La vera differenza che c’e’ fra l’uomo e la donna


Ci sono delle volte in cui mi capita di pensare a cose strane. Inutili. Ad esempio, penso a quanto siano diverse le donne dagli uomini, e non mi riferisco tanto a cio’ che e’ piu’ facilmente visibile, o intuibile, quanto a quegli aspetti che rimangono occultati dei quali solitamente non ci si accorge a meno che, come me, non si abbia questa passione un po’ irragionevole per “scovare le differenze”, come se si trattasse di un gioco enigmistico.

Se parliamo di ambiente virtuale, tanto per prendere un argomento a caso, non sono molte le donne che nei loro blog mostrano la passera e ne decantano le qualita’ allo stesso modo in cui gli uomini (e ce ne sono tanti) espongono il loro fallo come fosse un totem, inneggiando alle sue qualita’, autopromuovendolo come apportatore di felicita’ per ogni femmina insoddisfatta. Si’, certo, ci sono quelle a 5.99 al minuto, come ben sappiamo, ma e’ solo perche’ da cio’ ne ricavano un vantaggio economico, altrimenti se ne fregherebbero di promuoversi. Un vantaggio che puo’ essere immediato, pagato cash o con carta di credito, oppure anche un investimento di lunga durata. E qui, anche se mi tirero’ addosso l’antipatia di qualcuno, salta fuori chiaramente l’idea che ho del matrimonio.

Forse e’ proprio perche’ le donne non la smollano tanto facilmente, che gli uomini sono disposti a pagare pur di averla. Pare una cosa di poco conto, ma e’ la rotellina che da sempre fa girare l’ingranaggio dei rapporti fra i due generi. Le relazioni fra uomini e donne, fin dal primo approccio, sono impostate in modo diseguale, asimmetrico, che si affida a strategie opposte. Una parte schiera i suoi pezzi sul campo di battaglia per arrivare il piu’ in fretta possibile alla vittoria, travolgendo, sfondando, debellando in un blitzkrieg ogni difesa avversaria, mentre l’altra si appronta a resistere ad un lungo assedio, cosi’ da costringere l’altro a desistere, prendendolo per sfinimento, oppure facendogli pagare quella vittoria assai cara.

Una fortezza che cade facilmente, infatti, non merita alcuna menzione. Sono gli assedi piu’ difficili, quelli che durano anni, impossibili, sofferti, sanguinosi che, invece, diventano argomento per i poemi epici. Indipendentemente da chi ne esca alla fine vincitore, una conquista o una disfatta in “amore” hanno sempre qualcosa di eroico. E nel mio caso, tutto cio’ non ammette sbavature: come un ovulo da fecondare, mi apro solo allo spermatozoo piu’ forte e resistente. Tutti gli altri, non contano niente.

Dalle mie parti, infatti, sono nota per essere poco disposta alle relazioni sociali con l’altro sesso, che e’ un eufemismo per dire che “non la do”. Non che mi credano frigida, ma poco ci manca. Non e’ assurdo? Eppure e’ cosi’. A volte, mi chiedo cosa penserebbe la gente che mi vede cosi’ risoluta e fredda, se sapesse, invece, cosa faccio quando me ne vado in viaggio da sola, lontana da qui…

Il motivo di questa mia reputazione, e’ il mio comportamento. Inaccessibile. Molti sono quelli che partono lancia in resta con le loro catapulte, torri d’assedio, arieti, ma non ce la fanno. Rimbalzano. Le mie alte e robuste mura sono in grado di resistere a qualsiasi assalto. O quasi. Quei pochi che sono riusciti a scalfirmi, hanno potuto farlo solo perche’ hanno trovato la chiave giusta per aprire la piccola porta segreta nascosta fra le pietre delle mura. Pero’ non parlano, mantengono il segreto perche’ se parlassero avrebbero solo da rimetterci. E’ una mia regola quella di non farmi avvicinare da nessuno che, semmai i dettagli di certe situazioni dovessero uscire allo scoperto, abbia da perderci meno di me. E gli sposati, soprattutto quelli che hanno scelto un’“Házisárkány”, sono i piu’ adatti.

Perche’ agisco cosi’? Pensate forse che lo faccia perche’ mi vergogno? Che mi senta imbarazzata se anche a me prende quella naturale voglia di scopare che tutte le donne hanno? Che abbia timore di essere etichettata come “troia” e che la gente mormori cose sconce su di me? No, non e’ per questo. La verita’ e’ che il mio ruolo, cio’ che faccio, quello a cui mi dedico, non lo ammettono. Ne va della mia insignificante ma pur necessaria autorevolezza. E poi, lo sapete, il sesso e’ per me un fatto privato che riguarda solo le persone interessate, e non uno spettacolo da dare in pasto ai pettegolezzi piu’ gratuiti. Percio’ sto molto attenta a chi scelgo. Perche’, almeno questo me lo concederete, sono sempre io che scelgo.

