L’ultima volta di Alizée


Ti prego, smettila!”

Continuavo a respingere le sue labbra, negando le mie, scostando il volto da una parte e dall’altra, mentre lei con la mano tentava di raccogliermi i lunghi capelli per catturare con i baci il mio collo. Se non fossimo state in un bar sotto gli occhi di tutti, avrei certamente ricambiato quei baci succhiandoli dalla sua bocca affamata, ma non era bello che la gente ci vedesse. Gemetti quando sfioro’ delicatamente il mio punto sensibile, vicino all’orecchio. Quella donna mi stava uccidendo, pero’ dovevo mantenere il controllo.

“Ti prego, comportati bene!”

Forse il mio richiamo le suono’ un po’ troppo duro, perche’ mi guardo’ con occhi adirati. Poi si sedette compostamente incrociando le gambe, e inizio’ a pizzicarsi con le dita l’interno della coscia. Da quando stavamo insieme, avevo notato questa sua bizzarra abitudine. Se era nervosa, oppure non si sentiva a proprio agio, giocava con le mani pizzicandosi o strofinandosi le gambe. A un certo punto, dopo aver fissato con sguardo assente il suo bicchiere di vino, esordi’.

“Va bene, allora, parliamo. Hai detto che volevi chiudere”.

Sorrisi. Mi faceva impazzire quel suo modo di fare. Per la verita’ era stata lei che al telefono mi aveva detto che voleva farla finita ed io, semplicemente, le avevo chiesto di incontrarci in qualche posto per parlarne. Ero rimasta ad attenderla per quasi un’ora, e stavo per andarmene quando, incurante come se la cosa non la riguardasse, era arrivata. Ero arrabbiatissima, ma le incavolature a me svaniscono presto.

La nostra storia era stata come un sogno. Imparare a conoscerla mi aveva risucchiata in un vortice di confusione e desiderio. Settimane passate sulle montagne russe. Una scarica di adrenalina dietro l’altra. C’eravamo conosciute flirtando on line, poi ci eravamo scambiate i numeri di telefono. Forse, avendo entrambe bisogno di una distrazione a caso, per caso eravamo diventate la distrazione l’una dell’altra.

“Cosa vuoi da me?” Mi chiese esasperata, vedendo che in quel momento non mostravo interesse per le sue effusioni.

“Non si tratta di volere…” Iniziai. Volevo dirle cio’ che da giorni tenevo dentro, ma subito lasciai cadere il discorso.

Stavo anche con un uomo, e lei lo sapeva. Non le avevo mai nascosto niente. Ero stata onesta fin da subito anche perche’ non mi aspettavo che la nostra amicizia si trasformasse in qualcos’altro. Seppur, maliziosamente, le avessi fatto capire che oscillavo anche dall’altra parte. Cosa che le dette l’occasione di provarci con me senza temere di mettermi in imbarazzo.

All’inizio, pero’, non l’avevo presa molto sul serio. Non prendo mai sul serio le conoscenze che si fanno in internet. E’ inevitabile che i flirt che nascono cosi’ muoiano quasi sempre sul nascere, dopo il primo incontro, una volta tolto lo sfizio, quando gli ormoni trovano la loro pace. Percio’, dentro la mia testa c’e’ sempre una vocina che mi dice: “Devi stare attenta”. Ed e’ anche per questo che non mi concedo facilmente.

Non dico che non mi vada di scopare con chi sa farmi bagnare le mutandine solo a sentirne l’odore. Se capita, non mi faccio tanti problemi. Pero’ non mi metto mai veramente in gioco, e pongo ogni ostacolo possibile in modo da non concedere mai il mio cuore. So che niente e’ per sempre. Ogni storia, gia’ quando inizia, ha dentro di se’ il germe della sua stessa fine. Anche dopo aver provato un amore infinito e’ inevitabile che si arrivi presto o tardi a lasciarsi, a perdersi, a divenire degli impalpabili momenti che vivono solo nei ricordi, e quando questo accade si soffre immensamente.

Ma Alizée non si inseriva dentro al mio schema. Mi sfuggiva, scivolava via, non riuscivo a tenerla. Era questo di lei che mi attirava. Non era il tipo di donna che cattura gli sguardi della gente per strada, pero’ era terribilmente desiderabile per quel suo essere libera. Esattamente come me. Mi era piaciuta fin da subito e mi ero buttata con lei senza pensare alle conseguenze.

Poi, con l’intimita’, erano iniziati i problemi. Incomprensioni, all’inizio piccole, impercettibili, di poca importanza, poi piu’ marcate man mano che la nostra conoscenza si approfondiva. Malumori che sempre piu’ spesso lasciavano in coda ai momenti che passavamo insieme quell’inconfondibile retrogusto amaro che prelude alla fine.

“Stai bene? Ti vedo preoccupata” disse percependo il mio stato d’animo.

Mi guardo’ e sorrise. Sembrava un cavaliere in armatura scintillante che stesse per dirmi addio per andare alla ricerca del Sacro Graal. Era arrivato il momento piu’ triste, sentivo le lacrime salirmi, ma dovevo resistere perche’ non volevo che mi vedesse debole. Invece di essere io a troncare, com’era mia abitudine, quella volta mi trovavo dall’altra parte della linea. Forse anche lei come me aveva paura, e temeva che prima o poi avremmo finito per farci del male. Tuttavia, capivo che non voleva essere la prima a ferire. Tentai di assumere un tono tranquillo, ma con lei era quasi impossibile fingere.

“Le preoccupazioni sono una forma d’arte, sai? Le rassicurazioni, invece, sono per i mediocri. Non c’e’ niente di piu’ edonistico che sentire che possiamo perdere qualcuno da un momento all’altro: ci spinge a godere i momenti insieme molto di piu’. Una vita lontana dal rischio di una perdita e’ noiosa. Nessuno finora e’ stato mai al sicuro con me, e adesso scopro che anche io non voglio sentirmi al sicuro. Con nessuno. E ora vieni”, dissi prendendole la mano. “Ho bisogno di andare al bagno ed ho voglia che tu mi accompagni”.


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