessuale) e anche al modo di rendere l’ambiente sociale circostante piu’ aderente alle proprie esigenze procreative. Anch’esse, come chiaramente si puo’ evincere, dimorfiche.

Per un maschio, la ricompensa procreativa ottenuta attraverso l’eccellenza eroica (mettendo a rischio finanche la propria esistenza) tende ad essere immensa. Pertanto, le aspettative di successo in un raggiungimento eroico dell’obiettivo procreativo sono talmente grandi che superano di gran lunga le conseguenze negative e le aspettative di un eventuale fallimento. Cosi’, mediamente, i maschi mostrano un minore conservatorismo strategico rispetto alle femmine. Ed e’ per tale motivo che il meccanismo sessuale della specie umana e’ stato congegnato in modo che la perdita di alcuni maschi – anche di un bel po’ -, oppure una loro scarsa partecipazione procreativa, non si traduca in una riduzione significativa del numero degli individui nella generazione successiva.

Il fatto che il numero di individui nella generazione successiva sia in gran parte indipendente dal numero di maschi impegnati direttamente nella procreazione nella generazione precedente, rende gli uomini istintivamente piu’ liberi di dedicare tempo ed energie a questioni del tutto separate dalle proprie, dirette, prospettive procreative. In sostanza, sono sotto una minore pressione evolutiva di procreare con successo. Tuttavia, al contempo, sono altrettanto efficaci nel propagare i loro geni indirettamente, cioe’ partecipando agli interessi logistici e strategici della comunita’, e in molti casi, da questa “propagazione indiretta”, traggono benefici esattamente come se procreassero direttamente.

Accade di sovente, infatti, che la propagazione indiretta dei geni possa essere anche piu’ efficace della propagazione diretta, e a tal proposito e’ mia impressione che l’omosessualita’ maschile sia, nella maggior parte dei casi, una condizione fisiologica collegata a questa duplice pulsione maschile. Infatti, cio’ e’ abbastanza coerente con la ridotta pressione evolutiva sui maschi di procreare direttamente e a mio parere l’incidenza dell’omosessualita’ maschile e’ la prova che esiste una selezione per quei membri della comunita’ che contribuiscono solo indirettamente all’evoluzione genetica del corpo della comunita’ stessa.

Tutto cio’ avviene in un modo particolarmente intelligente: in ogni gravidanza successiva a quella in cui un feto e’ di sesso maschile, la probabilita’ di un fenotipo omosessuale-maschile aumenta di circa un terzo. Questo puo’ avvenire perche’ la donna tende ad assoggettare ogni figlio successivo a concentrazioni crescenti di testosterone nell’utero (il testosterone nell’utero ha un effetto femminilizzante, mentre l’effetto degli estrogeni nell’utero e’ mascolinizzante). Oppure, cio’ puo’ essere a causa dall’attivita’ del sistema immunitario della madre. Qualunque sia il motivo, i figli maschi di madri prodigio hanno, con progressiva probabilita’, un attenuato o del tutto assente istinto a procreare. L’aspetto particolarmente interessante del meccanismo, e’ che tende a compensare la sovrarappresentazione genetica della madre, causata da una pletora di figli maschi, con un’efficace distorsione che inibisce l’istinto procreativo.

Nella competizione per assicurarsi il favore delle femmine, i maschi si contrappongono uno contro l’altro e si mettono in mostra per dimostrare la loro idoneita’. Questa attivita’ e’ spesso pericolosa e consuma una grande quantita’ di tempo ed energie. Energie che non sono quindi direttamente disponibili per gli sforzi costruttivi finalizzati al beneficio immediato della comunita’. Con questo tipo di meccanismo, si riduce tra i maschi la partecipazione nella competizione procreativa, sia a livello individuale (come evidenziato) sia in termini di tempo investito (come vedremo, poi, per quanto riguarda la sincronia del ciclo mestruale femminile), e tutto cio’ puo’ essere definito come un adattamento collettivo della specie. Naturalmente, e’ la monogamia il principale meccanismo attraverso il quale maschi e femmine, allo stesso modo, evitano i pericoli e l’enorme dispendio di energie causati della competizione procreativa, ed il moderno sistema di libero mercato rappresenta l’istituzione principale all’interno della quale, di fatto, questa competizione avviene.

