Etèra e Nereide – Primo momento


Le persone non si perdono
come si perdono gli oggetti,
ma molto lentamente…
avendo tutto il tempo di accorgersene
e ritrovarle.

Prologo

Per la prima volta stanno insieme senza risentimenti, recriminazioni, insoddisfazioni.
Per la prima volta non si rinfacciano i loro difetti, le loro incomprensioni, la loro diversita’.
Per la prima volta respiro e sento il mio respiro quieto pur fissando i loro volti che s’incrociano.

Da dove cominciare?

Solitamente la parola “inizio” ha gia’ in se’ la sua risposta. Questa volta non sara’ pero’ cosi’. La fine bastera’ a comprendere tutto il resto. Non dovro’ trovare neanche tante parole, perche’ bastera’ ascoltare quello che hanno da dirsi. A me e’ dato solo rivelare che: “Si conobbero da sempre.”

Eccole… Etèra e Nereide. Nereide ed Etèra: due anime, due pensieri in evoluzione, due energie prorompenti dai colori cosi’ diversi.

– Primo momento –

”Ciao Nereide, come mai questo invito?”

”Ciao Etèra.”

“Ti trovo bene.”

”Non mentire, non c’e’ bisogno… io so come sto!”

”E come stai?”

”Ti ho voluta vedere perche’ ho necessita’ di parlarti. Devo chiederti tante cose e non so da dove cominciare.”

Nereide abbasso’ lo sguardo e tiro’ un profondo sospiro, quasi a cercare in quell’aria che non le entrava dentro mai abbastanza un punto d’inizio, un po’ di quell’ordine e armonia che tanto le appartenevano. L’aria entro’ ed usci’ dai suoi polmoni parecchie volte ed Etèra non violo’ il suo silenzio. Attese.

”Ci sono troppi sentimenti in me, troppi pensieri che si rincorrono e scalciano e urlano e io… io mi sento schiacciata, senza vie di fuga e non so neppure da chi o da cosa mi sento oppressa. Da chi o cosa vorrei fuggire.”

Silenzio.

Etèra ruppe il silenzio senza parlare, prendendole una mano. Nereide la ritrasse velocemente e alzo’ ancor piu’ le sue barriere, indurendo ancor piu’ il suo sguardo. Etèra le sorrise con le labbra e pianse con gli occhi.

“Ti va di sederti?” disse piano Etèra per non turbare quella bellissima ninfa che le stava dritta innanzi come una lancia infissa nella sabbia.

Nereide si sedette.

”Ma tu non ti vergogni mai?” la voce di Nereide risuono’ nella stanza e ne riempi’ ogni angolo. Quel ‘non ti vergogni’ venne scagliato come un sasso sul volto, nel ventre, tra le cosce.

“Ti riferisci a qualcosa in particolare?”

”Mi riferisco a tutta la tua vita, a tutte le cose che hai fatto senza pensare, agli uomini a cui ti sei concessa… mi riferisco a te. Possibile che non ti vergogni di te stessa?”

”Non riesco a capire la tua domanda.”

Nereide fu in piedi in un lampo e con l’impazienza di una tempesta, comincio’ a camminare per la stanza.

”Cosa c’e’ da capire? Tu non vuoi capire perche’ ti e’ comodo cosi’! Cosa devi capire? Mi sono vergognata di te ogni volta che sei comparsa nella mia vita, ogni volta che hai invaso i miei spazi. Come puoi non capire?”

Etèra guardo’ Nereide e il suo tremore, e cerco’ di trovare le parole giuste in modo da non accrescere la sua rabbia.

”La vergogna nasce dallo sguardo di altre persone, dallo sguardo di chi ha il suo mondo segreto come lo ha ogni essere umano. La vergogna e’ nell’essere svelati. Io non agisco sotto i veli, non cerco caverne in cui vivere i miei desideri e non vesto i miei desideri con gli abiti della normalita’, gli abiti delle feste, gli abiti delle ricorrenze o per le occasioni. I miei desideri sono nudi, sanno di essere nudi e guardandosi allo specchio riescono a vedere le proprie nudita’.”

”E con questo cosa vuoi dire? Spiegati.”

