Papponi e maltrattatori


Una donna e’ sfruttata da un pappone quando la loro relazione e’ subordinata al fatto che deve esercitare la prostituzione rinunciando a tutto o parte del suo guadagno per darlo a lui. Lo sfruttamento della prostituzione, si sa, e’ un reato che viene punito severamente in ogni parte del mondo “civile”, e al di la’ dell’aspetto economico che puo’ essere di varia natura (non sempre lo sfruttatore fa prostituire la donna per denaro), esistono dei comportamenti psicologici che sono similari, sia che si tratti dello stereotipato magnaccia di ragazze che esercitano in strada o in appartamento, sia che si tratti di magnaccia di prostitute d’alto bordo. In questo post mi concentrero’ sul primo tipo di “gentiluomo” poiche’ ritengo che certe dinamiche siano similari a quelle di uomini che, per altre ragioni ed in altro tipo di relazione, sono soliti maltrattare le proprie compagne.

La prima cosa che va detta e’ che, dal momento che di solito il pappone si appropria di tutto il denaro che la prostituta ricava, e lei in cambio riceve solo “beni non negoziabili”, la donna diventa economicamente subordinata al suo sfruttatore, quindi incapace di risparmiare per un futuro indipendente. Questo e’ particolarmente vero laddove la prostituta viene ripagata con della droga al posto dei contanti, cosa che le impedisce di acquistare generi di prima necessita’, come cibo o vestiti. Ed e’ questo il motivo principale per cui molti papponi abituano le “loro ragazze” al consumo di sostanze stupefacenti, dalle quali, poi, quasi tutte divengono dipendenti.

Ma anche nel caso in cui la donna riceva regali costosi, che le danno quasi l’illusione che il suo protettore tenga a lei in modo particolare, in genere lui si riappropriera’ di tutto quanto (o lo distruggera’) qualora lei arrivasse a lasciarlo, impedendole cosi’ l’accumulo di ogni ricchezza personale.

In un’indagine condotta sulle tattiche di reclutamento delle ragazze che vengono avviate alla prostituzione, uno sfruttatore mi ha spiegato con parole assai eloquenti qual era la regola principale su cui si basava per controllare e costringere le ragazze ad accettare una condizione di subalternita’. “Le rovino. Questa e’ l’unica regola”, mi ha confessato. “Se loro mi lasciano, le mando letteralmente in rovina. Non possono prendere niente con loro… se ne devono andare e basta, senza niente, cosi’ come le ho raccattate per strada”.

Se si esaminano queste dinamiche di potere che esistono tra magnaccia e prostitute, si nota chiaramente come certe tattiche utilizzate per reclutare e controllare le donne intrappolate nella prostituzione, siano molto simili a quelle utilizzate dagli uomini che maltrattano le partner per assicurarsi la loro obbedienza. E’ tipico, infatti, utilizzare tattiche di potere e controllo per dominare nel contesto di una relazione intima, ed il protettore utilizza queste strategie per sfruttare economicamente la prostituta. Cio’ include l’isolamento, la minimizzazione e la negazione dell’abuso, l’esercizio del privilegio maschile, la minaccia e l’intimidazione, e l’abuso emotivo, sessuale e fisico.

Isolamento. Per prima cosa, il protettore isola la “sua donna” attraverso il controllo della sua vita, di dove va, di chi vede, di quello che fa, arrivando a prendere per lei ogni minima decisione. Oppure la “sposta” come fosse una merce, collocandola in diverse parti dell’industria del sesso, dentro e fuori il circuito, da un servizio di accompagnamento d’alto bordo, ad una sauna massaggi, oppure in mezzo alla strada, trasferendola frequentemente da citta’ a citta’, spesso sequestrandola e trattenendola contro la sua volonta’.

Nella mia indagine, intervistando diciotto ragazze che avevano esercitato la prostituzione, e’ risultato che nove di loro erano state rapite da un pappone, un cliente o entrambe le cose. Lo scopo e’ quello di far perdere alla malcapitata ogni contatto con la realta’ circostante. Tutte queste tattiche, infatti, la isolano dai suoi amici e dai suoi familiari, e le impediscono di stabilire relazioni con altre persone che non condividono idee positive riguardo al loro mestiere.

Minimizzazione e negazione. I protettori usano la minimizzazione e la negazione dell’abuso per mascherare l’impatto che la prostituzione ha o avra’ sulla vita della donna. Uno dei metodi piu’ utilizzati e’ quello di convincerla che lei e’ piu’ intelligente delle altre che “si danno via gratis”, oppure che tutte le donne sono in fondo delle prostitute, sostenendo che se alcune lo fanno per una cena, le piu’ scaltre lo fanno chiedendo direttamente denaro. Altro argomento di sicura presa e’ quello di raccontare alla ragazza che la prostituzione e’ un lavoro come un altro, che lei non sta vendendo niente di se stessa, bensi’ sta solo fornendo un servizio.

