Perche’ le donne sono uno scopo, e gli uomini soltanto un mezzo? – I parte


La donna per l’uomo e’ uno scopo, l’uomo per la donna e’ un mezzo”, scriveva Alphonse Karr. Questa frase, che ho letto in questi giorni in un blog, mi e’ piaciuta perche’ riassume una grande verita’, ma anche se poche, semplici, parole possono bastare a dare un senso al concetto, credo sia segno di pigrizia accettare passivamente un aforisma senza porsi almeno una domanda: perche’?

Cio’ a cui davvero non so sottrarmi, da sempre, e’ l’andare alla ricerca dei motivi per i quali le cose sono congegnate in un certo modo piuttosto che in un altro, in quanto sono convinta che la nostra sostanza di esseri umani, quella che viene chiamata “anima”, che ci contraddistingue dagli animali, non stia affatto nell’accettazione passiva di cio’ che spesso per pigrizia non comprendiamo e per vanita’ fingiamo di comprendere, ma nel cercare di dare una spiegazione alle cose. Di capirne le ragioni.

Questa riflessione mi ha spinta, percio’, ad andare a ripescare dei vecchi appunti scritti ai tempi in cui ero ancora una giovane studentessa universitaria. Vorrei condividere il tutto con chi avra’ la pazienza (e la voglia) di leggere cio’ che pubblichero’ in piu’ parti, e a distanza di tempo, per evitare la noia di un argomento forse un po’ troppo impegnativo in un blog come questo.

Gli appunti da me ritrovati riguardano proprio il concetto espresso da Karr: gli uomini e le donne non sono uguali, per varie ragioni. Ma piu’ che altro, in questi appunti, c’e’ la risposta al perche’ le cose stanno in questo modo: perche’, cioe’, il risultato della pressione evolutiva ha portato i due generi ad avere tali diversita’ e non altre nella fisicita’, negli istinti, nelle cognizioni e nei comportamenti. Due generi la cui convivenza risulta essere messa sempre piu’ a dura prova, sottoposta com’e’ a tensioni, a contraddizioni e a stimoli nuovi. Due generi la cui specie e’ forse arrivata al limite di un nuovo processo evolutivo (e quindi sociale) che potrebbe sfociare in un nuovo modo di stare (o non stare) insieme, adesso che molte delle ragioni per le quali uomini e donne hanno vissuto in equilibrio per millenni, hanno iniziato a dissolversi o si sono dissolte del tutto. Esattamente come quando i nostri antenati, imparando ad utilizzare pelli di animali per proteggersi dal freddo, non hanno avuto piu’ bisogno di una coltre di peli propria.

Tutto ha origine nella sessualita’…

La sessualita’ e’ il meccanismo con cui l’evoluzione ha colmato l’immenso divario tra gli organismi unicellulari asessuati e l’essere umano. Per decine di milioni di generazioni, la linea di discendenza che ha portato l’umanita’ a formarsi e ad esistere e’ esclusivamente frutto della procreazione sessuale. Anche se il meccanismo di precisione microbiologico della sessualita’ e’ diverso da specie a specie, la conseguenza funzionale – vale a dire la procreazione strettamente sessuale, secondo la quale ogni individuo ha due genitori, ciascuno che contribuisce a circa la meta’ del suo genoma – e’ sostanzialmente la stessa, e cio’ evidenzia la schiacciante superiorita’ evolutiva del meccanismo sessuale.

Tentero’ dunque di fare una panoramica sulle differenze che esistono tra i fenotipi umani di maschio e femmina, concentrandomi soprattutto sulle distinzioni mentali.

L’unica differenza genetica universale che esiste tra un maschio e una femmina della specie umana e’ la presenza, nel primo, del cromosoma Y. Si tratta di una piccolissima differenza quantitativa di contenuto genetico, ma e’ sufficiente per passare da un fenotipo maschile a uno femminile. La maggior parte del “progetto” del maschio, pero’, non risiede nel cromosoma Y, ma e’ solo attivato da esso.

Dal punto di vista fenotipico, quindi, maschi e femmine condividono ogni organo – ogni muscolo, ogni osso, e ogni sub-organo del cervello – ognuno dei quali assolve alla stessa funzione, interconnesso ad altri organi esattamente nello stesso modo, con un sottile dimorfismo di tipo qualitativo, ma solo nelle funzioni esclusivamente procreative e che riguardano il meccanismo cerebrale, in particolare di quelle parti che sottendono le emozioni. Se si esclude questo, a parte le proporzioni del corpo, le dimensioni dell’anca, le sfumature delle caratteristiche del volto, la dimensione relativa del collo, e vari altri dettagli, compreso il fatto che i maschi hanno piu’ peli (in particolare sul viso), in sostanza maschi e femmine appaiono esattamente uguali.

