Etèra e Nereide – Secondo momento


– Secondo momento –

LETTERA A NEREIDE

Cara Nereide, tu mi conosci piu’ di chiunque altra. Sai che di me puoi fidarti. O forse no… scusami se mi e’ sfuggito. Tante volte ti ho ricordato che fidarsi e’ male ed io non sono di certo la piu’ adatta a pretendere la tua fiducia, per come ho condotto la mia vita fuori dalle righe, e per le persone disoneste che ho frequentato che mi hanno mostrato come sia facile ingannare.

Ti vedo soffrire e con cio’ soffro anch’io. Ogni tuo dolore si ripercuote su di me. Ogni lacrima che versi e’ come se fosse un po’ anche mia. Come mio sento ogni sospiro che emetti ed ogni pensiero che ti attraversa la mente. Non riesco a restare insensibile. Non riesco a rimanere cieca. Riesco, se voglio, ad essere fredda e calcolatrice col mondo intero, lo sai, ma non con te. Con te non posso.

Ho saputo che ti hanno tradita. Adesso sei delusa e dentro ti senti prosciugata, vuota, con l’unica voglia di seppellirti e di sparire per sempre. Conosco il perche’… so tutto! So chi e’ stato, so che cosa ti hanno fatto… che cosa ci hanno fatto.

Dovrei odiarti per questo. Riesci sempre a rendere vani i miei tentativi di farti comprendere che, nella vita, fidarsi equivale ad essere tradite. E’ inevitabile. Fidarsi significa rinunciare un po’ a quello che possediamo per donarlo a qualcun altro. Qualcun altro che poi di quel bene prezioso ne fara’ carta straccia.

“Bisogna saper scegliere di chi fidarsi”, dirai tu. Ma fidarsi di qualcuno non e’ forse il primo passo verso il baratro della delusione? Dimmi, cara Nereide, quanti uomini nella vita sono stati in grado di non deluderti seppur minimamente? Te lo dico io. Nessuno! Quante volte ti e’ successo di affidarti nelle mani di chi, guadagnando la tua fiducia all’inizio, e poi tradendola, ti ha fatto far cose che non avresti mai fatto, facendoti provare vergogna? Vuoi che sia io a darti la risposta?

Sai, ci sono uomini che ruberebbero la fede al dito della moglie per andarla a regalare in giro. La darebbero alla prima puttana per strada in cambio di un pompino. Se fossi io la loro moglie, non sfilerei mai la fede dal dito. Ma per fortuna, questo pericolo per me non esiste. Chi mi preoccupa, pero’, sei tu.

Mia dolce Nereide, non dovresti fidarti cosi’ come fai. Queste persone, lo so, insistono, non ti lasciano in pace, sono instancabili, scavano dentro e sotto di te un fossato che alla fine fa crollare le tue mura. E tu cedi… e ne vieni travolta. Perche’ ogni fiducia data a chi non la merita sara’ tradita, devi rassegnarti, e dopo sara’ anche peggio perche’ non potendo distinguere chi merita da chi no, sentirai di non poterti piu’ fidare di nessuno, maledicendo te stessa per la tua ingenuita’.

Ricorda, non devi darti mai completamente. Tieni sempre qualcosa per te, nascosto, segreto, in un posto dove nessuno possa andare a guardare. Metti la tua “fede” al sicuro. Le persone di cui ti parlo sono dappertutto e basano il loro potere sul bisogno che hai tu di loro. Bisogno d’affetto, di considerazione, di un po’ d’amore. Si nutrono dei tuoi sentimenti e delle tue emozioni come dei saprofiti.

Devi fartene una ragione, noi siamo materia morta per loro. Tutto cio’ che esiste fuori da loro, tutto cio’ che non e’ dentro il loro involucro corporeo, e’ materia morta, vuota, grigia, senz’aria, ed e’ rubando l’aria, i colori, i sentimenti e le emozioni agli altri, a chi di tutto cio’ ne e’ ricco, che riescono a sopravvivere. E non credere che facendoglielo capire getterai dei dubbi nel loro modo di vivere. Tempo perso… non accadra’ mai!

Nereide cara, segui il mio consiglio: NEGATI!
Negati a loro, negati sempre, negati a tutti ed avrai in mano la chiave del forziere in cui puoi riporre davvero al sicuro il tuo cuore. Ti voglio bene.

Etèra”

Etèra rilesse piu’ volte la lettera che aveva scritto. L’aveva buttata giu’ di getto, senza curarsi degli errori grammaticali e di sintassi. Ce n’erano diversi e non si prese cura di correggerli. In fondo non doveva essere pubblicata da nessuna parte, non doveva farne l’incipit di un libro. Doveva solo servire a…
“Gia’…“ penso’ “A cosa doveva servire? A cosa sarebbe servita? A niente!”
L’accartoccio’ in una mano e la getto’ via.


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