Privilegio maschile. Il magnaccia usa spesso tale privilegio per controllare la prostituta, e lo fa in modo talmente semplice che per lui e’ come dichiarare la propria virilita’. Cio’ si traduce in un semplice concetto: “Sono io l’uomo. Fai come ti dico e non chiedermi niente”. Egli tratta dunque la “sua donna”, come qualcosa di proprieta’. Con questa logica, puo’ cosi’ acquistare ragazze da un altro protettore, e una volta che la proprieta’ e’ stabilita, la merce puo’ andare sul mercato, come ha ammesso brutalmente lo sfruttatore da me intervistato: “Io sono il capo, il papa’, e lei porta i soldi a casa”.

In un contesto del genere, una prostituta senza un protettore e’ considerata una “fuorilegge” ed e’ vulnerabile ad ogni tipo di violenza da parte di chiunque, protettori, clienti e talvolta anche poliziotti corrotti. In genere, una donna che fugge dal suo magnaccia deve velocemente “sceglierne” un altro. In questo modo, pagando un canone noto come “denaro della scelta” al suo nuovo “uomo”, lui le garantira’ la sicurezza qualora il suo ex arrivasse ad essere violento per riportarla a se’ o per “lavare” lo sgarro subito.

Minacce e intimidazioni. Quando le tattiche piu’ subdole di potere e di controllo falliscono, il pappone terrorizza la donna con comportamenti minacciosi, gridandole addosso e offendendola. Il lenone intervistato, si vantava cosi’ di come riusciva a “tenere a bada” la “sua donna”: “Le dico “lurida puttana, spogliati! Apri la figa!” E poi le infilo le dita dentro… So che e’ solo merda, che non conta niente… ma farsi rispettare e’ fondamentale in questo business”.

Al fine di assicurarsi obbedienza, il pappone puo’ anche con facilita’ picchiare la donna che disobbedisce in presenza di altre prostitute, minacciarla di rivelare ad altri che e’ una prostituta, oppure minacciare di lasciarla o di fare del male a lei, ai suoi figli o ad altri membri della sua famiglia.

Abuso emotivo. Quasi sempre lo sfruttatore assoggetta la donna abusando di lei emotivamente, chiamandola in modo dispregiativo, disumanizzandola, trattandola come un oggetto e non come una persona. Le dice che e’ “buona solo per una cosa”. So di un protettore che invio’ una lettera alla “sua donna” dalla prigione dove si trovava recluso, riferendosi a lei come “la sua piccola carta di credito”. Questo tipo di abuso e’ ancor piu’ grave se si pensa al fatto che si verifica in un contesto di totale deprivazione emozionale. I magnaccia, infatti, privano le prostitute di affetto e di qualsiasi tipo di sostegno emotivo. Le restrizioni esercitate da questi ruffiani, impediscono cosi’ alle donne un normale sviluppo del riconoscimento di un’identita’ propria, autonoma e autosufficiente.

Abuso sessuale. I protettori generalmente fanno subire alle donne l’abuso sessuale come espressione di proprieta’ o come forma di punizione. Una delle ragazze da me intervistate, mi ha raccontato: “Ero la sua proprieta’. Facevo sempre quello che voleva lui. Un sacco di volte voleva che gli dessi piacere … mi diceva che dovevo continuare a succhiarlo… che se mi fossi addormentata, o lo avessi morso, se cioe’ i miei denti lo avessero sfiorato, mi avrebbe picchiata forte”.

Ci sono anche sfruttatori che abusano sessualmente delle donne attraverso l’utilizzo della pornografia. Sette delle donne da me intervistate hanno riferito che i loro protettori le costringevano ad emulare scene di pornografia perche’ imparassero come essere delle brave prostitute. Altre, invece, venivano forzate alla pornografia come forma di ricatto o punizione. Una di loro mi ha raccontato: “Ho sempre saputo che c’era una prova da superare che serviva come iniziazione… lui mi assicuro’ che non aveva intenzione di farmi del male, cosi’ gli ho creduto. Si tolse la cintura e comincio’ frustarmi … e mi disse che ero una cagna, e le cagne sapevano cosa fare… Di tutto questo filmo’ delle immagini, e mi minaccio’ che, se un giorno lo avessi lasciato, le avrebbe inviate alla mia famiglia”.

Abuso fisico. I papponi utilizzano questo tipo di abuso per una serie di ragioni: per dimostrare il loro predominio in privato o in pubblico, come preludio o come parte di un atto sessuale o, gratuitamente, come un modo per esprimere disprezzo e ostilita’. Tutte le donne che ho intervistato erano state molestate, aggredite, violentate, rapite o costrette a scendere a patti con un protettore o con una banda di sfruttatori.

L’uomo che usa violenza verso la propria compagna e il protettore, come si puo’ capire, non solo utilizzano tattiche simili di potere e controllo sulle “loro donne”, ma condividono anche le stesse motivazioni: la sottomissione dell’altro e la stabilizzazione di un rapporto che possa essere gestito in futuro da una posizione dominante.

Questi atti violenti, anche se possono sembrare casuali e incomprensibili, nel contesto di un tentativo di stabilire una forma di potere in una relazione, sono del tutto spiegabili, ed il perche’ gli uomini molto spesso arrivino ad usare violenza sulle loro compagne, le ricattino, o le minaccino promettendo loro ritorsioni di ogni genere qualora non si adeguino a certe regole, inizia ad assumere un significato ben preciso: per “amore” o per soldi, si tratta sempre del solito potere patriarcale sulle donne.


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