Che cos’e’ una escort oggi?


Riporto di seguito un articolo che mi riguarda apparso oggi su AgoraVox Italia, su Facebook e pubblicato da Cogito Ergo Vomito, blogger con il quale intrattengo rapporti fin da quando scrivevo su Mentecritica, che nei giorni scorsi ha voluto scambiare con me quattro chiacchiere a proposito di quella che e’ stata la mia esperienza di escort, di come sia interpretata oggigiorno la figura della prostituta d’alto bordo e di tutto quel mondo che gira intorno alle notizie di cui si parla tanto a proposito dei recenti accadimenti che coinvolgono la politica italiana e non solo. Buona lettura.

Ma che cos’ è una escort oggi? Intervista a Chiara, ex escort e blogger

Ma che cos’è una escort oggi? Una vittima della società, del velinismo e dei mass media, una persona debole drogata di benessere, una martire contemporanea, oppure è una persona capace astutamente di intendere e di volere, che usa il proprio corpo per raggiungere secondi fini e che ama vendere il proprio corpo? Per provare a fare un po’ di luce su questi ed altri quesiti, ho provato a fare qualche domanda a Chiara, ex escort e blogger da alcuni anni.

Allora Chiara, che cos’è un’escort oggi, e quali differenze noti con il passato?

Innanzi tutto devo precisare che la mia “avventura”, durata un paio di lustri, è terminata già da alcuni anni, per la precisione nel 2001, per cui molte cose nel frattempo potrebbero essere cambiate. Oltre a ciò non risiedo neppure più in Italia seppure non mi sia stancata di seguire con costanza le vicende che riguardano un Paese che continuo a sentire ancora un po’ anche mio. Detto questo, posso dire che la escort oggi è, né più né meno, ciò che è sempre stata cioè una prostituta che rivolge i suoi servigi sessuali – ben pagati – ad una clientela in grado di permetterseli. Non credo perciò che ci sia una sostanziale differenza fra una escort di dieci anni fa, com’ero io, ed una di adesso, come del resto non credo ci sia diversità fra una escort di oggi ed una cortigiana della Venezia del ‘500. Si tratta in fondo dell’esercizio del più antico mestiere, nel caso della escort, però, a differenza di chi esercita in strada o in appartamento spesso in modo frettoloso e freddo, il servizio è rivolto a persone che chiedono un’esperienza più coinvolgente e quindi sono in grado di ripagarla con molto più denaro. Si può parlare dunque di una prostituta di lusso. Le escort sono normalmente modelle, veline, attricette o anche aspiranti tali che, pur ritenendo di avere caratteristiche fisiche adatte, magari sono rimaste fuori dai giochi. Ma possono anche essere prostitute che, dalla strada o l’appartamento “evolvono” e cercano di salire di livello nella loro clientela indirizzandosi verso chi può pagarle di più. Un’importante caratteristica delle escort è che scelgono liberamente di esercitare senza altri obblighi se non la loro esigenza di denaro. Lo fanno quando vogliono e soprattutto fino a quando decidono di farlo. Non hanno padroni o lenoni alle spalle, o almeno non dovrebbero averne perché gran parte della loro reputazione e quindi del prezzo che possono chiedere per le loro prestazioni dipende molto dalla sensazione di “indipendenza” che riescono a dare in quanto i clienti delle escort tendono ad evitare ragazze che si suppone abbiano motivi coercitivi che le spingono a prostituirsi.

Chi contatta o chi si rivolge ad un’escort?

Sono, come ho detto, uomini – ma anche donne e coppie – che possono permettersi di pagare un prezzo alto in cambio di prestazioni sessuali condite da tutta una serie di atteggiamenti che, nel gergo dei clienti, rappresentano quella che viene chiamata “girl friend experience”. In pratica la escort deve, se possibile, sembrare un’amante che fa sesso per il piacere di farlo e non perché è pagata. Questo meccanismo fa sì che il cliente non la consideri una vera e propria prostituta, ma quasi un’amica che va con lui per simpatia e desiderio. Quale sia la vera ragione che porta un cliente a pagare moltissimo in cambio di tutto ciò dipende esclusivamente dalle esigenze individuali di ciascuno, ma principalmente egli ha modo di accompagnarsi con chi, di solito, sarebbe fuori dalla sua portata seduttiva. I clienti delle escort (o come vengono chiamati oggi: gli utilizzatori finali – ndr), sono quindi dei normalissimi puttanieri che desiderano però usufruire di qualcosa di più esclusivo che io definirei “illusione”. Una escort, infatti, pur offrendo una prestazione sessuale come ogni prostituta, la offre “confezionata” in una bella scatola e servita in modo tale che il cliente abbia l’impressione di vivere un’avventura erotica “naturale” e spontanea, in qualcosa di più intimo, meno freddo, basato anche sulla simpatia dove, oltre al sesso, chi ne usufruisce trova anche dialogo e scambio intellettuale.