Le pressioni evolutive sui due generi sono state dunque identiche. Senza riguardo per il genere, i geni si sono selezionati in modo da favorire gli individui che hanno avuto i requisiti per sopravvivere meglio di altri, e piu’ di altri hanno lottato per se stessi, per i loro familiari (coloro cioe’ che condividevano i loro geni – in particolare i bambini, ovviamente) e per la propria specie. Quindi coloro che sono riusciti a procurarsi con piu’ facilita’ tutto cio’ che era necessario per sopravvivere (acqua e nutrimento) oppure che sono stati maggiormente immuni alle malattie, o piu’ resistenti alle lesioni causate da elementi ambientali. Questo successo nella capacita’ di sopravvivenza ha avuto ed ha una notevole importanza sociale, e siccome gli umani sono esseri altamente sociali, fra maschi e femmine esiste un preciso – anche se modesto – dimorfismo di genere nelle attitudini fisiche e mentali. Tuttavia, questo dimorfismo riguarda solo una differenza quantitativa poiche’ nessuno dei due generi, a parte cio’ che sta alla base del meccanismo della procreazione (concepimento, gravidanza e alimentazione dei neonati), ha il monopolio di alcuna capacita’ qualitativa.

In particolare, la cognizione e l’emozione sono caratterizzate da un piccolissimo dimorfismo, e siccome e’ molto piu’ facile elencare le differenze piuttosto che le somiglianze, dico subito che la diversita’ di genere cognitiva ed emotiva corrisponde direttamente ad una diversita’ nell’anatomia somatica e nel metabolismo.

Mi spiego. Gli organi procreativi femminili implementano i meccanismi di gravidanza. L’attivazione di questo sistema e’ metabolicamente “costoso”, ed e’ cio’ che impedisce alla donna di raggiungere elevate prestazioni fisiche. Tale attivazione e’, tuttavia, un requisito indispensabile per la sopravvivenza della specie. Gli organi sessuali della femmina sono interni e sostanzialmente protetti dalle intemperie e da eventuali infortuni. Il maschio, al contrario, li ha fin troppo esposti, cosicche’ la fertilita’ maschile abbia un’elevata vulnerabilita’ alle lesioni fisiche, il cui subirle sia sintomatico di scarsa competitivita’. Pero’, la procreazione maschile, al contrario di quella femminile, di solito non comporta alcun “costo” metabolico o fisico al di la’ di quello sostenuto durante l’atto sessuale.

Le femmine sessualmente mature hanno ghiandole mammarie che le intralciano nella locomozione, nel combattimento, e in molte altre attivita’ fisiche, ma consentono la nutrizione (ed hanno effetti sul sistema immunitario) dei bambini, requisito indispensabile per la sopravvivenza della specie.

In media, all’interno di qualsiasi campione umano etnicamente omogeneo e sessualmente maturo:

• Le femmine hanno una maggiore percentuale di grasso corporeo, che le penalizza nella locomozione e in altri tipi di attivita’ fisiche, ma rappresenta un vantaggio per la sopravvivenza in tempi di magra e favorisce il metabolismo durante la gravidanza. Ad iniziare dalla puberta’, infatti, la femmina aggiunge grasso nella regione dell’anca pari a circa 80.000 calorie di “combustibile” che viene utilizzato per lo sviluppo del feto nel terzo trimestre di gravidanza.

• Le dimensioni del bacino femminile si discostano da quelle maschili in modo tale da non favorire la locomozione, ma permettono di partorire con successo.

• Le femmine hanno una quantita’ immensamente inferiore di peli sul viso. Cio’ riduce la resistenza al danno, ma accresce l’espressivita’, e quindi la profondita’ e la precisione dell’influenza psicologica necessaria innanzitutto a infondere nei bambini la prospettiva che gli altri li proteggeranno, ma anche come strumento di “manipolazione” in un contesto in cui le donne sono fisicamente meno forti.

• Le femmine sono piu’ piccole ed hanno meno muscolatura, rispetto ai maschi. Questo riduce il carico metabolico, in cambio di una minore capacita’ di locomozione e minori prestazioni fisiche rese inevitabili dagli altri adattamenti dimorfici gia’ elencati.

