La cantatrice del villaggio


Si racconta che un tempo vivesse nel regno d’Ungheria una cantatrice dalla voce bellissima, talmente brava da essere richiesta in tutte le corti reali. Per anni si era esibita nei teatri piu’ famosi, aveva rallegrato i salotti piu’ esclusivi, e la sua notorieta’ l’aveva fatta diventare molto ricca. Fino a quando un giorno scomparve, e di lei nessuno seppe piu’ nulla.

Le ricerche, gli appelli ed i bandi che vennero fatti in tutto il regno, si rivelarono inutili e tutti pensarono che fosse morta, oppure rapita da qualche brigante. In ogni luogo si dettero da fare per trovarla, ma senza risultato. Finche’, dopo qualche anno, tutti se la dimenticarono perche’, nel frattempo, altre cantatrici erano diventate famose e a nessuno importo’ piu’ di lei.

Ma in realta’ la cantatrice, il cui nome era Tündér, non era affatto morta. Stanca della vita frenetica, annoiata dai lussi e dagli sfarzi, disgustata dai tanti personaggi che popolavano il bel mondo che frequentava, avendo voglia di liberta’ e desiderando riacquistarla, una notte in segreto era partita abbandonando tutto e tutti, e con poche cose si era rifugiata in un luogo ai confini lontani del regno, in un villaggio sperduto fra le montagne dove avrebbe finalmente potuto vivere la sua vita dedicandosi a cio’ che in realta’ le importava ed ai suoi piaceri: cucinare, cucire, leggere libri e cantare coltivando il suo piccolo orto che le avrebbe dato tutto il necessario per vivere.

Un giorno, mentre zappettava felice davanti alla sua casa, passo’ di li’ il prete del villaggio che, sentendola cantare, resto’ estasiato dalla sua voce, e cosi’ le fece una proposta.

“Avete una voce bellissima, cara Tündér. Perche’ non la mettete a disposizione di Nostro Signore, magari cantando durante la messa domenicale? Cio’ potrebbe attirare i fedeli che da un po’ di tempo, ahime’, sono sempre meno numerosi”.

Tündér, che non faceva mai niente senza prima riflettere, ci penso un po’ su. Veramente, non avrebbe avuto voglia di impegnarsi la domenica togliendo tempo alla lettura dei libri a cui solitamente si dedicava in quella giornata, pero’ aveva un carattere buono e generoso. Oltretutto, era anche molto suscettibile ai complimenti e vedendo che il prete ci teneva cosi’ tanto, non pote’ dirgli di no ed accetto’ la proposta.

La funzione della domenica si rivelo’ un successo. Tutti restarono a bocca aperta a sentirla cantare. La notizia fece il giro non solo del villaggio, ma dell’intera contea, cosi’ ogni domenica era sempre piu’ la gente che si recava a messa solo per lei, ed il prete soddisfatto e felice, ringrazio’ il cielo per quell’insperato miracolo che aveva di nuovo reso affollata la sua chiesa.

La notizia giunse anche alle orecchie del borgomastro del villaggio che, recatosi in chiesa per sentirla cantare, resto’ incantato ed ebbe l’idea di farle una proposta.

“La vostra voce e’ straordinaria, cara Tündér. Perche’ non la mettete a disposizione della comunita’ del villaggio, magari cantando ai ricevimenti che ogni sabato organizzero’ per i dignitari delle contee vicine? Questo potrebbe accrescere il nostro prestigio facendoci fare nuovi e vantaggiosi accordi e di cio’ tutti noi ve ne saremmo grati”.

Tündér, come al solito, ci penso un po’ su. In verita’ non avrebbe avuto alcuna voglia di impegnare anche il suo sabato, giorno in cui solitamente si dedicava al cucito, pero’, a causa del suo carattere buono e generoso, ed essendo molto suscettibile ai complimenti, non pote’ dire di no neppure al borgomastro ed accetto’ la proposta.

Il ricevimento del borgomastro fu un vero successo. I dignitari delle contee confinanti restarono estasiati dalla voce di Tündér e per poter essere nuovamente accreditati anche per il sabato successivo, si resero disponibili a firmare accordi e nuove alleanze. La notizia di questa fantastica cantatrice si sparse cosi’ ovunque nel regno ed ogni sabato erano sempre di piu’ le persone importanti che volevano essere invitate ai ricevimenti del borgomastro che, soddisfatto e felice, ringrazio’ il cielo per quell’insperato miracolo che aveva accresciuto il suo prestigio.

Fu proprio durante uno di questi ricevimenti che un mercante, il piu’ famoso e potente del regno, che era uomo sincero, sicuramente, ma anche abile a sentire subito odore di grande affare, dopo aver ascoltato Tündér cantare, volle farle una proposta.

“La vostra voce e’ sublime, mia cara Tündér. Non ho mai sentito niente di cosi’ bello e celestiale. Pare che il vostro talento vi renda unica e preziosa. Perche’ non rendete felici tutti, magari cantando alla grande fiera che ogni venerdi’ andro’ ad organizzare proprio in questo villaggio? Arriverebbe gente da ogni dove, gli affari andrebbero a gonfie vele e voi avreste l’immensa gioia d’essere famosa, apprezzata ed omaggiata da ogni persona che avra’ la fortuna di ascoltarvi”.

