Povero Voltaire…


Che bello il cielo oggi. E’ cosi’ sereno. Ha un colore talmente giallo che incanta” Sempronia lo disse con gli occhi persi all’orizzonte, spostando con la punta delle dita una ciocca dei suoi lunghi capelli dalla fronte.

“Veramente, stai dicendo una cazzata” ribatte’ Tizio. “Il colore del cielo e’ azzurro”.

“E’ azzurro” fece eco Caio con strafottenza e un risolino a mezza bocca.

“Per me e’ giallo… il cielo l’ho sempre visto giallo” replico’ Sempronia con voce alterata. “E poi che ne sapete voi due di come io vedo i colori?”

“No no… per carita’…” corresse il tiro Tizio tentando di rassicurarla, sapendo bene come poteva diventare polemica Sempronia quando si alterava. “Sai che puoi dire tutto quello che vuoi. Come sosteneva Voltaire: ‘Disapprovo quello che dite, ma difendero’ fino alla morte il vostro diritto di dirlo’.”

“Allora ammetti che il cielo possa anche essere giallo?” Sempronia sembro’ rilassarsi ed i suoi occhi chiari si illuminarono di una flebile speranza.

“No… voglio dire che anche se le tue sono cazzate, difendero’ il tuo diritto a sparare tutte le cazzate che vuoi.” Tizio si mise a ridere soddisfatto per quella battuta che gli era uscita in modo del tutto naturale.

“Hihihihi… cazzate si’, ma tu hai tutto il diritto di dirle. Hihihihi!” rise Caio simile a una iena, incapace di pensare con la propria testa, ma da sempre aderente a tutto cio’ che Tizio diceva.

“Essi’…” Sempronia assunse un’espressione sconsolata continuando a guardare il cielo. “Povero Voltaire… e’ questo il modo in cui oggi viene interpretato.”


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