Il senso di Klára per il blog


Il titolo del post e’ ispirato al best seller del danese Peter Høeg, “Il senso di Smilla per la neve“, dal quale e’ stato tratto anche un film, che pero’ non ho visto. Ma col libro in questione, cio’ che andro’ a scrivere, non c’entra niente. A parte, forse, che anch’io come Smilla sono a meta’ fra due culture diverse, stili di vita fra loro contrastanti ed un mondo interiore che, come il suo, e’ ricoperto a volte da una spessa coltre di solitudine.

La mia riflessione parte da un commento di Xtc. Xtc, che ha un blog nel quale trovo spesso spunti interessanti, oltre ad una forte similitudine di pensieri, mi chiede in sostanza perche’ mai sprechi certi concetti, che secondo lei sono degni di nota, infilandoli in un commento che va a sperdersi in mezzo agli altri, piuttosto che scriverci, invece, un post dedicato. Ebbene, vorrei spiegare qual e’ il senso che io do al blog. Un senso tutto personale, sia chiaro, che soddisfa esclusivamente le mie necessita’ e con cio’ non voglio criticare ne’ sminuire quelle di altri che, certamente, hanno bisogni e motivazioni del tutto differenti.

Ho preso in esame alcuni possibili motivi che potrebbero avermi spinta ad aprire un blog, a renderlo pubblico, a farne uno strumento d’interscambio fra me e chi mi legge. Volendo, se si fosse trattato solamente di scrivere un diario, avrei potuto benissimo farlo privatamente senza espormi al rischio – chi ha esperienza di web lo sa – di situazioni non tanto piacevoli. Un rischio peraltro, almeno per me, accettabile in quanto scrivendo il blog in italiano e vivendo in un paese lontano dall’Italia, dove poche persone riescono a leggere la lingua di Dante, difficilmente la mia privacy potrebbe essere compromessa.

Comunque, uno dei motivi, il piu’ comune, e’ quello che spinge un po’ tutti ad “aprire” il loro mondo agli sguardi di persone estranee: la vanita’. Una vanita’ che molte volte si traduce in autoreferenzialita’, in ricerca del consenso, del complimento, di approvazione, di considerazione. L’immaginazione, dunque, di avere un proprio spazio in cui i protagonisti siamo noi, per contrastare un mondo in cui le individualita’ delle persone “semplici” e piu’ umili viene spesso soffocata da quella di chi e’ piu’ forte e prepotente. Una sorta di ricerca artificiale della “fama” che, in ogni modo, anche se limitata ad uno spazio ristretto, consente di avere l’illusione – perche’ quasi sempre di sola illusione si tratta – che cio’ che pensiamo e scriviamo e’ importante non solo per noi, ma anche per qualcun altro.

E’ questo il mio caso? Ci ho pensato un po su e, sono sincera, devo dire che se lo e’, lo e’ solo in parte, molto limitatamente, e la vanita’ non e’ il motivo determinante. Posso dunque mettermi tranquilla da questo punto di vista. Il motivo principale e’ invece un altro. E’ il piacere del dialogo. Ogni post mi serve ad accendere la miccia di una discussione. E’ lo scambio di vedute che a me interessa, e lo scambio lo posso ottenere solo dialogando. Quindi, e’ nel confronto e nel dialogo che si nota tutta quanta la mia passione per il blog.

Qualcuno obiettera’: “Se ti manca il dialogo, perche’ non farlo tranquillamente nella tua vita reale, parlando con le persone che ti sono vicine?” Potrei rispondere che e’ vero, e che gia’ lo faccio, ogni giorno. Ma le persone con cui mi trovo a contatto sono in fondo sempre le stesse ed i discorsi ruotano sempre intorno agli stessi temi. Mentre qui ho modo di confrontarmi con argomenti, idee, modi di pensare, completamente diversi da quelli a cui sono abituata. E cio’ mi stimola, mi trascina a pensare ancora di piu’ e mi offre argomenti nuovi da affrontare anche nei miei dialoghi consueti che ho con le persone che mi sono vicine.

Poi, c’e’ anche un altro aspetto: la forma scritta e’ piu’ densa di contenuti di quella parlata. Avete mai notato come le cose che si dicono in una telefonata siano diverse da quelle, invece, che scriviamo in una lettera? Nelle telefonate tendiamo a semplificare tutto, a renderlo essenziale, a spazzare via i concetti complessi perche’ anche noi, molte volte, non siamo capaci di esprimerli a voce nel modo giusto. Persino il linguaggio e’ semplice, scarno, ed e’ abitudine usare piu’ o meno sempre la stessa terminologia. Mentre in una lettera ci mettiamo dentro molto di piu’, svisceriamo i concetti, li analizziamo e li esprimiamo meglio che possiamo. Ecco, un blog assomiglia piu’ ad una lettera, mentre un dialogo parlato e’ piu’ simile ad una telefonata. Ed e’ per questo che sempre piu’ volentieri preferisco scrivere e ricevere risposte scritte, mentre le telefonate non le sopporto.

La verita’ e’ che amo l’assenza dei suoni, e l’incedere dei pensieri espressi nel silenzio mi da’ una piacevole sensazione. Quando arrivo alla fine di un post so che, anche se non tutto, ho detto molto. Molto piu’ di quanto io stessa potessi immaginare quando ho iniziato a scriverlo. E la stessa cosa potrei dirla per i sentimenti. Nel silenzio riesco meglio ad esprimermi e riesco meglio a recepire le sfaccettature impalpabili delle emozioni, a farle mie. Il silenzio ha una grande forza e sono d’accordo con Xtc quando scrive che le parole hanno bisogno di contenuti per avere un significato, mentre parlando troppo spesso le parole restano suoni vuoti e privi di senso. Suoni buttati li’ solo per riempire un silenzio che da molte persone viene vissuto come una mancanza.

Invece per me il silenzio non rappresenta mai una mancanza. Anzi, e’ una cosa che desidero, che mi eccita e che vado a ricercare un po’ ovunque. E mi piace pensare alla mia interiorita’ come ad un mondo ricoperto di neve, dai suoni ovattati come quello di Smilla, nel quale anche la solitudine, nel silenzio, riesce a parlare. Questo e’ il mio senso per il blog.


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