I miei colori


Posso essere scostante oppure disponibile. Antipatica o simpatica. Dura, decisa, fredda, o morbida, titubante, calda. Bugiarda, avara, altezzosa, oppure sincera, generosa, modesta. Posso dire di no, ma anche di si’, e posso essere infinite altre cose. Persino tutte quelle cose che non sono mai stata, ma che un giorno saro’, se e quando le conoscero’. Qualcuno tutto questo puo’ chiamarlo squilibrio, c’e’ chi lo considera pazzia, e c’e’ addirittura chi non lo comprende. Io amo chiamarlo semplicemente: “ricerca della completezza”.

Il mondo e’ pieno di colori, lo so, me lo hanno detto. Purtroppo, la Natura non mi ha concesso il piacere di vederli cosi’ come li vede la maggior parte della gente. Il mio mondo e’ un po’ piu’ grigio e uniforme del vostro se lo guardo attraverso gli occhi. Questo, da bambina, e’ stato un problema. Mi sentivo diversa, menomata, inferiore ed odiavo il fatto di non poter vedere le fragole in un bosco, oppure i papaveri in un prato come vedevano tutti gli altri bambini. In seguito ho sofferto di meno, anche se ancora non riesco ad accettare di non poter vedere il colore dei miei occhi, che alcuni dicono siano della stessa tonalita’ del cielo. Un cielo che per me, pero’, non ha colore.

Non so quando sia nata dentro di me la voglia di colorarmi la vita in altro modo. Non ricordo come sia scattata la molla e forse neppure esiste un preciso momento. Tutto avviene quando deve avvenire. Ed e’ accaduto che capissi che non avrei piu’ accettato di vivere in un mondo senza colori, e che avrei cercato di colorarlo a modo mio.

Adesso chiudete gli occhi. Fatelo per un istante e, ad occhi chiusi, pensate all’amore, all’indifferenza, all’amicizia, all’odio, al dolore, al piacere, alla delusione, all’illusione, alla paura, al coraggio… pensate ad ogni sentimento ed ogni emozione che vi viene in mente e datele un colore. Distinguete ogni emozione sulla tela che raffigura la vostra vita, isolatela, e poi cercate di analizzarne lo spettro cromatico.

Non e’ semplice, vero?

Eppure io ci riesco. Ecco qual e’ stato il mio modo per uscire dal daltonismo, per poter vedere i colori, per non avere piu’ una vita eternamente immersa nel grigio: colorarla usando altre tinte invisibili agli occhi, ma non alla mente.

Ho cominciato a dipingere con quello che avevo a disposizione. Non molto: il nero ed il bianco della rabbia e della serenita’. E’ stato solo l’inizio. Poi, nel mio viaggio ho trovato altri coloranti che ho saputo impastare e mescolare fino ad ottenere le tinte giuste per abbozzare almeno un quadro. All’inizio con pochi colori che, pero’, via via, sono diventati sempre di piu’.

Tutta la mia vita non e’ stata altro che viaggio alla scoperta di quei colori che mi permettessero di ottenere una sempre maggiore varieta’ cromatica, cosi’ da aggiungere nuove pennellate alla tela della mia esistenza. E ancora non ho finito. So che esiste un’infinita’ di colori che ancora non conosco, e la mia curiosita’ di nuove esperienze (questa si’ che forse potrebbe essere chiamata pazzia), mi spinge sempre piu’ ad andare avanti, finche’ non otterro’ quelle tonalita’ che ancora mi mancano. Perche’ voglio vedere non solo i papaveri in un prato, ma ogni fiore possibile.

Niente di strano, dunque, che con questa mia poliedrica personalita’ io ricerchi la completezza. Perche’ una persona e’ tanto piu’ completa quanti piu’ sono i colori che riesce a vedere. Nessuno s’inquieti, percio’, se oggi posso apparire in un modo e domani in un altro, e dopodomani in un altro ancora. Da questa parte non ci stanno piu’ persone, ma solo una me stessa che si colora in modo diverso, secondo lo stato d’animo.

Preoccupata, calma, annoiata, divertita, passionale, distaccata, taciturna, loquace e mille altre cose, da un estremo all’altro senza che sia dissociazione o schizofrenia, ma semplicemente una questione cromatica. E questi miei colori, anche quelli piu’ cupi, non sono indelebili, non restano li’ in eterno; possono essere tolti facilmente. Basta usare il prodotto giusto per togliere la patina sovrastante, e posso riverniciarmi a piacere con i colori piu’ diversi.

No, non chiedetemi quale sia questo prodotto. Anche se so il suo nome, se lo dicessi perderebbe la sua efficacia. Quindi meglio tacere e lasciare che ognuno, dentro di se’, trovi quello piu’ efficace.

Oggi, mentre ero intenta a scrivere un racconto che forse avrei pubblicato domani, mi e’ giunto inaspettato un regalo. Non posso rivelarne il contenuto, ma e’ uno dei piu’ bei regali che abbia mai ricevuto nella mia vita. Uno di quei regali che non possono essere acquistati perche’ vengono creati dentro di noi, e che doniamo solo alle persone piu’ care. Come il miele per api, e’ un talento naturale: ci sono persone che di questi doni sono in grado di crearne in quantita’, altre che ne producono di meno, ed altre ancora che, invece, non per colpa loro, sono proprio incapaci di farlo.

A chi mi ha inviato questo magnifico omaggio, che come il miele e’ dolce, e che vale assai di piu’ di mille parole senza alcun senso, dico solo grazie. So che e’ poco, ma e’ un grazie sincero, perche’ la sorpresa ha saputo trasformare i colori che ho in questo periodo non troppo spensierato, che talvolta possono apparire cupi e spenti, in tonalita’ assai piu’ limpide e solari.


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