La curiosita’ non uccise la gatta


Fase 1: dall’anonimo disinteresse, si passa alla curiosita’

Tutto inizia con una scintilla. Non c’e’ dubbio. C’e’ chi la chiama teoria dei “due legnetti che strofinati insieme producono calore” e chi, invece, la chiama “coincidenza oggettiva”. Pero’, manteniamo le cose semplici ed evitiamo un eccesso di analisi. Dopo tutto, due linee non parallele hanno una certa probabilita’, prima o poi, d’intersecarsi.

C’e’ dunque una scintilla. “Il richiamo seducente dello sconosciuto”, come direbbe chi ama la poesia.

E la gatta e’ li’.

Ed e’ una gatta che quasi sempre ama la poesia. E la gatta non puo’ fare a meno di sbirciare dietro la tenda.

E cosi’ la gatta e’ catturata. Volentieri.

Fase 2: dalla divertente curiosita’, si passa alla passione

Gli elementi dell’ecosistema perfetto vengono visualizzati: auto-illusione, auto-indulgenza, auto-empatia, auto-delusione, auto-inganno, auto-insoddisfazione… si puo’ dare il nome che si vuole. L’elemento “altro” non e’ dunque da biasimare: sarebbe altamente controproducente e vorrebbe dire dare a lui/lei un credito immeritato. Lui/lei deve essere considerato come un mero strumento reso accessibile dall’incognita “x” (coincidenza, destino, Dio, qualunque sia). Al momento giusto. Nel posto giusto.

Einstein di nuovo? Ma naturalmente!

“Fuoco, fuoco!”, avrebbero urlato gli uomini delle caverne. Ma non avevano le parole a quel tempo, cosi’ il fuoco rimase a lungo senza nome.

Poi arrivo’ Newton e disse eloquentemente: EUREKA! Cio’ che sale deve anche scendere.

Fase 3: dall’ingombrante passione, si passa ad odiare

Qualcosa/qualcuno accende la luce. Per fortuna. Anche quando e’ troppo tardi, “meglio tardi che mai” non sara’ mai un’espressione troppo vecchia, ma “il piu’ presto possibile” e’, ovviamente, un’alternativa migliore.

Qualcuno/qualcosa accende la luce, e la scena che si presenta e’ gia’ abbastanza brutta, a dir poco: delusione, frustrazione, fastidio, debolezza. Cioe’, LA VERITA’: la nuda, pura e semplice verita’.

E’ la storia infinita dell’elefante nella cristalleria, ma tu hai in qualche modo fatto di tutto per non accorgertene prima (vedi fase 2).

Il momento della bonta’ e dell’auto-altruismo se n’e’ andato: AHI! Che male!

Fase 4: dallo spiacevole odio, si passa al disprezzo

Quando si diventa realmente liberi, l’indifferenza e’ un mito sopravvalutato. Perche’ e’ solo sdegno e solo lo sdegno ti garantisce la liberazione finale da cosa/chi, in primo luogo, non ha meritato il tuo interesse.

E la gatta e’ liberata.

Finalmente la gatta torna a vagare. E si sente leggera e felice, e molto determinata a non sbirciare DI NUOVO dietro quella maledetta tenda.

Beh, non esageriamo: almeno non per un po’.

Dopo tutto, la cosiddetta saggezza e’ il privilegio dei codardi e degli ottusi.

E la curiosita’ non uccise la gatta. La rese solo piu’ forte.

MIAO!


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