Senza uomini


Ancora una volta ho capito perche’ nella citta’ invisibile non vogliamo uomini. Perche’ ogni maschio che si presenta alla porta possa al massimo entrare in cucina e non gli sia consentito di stazionare per piu’ di una decina di minuti. Ho capito questo, ed ho capito anche che questa decisione di negarci a chi non e’ in grado di comprendere il nostro mondo e’ la cosa piu’ assennata che tutte insieme abbiamo concordato. E’ una regola non scritta che osserviamo perche’ sappiamo bene che infrangerla significherebbe frantumare la struttura su cui si basa il nostro progetto, la nostra utopia, e di li’ a poco rischieremmo di veder crollare quello che abbiamo cosi’ faticosamente edificato. Non abbiamo alcun bisogno di chi viene qua a rompere l’equilibrio che ci e’ necessario per andare avanti e gli uomini, soprattutto alcuni, sembrano nati apposta per farlo.

Ci sono quelli che agiscono solo per dividerci, e nel conflitto, poi, ci sguazzano. Sono uomini cattivi, anche se a vederli sembrano l’opposto, ed e’ proprio sull’immagine ingannevole con la quale si presentano che basano la loro strategia convinti che sia connaturata una rivalita’ femminile che nessuna donna riesce a reprimere. Cosi’, sapendola gestire questa rivalita’, possono arrivare, appoggiandosi un po’ qua e un po’ la’, una volta all’una e una volta all’altra, secondo le circostanze e le convenienze, ad inserirsi nelle contese da loro stessi create, in modo da poter assumere un ruolo dominante o quanto meno per indebolirci. Questi sono gli uomini peggiori.

Poi, ci sono quelli che si credono i galli nel pollaio. Costoro non accettano che le pollastrelle possano avere un cervello autonomo ed indipendente, e che decidano tranquillamente del loro destino facendo a meno di ogni presenza maschile. E’ un concetto, quello della donna non incatenata ad un uomo, che non riescono proprio a sopportare. Si riconoscono subito per i loro atteggiamenti da tacchini gonfiati, da uomini che non devono chiedere mai, ma che anche non concedono mai. Sono abituati a non attendere il loro turno, qualunque sia la fila che ci sia da fare. Eppure, nella citta’ invisibile, fare la fila e’ necessario. E’ una questione di domanda e di offerta, ed anche di qualita’ del prodotto. Questi sono gli uomini piu’ fastidiosi.

Ci sono anche quelli che credono di sapere tutto. I maestri di vita che, se non sanno proprio tutto, lo stesso sono convinti che quello che dicono, anche l’assurdita’ piu’ ridicola, fosse persino che la terra e’ piatta, deve essere presa in considerazione e idolatrata in quanto frutto del loro divino pensiero. Sono quelli che se si dice “nero”, per loro e’ sempre bianco, e se si afferma, termometro alla mano, che la temperatura e’ di trentacinque gradi centigradi, per loro e’ lo zero assoluto. Ovviamente non hanno bisogno di controllare il termometro perche’ la verita’ risiede esclusivamente nel loro divino pensiero. Per costoro, aver ragione su ogni possibile argomento che riguardi lo scibile umano ha una valenza quasi vitale, poiche’ e’ su cio’ che misurano la loro virilita’. Questi sono gli uomini piu’ patetici.

Potrei continuare; di tempo ne avrei per descrivere il perche’ qui non li vogliamo, perche’ abbiamo deciso di tenerli fuori, perche’ preferiamo fare a meno della loro infestante presenza ben sapendo che, facendo cosi’, respingiamo anche chi colpe non ne ha, chi potrebbe essere totalmente diverso, chi saprebbe forse darci un valido supporto e persino amarci con sincerita’. Ma il rischio di sbagliare ed di inoculare il virus della discordia e’ troppo alto ed allora, ancora una volta, ho capito che facciamo bene a sputarli fuori senza appello e senza sentirci menomate nella capacita’ di provare emozioni come alcuni di loro vorrebbero farci credere. Tanto, se si tratta solo di provare emozioni, sensazioni, piacere, orgasmi, tutto puo’ essere fatto fuori da qui, come quando si ha voglia di un gelato.

Se non ci lasciamo raggirare dalla vaghezza delle parole inutili specchietti per le allodole imbecilli, presto riusciamo ad avere la prova della loro malafede, della loro inconcludenza ed anche della loro scarsa capacita’ di comprendere il nostro mondo fatto di sensibilita’, dolcezza, intelligenza, complicita’, pazienza, umilta’. Dobbiamo renderci conto che non e’ la prima impressione quella che conta, che molti, troppi non sono come si mostrano all’inizio e, di solito, alla fine arriva inevitabile la cocente delusione.

Perche’ la pulsione che domina questi uomini e’ sempre la stessa: salvaguardare ad ogni costo il proprio ego. E cosi’ arrivano ad assumere atteggiamenti di superiorita’, paternalistici; ci chiamano “piccola”, “tesoro”, “amore mio”, come per dire: “Affidati a me, bambolina, che’ ne ho di esperienza”. Lo fanno per dimostrare di avere il cazzo, che poi per molti e’ cio’ che veramente conta, e che col cazzo possono fare tutto. Ed infatti e’ proprio col cazzo che fanno tutto…

E in tutta questa ordalia di narcisismo, perde di significato quello che, invece, per chi volesse davvero entrare nella nostra citta’ invisibile, e’ indispensabile: il rispetto per le donne.


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