Comunque, i fatti si sono svolti cosi’. Ieri mattina scendo giu’ in citta’. E’ in questo modo che diciamo, soprattutto se, come me, si abita in collina: “Scendere” e non “andare”. La citta’, infatti, e’ situata sul fiume, quindi in basso. Inoltre, anche il termine “citta’” non e’ molto appropriato. In realta’ si tratta di un paese che conta poco piu’ di cinquemila anime. In ogni caso, come dicevo, scendo giu’ in citta’ per andare a far visita alla mia amica Gizella, che ha un negozio di erboristeria e prodotti cosmetici naturali proprio in centro. Di solito e’ a lei che faccio provare per prima le novita’: creme, cremine, balsami, profumi, unguenti, shampoo che produciamo nella citta’ invisibile utilizzando soltanto componenti naturali, e seguendo esclusivamente le antiche ricette tramandate dalle nonne. Gizella, oltre ad essere un’amica che conosco fin dai banchi della scuola, e’ anche la migliore cliente in zona; le voglio proporre la nuova crema per le mani alla rosa selvatica, portentosa contro la pelle secca e le screpolature, gia’ testata con successo su di me.

Lei e’ un’appassionata di queste cose. Il negozio, per lei, non e’ una semplice attivita’ commerciale, ma un tempio in cui lei ne e’ la vestale. E i prodotti cosmetici per lei non sono dei semplici articoli da vendere, ma un vero e proprio patrimonio culturale. Guarda le creme come se fossero delle opere d’arte. Ne osserva il colore, ne annusa a fondo l’odore, se le sparge sulle dita per sentire la consistenza. Avete mai visto un sommelier che assaggia un buon vino e ne decanta le qualita’ organolettiche? Insomma, le mostro la crema e lei subito inizia a tesserne le lodi.

“Ma e’ fantastica!” mi dice, “Vischiosa al punto giusto. Scivola che e’ una meraviglia, ma alla fine viene assorbita e non lascia assolutamente la pelle unta”. E mentre parla se la sparge sulle mani tutta contenta, come se stesse provando qualcosa di miracoloso. “Guarda qui”, continua, “avevo le dita screpolate e in un attimo sono tornate belle, lisce e morbide… chi e’ che l’ha preparata?”

Le rispondo: “La formula e’ mia, ma e’ stata Zsanika che l’ha preparata materialmente”. Insomma, se ti piace te la faccio avere domani. Quante confezioni vuoi?”

Lei mi fa l’ordine, e ci salutiamo. Esco per tornarmene a casa, quando fuori del negozio chi ti trovo? Trovo lui. Beh, adesso starete a chiedervi chi sia questo “lui” che finora non ho mai menzionato. Lui e’ il fotografo. Ha uno studio proprio a pochi passi dal negozio di Gizella e si occupa soprattutto di fotografare gli eventi che avvengono in citta’: sagre, manifestazioni folcloristiche, spettacoli musicali, di ballo. E’ proprio in una di queste occasioni a cui ho partecipato che ci siamo messi gli occhi addosso. A volte, si diletta anche in altri generi di fotografia, come paesaggi, ritratti o qualcosa di piu’ “glamour”. Non che sia un fotografo eccezionale, sia chiaro, e a dire la verita’ a me le sue foto non piacciono, pero’ ha delle doti non indifferenti: e’ un bel ragazzo e, soprattutto, e’ “felicemente” sposato, cosa che dal mio punto di vista lo rende ancor piu’ attraente. Niente amore, niente sentimenti senza fine, niente promesse inutili, niente progetti impossibili. Solo sesso. Non e’ perfetto?

Volete sapere se sono andata a letto con lui? Beh, dato che non mi conoscete personalmente, e quindi non potrete andare in giro a sparlare di me, vi diro’ che e’ capitato. Sinceramente non ricordo bene come sia iniziato. Forse avevo bevuto un po’ piu’ del solito e questo ha certamente contribuito a farmi allentare le difese dal punto di vista del pudore. Che ci posso fare? E’ piu’ forte di me. “In vino veritas”, ed a me bastano un paio di bicchieri per trasformarmi da austera signorina Rottermaier in una miagolante gattina bisognosa di coccole. Non e’ imbarazzante? Dovrei farmi curare, lo so. Purtroppo ho sempre avuto questo piccolo “difetto” del quale un po’ mi vergogno, e cio’ non contribuisce certo a dare di me quell’immagine di donna irreprensibile che vorrei avere, pero’ non posso farci assolutamente niente: sono fatta cosi’. Dopotutto non e’ anche questa incoerenza, questa propensione a mutare improvvisamente atteggiamento, questa variabilita’ del carattere che ci contraddistingue come femmine?