Tündér, ancora una volta, ci penso un po’ su. Avrebbe voluto rifiutare perche’ non se la sentiva assolutamente di rinunciare anche al suo venerdi’, che solitamente dedicava alla cucina, pero’, sempre per il suo carattere buono e generoso e, com’e’ risaputo, assai suscettibile ai complimenti, anche stavolta non pote’ dire di no.

Inutile dire che la fiera fu un successo enorme. Arrivarono mercanti da ogni angolo del regno per ascoltare il canto di Tündér, e tutti fecero affari d’oro ringraziando il cielo per quella straordinaria cantatrice che, ad ogni fiera, faceva arrivare sempre piu’ gente.

E tutti chiedevano di Tündér, si complimentavano con lei, le facevano omaggio di parole bellissime ed ogni volta avevano delle proposte da farle. Chi le proponeva di cantare il giovedi’, chi il mercoledi’, chi il martedi’, chi il lunedi’, e lei sempre, poiche’ era buona e generosa, e non era insensibile ai complimenti, accettava.

Fino a quando, un giorno, subissata dalle continue richieste e non avendo piu’ tempo per leggere, per cucire, per cucinare e per tutti quei piaceri per i quali si era rifugiata in quel villaggio, sapendo che non sarebbe bastato scomparire ancora, perche’ la stessa cosa, ovunque si fosse rifugiata, si sarebbe ripetuta, Tündér ci penso’ un po’ su e prese una decisione. Convoco’ il prete, il borgomastro, il mercante e tutti quelli che continuamente le chiedevano di impegnarsi, e disse che da quel momento in poi non avrebbe piu’ cantato per nessuno se in cambio non avesse ricevuto un compenso che non fosse fatto di soli complimenti, ma che fosse piu’ materiale, come del denaro con il quale avrebbe potuto almeno acquistare quello che a lei occorreva per sopravvivere, poiche’ a causa di tutti gli impegni presi che ormai le riempivano ogni giorno della settimana, non aveva piu’ neppure il tempo per coltivare il suo orto.

Il prete, il borgomastro, il mercante e tutti quanti si guadarono in faccia, strabiliati ed increduli per quello che avevano appena sentito. Non riuscivano a credere che una cosi’ soave fanciulla, dotata di quello straordinario talento che aveva fatto la felicita’ di tutto il villaggio, stesse chiedendo dei soldi in cambio di cio’ che per lei avrebbe dovuto essere soltanto un piacere!

“Ma per chi li aveva presi?” pensarono quasi all’unisono.

Il primo a mostrare disgusto fu il prete; disse che nessuno poteva mercificare un talento donato da Dio, e che Tündér avrebbe dovuto vergognarsi per quella richiesta cosi’ assurda ed immorale che offendeva chi l’aveva omaggiata ogni domenica in chiesa. E se ne ando’ via sdegnato.

Il borgomastro fu il secondo; disse che chiunque appartenesse ad una comunita’ aveva il dovere civile di mettere a disposizione il suo talento senza farsi pagare, perche’ il ricevere denaro avrebbe significato prostituirsi, ed ai suoi ricevimenti le prostitute non erano benvenute. E se ne ando’ via sdegnato.

Il mercante si mostro un po’ titubante. Era uomo pratico e sapeva che senza quella cantatrice cosi’ brava le sue fiere non avrebbero piu’ avuto il successo al quale si era ormai abituato, ma siccome sia il prete che il borgomastro avevano espresso sdegno, ipocritamente decise di adeguarsi anche lui e disse che quel vendersi tardivamente dimostrava quanto Tündér fosse stata cinica, calcolatrice, ed avesse ingannato tutti. E se ne ando’ via sdegnato.

Cosi’ fecero anche gli altri. Chi per una ragione, chi per l’altra, nessuno se la senti’ di accettare la proposta di Tündér e tutti se ne andarono via sdegnati.

Tündér a quel punto sorrise; conosceva le persone e sapeva bene che chi e’ abituato ad ottenere ogni cosa in cambio di niente, inizia col chiedere un dito come favore, per poi azzannare e divorare l’intero braccio. Ma se per quel braccio qualcuno gli chiede di pagare qualcosa, allora si dilegua sdegnato ed offeso.

Il villaggio torno’ cosi’ alla solita vita di prima e ad essere quello che era sempre stato; la chiesa si svuoto’, i ricevimenti del borgomastro finirono deserti, nessuno fece piu’ la fiera e gli abitanti, tutti, tornarono alla loro triste mediocrita’ di ogni giorno.

Si racconta che Tündér riprese a dedicarsi ai suoi piaceri: il cucito, la cucina, i libri e a cantare felice zappettando il suo orto. Si racconta anche che ci fosse chi, in segreto, senza farlo sapere a nessuno, le offrisse del denaro per ascoltare il suo canto in privato. Si dice persino che lei talvolta lo accettasse senza porsi alcun problema e che dopo aver cantato, a qualcuno, poi, lo restituisse.


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