Leggere e’ come farsi baciare


Due sono stati i motivi che in questi giorni mi hanno tenuta lontana dal Blog, o almeno non mi hanno permesso di trovare il tempo per scrivere con la consueta cadenza di sempre. Il primo si chiama Joumana Haddad. Di lei ho letto l’ultimo libro, “Ho ucciso Shahrazad”, un’autobiografia intrisa di poesia nella quale si percepisce una forza ed un’energia che avevo gia’ imparato ad apprezzare anche nei suoi precedenti lavori. Il tutto impregnato della sua passionalita’ esotica, del suo essere araba e dell’essere cresciuta in un Libano devastato dalla guerra e dall’intolleranza religiosa.

Una donna, dunque, che descrive come da sempre sia sottoposta a giudizi e pregiudizi. Criticata dall’occidente perche’ ritenuta incapace di emanciparsi a causa di una cultura retrograda e antifemminile, e criticata dal suo stesso popolo in quanto considerata troppo libera e con uno stile di vita eccessivamente spregiudicato. Una donna con la quale credo di avere in comune molte affinita’, non solo il colore dei capelli.


Ogni suo libro, quando ne esce uno nuovo, mi prende completamente ed assorbe tutto il tempo libero che ho a disposizione; non ho pace fin quando non l’ho terminato. Questo di cui vi sto parlando l’ho letto in tre giorni e, come faccio di solito quando non c’e’ una vera e propria trama, ma si tratta di composizioni di momenti di vita e sensazioni simili a fotografie, l’ho sfogliato senza partire dall’inizio, in modo casuale, non seguendo l’ordine progressivo delle pagine, ma soffermandomi di volta in volta su quei capoversi che m’interessavano di piu’.

Non so se esista un altro modo per leggere libri di questo genere, pero’ per me non ne esiste uno diverso, e quando arrivo alla fine, che poi non coincide mai con l’ultima pagina, torno a ricercare quei passaggi che piu’ mi avevano colpita, e li rileggo piu’ volte, fino ad impararli a memoria.

Quello che piu’ mi e’ rimasto impresso e’ la dedica, una poesia in quarta pagina, subito dopo il titolo e appena prima della prefazione. E’ cio’ che ho letto per ultimo e che, secondo me, racchiude tutta quanta la sostanza del libro: quella femminilita’ tipica dell’autrice ma che accomuna ogni donna.

A mia figlia
Quella che potrei avere / non avere mai.
Attesa, inaspettata,
voluta, bramata,
sognata, stretta tra le braccia
fatta di speranza, fatta di carne
vera, inverosimile
con mille nomi
ma sempre senza nome
nata,
non nata
amata nelle sue due foreste.

Il secondo motivo, invece, e’ un uomo e si chiama Daniel Glattauer. Chi non lo avesse mai sentito nominare meriterebbe di essere cacciato via da questo blog e dal web in generale. Glattauer e’ l’autore di “Le ho mai raccontato del vento del Nord”, che descrive la bizzarra – ma non tanto inusuale – relazione fra una donna ed un uomo, Emmi e Leo. Una storia che nasce per una email inviata per errore, e che viene raccontata riportando soltanto la corrispondenza fra i due protagonisti.


Quando s’inizia a leggerlo se ne resta catturati; soprattutto se ci si riconosce nelle dinamiche descritte che oltre a far tornare a mente episodi che in parte, forse, potremmo aver vissuto, fanno riflettere anche su come una relazione fra due persone che non giungono mai ad incontrarsi, possa essere addirittura piu’ intensa di una basata sulla conoscenza fisica. Quello che ho appena finito di divorare, pero’, e’ il secondo libro, “La settima onda”, il seguito della storia della quale ovviamente, anche se ne avrei una voglia matta, non rivelero’ il finale per non togliere la sorpresa a chi desiderasse leggerlo.

Di Glattauer riporto una bella frase con la quale l’autore condensa l’intera storia: “Scrivere e’ come baciare, solo senza labbra”. Mi e’ parso un paragone molto azzeccato. Oltretutto, se scrivere e’ come baciare, allora leggere e’ come farsi baciare.

Ci fu una volta chi mi disse che le mie labbra erano disegnate apposta per baciare. Non so se fosse la verita’ oppure solo un modo per assaggiarne il sapore lusingandomi, ma di quel complimento ne ho sempre fatto un simbolo, un pretesto su cui ho basato gran parte di quella sensualita’ necessaria per esprimere la mia personalita’. E forse e’ anche per tale motivo che oggi scrivo e leggo cosi’ tanto.


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