• Il sistema riproduttivo femminile e’ ciclico, con un periodo approssimativamente uguale a quello del ciclo lunare. La femmina si “depura” con le mestruazioni alla fine di ogni ciclo, ed e’ in grado di avviare la gravidanza in soli cinque dei ventotto giorni del ciclo, con una effettiva finestra di fecondazione che dura solo un singolo giorno.

• Le femmine che raggiungono la menopausa vivono piu’ a lungo rispetto ai maschi che raggiungono una pari eta’ cronologica. Cio’ significa che, in assenza di eventi traumatici, le donne vivono piu’ a lungo degli uomini.

Tutto cio’ porta inevitabilmente a differenze comportamentali e di capacita’ “pratiche”, ma non e’ tutto. In media, i maschi, oltre ad essere piu’ forti, sono anche nettamente superiori a scagliare “oggetti” (pietre o giavellotti) contro bersagli; li scagliano piu’ lontano e con maggior precisione. Infatti, i maschi tendono al perseguimento degli obiettivi attraverso l’azione diretta, senza intermediari sociali. Una donna, invece, ha un corrispondente vantaggio nell’utilizzo di meccanismi sociali (in particolare, del linguaggio) per portare un’altra persona ad agire per il perseguimento dei suoi obiettivi. Ovviamente, anche se questo dimorfismo di tendenza e attitudine e’ definito, comunque i maschi perseguono obiettivi attraverso meccanismi sociali, e le femmine lo fanno attraverso l’azione diretta, senza intermediari sociali.

Notoriamente, i maschi tendono a navigare a “tutto spazio”, cioe’ tentando di arrivare piu’ lontano possibile e dappertutto, mentre le femmine tendono a navigare utilizzando dei punti di riferimento. Questo e’ rappresentato dal ruolo stereotipato del maschio cacciatore sempre in movimento e della femmina, stanziale, che gestisce le risorse e l’inventario di utensili per la casa, ma naturalmente tale tendenza e’ lontana dall’essere una regola, quindi non evidenzia una rigida compartimentazione stagna dei ruoli.

I maschi, a causa delle loro maggiori capacita’ fisiche, e in quanto non appesantiti dalla gravidanza o da bambini al seguito, sono chiaramente piu’ adatti ai viaggi, alla caccia e al combattimento. Per essere efficaci, queste imprese richiedono pero’ organizzazione sociale e coordinamento, e in particolare richiedono che le persone siano in relazione tra loro in termini ben precisi di chi coordina chi – cioe’, devono essere organizzate in gerarchie sociali. I maschi hanno quindi una predisposizione filogenetica ed emotiva a muoversi all’interno di queste organizzazioni, e parte di questo e’ la loro predisposizione all’obbedienza e alla leadership. Una conseguenza di questa predisposizione e’ che, mentre la femmina tende ad avere un vantaggio nel “guidare” le azioni di un singolo individuo – il suo compagno, in particolare – un maschio tende ad avere un vantaggio quando riesce a “guidare” molti altri individui contemporaneamente. Una comunita’ intera, per esempio.

In media, i maschi hanno una maggiore densita’ di neuroni nella corteccia, circa 35.000 in piu’ per centimetro quadrato. Questo, in combinazione con un volume cerebrale medio superiore del 10-15% rispetto al volume medio del cervello femminile, conferisce loro una maggiore conservazione delle informazioni e capacita’ di elaborazione. Le pressioni evolutive che hanno portato a questo diformismo sono complesse, ma questo vantaggio asimmetrico permette ai maschi di avere una maggiore capacita’ di mettere il relazione il territorio circostante con la sua fauna ai fini della caccia e della guerra. Asimmetricamente vantaggiosa e’ anche la conoscenza dettagliata della posizione, del ruolo, degli attributi e delle relazioni personali di gran parte delle altre persone appartenenti alla comunita’ con le quali la caccia e le operazioni di guerra devono essere coordinate. Persino l’esigenza cognitiva ai fini del corteggiamento tende ad essere maggiore per i maschi. Ma per bilanciare un cervello piu’ grande e piu’ energico, la pressione evolutiva ha dovuto renderlo d’altro canto metabolicamente piu’ facile da mantenere. E’ la regola della manutenibilita’ metabolica che si traduce in femmine che in generale sono piu’ piccole dei maschi, cervello incluso.

(Segue…)


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