Una storia dal nulla


Una storia nasce dal nulla, con una parola, con un sussurro soffiato nel vento. La realta’ cresce lentamente, lettera su lettera, parola su parola. Ripeto le parole che mi nascono dentro, talvolta ne creo io stessa alcune, e la realta’ continua a crescere, cosi’ come crescono le sensazioni che si espandono sempre di piu’. Freddo, umido, rivoli di pioggia che mi rotolano giu’, leggeri, lungo la pelle e si raccolgono inumidendomi la maglietta ed i jeans…

Alzo un braccio, e cerco di mantenermi in equilibrio, mentre la forza di gravita’ torna ai suoi valori normali. Davanti a me, sulla cima di una bassa collina, la linea scura di una strada che, piu’ avanti, finisce in una curva verso l’ignoto. Dietro di me, invece, un’auto accartocciata e piegata contro il tronco di un albero.

M’incammino risalendo la collina finche’ raggiungo la strada. Guardo avanti e poi indietro. Strisce di cielo entrano nel mio campo visivo come fotogrammi. Cespugli rossastri si agitano al soffio di un vento che trasporta banchi di nebbia. Rabbrividisco. Con la mano, sposto una ciocca di capelli neri che ho davanti agli occhi. Non so dove andare. Entrambe le direzioni rappresentano, per me, la stessa cosa. Inizio a camminare.

L’uomo appoggio’ la fronte contro il volante e respiro’ profondamente con avide boccate. L’aria fresca gli penetro’ pungente dentro la gola secca. Attese che il battito quasi impazzito del suo cuore si facesse piu’ lento. Poi, con la mano puli’ la superficie annebbiata del parabrezza ed abbasso’ il finestrino cercando di eliminare il piu’ possibile l’appannamento dal resto dei vetri. Adesso poteva vedere. Un unico faro illuminava gli alberi nel luogo in cui la sua auto si era arrestata, mettendosi perpendicolare di traverso alla strada. Giro’ la chiave d’accensione e ringrazio’ il cielo quando senti’ il motore avviarsi.

Mi volto al rumore di un motore. Dietro la curva, vedo una lama di luce di un faro che sta arrivando. Socchiudo gli occhi e guardo il veicolo venirmi incontro.

L’uomo, gentilmente, condusse la donna a sciacquarsi il volto al lavandino. Allungo’ poi una mano per prendere l’asciugamano mentre sorreggeva il corpo di lei, tremante, e l’aiuto’ a lavarsi via il sangue dalla fronte.

“Non si lasci andare… stia su! Cerchi di non addormentarsi.”

“Non c’e’ niente da fare…” farfuglio’ la donna, in evidente stato di turbamento traumatico “…ambulanza” aggiunse un attimo dopo.

Un suono dolce, rassicurante: “Ambulanza”. Lo ripeto piu’ di una volta. La faccia di un uomo mi appare di fronte. E’ un bel volto che mi tranquillizza, ma ha l’espressione preoccupata. Con lo sguardo sembra volermi chiedere qualcosa. Lentamente, la sua bocca si apre… “Non c’e’ niente da fare…”

Era ancora buio quando la donna si desto’ dal torpore. Il letto era soffice e le coperte calde. Si mise in ascolto, ma non riusci’ a udire alcun rumore. Scivolo’ fuori dal letto. Tutta la casa era immersa nell’oscurita’, ma fu facile trovare la strada verso l’unica stanza rischiarata, dove il bagliore di un fuoco in un camino rivelo’ una forma indistinta seduta sul divano. La donna resto’ in piedi nel buio, tranquilla ad osservare l’uomo che l’aveva aiutata dopo l’incidente, cercando un piccolo indizio che potesse indicarle se poteva avvicinarsi.

“Come si sente?” le chiese l’uomo.

“Molto meglio, adesso, grazie.”

La donna avanzo’ verso il divano e s’inginocchio’ sul tappeto davanti a lui.

“Sono davvero dispiaciuta per cio’ che e’ accaduto”. Aveva la voce cosi’ fievole, da essere quasi impercettibile.

L’uomo le sorrise: “Non si preoccupi, va tutto bene.”

“Non volevo che accadesse…”

“Lo so. L’importante e’ che lei stia bene.”

L’uomo l’osservo’ un po’ meglio. Quando l’aveva raccolta sulla strada, visibilmente sotto shock, non aveva notato quanto fosse attraente. La donna aveva i capelli lunghi e neri che le ricadevano sulla faccia e sulle spalle. Anche se in quelle circostanze una certa ansia che le traspariva dal volto era normale e giustificata, tutto cio’ non poteva appannare la sua bellezza, ne’ poteva offuscare il bagliore di quegli occhi chiari. Lei a quel punto, sentendosi guardata, sposto’ con le dita alcuni riccioli aggrovigliati dal suo volto e gli sorrise.

“Desidera che l’accompagni a casa sua?”

Il cuore della donna ebbe un sobbalzo. Non sapeva perche’, ma quella domanda l’aveva riempita di tristezza. Certamente avrebbe dovuto tornare a casa, lo sapeva, ma non ne sentiva l’urgenza. In ogni caso, il fatto di aver acconsentito ad un estraneo di portarla in quel posto e di metterla in un letto, la preoccupava un po’, ma allo stesso tempo sapeva che non desiderava essere in nessun altro luogo che non fosse li’, vicino a quell’uomo. Istintivamente, quasi a volersi proteggere da certi pensieri un po’ audaci, si porto’ le mani in grembo ed abbasso’ lo sguardo, poi lo alzo’ di nuovo.