Anche la costruzione e l’interpretazione dei messaggi comportamentali motivati dalla sessualita’ sono aspetti altamente dimorfici. In genere, una femmina offre indizi non impegnativi, che richiedono un’attenta decifrazione e che si prestano a facili e plausibili negazioni se il suo interesse svanisce durante il corteggiamento. Una donna richiede che il corteggiamento duri per un lungo periodo, a volte parecchi mesi. Un maschio, al contrario, offre rapidamente e prontamente dichiarazioni esplicite ed innegabili aperture, e preferisce che il corteggiamento sia il piu’ breve possibile. Anche se sembrano comportamenti contrastanti, il modo di interpretare tutto cio’, fra maschi e femmine, e’ complementare. La femmina ratifica solo le dichiarazioni esplicite e le innegabili aperture, ma poi, con esitazione, sceglie solo la condizione in cui l’attivita’ sia stata effettivamente dispendiosa in termini di tempo ed energie, in quanto cio’ viene interpretato come un chiaro sostegno alle dichiarazioni. Lei e’ in gran parte ignara degli indizi non impegnativi che lascia, ma il maschio e’ molto sensibile a qualsiasi comportamento che possa costituire una dichiarazione oppure un’apertura, anche se e’ sottile o sottintesa, e tende sempre a interpretarla come esplicita, senza alcun dubbio o esitazione.

La femmina presenta cosi’ una serie di puzzle da identificare e risolvere, cosicche’ il maschio possa dimostrare la sua bravura, ma e’ restia ad affrontare qualsiasi puzzle presentato dal maschio che, comunque, normalmente, non tenderebbe a presentarli in ogni caso. La causa di questi adattamenti comportamentali decisamente diversi e’ il livello radicalmente dimorfico di rischio e di investimento rappresentato dall’atto sessuale. Il maschio rischia di perdere niente nell’atto sessuale, cosi’ interpreta un qualsiasi comportamento di apertura, anche fatto di gesti ambigui, come una chiara disponibilita’ a far sesso. Dopotutto, egli si esibisce facilmente in dichiarazioni esplicite, talvolta anche eccessive, nonostante si metta molto poco in gioco. Al contrario, la femmina ha potenzialmente da perdere tutto, e quindi richiede dichiarazioni di interesse ed impegno maggiori, piu’ profonde, innegabili e costanti, che siano chiaramente supportate dalla condotta del maschio. Anche lei arriva alle dichiarazioni esplicite e pianifica la sua disponibilita’, ma lo fa quasi sempre solo dopo un corteggiamento lungo e completo che ha confermato l’affidabilita’ del maschio.

In media, l’entita’ e l’incidenza della gelosia e’ grosso modo simile in maschi e femmine. Tuttavia, le cause sono distintamente dimorfiche. La gelosia maschile e’ generalmente innescata dal sospetto o la certezza che la partner e’ impegnata in rapporti sessuali con qualcun altro. La gelosia femminile, invece, e’ conseguenza del sospetto o la certezza che la fedelta’ emotiva del partner e’ stata diluita o reindirizzata nel coinvolgimento con qualcuno o qualcosa d’altro; un coinvolgimento che non ha bisogno nemmeno di essere sessuale, dunque, e neppure indirizzato nei confronti di un altro essere umano. La spiegazione del dimorfismo e’ chiara: la strategia procreativa del maschio si concentra sul monopolio degli organi riproduttivi della femmina, mentre la strategia procreativa femminile e’ focalizzata sulla ricerca di un monopolio dell’attenzione protettiva e produttiva del partner.

