Chi fa da se’, fa per tre


Mi sdraio sul letto. Apro il cassetto del comodino e inizio a frugarci dentro. Trovo quello che cerco: il mio amato giocattolo. Il mio vibratore preferito. Mi fermo un attimo a guardarlo, rimirandone la forma, e poi premo il pulsante. Un lieve e interminabile ronzio accompagna la sua vibrazione.

Lo bagno sulla punta con un po’ di saliva e lo porto giu’. Inizio dalla clitoride. Con l’estremita’ arrotondata e liscia ci giro intorno, sfiorandola. Sento i nervi dell’inguine che si tendono. Qualcosa inizia a sciogliersi dentro di me e lubrifica il mio giocattolo ancor di piu’. Continuo cosi’ per un po’. Prendo a muoverlo verticalmente, giu’ e su, facendolo scorrere in mezzo alle piccole labbra, mentre con l’altra mano mi massaggio il seno. Qualche minuto di dolce su e giu’ e poi, finalmente, entro.

Ho un sussulto quando lo sento entrare… ora e’ dentro. Inizio a girarlo, lentamente, toccando vari punti: a destra, a sinistra, in basso, in alto… ecco, li’, appena dietro l’osso pubico, leggermente spostato a sinistra, proprio li’, c’e’ il mio punto nascosto che, se lo stimolo, mi fa godere di piu’. Certo, non ho certezza che sia quello che viene chiamato il punto G, pero’ toccarmi li’ mi da’ un piacere indescrivibile. L’ho preso apposta, questo gingillo, con questa forma arcuata, proprio perche’ non entra dritto ma, curvando, va a toccare senza difficolta’ il punto esatto.

Sto un po’ cosi’, a stimolare il mio ipotetico punto G, dopodiche’, per far durare il piacere piu’ a lungo e non arrivare subito alla fine, prendo a ripercorrere tutti i punti principali dove ero passata: dal punto G, alle piccole labbra, alla clitoride. E ancora di nuovo: dalla clitoride, alle piccole labbra, al punto G. Mi soffermo su ogni punto affinche’ ne possa gustare il massimo del piacere. Poi passo al successivo.


E con il piacere che cresce, iniziano anche le fantasie. La figura di Kal m’invade la mente. Penso spesso a lui quando mi tocco. Kal e’ un amico e collega di mio marito, e tutte le volte che penso a lui, mi eccito. Lo immagino col suo costume sgargiante, col suo mantello rosso, ed io con la mia attillata tutina di latex che, con estenuante lentezza, lui mi toglie di dosso come fosse la buccia di un frutto sbucciato poco a poco per essere assaporato a dovere. L’immagine prepotente di me succhiata come un frutto maturo e succoso, mi sconvolge. E mentre penso a tutto questo, godo. Il piacere cresce ancora dentro di me, e nel ventre sento vibrare come se stesse per arrivare al galoppo una mandria di cavalli selvaggi.

Oh Kal, tu si’ che sei un uomo… Kal, Ka-El… Clark… Tu si’ che ci sai fare con le donne. Le scopate che ho fatto con te sono state le migliori della mia vita. Col tuo cazzo cosi’ duro, d’acciaio… e poi riesci a durare cosi’ a lungo… tutto il tempo necessario perche’ una donna arrivi a godere. Ma ti sei sposato. Hai voluto alla fine farti impalmare da quell’insipida giornalista, quella… Lois Lane, ed io non me la sono sentita di divenire la tua amante. Pero’, se ci penso… tu si’ che ci sapevi fare con me. Non come Bruce. Lui e’ sempre cosi’ impacciato e imbarazzato.

Eppure sembrava cosi’ fascinoso quando l’ho conosciuto: un playboy sempre circondato da bellissime donne, ricco, colto, intelligente. Per carita’, la colpa e’ stata anche mia e della mia maledetta, insana, ossessione per i supereroi. Che ci posso fare se i costumi, i mantelli e le maschere mi eccitano? E bisogna ammettere che a lui, quella splendida armatura da pipistrello, sta davvero da dio.


Purtroppo, mi sono accorta troppo tardi della fregatura. I primi tempi si dava pure da fare, poverino, ed io ero talmente infatuata che nemmeno ci badavo a come faceva sesso. Mi sentivo appagata cosi’. Ma l’incantesimo e’ durato poco. Una volta passata l’eccitazione iniziale, effetto della novita’ e dell’adrenalina che scaturiva quando scopavamo furtivamente nei vicoli bui di Gotham senza neppure toglierci le maschere, da dopo che ci siamo sposati, sempre piu’ raramente gli si fa duro e, se qualche volta accade, eiacula subito, dopo qualche secondo, lasciandomi completamente a bocca asciutta che, poi, devo finire da sola.

