Funambola


Funambola: nessun sostantivo riesce a descrivermi meglio. Le prime parole dedicate a me stessa le scrissi tanti anni fa. Parlavano di muri scrostati e fango, di liberta’, rabbia e disperazione. Poche, brevi, semplici parole scaturite chissa’ da dove e buttate li’, alla rinfusa, senza un filo logico.

Ma avrei voluto scrivere di piu’, molto di piu’.

Avrei voluto scrivere di amore, di desiderio, di sesso, di matrimonio, di divorzio, di dignita’, di avventure, di bisogno di spazio, di viaggi, di provare cose nuove, di momenti di gioia assoluta, di cocenti delusioni, e di tutto quello che ancora non conoscevo.

E poi avrei voluto scrivere dell’importanza dell’educazione, della cultura, dell’indipendenza economica, delle ambizioni, della carriera, delle rinuncie, del rompere gli schemi, del prescindere le formule, dei giudizi della gente, e di tutto quello che avrei imparato.

Ed anche di tutto cio’ che non sono ancora pronta ad affrontare.

Come una star del circo, funambola senza rete appesa ai fili della vita, sospesa in aria tra cielo e terra, su una corda tesa tra passato e futuro, tra incoscienza e consapevolezza, tra disinteresse ed empatia, tra vanita’ ed umilta’, tra razionalita’ e follia, tra perdizione e salvezza, tra vizio e virtu’.

Ed in mezzo la solitudine.

Eccomi qui. Una donna che a volte parla troppo, ma sa anche tacere; che a volte si chiude in se stessa per difendersi, ma sa anche attaccare; che a volte e’ piena d’insicurezze, ma sa anche essere sicura di se’. Una donna che dice “no”, ma sa anche dire “si’”.

Una donna che tenta di attraversare l’abisso.

Mi chiedo se arrivero’ mai dall’altra parte. Se mai ce la faro’ a superare la paura che ho del “Mare dell’Oblio”.

Se ci riusciro’, saro’ io la prima a saperlo.


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