Amo


Amo l’intelligenza, amo la sincerita’, amo la generosita’, amo chi sa parlarmi ma lascia spazio anche alle mie parole, amo chi sa insegnarmi cio’ che ancora non ho imparato, amo chi sa incuriosirmi e chi e’ incuriosito da me, amo chi sa ascoltarmi ma resta affascinato anche dai miei silenzi, amo le persone non banali che non si sforzano per esserlo, amo i cani che abbaiano ed i gatti che miagolano, amo la creta bagnata che prende forma sotto le dita ma la amo anche quando, ormai asciutta, resta fragile al tocco. Amo… e vorrei essere amata allo stesso modo. Amata come puo’ essere amata la liberta’.

Avete mai provato a dividere un numero primo non per se stesso o per uno? Avete mai provato a modellare la creta una volta che si e’ asciugata? Avete mai provato ad insegnare ad un gatto ad abbaiare o ad un cane a miagolare? Avete mai provato?

Un cane che miagola sara’ un fenomeno da baraccone, la creta la si plasma fintanto e’ bagnata, ma una volta asciutta, se solo si prova a modificarne la forma, si spezza e la si vede sbriciolarsi fra le mani. E nessuno, se non stolto, dividera’ un numero primo se non per se stesso o per uno illudendosi di vederlo restare intero.

Nella mia vita, pero’, ho spesso trovato chi non si e’ voluto arrendere di fronte alla mia incapacita’ di modificare la mia intima natura. Persone che hanno fatto di tutto per rendermi diversa da cio’ che ero, piu’ simile a quello che loro desideravano perche’ fossi non piu’ me stessa, ma una loro proiezione; farmi abbaiare se miagolavo nel tentativo di plasmarmi come si puo’ plasmare la creta asciutta, e dividermi per quel numero che solo loro avevano in mente…

Perche’ siamo fatti di creta. Siamo la somma delle nostre esperienze passate, presenti e future e non ce ne sara’ mai una uguale ad un’altra. Siamo numeri composti dalle stesse cifre, ciononostante diversi. Uno… due… tre… quattro… possono formare 1432, oppure 2413, oppure 3214, o anche 4231, ma solo quest’ultimo e’ un numero primo.

Non mi pare che sia qualcosa di particolarmente difficile da capire, ma per qualcuno, per qualche strana ragione completamente fuori dalla logica e dal buon senso, comprendere le mie parole non e’ sempre stato semplice, come semplice non fu, per chi messo per la prima volta di fronte all’evidenza che non era il Sole che girava intorno alla Terra, comprendere che le convinzioni su cui aveva basato tutta quanta la sua filosofia di vita, i suoi valori, la sua morale, erano errate. Per questo la creta, una volta asciutta ed ha preso la sua forma, va lasciata stare ed amata per quello che e’ diventata.

Perche’ i numeri primi, anche se composti dalle stesse cifre con cui sono composti tutti gli altri numeri e fatti della stessa creta, sono diversi, ed e’ nel riconoscere la loro differenza, rispettandola, cercando di non modificare l’immodificabile che, se lasciamo da una parte l’orgoglio del quale talvolta siamo prigionieri, possiamo arrivare a capire che cosa significa davvero amare. Ed anche essere amati come viene amata la liberta’.

Noi Zingari abbiamo una sola religione: la liberta’.
In cambio di questa rinunciamo alla ricchezza, al potere, alla scienza ed alla gloria.
Viviamo ogni giorno come se fosse l’ultimo.
Quando si muore si lascia tutto: un miserabile carrozzone come un grande impero.
E noi crediamo che in quel momento sia molto meglio essere stati Zingari che re.
Non pensiamo alla morte. Non la temiamo, ecco tutto.
Il nostro segreto sta nel godere ogni giorno le piccole cose
che la vita ci offre e che gli altri uomini non sanno apprezzare:
una mattina di sole, un bagno nella sorgente,
lo sguardo di qualcuno che ci ama.
E’ difficile capire queste cose, lo so. Zingari si nasce.
Ci piace camminare sotto le stelle.
Si raccontano strane cose sugli Zingari.
Si dice che leggono l’avvenire nelle stelle
e che possiedono il filtro dell’amore.
La gente non crede alle cose che non sa spiegarsi.
Noi invece non cerchiamo di spiegarci le cose in cui crediamo.
La nostra e’ una vita semplice, primitiva.
Ci basta avere per tetto il cielo,
un fuoco per scaldarci
e le nostre canzoni, quando siamo tristi.

(Liberta’ – Vittorio Mayer Pasquale, detto Spatzo)


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