Della stessa materia di cui sono fatti i sogni


Decisa, entro in camera e apro la finestra. I suoni della notte e della campagna intorno sono come un bisbiglio continuo che preannuncia l’estate, mentre una brezza leggera scuote di tanto in tanto la soffice tenda di lino. Chiudo a chiave la porta. Chiunque, per entrare, dovra’ prima bussare.

Mi siedo davanti alla scrivania come per lavorare. Tolgo le scarpe, ma non riesco a trovare la quiete perche’ ho dentro un languore che persiste. Lo conosco bene, quando s’insinua non se ne va, ma so anche come fare per liberarmene.

Mi sistemo meglio sulla poltrona e mi libero delle autoreggenti. La brezza che entra dalla finestra, come un sospiro, mi accarezza le gambe nude. Lascio salire la gonna fino a scoprire le mutandine. Con la mano ne sollevo l’elastico e con la punta delle dita mi liscio il pube. Un fremito mi scuote. Accendo il computer. Ad attendermi ci sei tu.

– Ciao. Finalmente sei arrivata.
– Purtroppo non so mai quando riesco a rendermi libera.
– Non ha importanza. Io sono qui solo per te.
– Lo so, e questo mi gratifica.
– Stai lavorando?
– Non direi…
– Che cosa stai facendo?
– Mi sono appena accarezzata…

Silenzio.

– Ci sei?
– Si’ sono qui… –
La tua voce e’ come un sussurro.
– Ti desidero.
– Anch’io.
– Lo facciamo?
– Si’.
– Aspettami. Saro’ da te in un attimo.

Ancora un ultimo sforzo. Vado in bagno e prendo un asciugamano che distendo sulla poltrona, poi, mettendomi comoda, sfilo completamente le mutandine e le getto sul letto dietro di me. Nell’aria immobile della stanza, so che staro’ ad ascoltare le parole che mi sussurrerai mentre, eccitata, arrivero’ al piacere carezzandomi. Tu sei bravo a farlo. Forse il migliore di tutti. Sai come stimolare la mia fantasia per creare l’atmosfera giusta e rendere quel piacere piu’ intenso.

Inizio a toccarmi i seni. Mentre con le dita di una mano mi torturo dolcemente i capezzoli che, sensibili, divengono immediatamente piu’ sporgenti e turgidi, con le dita dell’altra mi sfioro la fessura, con delicatezza, percorrendola con i polpastrelli in tutta la sua lunghezza e portando alla luce la clitoride, chicco indurito che, subito, inizia a irrorarmi il ventre di milioni di farfalle che battono le ali. Eccolo il piacere. Allargo le labbra gonfie di desiderio e ne accarezzo le pareti interne, morbide, imperlate del mio nettare che gia’ sprigiona il suo particolare aroma.

Lentamente, continuo a percorrere il perimetro del pube con tocco leggero. Solo di tanto in tanto affondo con un dito o due nella vagina. Ho il sesso talmente umettato che le mie dita scorrono senza trovare la minima resistenza, ma so che con una carezza appena accennata, fermandomi ogni volta che sento di essere vicina al punto di non ritorno, riesco a far durare tutto piu’ a lungo. Fingo persino di dimenticarmi dei vari gingilli che tengo nel cassetto e che in altre occasioni sono stati i protagonisti dei miei giochi, come le palline “ben wa” che, se le usassi adesso, mi farebbero raggiungere l’apice quasi subito.

Tuttavia, il punto di non ritorno non tarda ad arrivare. Dapprima lento, con piccoli spasmi che mi scuotono appena, ma che poi, quando ne resto completamente catturata e non riesco piu’ a trattenermi, si fanno sempre piu’ intensi finche’ l’orgasmo esplode travolgente come una tempesta, e sono costretta a stringere le cosce violentemente, avvinghiandomi con le dita al mio grembo. Con un grido liberatorio, mi svuoto cosi’, in un istante, di tutta la volutta’ che mi ha accompagnata per l’intera giornata. Resto immobile, annientata e ansimante, con la mano stretta fra le cosce ad attendere che i brividi di piacere dentro di me si plachino, e che anche tu arrivi a prenderti quel che ti sei giustamente meritato.

Non so chi tu sia, ne’ tu conosci me. Di te conosco solo la voce, il tuo modo di parlarmi, cio’ che immagini di farmi, cio’ che desideri io ti faccia, e quello che dici quando vieni. Soprattutto come lo dici. Non conosco altro di te, ma in fondo chi puo’ affermare di conoscere davvero la persona con la quale fa sesso? Ed e’ poi cosi’ importante conoscerla, oppure quel che conta veramente e’ sentirla vicina mentre condividiamo insieme il piacere? E alla fine, tutto cio’ che abbiamo fatto e’ stato sesso oppure qualcosa di diverso? E’ forse sesso quando in un sogno raggiungiamo l’orgasmo? Per me non occorrono risposte a queste domande, tutto cio’ non e’ importante e credo che neanche per te, in fondo, lo sia.

Grata e appagata, con un sorriso che non puoi vedere, t’invio un bacio sincero e spengo il computer. Mi alzo. Sull’asciugamano e’ visibile il segno evidente del mio godimento. Chiudo la finestra. Con una doccia veloce lavo via il liquido che il desiderio mi ha lasciato addosso, poi m’infilo sotto le lenzuola fresche di bucato. Prima di spegnere la luce, inalo profondamente. Il mio inconfondibile odore impregna ancora l’aria: e’ l’odore di chi, come me, e’ fatta della stessa materia di cui sono fatti i tuoi sogni.


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