Che scema che sei, Selina! – me lo ripeto sempre – Ti sei presa un uomo che va in giro a combattere i criminali piu’ spietati, ma non e’ in grado di scoparti; salva ogni notte Gotham City dai disastri piu’ terribili, ma non riesce a salvare il vostro matrimonio; porta a termine le missioni piu’ impossibili, ma non porta a termine il tuo orgasmo!

Anche stasera non e’ stata tanto diversa dal solito. Siamo tornati da uno di quei soliti ricevimenti noiosissimi dove, immancabilmente, sembra incredibile, compare sempre qualche criminale mascherato che prende in ostaggio tutti i convitati minacciando di far esplodere l’intero palazzo. Una volta capita che arrivi l’Enigmista, una volta il Pinguino, un’altra volta un qualsiasi altro paranoico in costume con manie di grandezza. Insomma, ogni volta ce n’e’ uno nuovo. Stasera e’ stato il turno del Joker. Era appena evaso dalla galera e voleva vendicarsi di mio marito che ce lo aveva mandato. In ogni caso, tutto e’ andato a finir bene. L’eroe ha ancora una volta sconfitto il cattivo che e’ stato rispedito in gattabuia.

Tornati a casa, lui si e’ messo come al solito comodo sul divano a guardare la partita di football ed io, invece, sono scivolata in camera per cambiarmi. Ne sono uscita che a qualsiasi uomo gli sarebbe venuto duro come la roccia: babydoll trasparente, tanga, autoreggenti e tacchi a spillo. Ho riempito due bicchieri di vino rosso e mi sono avvicinata. Mi sono seduta sopra di lui a cavalcioni e, pur sapendo che e’ astemio e beve solo insipide bibite gasate, gli ho messo il bicchiere davanti al naso sperando che capisse le mie intenzioni. E invece no… evitandomi come se quasi lo infastidissi, spostandosi di lato, ha cercato ancora di seguire la partita in tv. Avrei voluto spaccagli il bicchiere in testa!

Come posso essere stata cosi’ stupida? Ho capito troppo tardi che non dovevo sposarlo. Dovevo lasciare tutto com’era una volta, quando anch’io ero una supereroina, libera, indipendente, quando c’incontravamo di notte sulla cima dei grattacieli piu’ alti e scopavamo. Non avrei dovuto togliermi la maschera da Catwoman. Non avrei dovuto appendere il mio costume al chiodo trasformandomi nella tranquilla mogliettina del piu’ famoso supereroe della citta’. Sono stata una stupida, e ogni volta che ci penso mi viene in mente quella storia a fumetti. Come si chiamava? Ah si’… “Watchmen”… che scena quella dove i due supereroi, lui e lei, scopano pieni di passione solo dopo che hanno indossato di nuovo i loro costumi!


Forse anche mio marito ed io abbiamo lo stesso problema. Forse il sesso ci riusciva bene solo quando entrambi eravamo misteriosi, quando anch’io portavo la maschera e lui non conosceva il mio volto, e c’incontravamo occasionalmente concentrando in brevi attimi tutta quanta la nostra voglia. Diciamo la verita’: ci siamo innamorati dei nostri personaggi e non abbiamo tenuto conto che, poi, una volta cadute le maschere, una volta sciolto il mistero, una volta che non ci fosse stato piu’ niente da scoprire su di me, per lui tutto quanto avrebbe preso la piega squallida della banalita’ coniugale. E forse anche per me e’ la stessa cosa.

E poi, siccome adesso tutti i criminali sanno che io sono sua moglie, e quindi potrebbero vendicarsi, dice che per non mettermi in pericolo me ne devo restare qui ad attenderlo a casa, sotto stretto controllo di Alfred, il suo fedele maggiordomo, mentre lui se ne va fuori di notte a salvare la citta’. Ma almeno, quando e’ con me e non lotta contro i criminali, potrebbe fare di tutto per farmi sentire donna dal punto di vista che davvero m’interessa?! Cioe’ da “quel” punto di vista! Invece niente. E cosi’ ho riempito il cassetto del comodino con questi giocattoli. Lui lo sa. Una volta, per provocarlo, glieli mostrai, ma lui fece spallucce come se la cosa non lo riguardasse.

