Le vacanze, la crisi, il treno e la “decrescita obbligata”


E’ bello parlare di vacanze. Oggi inizia l’estate. Il periodo vacanziero e’ alle porte. La gente gia’ si prepara e sono imminenti le partenze per raggiungere i luoghi dove molti trascorreranno una bella e meritata vacanza. Piacerebbe anche a me, ma per la prima volta, quest’anno, mi ritrovo costretta a rinunciarvi, perfettamente in stile con quella che io chiamo “decrescita obbligata”.

Finora la decrescita e’ stata per me una scelta personale, cosi’ come credo sia per molte persone, come ad esempio rinunciare a vestiti od oggetti di griffe per quelli che si trovano sui banchetti dei mercatini a minor prezzo, oppure evitare i ristoranti per qualche pizza in piu’. Pero’, nel momento in cui la decrescita diventa un obbligo, significa che s’inizia a collidere con quell’ineluttabile fase discendente che in piu’ di un’occasione, come una Cassandra, ho preannunciato.

Il piu’ grande nano degli ultimi 150 anni direbbe che la sfiga, se la si evoca con il pessimismo alla fine ce la tiriamo addosso, ma essendo tzigana so bene che la fortuna e la sfortuna non si fanno influenzare tanto dalle analisi economiche che sempre fotografano una realta’, quanto dipendono dalle politiche scellerate messe in atto da personaggi che, invece che nei parlamenti dovrebbero stare in galera.

Prima che pero’ arrivi qualcuno ad accusarmi di drammatizzare troppo la situazione oppure, dall’altra parte, a reclamare che c’e’ gia’ chi da un pezzo decresce non arrivando alla fine del mese, e’ giusto che precisi una cosa: c’e’ differenza tra “decrescita obbligata” ed “avere pochi soldi”. “Decrescita obbligata”, infatti, significa abbandonare non solo cio’ che e’ indispensabile, ma anche cio’ che e’ privo di alternativa. Non significa dunque dover lasciare l’automobile, ad esempio, per i mezzi pubblici o la bicicletta. Significa rinunciare senza avere un’altra soluzione disponibile. Quindi andare a piedi.

E credo che, se nel futuro le cose non cambieranno, mi trovero’ sempre piu’ spesso a fare di queste scelte.

Chi legge il mio blog sa che adoro viaggiare in treno. Un mezzo che ho sempre preferito rispetto all’auto oppure all’aereo. E’ col treno che, almeno due volte l’anno, mi reco in Italia a far visita a mio padre, ed ogni volta ho da ridire contro i prezzi sempre piu’ alti del biglietto. Da quest’anno, pero’, sono costretta ad una scelta drastica: non posso piu’ permettermi questo viaggio due volte l’anno ed anche per le vacanze estive, che normalmente univo ad uno di questi viaggi, dovro’ rinunciare.


Il prezzo del biglietto ferroviario, andata e ritorno, costa ormai uno sproposito, almeno per quelli che sono i miei criteri. Soltanto per il tratto italiano, cioe’ dal confine alla citta’ dove vive mio padre, in seconda classe ci vogliono piu’ di 200 euro, ai quali se ne devono poi aggiungere altrettanti per il tratto da Tokaj all’Italia. Qualcosa d’improponibile se si tiene conto che in Ungheria la paga lorda per chi lavora in fabbrica corrisponde a circa 10.000 euro l’anno.

Non sono un’operaia, faccio la contadina, ma in ogni caso anche se fossi un’impiegata in banca, un’insegnante o una commerciante, avrei lo stesso problema: non posso piu’ permettermelo. Soprattutto non me la sento. Non e’ avarizia. E’ una questione di coscienza. Non e’ infatti solo il non potermelo permettere, e’ proprio che mi viene male se penso cosa significa una cifra simile per molta gente nel mio paese: un vero lusso.

