Una giovane donna antica


Keleti pályaudvar e’ la “Stazione est”. Normalmente ne abbreviamo il nome chiamandola “Keleti pu”, ed e’ una delle tre principali stazioni ferroviarie di Budapest, forse la piu’ importante, oltre a Nyugati pályaudvar, la “Stazione ovest”, e Déli pályaudvar, la “Stazione sud”. Keleti pu si trova a Pest, vale a dire nella parte della citta’ che sta sulla sponda orientale del Danubio, nell’ottavo distretto, in Józsefváros, famoso per essere sinonimo di criminalita’, prostituzione, droga, edifici abbandonati e fatiscenti; uno stereotipo che pero’ e’ stato vero sino alla fine degli anni Novanta, ma che oggi, grazie ad una grande opera di risanamento da parte dell’Amministrazione cittadina, e’ diventato uno dei quartieri piu’ sicuri di tutta Budapest.


Costruita alla fine del XIX secolo in uno stupendo stile neorinascimentale dagli architetti Rochlitz Gyula e Feketeházy János, Keleti pu ai tempi dell’Impero Austro-Ungarico era una delle piu’ moderne stazioni ferroviarie esistenti in Europa. Oggi e’ utilizzata da molti treni internazionali, ed e’ dove di solito arrivano anche i treni da Tokaj.

Non capita spesso, e devo proprio essere nel bel mezzo di uno dei miei rari momenti di vita che io definisco “d’incosciente follia”, ma se concedo un appuntamento a qualcuno che non ho mai incontrato prima, il luogo giusto e’ esattamente all’interno dell’entrata principale che da’ su Baross tér, sotto l’orologio. Cio’ mi permette di tenermi a distanza, osservare chi arriva ed eventualmente decidere se sia o no il caso di mostrarmi. So che verro’ criticata per quello che ho appena affermato, ma non sempre puo’ essere consigliabile mostrarsi; a volte, per evitare imbarazzi ancor piu’ forti, e’ preferibile defilarsi qualora ci si renda conto di aver sbagliato le valutazioni, soprattutto se chi arriva e’ palesemente e totalmente diverso da come si era presentato.

Fedele ad un antico proverbio che dice “se si arriva in ritardo non si ha rispetto per gli altri, mentre se si arriva in anticipo non si ha rispetto per se stessi”, agli appuntamenti cerco di essere solitamente puntuale, ma fra le due e’ assai piu’ probabile che non abbia rispetto per me stessa. Se mi capita di attendere, pero’, porto pazienza per non piu’ di mezz’ora, poi, se nessuno si fa vivo ed e’ quasi l’ora di cena, faccio due passi, attraverso la piazza che adesso e’ tutta sottosopra per via dei lavori che stanno facendo per la metropolitana, e mi reco all’Huszár, un söröző poco lontano dove la gente abitualmente va per incontrarsi, ma dove cucinano anche degli ottimi piatti ungheresi ed hanno una fantastica scelta di vini. Talvolta puo’ capitare persino che ci sia la musica dal vivo e questo rende l’atmosfera assai piacevole.

Mi fermo li’ un’oretta o due, il tempo di guardarmi attorno. Se ho fame mi siedo al tavolo e mangio qualcosa, oppure mi limito a bere un bicchiere di Kadarka seduta al banco, e se alla fine non trovo di meglio da fare che mi faccia venir voglia di restare fino al giorno dopo, prendo il primo treno e ritorno a casa.


Generalmente, l’arrivo a Tokaj non e’ mai oltre la mezzanotte, mezzanotte e mezza, al massimo l’una, ed anche se la serata non e’ andata secondo le previsioni, il tempo che spendo in queste mie pazze gite al limite della trasgressione, diversamente da quello che alcuni possono pensare, non va mai del tutto sprecato. Durante viaggio di ritorno leggo sempre qualcosa, oppure scrivo appunti per un eventuale post da pubblicare nel blog; come questo. Oltre a cio’, chi mi conosce lo sa, il tempo passato in treno mi rilassa, mi da’ modo di “rompere” con la mia consueta routine, e nel contempo mi da’ modo di riflettere…

Mia madre dice che ho un pessimo carattere, terribile, fastidioso, perche’ senza che me ne renda conto, metto coloro che hanno la sfortuna d’imbattersi in me costantemente alla prova e, com’e’ naturale, non tutte le persone sono disposte a tollerarmi, in quanto sentirsi di continuo sotto osservazione non e’ certo una cosa piacevole. Pero’, forse per consolarmi e questo rende bene l’idea su cosa lei intenda per “consolare” e “far coraggio”, mi dice anche che alla fine a restare delusa sono solamente io perche’ pretendo troppo e mi attendo dagli altri gesti e comportamenti che ormai non fanno piu’ parte di quest’epoca.


In effetti, come preferisco pensare quando vengo presa dall’impeto dell’autocommiserazione, ma anche autocompiacendomi un po’, sono una giovane donna antica, un ossimoro vivente e non riesco proprio ad accettare che per credere di realizzare qualcosa, per convincersi di fare chissa’ che, sia sufficiente solo dire, promettere, raccontare, illudere. Le parole, se non sono supportate da fatti concreti le cui conseguenze possono essere valutate su una base di effettiva realta’, restano inutili suoni, vuoti e senza armonia, e troppa gente, oggi, le usa solo e soprattutto per parlarsi addosso.

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