I maschi hanno la tendenza a specializzarsi, cioe’ a costruire modelli cognitivi intensamente dettagliati di un particolare campo ristretto di attivita’, e a dirigere su di essi tutta l’attenzione. La specializzazione e’ di per se’ una strategia rischiosa, dato che il bagaglio di conoscenze ed esperienze focalizzato in un settore ristretto, puo’ facilmente essere reso obsoleto da innovazioni culturali, sociali e tecnologiche, ma l’eccellenza nella competitivita’, puo’ essere raggiunta solo con la specializzazione (e’ importante sottolineare che un individuo puo’ non limitarsi a una singola area di specializzazione). Quando si parla di specializzazione non si tratta di adeguatezza nel fare qualcosa, ma di eccellenza. Una comunita’ senza specialisti e’ in forte svantaggio rispetto ad altre comunita’ che, invece, gli specialisti li hanno, ed e’ per questo motivo che la suddivisione dei compiti secondo le varie specialita’ e’ una necessita’ nella pratica economica del mondo contemporaneo.

In ogni caso, la competizione e’ qualcosa di molto piu’ naturale per i maschi che per le femmine. La cooperazione, invece, e’ chiaramente un tema naturale per entrambi i sessi.

La maternita’ non e’ una specialita’ e le femmine sono maggiormente predisposte per la costruzione di modelli di mondo meno specialistici, piu’ generalisti, piu’ radicali, quasi integralisti, poiche’ piu’ adatti all’educazione (per i bambini, ma anche per altri membri della comunita’) e all’esecuzione (cioe’ a rilevare quando una regola viene infranta, cosi’ da dirigere prontamente un’azione correttiva). Questo perche’ esiste una predisposizione filogenetica per cui formare, tramandare, e quindi imporre, modelli di mondo generalisti, radicali e integralisti, e’ vitale per la continuita’ culturale e per la coerenza. E continuita’ e coerenza favoriscono enormemente la sopravvivenza.

Il ciclo mestruale delle donne che vivono per lungo tempo in prossimita’ le une delle altre, si sincronizza, cosicche’ l’intera comunita’ puo’ raggiungere una sincronia in cui la procreazione esercita una grande influenza sulle attivita’ solo per una settimana o poco piu’ al mese. Questo adattamento ha molteplici vantaggi. Gli effetti negativi causati dalla competizione procreativa vengono limitati ad un breve periodo ciclico, permettendo alla comunita’ di concentrarsi su tutte le altre questioni per la maggior parte del tempo. Inoltre, il fatto che la competizione sia concentrata, rende meno probabili le prospettive per maschi meno in forma di riprodursi, togliendo tale possibilita’ a quelli piu’ in forma.

Questa sincronia tende anche a inibire l’uniformita’ genetica e il potenziale rischio di incesto che risulterebbe se un singolo maschio dominante fosse in grado di fecondare molte o la maggior parte delle donne nella sua comunita’ muovendosi con calma da una all’altra. Con l’ingorgo di fertilita’ che viene a crearsi con la sincronizzazione ciclica, egli non e’ piu’ in grado di raggiungere la maggior parte delle donne prima che esse siano gia’ state fecondate da altri uomini. Il fenomeno di sincronizzazione esercita dunque una pressione filogenetica verso la monogamia o la diversita’, e contro situazioni tipo “harem”.

Oltre a cio’, il fatto che lo sperma umano sia di bassa qualita’ rispetto a quello di molti animali, compresi i primati, poiche’ solo una bassa percentuale di spermatozoi e’ vitale, incoraggia rapporti di coppia in cui il coito e’ abituale e assicurato (come nei rapporti monogamici), ai danni di situazioni in cui puo’ essere irregolare e poco frequente, come avviene negli “harem”.

La preferenza sessuale visiva e olfattiva delle donne e’ sbilanciata verso partner desiderabili durante il periodo di fertilita’ e verso quelli meno desiderabili nel resto del tempo. Questo e’ probabilmente un adattamento che contrasta con la monogamia, ma che tende a mantenere la disponibilita’ procreativa di partner desiderabili e, allo stesso tempo, la pacificazione e l’impiego utilitaristico (protezione della famiglia e produzione di beni) di quelli meno desiderati. Sottolineando questo adattamento, si deve dire che l’incidenza dell’orgasmo nelle donne e’ dettata principalmente dalla percezione della desiderabilita’ sessuale del maschio (che e’ ereditaria), e l’atteggiamento collaborativo in famiglia oppure il coinvolgimento emotivo non sono dei predittori di tale desiderabilita’. Cio’ e’ significativo perche’ le contrazioni vaginali e uterine che accompagnano l’orgasmo, favoriscono il successo della fecondazione. Quello che invece esercita un’influenza opposta sulla probabilita’ di successo della fecondazione e’ la cosiddetta “defluizione”, con la quale lo sperma non desiderato viene espulso dalla vagina.

