L’essenza impronunciabile del male


Oggi vorrei dare una risposta a Gio che, nel suo blog, ha scritto un post ponendo una domanda alle sue lettrici, ad una qualsiasi oppure a tutte, non ha importanza quale, poiche’ cio’ che e’ importante per lui pare la risposta e non tanto chi sia in grado di fornirgliela.

Si sa che internet e’ il luogo in cui le persone si lasciano spesso andare nel confessare a degli sconosciuti le proprie gioie, i propri dolori, i propri entusiasmi ed i propri drammi, senza tener conto della vacuita’ dell’ambiente virtuale e di come, a volte, tutto cio’ che viene raccontato sia comunemente interpretato in modo diverso da quelle che sono le reali intenzioni di chi scrive. Ma al di la’ dei toni retorici che possono essere presenti in post di tal genere, cio’ che mi ha fatto decidere di rispondere e’ che, in parte, ho sentito quella domanda rivolta un po’ anche a me.

Cio’ che scrive Gio e’ molto triste. Lo riporto di seguito in modo che, se per qualche ragione l’originale (QUI) andasse perduto, questo post non rischiera’ di restare privo di senso.

“In effetti sono molto sciocco.

Per anni ho chiesto ai miei amici di domandare alle ragazze che conoscevano se mai avrebbero preso in considerazione l’idea di poter avere una relazione con uno storpio (non uno qualunque: uno pure fuori di testa, cioè me).

A oggi nessuno ha mai soddisfatto la mia curiosità, non so se per indifferenza o pietà.

Ho una fotografia della mia schiena, scattata qualche settimana fa, che fa venire i brividi perfino a me.
Io stesso provo pena per quel poveretto deturpato dall’azione paziente, meticolosa dell’impersonale, meccanica, forza di gravità, che ha rotto la simmetria e la grazia di un corpo ora orribile.

Immagino il dolore, la fatica, il destino di certo non roseo di quello sventurato che sono io.

La serenità con la quale vivo ogni giorno non è sensata se considero il mio passato e penso il mio futuro, ma senza quest’autentica follia motrice, ne sono certo, la mia vita sarebbe oggi ancora più misera di quanto non sia.

Sembra, la mia schiena, una struttura elastica sul punto di esplodere, come se il ribollire di un fluido maligno stesse facendo cedere pelle, muscoli e ossa che, a fatica, contengono un grumo maledetto che vuole aprirsi un varco nelle mie carni.

M’è venuto in mente che potrei chiederlo a te.

Dopotutto la maggior parte delle mie lettrici è donna, di età prossima alla mia.

E vorrei capire da te qual è l’effetto di un’immagine simile, ben sapendo che può essere, questo, solo una frazione dell’asprezza del confronto con la mia realtà.
Vorrei capire se ho ragione di credere che il dolore vincerebbe su tutto, a meno di non essere sovrastato addirittura dal disgusto, che tuttavia di certo non risiede nel tuo cuore.

Allora, la vuoi vedere l’essenza impronunciabile del male?
Vuoi darmi una risposta da tanto tempo attesa?
E cosa senti, dentro, adesso?”

Ebbene, credo che, per quanto possa essere terribile la nostra esistenza, il dramma che c’impedisce di guardare il mondo sotto una luce diversa da quella cupa in cui troppe volte, in modo assai poco logico, ci si crogiola, qualcosa di cosi’ presente nei nostri pensieri da sentire l’esigenza di parlarne ogni momento, persino in un contesto come questo, di fronte a chi di certo, anche se volesse, non avrebbe mai il potere di risolvere i nostri problemi, non saremo mai noi i primi nella lista dei piu’ defraudati.

Per ogni grammo di fortuna, amore, apprezzamento, considerazione che sentiamo di non aver ricevuto, oppure che crediamo ci sia stato tolto, c’e’ sempre chi di tutto cio’ e’ stato derubato molto piu’ di noi. Chili, quintali, tonnellate di fortuna, amore, apprezzamento, considerazione disciolti nel mare dell’esistenza umana che sono finiti in minima parte anche nelle nostre tasche. Su questo dovremmo ogni tanto riflettere perche’ c’e’ sempre chi le nostre sofferenze, per quanto grandi, le prenderebbe volentieri scambiandole con le sue.

Di fronte a cio’ che la vita ci ha riservato, di fronte a cio’ che crediamo ci sia stato tolto, di fronte anche alla piu’ terribile delle condizioni umane, l’unico rimedio che davvero ha una possibilita’ di funzionare e’ la forza interiore: la dote piu’ grande che una persona possa avere, al di la’ dell’aspetto fisico e al di la’ di qualsiasi dramma possa essere quello vissuto.

Ci sono cose che sono peggiori della morte, lo sappiamo bene, e’ una banalita’ soltanto scriverlo, ma chi e’ forte riesce a superare qualsiasi ostacolo, anche il piu’ invalicabile. Chi e’ forte, prima o poi ce la fa a riappropriarsi di quel grammo, chilo, quintale o tonnellata di cio’ che gli e’ mancato o che pensa gli sia stato rubato. Ed e’ qui la risposta a alla domanda di Gio: l’amore per esistere ha bisogno di una forza immensa che va oltre il mero desiderio e chi questa forza non la possiede, difficilmente riuscira’ a creare una relazione improntata su tale sentimento.

Il video che ho inserito mostra chi di questa forza, di fronte a tutto cio’ di cui la Natura lo ha privato, ha fatto quasi la sua ragione di vita.


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