Etèra e Nereide – Momento quinto


– Quinto momento –

SECONDA LETTERA A NEREIDE

Cara Nereide, ti scrivo perche’ spero che mi leggerai, anche se non sono certa che lo farai. Ormai non ti vedo da giorni.

Vorrei chiederti se e’ ancora il caso di proseguire nella nostra avventura, in quello che tu hai definito il nostro racconto a quattro mani o se, invece, io debba rimuoverti dalla mia mente, dai miei pensieri e dalle pagine scarabocchiate di notte cercando di capire cio’ che ci unisce e cio’ che ci divide.

Mi avevi fatto un dono ed io lo avevo accettato con grande felicita’. Ora pero’ qualcosa e’ cambiato. E quel dono che doveva essere solo per me, lo trovo sparso un po’ ovunque, gettato dappertutto come se non avesse piu’ valore. E’ questo il valore che gli dai? E’ questo il valore che mi dai?

Sinceramente, non so se me la sento di proseguire…

Forse dovrei tornare a parlare di “me” non piu’ di “noi”. Cio’ che davvero mi dispiace e’ che per ben due volte mi e’ stato fatto quel dono e per ben due volte l’ho visto gettato al vento, quasi che tutto fosse fatto con premeditazione, per far crollare il piccolo castello di fiducie che avevo faticosamente costruito.

Ma non ha importanza. Nonostante tutto il bilancio resta ancora positivo per me. In fondo non saro’ io che dovro’ rinunciare a leggere il modo in cui avevo rielaborato la nostra vita, i nostri dialoghi, i nostri sogni, i nostri battibecchi il nostro stare insieme… i nostri abbracci. Non saro’ io a farlo. Sarai tu che non conoscerai mai cio’ che avevo scritto in quei fogli di carta che adesso abbandonero’ in un cassetto fino a quando un giorno qualcuno per caso, quando noi sareme dimenticate, lo ritrovera’.

E’ un vero peccato… mi piaceva dialogare con te.”

Etèra poso’ la penna con calma. Poi ripiego’ con cura il foglio di carta e lo infilo’ in una busta. Lecco’ la colla della busta e la chiuse. L’indomani mattina l’avrebbe spedita… o forse no. Ancora non lo sapeva, ma aveva tutta la notte per pensarci.


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