Quindi, in questa mia “decrescita obbligata”, ho inserito anche i viaggi in treno. In treno, capite? Quello che ci fanno vedere in tanti film che i nostri nonni usavano caricando insieme bambini e galline. Il mezzo che nel secolo scorso ha consentito alla gente povera di muoversi e che dava a tutti la liberta’.

Oggi anche il treno e’ diventato un lusso che neanche la classe media puo’ piu’ permettersi. Certo, qualcuno obiettera’ che esistono i voli low cost, aerei che possono sostituire il treno e che con 50-60 euro si puo’ da Budapest e arrivare a Milano con poca spesa. Ma a parte che trovare i biglietti a basso costo e’ davvero un’impresa difficile (finora il minimo che mi e’ capitato di pagare, incluse le tasse ed il sovrappiu’ per il peso del bagaglio, e’ stato 150 euro), si deve considerare che al costo dell’aereo va comunque aggiunto il prezzo del biglietto ferroviario da Tokaj a Budapest e poi quello da Milano fino alla citta’ dove vive mio padre. E se si fanno bene i conti, alla fine il risparmio e’ davvero minimo.

Probabilmente, ed ora lo comprendo, quello che mi concedevo prima, cioe’ viaggiare in Italia due volte l’anno e farmi una vacanza estiva lontana da casa era un lusso. Non potro’ piu’. E’ la “decrescita obbligata” e dovro’ percio’ accontentarmi di vedere mio padre una sola volta l’anno. E’ doloroso. Qualcuno ha fatto in modo che fosse cosi’, qualcuno ha lasciato che tutto cio’ accadesse, e c’e’ chi cerca anche di convincerci che abbiamo bisogno di questi treni supercostosi per “sostituire le automobili”. Pero’, quando si riferiscono alle automobili, pensano forse alle Ferrari?

Una soluzione per non rinunciare alle mie abitudini potrebbe essere quella di adottare di nuovo un vecchio metodo. Quello che chiamavo della “marchetta vacanziera”. Consisteva nel mettermi d’accordo con un cliente, un single, un separato o comunque qualcuno che non avesse impegni familiari, per passare con lui la vacanza facendogli da “fidanzata” in cambio di una cifra bassissima purche’ mi portasse in qualche bel posto.


Oggi, anche se non sono piu’ cosi’ giovane e carina come una volta, potrei affidarmi allo stesso sistema, magari senza pretendere soldi, accontentandomi solo della vacanza pagata. Nonostante siano passati molti anni da quando lo facevo per mestiere, credo di essere ancora appetibile (molti me lo confermano) e magari qualcuno potrebbe aver bisogno di una guida, un’assistente, un’interprete per essere accompagnato (o accompagnata dato che per me uomini o donne non fa alcuna differenza) in un paese dell’est Europa: Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Ucraina, Russia. Conosco un po’ le lingue, conosco le citta’, gli alberghi, i ristoranti. So muovermi, destreggiarmi nelle situazioni, conosco la cultura, la storia, l’arte, la letteratura e molto altro. Insomma, potrei propormi per un servizio davvero completo in tutta rilassatezza e, come dicevo una volta, senza stare a guardare l’orologio. Anzi, in questo caso il calendario.

Unica condizione e’ che si possa viaggiare in treno o tuttalpiu’ in battello fluviale che’, come ho detto piu’ volte, in aereo non mi diverto e l’auto nei lunghi tragitti mi fa stare male. L’aereo, se mai, potrei prenderlo solo se si trattasse di un viaggio in qualche luogo lontano, esotico, tropicale, dove fra l’altro, oltre a tutto il resto, potrei essere anche un’ottima compagna nelle immersioni subacquee.

E’ questo l’unico modo che mi permetterebbe di poter far le vacanze quest’anno. Altrimenti, com’e’ facile capitera’, l’estate la passero’ tranquillamente qui, a casa mia, che’ in fondo, se ci penso, non si sta poi cosi’ male.

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