Tornando a stasera… meno male che poi ha rinunciato a guardare la partita. Mi conosce e sa che sono una che, se voglio qualcosa, non mollo. Cosi’ ho appoggiato i bicchieri a terra, gli ho sbottonato la camicia ed ho iniziato a baciarlo sul petto e sulla bocca. Dopo essere rimasto per un po’ passivo, alla fine ha preso a baciarmi anche lui, ma senza passione, stanco, come un robot con le pile scariche. Allora mi sono messa in ginocchio fra le sue gambe, gli ho tirato fuori l’uccello e l’ho preso in bocca. Glielo ho succhiato per un po’, ma anche il suo “attrezzo” era come se avesse le pile scariche. Restava duro solo per pochi secondi e poi si ammosciava. Ho mantenuto la calma. Ci ho lavorato su ancora un po’, ma senza miglioramento. Cosi’, alla fine, ho capito che stavo perdendo tempo, mi sono alzata, l’ho preso per mano e l’ho portato in camera da letto.

Entrando, mi sono tolta le scarpe, il babydoll e il tanga. Sono salita sul letto, e mi sono messa supina con le gambe larghe. Lui e’ stato per un po’ in piedi davanti al letto, immobile e col pisello moscio. Gli ho fatto cenno di avvicinarsi chiamandolo col dito e lui, l’eroe di Gotham City che combatte contro i peggiori criminali, sempre come un robot scarico, stanco e svogliato, mi e’ venuto sopra. A quel punto, senza dire una parola, gli ho preso la testa e gliela ho spinta delicatamente giu’ posizionandola dove volevo esattamente che fosse. Alla fine ha capito quello che doveva fare ed ha iniziato a leccarmi seppur con scarso entusiasmo. Meglio di niente!

Con lui ho dovuto abituarmi ad accontentarmi di quel poco che riesco ad ottenere. Alla fine, so che se mi concentro con le fantasie e penso alle scopate con Clark, riesco anche a godere. Certo, non deve esserci niente che mi disturba, perche’ se perdo la concentrazione e il ritmo, devo ricominciare tutto da capo. Percio’ e’ facile intuire perche’ mi sono incazzata cosi’ tanto quando, essendo li’ li’ per venire, e’ apparso in cielo il Bat-segnale. Quell’odioso cerchio giallo con la sagoma del pipistrello.


In un attimo Bruce ha smesso di fare quello che stava facendo, si e’ alzato, ha indossato in un battibaleno il suo costume e dicendomi “vai pure a dormire, cara, e non attendermi perche’ faro’ tardi”, si e’ lanciato fuori dalla finestra, lasciandomi li’ come una scema con l’orgasmo ancora conficcato dentro la pancia. Ho pensato: “Mavvaffanculo! Ci mancava pure il lavoro straordinario!”

Ecco… adesso sto per venire. Getto via il vibratore e finisco con le dita, come piace a me. Esplodo di piacere, scossa da mille spasmi, stringendo le cosce intorno alla mia mano ed inzuppando il lenzuolo sotto di me. Non c’e’ niente da fare: chi fa da se’, fa per tre. Dovrei smetterla di pretendere da mio marito quello che proprio non riesce a dare e che forse neppure gli interessa, rassegnandomi una volta per tutte alle pratiche di autoerotismo. Fra l’altro, al sexy shop in Gotham avenue, ho visto un fantastico aggeggino a forma di pipistrello che non dovrebbe essere niente male.

Ringraziamenti

Vorrei ringraziare coloro che mi hanno ispirato questo racconto. In special modo:

  • le persone che, nel web, si prodigano nel raccontare storie nelle quali descrivono minuziosamente i propri e gli altrui orgasmi che, sono sincera, non interessano una beata fava a nessuno. Quindi, fra costoro mi ci metto anch’io. In particolare ringrazio chi, qualche tempo fa, ha scritto un racconto che ho letto e mi e’ piaciuto, da cui ho tratto il suggerimento di mettere dei supereroi come protagonisti di una storiella erotica;
  • gli autori, tutti, che sono tantissimi, soggettisti, disegnatori, sceneggiatori e registi cinematografici che hanno dato vita ai personaggi di Batman e Catwoman;
  • Alan More e Dave Gibson che hanno realizzato il piu’ bel fumetto sui supereroi che sia mai stato fatto: Watchmen;
  • i creatori di vibratori;
  • i mariti.

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