“No, se a lei fa piacere che resti…”

La donna continuava a guardarlo dritto negli occhi. L’uomo intuiva che lei si attendeva qualcosa, ma cosa? Tutto cio’ che poteva fare era restare seduto li’, cercando di farla sentire il piu’ possibile al sicuro. Non era il tipo che azzardava avances, non si riteneva capace di fare certe cose, e poi quella non era certo la situazione piu’ ideale per farlo, ma qualcosa di misterioso ed indecifrabile pareva spingerlo verso quella donna della quale non conosceva neppure il nome.

Come fosse una cosa del tutto naturale, la donna sollevo’ una mano per accarezzargli la faccia. Incoraggiato da quel gesto, l’uomo con cautela si piego’ in avanti ed avvicino’ il suo volto a quello di lei. Gli occhi della donna scintillarono di piu’, poi si chiusero quando le loro labbra si toccarono. Entrambi si piegarono in avanti per essere piu’ vicini e rafforzare quel bacio. Quando le lingue si sfiorarono, ondate di calore iniziarono ad avvampare i loro corpi.

La donna, si sollevo’ sulle ginocchia e prese la testa dell’uomo fra le mani, baciandolo ancor piu’ con passione. Poi, lo fece distendere sul divano e gli si mise sopra a gambe divaricate, mentre le mani di lui raggiungevano la stretta striscia di pelle dei fianchi tra la maglietta ed i jeans, per poi muoversi piu’ su, fino ad avvolgere con i palmi le coppe dei piccoli seni, rotondi e sodi da non aver bisogno di alcun reggiseno. La pelle era di velluto ed i capezzoli cosi’ tumidi e reattivi che gli fecero venir voglia di torturarli con i polpastrelli. Fu allora che lei si spinse ancor piu’ con il corpo contro quelle mani, adagiandosi completamente su di esse e gemendo di piacere per le carezze.

Carezze che volle ricambiare. Vagabondando con le mani, la donna presto trovo’ cio’ che cercava compresso nei pantaloni di quell’uomo che, quando il suo sesso fu liberato, ebbe un fremito di piacere. E per un lungo interminabile istante tutto quanto in quella stanza fu solo mani, labbra, lingue, seni ed i loro sessi.

Lei lo aiuto’ a togliersi i vestiti. Poi, a sua volta, si tolse i suoi e li lancio’ via restando totalmente nuda. Lo fece in fretta come se non potesse attendere oltre. Quindi, reclinando all’indietro la testa e spingendo in avanti il busto, offri’ i suoi capezzoli a quelle labbra voraci. L’uomo li succhio’ come fossero sorgenti di acqua fresca dopo una lunga traversata nel deserto, e dopo essersi dissetato a quelle piccole fonti, era talmente eccitato da non saper resistere alla voglia di accarezzarle il sesso, e di penetrarla con le dita.

La donna era cosi’ bagnata che l’uomo senti’ le dita che scivolarono dentro di lei quasi inghiottite da quel desiderio. L’odore inconfondibile del sesso di femmina gli riempiva le narici, e quando con il pollice trovo’ la clitoride, lei emise un grido, e si spinse col bacino ancora piu’ avanti, premendo ancor piu’ forte con il corpo.

Lei, cerco’ l’altra mano di lui e quando la trovo’ la porto’ alla bocca ed inizio’ a succhiare ogni dito, uno per uno, con lo stesso ritmo con cui lui la faceva godere. Fu a quel punto che l’istinto prese il sopravvento e la donna, montandogli ancor piu’ sopra, si fece penetrare, ed inizio’ a cavalcarlo con voluttua’, muovendosi seguendo un ritmo costante ma sempre piu’ veloce, come una musica in crescendo.

Inondati di sudore, i due amanti si muovevano in perfetta sincronia, incapaci di concentrarsi su qualsiasi altra cosa che non fosse il loro piacere. Era come se volassero, in alto, sempre piu’ in alto, mentre il cervello ed il corpo, scossi dai sussulti, indicavano che l’orgasmo era sempre piu’ vicino.

Fino a quando nessuno dei due ebbe piu’ la voglia di rallentare la corsa verso il momento sublime, e tutto esplose in un bagliore accecante. In quell’istante, il tempo si blocco’ ed i loro corpi, irrigiditi nel piacere, raggiunsero insieme l’estasi, in un godimento lungo ed intenso che li consumo’ totalmente. Entrambi pensarono che quello era il momento piu’ bello di tutta la loro vita. Poi, si abbandonarono felici, perdendosi l’uno nelle braccia dell’altra, per l’eternita’.

Sirene, luci lampeggianti. Davanti a me, da un’auto con un solo faro acceso, messa di traverso sulla strada, qualcuno sta estraendo il corpo senza vita di un uomo. Dietro di me, invece, un altro corpo anch’esso senza vita, viene recuperato da un altro veicolo accartocciato e piegato contro il tronco di un albero. E’ quello di una giovane donna dai capelli lunghi e neri che indossa una maglietta ed un paio di jeans.

Il soffio del vento sta spazzando via la nebbia. Senza una parola, senza un sussurro, la realta’ si spegne lentamente, lettera su lettera, parola su parola. Le parole mi muoiono dentro, anche quelle che io stessa ho creato, e la realta’ continua a spegnersi, cosi’ come si spengono le sensazioni, fin quando non resta nient’altro che il nulla.


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