Ecco un’altra differenza che credo esista fra gli uomini e le donne: il modo in cui si confrontano con le abitudini. I primi si abituano alle abitudini. Le seconde le vivono in modo contrastato. Prendete me, ad esempio. Sono una spudorata abitudinaria. Amo le mie cose, i miei riti, crogiolarmi nelle mie consuetudini. Ma anche le detesto. Mi odio quando mi accorgo di essermi adagiata troppo, e quando posso fuggo via alla ricerca di emozioni sconosciute. Del resto, che senso ha l’esistenza quando tutto e’ ordinato, incasellato, prevedibile, scontato e segue perfettamente i binari su cui abbiamo piazzato il nostro treno, sapendo in anticipo dove e quando arrivera’ a destinazione? Non ho sempre detto che “la meta e’ il viaggio”? E allora che sia cosi’. Ma come?

Purtroppo non e’ facile gestire la vita in questo modo, lo capite bene. Si devono fare dei compromessi ed io sono una che non accetta facilmente di farli. Ecco da dove scaturisce il mio contrasto interiore: odio ed amo le mie abitudini. Non potrei mai vivere senza di loro, sapendo di averle riposte da qualche parte, abbandonate chissa’ dove. Detesto l’abbandono in ogni sua accezione. La stessa parola mi crea angoscia. Allo stesso modo, sono una che abbandona senza pieta’. Abbandona quando non ce la fa piu’. Abbandona quando tutto e’ finito. Quando tutto e’ “Khalas”…

Con lui la storia e’ finita perche’ l’aver fatto breccia nelle mie mura l’ha reso troppo sicuro di se’. Ha iniziato a prendersi delle liberta’ che, chi e’ nella sua condizione, non ha il diritto di prendersi. Ha assunto l’atteggiamento tipico di chi crede di aver conquistato una donna grazie al suo uccello e questo, voi che un po’ mi conoscete intimamente lo sapete bene, non posso davvero tollerarlo. Tuttavia, eccolo li’, bello sbarbato, un po’ spettinato come al suo solito, con lo sguardo fascinoso ed il sorrisetto sornione come quello del gatto Silvestro che ha appena visto Titti nella gabbietta.

Ora vi starete chiedendo come ha fatto una come me a stare con uno cosi’. E’ il tipo di uomo che ho sempre detestato, vanitoso, egocentrico, stronzo. Ecco, in realta’ non l’ho mai capito bene neppure io. La prima cosa che mi viene in mente e’ che ho avuto bisogno di “miagolare”, ma non e’ proprio cosi’. In realta’ ho conosciuto amanti assai migliori di lui. Quindi, presumo sia per altro. Anche nella sua vanagloriosa stronzaggine paesana, e’ sempre stato corretto nei miei confronti: non mi ha mai illusa e non ha mai ricercato da me illusioni. Ha sempre avuto presente sia la sua condizione, sia la mia, e non si e’ mai perso in inutili, pietose, promesse o giustificazioni. Ecco, si’, forse e’ proprio da questo che sono stata attratta: dalla sua cinica schiettezza.

Comunque, senza troppi preamboli mi fa: “E tu che ci fai da queste parti? Di solito non ti muovi mai di giorno per venire in citta’”.

Io gli dico che ho fatto visita a Gizella per mostrarle una crema, ma che stavo proprio per tornarmene a casa. Lui mi chiede di mostrargli la crema ed io gliela porgo. L’annusa… la prende sulle dita e se la sparge fra il medio e il pollice.

“E’ bella scivolosa”, mi dice, “sai che cosa potremmo farci io e te con questa?”

A certe cose, anche senza vino, faccio fatica a resistere. Non e’ tanto la proposta oscena in se’ che mi intriga, quanto percepire il forte desiderio maschile. E’ come un odore che ho voglia di annusare sempre di piu’. Un languore che mi pervade come quando ho una voglia spasmodica di cioccolata. Sento un vuoto dentro che a tutti i costi devo riempire, oppure sto male.

Ovvio che non capita cosi’ con tutti. Ci vuole quello giusto. E visto che ho ancora un paio di ore a disposizione, gli chiedo se per caso ha voglia di farmi qualche foto in studio, che’ e’ da un po’ di tempo che non me ne faccio fare una come dio comanda, e ultimamente mi sono dovuta accontentare solo di foto fatte con l’autoscatto. Pero’ non sperate che vi dica se ha accettato oppure no. Di certe faccende private, come gia’ ho spiegato, non parlo volentieri, ed il vero motivo per cui vi ho raccontato tutto questo e’ perche’ sia chiara una volta per tutte la vera differenza che c’e’ fra l’uomo e la donna: all’uomo non interessa proprio un bel niente delle mani screpolate.


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