”Voglio dire che nello sguardo della gente io non vedo nulla di piu’ di cio’ che gia’ conosco. Cio’ che vedo e’ esattamente cio’ che desidero e accetto, e cerco, e amo. Non posso provare vergogna per questo.”

Nereide torno’ a sedersi.

Etèra continuo’. ”La sera io chiudo gli occhi, ma non rimango nel buio. Se tu chiudi gli occhi cosa vedi? Prova a chiudere gli occhi.”

Nereide chiuse gli occhi, ma gia’ dopo il primo respiro li riapri’.

”Perche’ li riapri?”

”Non riesco a tenerli chiusi…”

”Che cosa hai visto chiudendo gli occhi?”

”Nulla!”

Etèra sorrise. “Il Nulla ti spaventa?”

”No!” rispose secca e stizzita Nereide.

”Chiudi gli occhi, Nereide, ti terro’ una mano cosi’ non ti perderai nel tuo Nulla.”

Nereide attese immersa nei suoi pensieri, poi prese la mano di Etèra e chiuse gli occhi.

”Cosa senti?”

”Mi sento sprofondare nel Nulla, sento il mio cuore battere forte, troppo forte…” la voce le mori’ in gola.

”Ti tengo per mano, non preoccuparti, non ti lascero’ andar via. Fai entrare l’aria nel tuo Nulla.”

Nereide respiro’ profondamente. L’aria la riempi’ piu’ di quanto fosse abituata e si spavento’. Strinse la mano di Etèra e lascio’ uscire una lacrima. Etèra la raccolse con l’altra mano e le carezzo’ una guancia. Nereide appoggio’ il volto su quel palmo gentile e caccio’ fuori l’aria mantenendo gli occhi chiusi.

”Non ci riesco!”

”A fare cosa?”

”A mantenere gli occhi chiusi.”

”Lo stai facendo.”

”Ma non ci riesco come andrebbe fatto!”

Etèra sorrise. ”Come andrebbe fatto secondo te? Spiegami il tuo modo giusto e quello sbagliato.”

”Dovrei essere calma, serena, respirare, rilassarmi e…”

La risata di Etèra sprizzo’ per quel curioso pensiero. ”Dove le hai apprese queste notizie, queste tue regole?”

Sul viso di Nereide affioro’ un imbarazzato sorriso. ”Non e’ cosi’ che funziona?” chiese.

”Quando chiudi gli occhi nessuno puo’ dirti cosa vedere e cosa provare. Il mondo ad occhi chiusi ti appartiene con tutta la sua complessita’ o semplicita’. Nel suo buio o nella sua luce, sei libera.”

”Io pensavo…”

”Non credo che il pensiero del mondo ad occhi aperti sia il benvenuto nel mondo ad occhi chiusi.”

”E questo cosa vuol dire?” chiese Nereide aprendo gli occhi e tirando via la mano da quella di Etèra.

”Nulla piu’ di quanto ho detto. Credo che il pensiero ad occhi chiusi debba comportarsi come uno spettatore a teatro; rimanere in silenzio ad osservare, ascoltare, inorridirsi o estasiarsi di cio’ che prova, e non di cio’ che vede. Nulla deve essere giudicato. Il giudizio partorisce la vergogna e la colpa.”

”Io credo che sia giusto provare vergogna e colpa. Il mondo, senza, sarebbe anche peggiore di com’e’”

Etèra rimase un istante a riflettere, ma solo per raccogliere i pensieri.

”La vergogna… la colpa. Forse sono state create per mettere limiti, confini agli esseri umani che non hanno capito il dono del libero arbitrio. Esseri umani che non sono stati capaci di sentirsi parte del tutto. Se l’umanita’ non avesse chiuso gli occhi, non si sarebbe mai vista nuda.”

”Ma che stai dicendo? Vaneggi! Vedi che e’ esattamente l’opposto?”

”L’essere umano e’ tutto cio’ che ha cacciato fuori da se’. Fa parte del tutto, ma ha preferito relegare questo ‘tutto’ fuori da se’ cosi’ da poterlo strumentalizzare e adorare. Se si fosse sentito parte di ogni fiore, pianta, oceano, cielo, persona… cosa mai avrebbe potuto compiere contro se stesso di cosi’ orrendo da provare vergogna o colpa?”

Nereide rimase in silenzio.


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