Credo sia un brutto vizio


In questi ultimi tempi ho letto numerose poesie scritte da autrici arabe e mi sono resa conto di come, se si vuole, sia semplice per chiunque buttare giu’ qualche pensiero cosicche’ sembri in prosa, in modo da suscitare in chi legge sentimenti d’ammirazione per la capacita’ letteraria, la vena poetica e la profondita’ delle sensazioni espresse. Ammirazione che e’ poi quella particolare moneta con la quale coloro che hanno un blog, anche se non lo confessano, vorrebbero essere ricompensati.

Non si deve credere, infatti, a chi dice che in fondo non gli frega nulla se il suo blog viene letto oppure no, a chi giura che i post li scrive per se’ e per nessun altro. Se fosse davvero cosi’, che senso avrebbe tenere un blog visibile a tutti?

Al di la’ delle molteplici giustificazioni addotte da chi non vuol ammettere di essere mosso da vanita’, da narcisismo o da egocentrismo, un blog non e’ altro che una vetrina per mostrare le proprie capacita’ dialettiche, letterarie, analitiche, o comunque tutte quelle doti e quei meriti che si pensa non siano adeguatamente riconosciuti. E tenere la vetrina accessibile a tutti, piuttosto che celata agli sguardi, fa una certa differenza. Soprattutto indica con chiarezza come persone che vivono “l’esistente” spesso isolate dal mondo, introverse, poco comunicative, riservate, trovino nella virtualita’ il terreno fertile nel quale dar vita ai sogni, alle proprie fantasie, i propri eroi immaginari, oppure esprimere quei sentimenti e quei desideri altrimenti soffocati dal peso della vita reale o dalla mancanza di interlocutori.

Cosi’, approfittando anche del fatto che oggigiorno non e’ neanche piu’ necessario rispettare una certa struttura, come la metrica – molte poesie, infatti, se tradotte non sono tenute a rispettarla – e’ abbastanza usuale trovare blog in cui poeti e poetesse in erba si cimentano in elucubrazioni dialettiche dove talvolta e’ talmente alto il tasso d’ermetismo, di dadaismo, o di personalismo da restare sbigottiti di fronte al fatto che ci sia addirittura chi riesce a leggerci qualcosa che non sia il nulla.

Ovviamente non e’ sempre cosi’; ogni tanto s’incontra anche qualcuno che esce dal tracciato della banalita’, ma e’ assai raro. In ogni caso, lo schema per scrivere poesie in internet e’ abbastanza semplice: occorre far affiorare le prime cose che vengono in mente, mescolarle bene, tirarle fuori casualmente, metterci dentro un po’ di avverbi, qualche aggettivo, concentrandosi soprattutto su sostantivi ad effetto, come “anima”, “passione”, “solitudine”, “interiorita’”… “amore”, ed il gioco e’ fatto. O almeno cosi’ pare che sia.

In realta’ scrivere una poesia che riesca ad unire contenuto e ritmo in un mix affascinante e’ qualcosa di molto piu’ complesso che richiede una discreta padronanza della lingua, soprattutto dal punto di vista della sintassi e dell’etimologia, ed esige soprattutto una certa esperienza nella metrica. Ma nel mondo di internet e’ molto piu’ comodo e facile mettere l’accento sul fumo piuttosto che sull’arrosto; quindi ben vengano i pensieri buttati li’ in ordine sparso, alla rinfusa, nella speranza che nell’intricata costruzione delle frasi e nella ridondanza degli avverbi, come di fronte ad una certa pittura totalmente priva di senso, la gente, per non confessare neppure a se stessa di non capirci una mazza, come nella fiaba del “Re nudo” alla fine si adegui ed elogi cio’ che e’ assolutamente inconsistente.

Credo sia un brutto vizio quello che le persone hanno di voler sembrare “piu’” di quello che in realta’ sono, ed internet ha dato modo a questo vizio di crescere e proliferare a dismisura. Percio’ dei perfetti idioti sono capaci di professarsi dotti maestri di vita, e dei totali analfabeti privi di ogni cultura possono erigersi addirittura a poeti, navigatori o santi.

In ogni caso, poiche’ non voglio restare indietro, dato che ritengo di essere, oltre che bellissima, intelligentissima e simpaticissima, anche bravissima ad esprimere i profondissimi sentimenti che albergano dentro la mia anima, sto pensando oggi di rifilarvi una delle mie solite poesie. Non e’ una minaccia… anche se puo’ apparire tale, ma se temendo il peggio voleste smettere di leggere e dedicarvi a qualcosa di piu’ utile, tipo girarvi i pollici, non potrei biasimarvi.

Questa specie di poesia, comunque, mi e’ venuta cosi’, di getto, mentre stavo scrivendo questo assurdo ed inutile post. Non so come sia potuto accadere; stavo pensando ai brutti vizi ed e’ entrata dentro all’improvviso. Forse e’ solo una dimostrazione di come sia semplice accozzare quattro frasi spacciandole per componimento poetico. Adesso e’ li’ che occupa una parte della mia mente, non riesco a scacciarla ed allo stesso tempo non so che farmene. Quindi, piuttosto che gettarla nel cestino o regalarla a Sandro Bondi, la dono a voi. Sappiate farne buon uso.

Credo che l’amore sia un gioco d’azzardo dove perdo sempre.
E’ un brutto vizio a cui non so resistere.
E credo di aver paura della luce,
benche’ non sia stata breve la notte che ho sprecato.

Credo sia questo il senso della mia solitudine,
e non m’importa di aver compagnia.
Eppure, ogni volta che la pioggia mi riporta alla mia terra,
scendo dal mio piedistallo.

Credo di essere forte, ma non mi serve a niente,
e credo anche di essere gentile nonostante me stessa.
Eppure, fingo crudelta’ perche’ la tenerezza, come l’amore, e’ un brutto vizio.
Cosi’ come lo e’ il silenzio a cui non potro’ mai rinunciare.

Credo di essere annoiata,
ma non abbastanza per dormire.
Eppure, se dormo giaccio
distesa come un feto annegato nelle acque dell’oblio.

Credo di essere una donna stanca che sanguina di eccessivo coraggio,
ma non desidero guarire.
Credo di essere una perdente per natura;
troppo perdente per meritare tutte le mie vittorie.
Perche’ e’ la vita stessa ad essere un brutto vizio
che sapro’ mantenere con la forza di volonta’ e tanta indifferenza.


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