L’ovulazione umana e’ nascosta, e avviene senza preavviso. Questo e’ insolito tra le specie esistenti, e lo sviluppo di questo adattamento sottolinea quanto sia importante per l’evoluzione della specie che le donne mantengano un sostanziale e pratico, anche se in gran parte inconscio, controllo sulla loro disponibilita’ a farsi fecondare.

La finestra temporale durante la quale e’ possibile la fecondazione termina appena 24 ore dopo l’ovulazione. Solo durante questo periodo la mucosa uterina abbassa la sua viscosita’ in modo sufficiente da consentire la penetrazione degli spermatozoi. Gli spermatozoi desiderati che arrivano prematuramente sono tenuti in “sospensione” in delle tasche che si trovano nella parete dell’utero, e sono rianimati da un meccanismo di segnalazione quando l’ovulo che puo’ essere fecondato fa il suo ingresso. La spinta a stantuffo del pene durante il coito, in combinazione con l’azione del prepuzio, costituisce per il maschio una pompa che lavora per rimuovere la materia seminale che potrebbe essere stata depositata da un eventuale antagonista sessuale arrivato prima. Inoltre, il volume della sua eiaculazione viene modulato in modo da migliorare le possibilita’ che un tentativo di un concorrente al momento della fecondazione sia ostacolato.

Il sesso orale ha un significato pratico. Attraverso vari canali sensoriali – ma soprattutto, attraverso l’olfatto e il gusto – col sesso orale si e’ in grado di ottenere informazioni che rivelano la salute di un partner presente o futuro e, spesso, se ha avuto di recente un rapporto sessuale con qualcun altro.

Nei maschi la masturbazione serve per pulire le vie seminali dallo sperma che non e’ piu’ adatto a fecondare; ha quindi una funzione “depurativa” al pari di quella che per le donne hanno le mestruazioni. La masturbazione maschile si conclude con l’orgasmo e con la concomitante eiaculazione, ma e’ possibile solo con la diretta manipolazione fisica. La masturbazione femminile, invece, non serve ad alcunche’ di pratico se non a ricevere piacere, e l’orgasmo puo’ essere raggiunto completamente anche in assenza di diretta manipolazione fisica.

L’omosessualita’ femminile non e’ conseguenza della pulsione sessuale. Anche tra le femmine esclusivamente omosessuali (distinte dalle bisessuali), l’istinto materno tende ad essere molto forte, integro e sovrastante.

L’inseminazione non impone la collaborazione della femmina o, in generale, non richiede alcun intervento organizzato da parte della femmina; la pressione evolutiva ha in gran parte, infatti, affidato al maschio il ruolo “attivo”, lasciando a lui il compito di decidere quando iniziare il percorso procreativo. Ciononostante, lo stupro e’ sfavorito. Il posizionamento dei genitali maschili, in modo che siano vulnerabili ai colpi e alle lesioni, tende chiaramente a inibire lo stupro, anche se presumo che sia improbabile che una selezione adattativa contraria allo stupro abbia tenuto conto della posizione dei genitali maschili, in quanto tale disposizione risale a molto prima che gli esseri umani fossero dei mammiferi bipedi. Il posizionamento dei genitali femminili, pero’, e’ direttamente collegato ad una palese selezione adattativa contraria allo stupro poiche’ e’ tale che l’inseminazione e’ impossibile senza la separazione delle gambe (animali inferiori hanno qualcosa di simile ed utilizzano una coda o l’atto di sedersi). Altri elementi che fortemente sfavoriscono lo stupro come strategia procreativa, e che quasi certamente si sono sviluppati a tale fine, sono la defluizione e l’ovulazione nascosta. Il motivo primario per cui lo stupro e’ sfavorito e’ che il giudizio strategico della femmina per quanto riguarda quando e con chi procreare, ha importanti benefici sulla sopravvivenza a breve e lungo termine.

(Segue…)


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: