Intervista con la Vampira


Quando suonarono alla porta, gia’ sapevo chi sarebbe entrato. Era l’inviato del piccolo giornale di provincia che, nella citta’ in cui abito, viene letto soprattutto per informarsi sulle date delle sagre in programma. Fino ad allora, nonostante fossi gia’ abbastanza nota come scrittrice di racconti erotici, non avevo ancora concesso un’intervista a nessuno.

Quando si parla d’erotismo, c’e’ un sacco di gente che subito pensa a mutandine di pizzo, reggiseni trasparenti, scarpe col tacco a spillo, calze, reggicalze, fruscii di seta, respiri e gemiti di piacere. Sono certa che a molti uomini gli diventi duro al solo immaginarlo ed una donna che descrive in modo disinibito membri maschili, parla d’orgasmi e clitoridi turgidi non e’ che s’incontri tanto facilmente. Di solito, molte sedicenti scrittrici alla fine si rivelano essere invero ometti che scrivono per masturbarsi essi stessi ed ai quali, se potessero, forse non dispiacerebbe indossare ogni tanto una guepiere. Ero percio’ convinta che quell’uomo fosse ben felice di essere riuscito finalmente a rintracciarmi coinvolgendomi in quell’intervista. Sapevo anche che non mi avrebbe fatto sconti e non avrebbe resistito a pormi le domande piu’ insidiose ed imbarazzanti.

Al direttore del giornale che mi aveva chiamata al telefono, avevo chiesto espressamente che m’inviasse qualcuno che non avesse in testa solo la fica e che non si concentrasse solo su domande pruriginose, che’ certe cose alla fine le consideravo persino noiose. Gli avevo anche fatto capire che non avrei disdegnato se si fosse trattato di un tipo carino, simpatico, possibilmente piacevole anche dal lato fisico. Sapevo che, avendo letto i miei racconti che parlavano di sesso, dove le eroine erano descritte come spregiudicate cacciatrici che catturavano le loro prede, quasi sempre uomini, per prima farli impazzire di piacere e poi condurli ad atroci sofferenze fisiche e psicologiche, pensasse a me come ad una gran porca, una ninfomane spregiudicata sempre in cerca di sesso. Inoltre, avevo anche la pessima nomea di essere una specie di amazzone vampira, una che divorava il cuore ed il cervello dei diversi amanti con cui giaceva. Mi divertiva questa immagine e mi solleticava l’idea che chiunque fosse venuto pensasse all’intervista come ad uno dei miei tanti stratagemmi per scoparmelo. Stavolta, magari, proprio un giornalista, perche’ no?

Alla fine il direttore decise che ad intervistarmi sarebbe venuto proprio lui, di persona. Non era mica scemo il ragazzo! Ando’ ad aprirgli Viola, con la sua aria da brava ragazza eternamente prigioniera in un corpo da adolescente. Quando portava i capelli raccolti e in ordine, sembrava un personaggio uscito da “Mária évei”; non dimostrava per niente i suoi anni, ma pareva ne avesse piuttosto sedici o diciassette.

– Si accomodi. Mia sorella la sta aspettando.

Quando entro’ nella mia camera, era gia’ in agitazione. Si rese subito conto che quello non era l’antro dove alloggiava una vampira. Non c’erano ne’ bare ne’ pipistrelli e neppure il tipico arredamento gotico da castello di Vlad Dracul. Vidi subito che resto’ quasi deluso di trovarsi in una normalissima stanza di una normalissima casa abitata da una normalissima contadina. La prima cosa che disse mi fece sorridere.

– Santo cielo! Una che scrive di erotismo e non ha un letto a baldacchino! Ed ha anche una sorella che sembra appena uscita da un romanzo di Margit Kaffka! Che storia, che storia! C’e’ gia’ abbastanza materiale per un articolo!

La sua ironia, se era ironia, subito mi colpi’ e me lo rese simpatico. Cercai di tranquillizzarlo.

– Se e’ per questo, di sorelle ne ho venti, anche se non tutte giovani come Viola.

Ero seduta in poltrona. Avvolta da una lieve penombra. Dubito che appena entrato fosse riuscito a distinguere con chiarezza i miei lineamenti, pero’ bastarono pochi secondi e presto i suoi occhi si abituarono. Lo invitai ad accomodarsi nell’altra poltrona.

– Prego, si sieda. Dunque e’ qui per l’intervista…

– Gia’… – disse continuando a guardarsi in giro forse alla ricerca di catene, gogne, tavoli di tortura, Vergini di Norimberga o quant’altro.

– Gradisce qualcosa? – domandai – Le posso offrire un bicchiere del nostro vino? Lo produciamo noi. Purtroppo, in casa non teniamo superalcolici.

– Come sarebbe? – rispose sempre con aria sorpresa – E le orge come riuscite a farle? Si’, perche’ quando si scrive d’erotismo, come minimo si devono fare delle orge. Giusto? E cosa si beve nelle orge? Tisane?

– Ha indovinato. Le tisane sono davvero la nostra specialita’. Ne prepariamo di buonissime. Forse ne gradisce una per rilassarsi un po’?

Continuava a scrutarmi come se fosse la prima volta che vedeva una donna tranquillamente seduta in una poltrona. Forse mi aveva immaginata diversa. Non avevo un filo di trucco e come sempre, in casa, indossavo una semplicissima tuta da ginnastica. Di sicuro dovevo sembrargli meno sexy di un cactus.

– Sta pensando che sotto la tuta potrei essere nuda?

– Non saprei… a leggere i suoi racconti, sinceramente, credevo che preferisse indossare altro.

– E’ dunque stupito? Deluso? Qualcosa non va nel mio abbigliamento?

– Beh, veramente m’aspettavo di trovarla come minimo in baby doll e con le calze autoreggenti.

– Ah, le famose autoreggenti… scommetto che si eccita al solo nominarle, vero? – sorrisi – Alcuni dei miei personaggi a volte le usano, ma solo in occasioni speciali.

– E lei… lei, le usa, lei, le calze autoreggenti?

Nel dirlo gli tremo’ la voce. Sorrisi ancora. Era addirittura comico.

– Perche’ no? Quando ho voglia di sedurre…

– Sedurre? – lo sguardo gli s’illumino’ trapelando di speranza – Sedurre chi?

– Il mio fidanzato, ad esempio…

Ebbe un sussulto. Che una scrittrice di racconti erotici vivesse in una casa normale, non avesse un letto a baldacchino, indossasse una banalissima tuta da ginnastica, bevesse solo tisane ed avesse venti sorelle la cui piu’ giovane sembrava una collegiale d’altri tempi, aveva gia’ scosso le sue solide basi di maschio, ma che avesse anche un inopportuno fidanzato era davvero troppo. Cambio’ dunque argomento.

– Secondo lei cosa significa scrivere d’erotismo?

Mi rimboccai le maniche della giacca della tuta mostrandogli un po’ di pelle nuda, solo un lembo, quella dell’avambraccio. Non era certamente il massimo in quanto ad erotismo, ma ebbe l’occasione per ammirare la perfezione della mia depilazione. Neppure un pelo. Una cosa di cui andavo fiera ottenuta non con l’uso del rasoio, che’ io quell’aggeggio li’ lo detesto proprio, ma per mezzo delle famose creme depilatorie che produco da sola. Stava esaminando ogni centimetro quadrato di me e nella sua testa ero certa turbinassero pensieri sulle mie sorelle, sul mio ipotetico fidanzato e su tutto cio’ che andava inevitabilmente a cozzare con l’immagine che, secondo lui, doveva avere una scrittrice di racconti erotici sulla quale, peraltro, circolavano strane voci…

– Per me significa semplicemente scrivere qualcosa che mi piace. E l’erotismo mi piace. A lei no?

– Si’, ma alla fine sempre d’amplessi si tratta. I personaggi dei racconti sono sempre disponibili a far sesso, mai un mal di testa, mai un giramento di palle e le donne, quando sono vestite, indossano sempre indumenti di seta, scarpe col tacco a spillo, calze col reggicalze o autoreggenti, scopano su tappeti che non sono mai polverosi, oppure su tavoli che magicamente sono sempre dell’altezza giusta e non traballano mai, e se bevono, bevono sempre lo champagne giusto, quello con le bollicine perfettamente rotonde.

– Fermo, fermo, la vedo un po’ alterato. Si tranquillizzi. E’ sicuro che non desidera quella tisana?

– No, no, grazie. Volevo solo terminare il mio ragionamento. Oltre a cio’ non succede mai niente di veramente interessante. Voglio dire: in pratica due o piu’ persone s’incontrano e scopano. Non c’e’ mai alcun tipo di storia dietro, nessun conflitto esistenziale, nessuna motivazione emotiva o sentimentale. Scopano come ricci e raggiungono orgasmi strepitosi, tutti insieme, quasi fossero orologi sincronizzati perfettamente sullo stesso meridiano. Se poi c’e’ di mezzo una casa, e’ sempre bellissima, arredata con un gusto bellissimo, e i vestiti sono bellissimi, le donne bellissime, gli uomini bellissimi: tutti fotomodelli da pubblicita’. Secondo lei una donna grassa e brutta ha diritto all’erotismo oppure e’ qualcosa di riservato solo ad un’elite di persone bellissime?

– Mi sta mettendo in imbarazzo… non credo di avere una risposta pronta. Dovrei pensarci.

– Mi scusi non volevo incalzarla…

– Forse e’ questo il motivo per cui l’erotismo restera’ sempre un genere di seconda categoria. Dopo “Emmanuelle” niente puo’ essere piu’ scritto senza che ci si debba ripetere nelle situazioni, e molti autori, nonostante aspirino a premi letterari, devono rassegnarsi ad essere eternamente secondi. Il genere erotico e’ simile a quello poliziesco: per quanto un racconto o un romanzo sia scritto bene, con stile ed eleganza, alla fine il canovaccio e’ sempre lo stesso e le trame, bene o male, si muovono all’interno di percorsi prestabiliti. Pero’…

– Pero’?

– Pero’ se c’infiliamo dentro ingredienti diversi, come ad esempio un po’ d’ironia oppure qualche aspetto di psicologia, puo’ diventare una lettura piacevole e, perche’ no, anche divertente e educativa, non crede?

– Beh, si’, forse…

– Non penso che un buon racconto possa cambiare il mondo, pero’ a volte puo’ cambiare qualche persona, ed e’ gia’ qualcosa. Certo l’erotismo e’ un argomento che, anche se appare semplice, e’ uno dei piu’ difficili da trattare perche’ il rischio di sconfinare nel pornografico e’ assai alto, inoltre non si presta molto alle riflessioni profonde. Ma anche una goccia nel mare alla fine puo’ assumere un significato ed un valore.

– Davvero la pensa cosi’? Ma lei legge mai le storie dei suoi colleghi?

– Quando capita le leggo e, in effetti, non e’ che ci sia da restarne entusiasti. Molti pensano che per scrivere qualcosa di erotico basti ispirarsi alla letteratura erotica che si trova in giro ed adeguarsi di conseguenza, cambiando ogni volta gli ingredienti come fossero i fattori di una moltiplicazione, ma dove alla fine si arriva sempre allo stesso risultato. Come ho detto, non e’ facile riproporre sempre lo stesso tema tentando di farlo apparire ogni volta diverso.

– Si’, certo, ma in ogni caso ci sono racconti scritti bene e racconti scritti male.

– La tecnica la s’impara con l’esercizio e soprattutto con l’umilta’. Bisogna accettare le critiche ed imparare da chi ne sa piu’ di noi senza credersi i migliori. Talvolta anche prendere spunto da altri, riscrivendo racconti che pensiamo scritti male, rielaborandoli secondo la propria sensibilita’, puo’ essere un ottimo esercizio per imparare a padroneggiare nell’uso delle parole. D’altronde, anche nel cinema esistono i remake senza che cio’ sia considerato plagio e nella musica, nella pittura e nella letteratura ci sono numerosi esempi di riproposizione del medesimo tema secondo stili differenti.

– C’e’ tanta confusione a riguardo. Spesso non sappiamo se considerare un racconto erotico oppure no. Tanti pensano che quando si parla di fiche, culi, tette e clitoridi allora deve per forza essere un racconto erotico.

– Se e’ per questo potrebbe anche essere un trattato di anatomia.

– Mi tolga una curiosita’: quanto, in cio’ che lei scrive, e’ autobiografico?

– Vuol sapere se sono una porca?

Si guardo’ intorno circospetto, temendo forse di veder sbucare qualche mia sorella o il mio fidanzato. Abbasso’ la voce.

– Si’, volevo sapere proprio questo. Era una domanda che dovevo assolutamente farle. L’ho in mente fin dall’inizio.

– Oscar Wilde ha scritto “Il ritratto di Dorian Gray” dove il protagonista commette degli efferati delitti, ma non mi risulta che l’autore fosse un omicida.

– Tanti scrivono di donne perfette, ambienti perfetti, situazioni perfette dove tutto succede al momento giusto, senza che ci sia alcuna sbavatura. Non trova che tutto cio’ sia un po’ inverosimile? In fondo la realta’ e’ completamente differente.

– Non posso negare che molti racconti siano inverosimili. Troppe volte chi scrive e’ convinto che per creare un’atmosfera erotica basti infilarci le famose calze autoreggenti. Pero’, come lei ben sa, “Nem a ruha teszi az embert”: non sono gli abiti che fanno il monaco.

– Senta, confessi, ma lei le indossa ogni tanto le calze autoreggenti?

– Ancora con questa domanda? Ma lei e’ ossessionato! Lo sa che a volte potrebbero essere addirittura piu’ erotici i collant? Dipende dalla situazione… cosa le verrebbe in mente se adesso le rivelassi che sotto i pantaloni di questa tuta porto dei vecchi collant un po’ rovinati, con qualche buco qua e la’, ma senza le mutandine?

Lo vidi arrossire. Iniziava ad avere caldo. Mi pareva quasi di leggergli nella mente: immaginava la situazione mentre m’infilava un dito in uno dei buchi degli ipotetici collant… magari un buco in corrispondenza dell’inguine.

– Secondo lei le donne li leggono i racconti erotici? Cioe’ quei racconti che, anche se scritti da donne, servono al maschio per…

– …Per farsi le seghe?

– Mi legge nel pensiero?

– Non e’ difficile. Comunque, quando un racconto, qualsiasi racconto non solo erotico, apre uno spiraglio, uno squarcio di qualsiasi natura sul mondo ed offre una visione della realta’ diversa da quella che abbiamo sempre avuto, allora raggiunge lo scopo; a suo modo diventa un buon racconto anche se parla di cazzi, fiche, tette, culi, clitoridi e orgasmi. Percio’ credo che anche una donna lo possa apprezzare. Se invece si limita alla sola descrizione anatomica e di pratiche idraulico-meccaniche, allora e’ chiaro che serve solo al maschio per farsi le seghe.

– Le femministe detestano la letteratura erotica…

– Questa se l’e’ inventata!

– Si’, lo so, ma puo’ essere verosimile?

– Che significa? E’ una fissazione come quella delle calze autoreggenti?

– Vede, abbiamo appena detto che nei racconti erotici esiste quell’elemento che potrebbe essere definito come “esposizione del corpo ad uso e consumo dell’autoerotismo maschile”. Forse ad una femminista, questa descrizione della donna che viene “usata”, puo’ non farle piacere.

– Esistono anche le situazioni invertite dove e’ la femmina che utilizza il maschio per il proprio piacere. Molti dei miei racconti si basano proprio su questa equiparazione fra il desiderio dell’uomo e quello della donna, in quanto molte delle mie protagoniste hanno spesso atteggiamenti che potrebbero essere equiparabili a quelli che normalmente, per cultura, sono attribuibili al sesso forte, cioe’ a chi utilizza l’altro per il proprio piacere e non accetta di essere utilizzato. Quasi un’inversione dei ruoli. Parlo della caccia, del concetto di preda, e di una sessualita’ svincolata dai sentimenti.

– Appunto…

– Appunto cosa?

– Ogni tanto mi piace dire appunto. Mi sembra molto intelligente… ma lasciamo stare. Senta, secondo lei l’erotismo e’ di destra o e’ di sinistra?

– Dico, ma cosa sono queste perversioni? Lei e’ un depravato, lo sa? Neppure io sono mai arrivata a tanto!

– Pero’ e’ una cosa importante… dica la verita’: e’ o non e’ una bella domanda?

– A me sembra pura e semplice depravazione. Ad ogni modo, c’e’ sia un erotismo di destra che uno di sinistra. Ma lei cerca di farmi dire delle cose che non vorrei neanche pensare.

– La prego, mi spieghi…

– L’erotismo e’ di destra quando nei racconti ci sono le calze autoreggenti rigorosamente in seta, non certo roba dozzinale che’ il nylon e’ adatto solo per i comunisti, dove si fa sesso in megagalattiche suite di hotel di lusso, oppure in party esclusivi sul genere di “Eyes Wide Shut”, in case o castelli arredati da architetti di grido, dove le donne sotto le pellicce sono sempre nude ed a parte le autoreggenti indossano solo preziosi gioielli, mai bigiotteria da pochi soldi. Donne che sono esattamente come le vuole il maschio e se anche hanno un ruolo che a prima vista potrebbe sembrare dominante, in realta’ alla fine sono sottomesse al desiderio di chi le usa per il proprio esclusivo piacere. Donne che godono sempre; mai una volta che l’uomo faccia cilecca e non le faccia arrivare all’orgasmo, e quando godono lo fanno non una ma diverse volte perche’ ovviamente sono tutte multiorgasmiche. Situazioni dunque dove ogni cosa e’ appunto perfetta, i tappeti non sono mai polverosi, i tavoli si trovano sempre all’altezza giusta per scopare, non traballano mai, e le bollicine nello champagne perfettamente rotonde. Ecco cio’ che credo sia di destra.

– E l’erotismo di sinistra, invece?

– E’ molto raro ed e’ tutto l’opposto di quanto ho appena descritto. Sa cosa? A volte pare che gli uomini non abbiano ancora compreso come ragioniamo noi donne e non e’ solo questione di sapere o non sapere dove si trova con esattezza il punto G oppure se arriviamo all’orgasmo col clitoride o la vagina. E poi…

– E poi? La prego, continui…

– E poi l’erotismo maschile e’ molto semplice. Quello femminile, invece, ha innumerevoli sfaccettature.

– Vuol dire che noi uomini abbiamo un’erezione, eiaculiamo, ed e’ finito tutto li’?

– Non dico che sia per tutti esattamente cosi’, ma generalmente e’ cosi’. Quindi per quanto esistano scrittori uomini che si sforzano di entrare nel nostro immaginario, dubito che ci riusciranno mai completamente. La loro concezione della donna e’ e resta quella che ha qualsiasi uomo, quindi e’ gia’ tanto trovare qualche scrittore che con umilta’ riesce a trasmettere una visione abbastanza accurata del nostro immaginario erotico. La maggior parte, mi creda, potrebbe darsi all’ippica…

– Per caso si intende di ippica?

– No, ma il nonno di mio nonno era acrobata in un circo. Fra le altre cose eseguiva esercizi cavalcando cavalli in corsa. Mori’ rompendosi l’osso del collo quando la mia bisnonna era ancora in fasce.

– Mi spiace. Cioe’ no… ehm, volevo dire… io sono sposato.

– Ah, bene, e allora?

– Non so… con questa conversazione ho quasi l’impressione d’aver tradito mia moglie.

– Se e’ cosi’, significa che a lei ci vuole davvero poco per tradire…

– Si’, in effetti mi ci vuole davvero poco. Senta… non ha proprio niente di superalcolico da bere?

– No, le ho detto: qui beviamo solo tisane!

– D’accordo! Allora vada per una tisana. Ma… dica… sotto la tuta porta le autoreggenti oppure i collant col buco?

Decisi una volta per tutte di mostrargli cosa portavo sotto. Credo che in quel momento intui’ perfettamente come facevo a procurarmi il materiale per scrivere i miei tanti racconti, ma non so quanto, alla fine, gli piacque davvero diventare il protagonista di uno di questi. In ogni caso, sono certa che riuscii a soddisfare ogni sua curiosita’, facendogli finalmente comprendere perche’ di me si diceva in giro cio’ che si diceva. Ma questa e’ un’altra storia.


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