La Democrazia


Non esiste un’Utopia che sia piu’ utopistica. Democrazia e’ una melodia che arriva da lontano. E’ un desiderio irraggiungibile, irrealizzabile, forse impossibile. Tuttavia la auspico, la sogno, la ammiro e talvolta, con nostalgia, la ritrovo seppellita sotto le rovine di quell’Atene ormai distante che ancora, pero’, riesco a far sopravvivere nella memoria.

Ma ditemi: che fine hanno fatto i dittatori? Sono tutti fuggiti? Tutti morti? Tutti ravveduti? Oppure siamo ancora imprigionati come animali in una dittatura silente, miserabile, che non ha piu’ il potere sui corpi come avveniva un tempo, ma che e’ diventata qualcosa di piu’ subdolo, viscido, ed esercita il suo potere sulle menti, sulla cultura, sui desideri, finanche sulla voglia di maturare, di formare il nostro spirito, la nostra anima, che viene strappata via ogni giorno da chi sa come manipolarci, sedurci, ingannarci.

Pare che nessuno si renda conto, nessuno che ammetta di essere complice, corresponsabile. E’ cosi’ facile scrollarsi di dosso le proprie responsabilita’… tutti paiono dormire. Come presi dal torpore, sonnecchiamo credendo scioccamente che il sonno nel quale ci siamo rifugiati ci terra’ lontani dalla silenziosa tragedia che ogni giorno si consuma fuori dalla fragile bolla di sapone che ci avvolge e ci accarezza.

Perche’ noi abbiamo la Democrazia…

Eppure, non e’ questa la Democrazia. E’ solo controllo della cultura diventata ormai monopolio di un Potere che da sempre si autoriproduce, sopravvivendo a tutto. E chi ama il Sapere, chi lo coltiva, alla fine non fa altro che divenire egli stesso uno strumento di questo Potere: un minuscolo anello in una catena malsana che chiamiamo societa’.

Non voglio restare a guardare questo mondo che, a piccole dosi, lentamente muore, che si lascia andare all’indifferenza ormai diffusa, congenita, quell’indifferenza nera come l’inchiostro che ormai ci scorre nelle vene al posto del sangue. Perche’ l’indifferenza la beviamo al mattino al posto del the, la mangiamo a pranzo e a cena, la assorbiamo ogni momento respirando e dai pori della pelle tramite le immagini che lente o velocissime scorrono davanti al nostro sguardo perduto, malinconico, sempre piu’ frequentemente apatico, assente. Quando invece, di fronte a cio’ che accade, dovremmo indignarci.

E dovremmo indignarci anche dinanzi all’uso disinvolto che talvolta viene fatto della parola “democrazia”.

Io non voglio che rimanga una parola come tante, un termine che vaga nel vuoto, venduto per pochi soldi da chi desidera solo arricchire ed imbellettare i suoi discorsi. Non voglio che salti qua e la’, da una bocca all’altra, senza mai sapere dove appoggiarsi. Voglio che diventi qualcosa di piu’. Voglio che si trasformi, o meglio che ritorni alle origini, che rivendichi il suo valore piu’ autentico, quello che la sua etimologia gia’ esprime in modo straordinario: governo del popolo.

Democrazia come rappresentazione del popolo, dunque. La nostra immagine proiettata laddove e’ necessario che idealmente ci siamo anche noi, la nostra mente, la nostra anima, la nostra volonta’ di creare una societa’ che con saggezza miri al bene comune e non solo al benessere di alcuni, al consumismo, all’utilitarismo delle cose, dei corpi e delle menti.

Scrive Walt Whitman: “Spesso abbiamo stampato la parola Democrazia. Eppure non mi stanchero’ di ripetere che e’ una parola il cui senso reale e’ ancora dormiente, non e’ ancora stato risvegliato, nonostante la risonanza delle molte furiose tempeste da cui sono provenute le sue sillabe, da penne o lingue. E’ una grande parola, la cui storia, suppongo, non e’ ancora stata scritta, perche’ quella storia deve ancora essere messa in atto.”

Quindi, Lei sta li’, girovaga, vagabonda… zingara. Da millenni attende che qualcuno la prenda per mano e la conduca cosicche’ possa realizzarsi. Attende un popolo, un demos che diffonda la sua parola e che comunichi il suo messaggio. Aspetta con pazienza che il suo antico desiderio finalmente si avveri. Come Ulisse, sta facendo un lungo viaggio, accumula esperienze, conosce nuove realta’, nuove persone, ma ha una voglia folle di tornare a casa. E la sua casa e’ il popolo. Siamo noi. E’ in noi che deve vivere e noi dobbiamo accoglierla perche’ Lei e’ l’unica via per giungere ad un mondo migliore.

Come Nietzsche, dovremmo forse auspicare che Dio muoia di nuovo. Magari dovremmo sperare in una ventata d’aria pulita che ci risollevi dall’omologazione del “cosi’ fan tutti”, del “cosi’ e’ sempre andata”, del “nessuno puo’ farci niente”, dalla convinzione che tutto sia gia’ stato scritto, deciso, stabilito e che l’essere umano non abbia piu’ il potere di modificare il proprio destino. E la Democrazia in tutto questo puo’ essere nostra alleata, perche’ e’ aria nuova, fresca, leggera. L’aria della liberta’ che tutti desideriamo, ma non riusciamo ad ammetterlo in quanto ci fa troppo comodo restare nell’oblio, anche se costretti dalla convenienza e perennemente inappagati da inutili necessita’.


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