Sono diverse le motivazioni che possono spingere una ragazza ed una donna matura a diventare escort?

Credo che le motivazioni di una ragazza giovane e di una donna matura che scelgono di intraprendere la professione di escort siano diverse fra loro. Per entrambe esiste di sicuro una forte esigenza di accumulare denaro nel breve tempo offrendo solo ciò che Madre Natura ha donato loro, ma mentre una ragazza giovane può essere spinta da desiderio d’avventura e spregiudicatezza, una donna matura spesso arriva al “mestiere” perché capisce di non avere altre strade se non quella di prostituirsi per risolvere determinati problemi che sono comunemente di natura economica. Ciò che avviene, infatti, è che, nel primo caso, una giovane lo fa spesso con incoscienza, ma anche con entusiasmo perché vede che inizia a guadagnare molti soldi facilmente e perciò si sente più furba e fortunata delle altre, mentre nel secondo caso una donna matura ci arriva a causa degli eventi e spesso con sofferenza e disillusione.

Che rapporto ha o può avere un’escort con il proprio corpo?

E’ sicuramente un rapporto di dipendenza. Come farebbe un taxista a lavorare con un taxi scassato? E siccome per la stragrande maggioranza dei clienti il corpo della escort è importante, perché è soprattutto per quello che pagano, è logico che il “taxi” debba sempre essere tenuto in ordine ed efficiente. Se fai la escort, più sei bella, più sei richiesta, e quindi più puoi chiedere come compenso. Ma essere belle non è solo una questione di genetica, quindi basta nascere tali ed il gioco è fatto, occorre anche mantenerla la bellezza e magari evolvere la propria personalità ed anche la propria cultura così da acquisire maggiore sensualità, fascino ed eleganza che sono sempre e comunque elementi indispensabili del successo che può avere una escort perché vanno ad implementare la bellezza fisica.

Che rapporto ha o può avere un’escort con un uomo? E con il proprio uomo?

Conosco escort che hanno una relazione con uomini o anche donne, essendo non infrequente che una escort possa finanche essere omosessuale. Alcune tengono al corrente i loro partner che sono quasi sempre compiacenti, poiché se non lo sono di solito il rapporto si rompe. Altre invece nascondono la loro doppia vita, e giungono talvolta a delle vere tragedie esistenziali in cui non riescono a gestire né l’una né l’altra. Personalmente sono convinta che chi esercita, e nel tempo durante il quale esercita, non debba mai legarsi a nessuno, neppure con chi si mostra compiacente. Questo è un sacrificio necessario per due motivi: il primo motivo è che si esercita meglio la professione essendo libere perché, in ogni caso, chi ha un partner difficilmente riuscirebbe a fingere e a “recitare” la sua parte d’amante appassionata con naturalezza, come la “girl friend experience” richiederebbe. Il secondo motivo è che, eccetto qualche cuckold convinto, qualunque partner anche se compiacente, dentro di sé un po’ soffre nel sapere la propria compagna a letto con qualcun altro, e se non soffre è perché in qualche modo ci guadagna qualcosa. Nel primo caso, dunque, si evita una sofferenza a qualcuno che ci ama, nel secondo caso si evita di farci ingannare da chi in realtà non ama noi, ma altro.

Che rapporto ha o può avere un’escort con i propri genitori?

Anche questo dei genitori è un problema che affligge molte ragazze che scelgono di esercitare. Se i genitori hanno una mentalità chiusa, bigotta e moralista è chiaro che renderli partecipi di ciò che loro non accetterebbero mai significherebbe farli soffrire, e perciò molte ragazze evitano di confessarsi. Altre, come me, forse perché cresciute in ambienti culturalmente diversi e più “aperti” dal punto di vista sessuale, non hanno problemi a rivelare ai propri genitori quello che fanno. Nel fare le prostitute si tratta di mettere in gioco sé stesse, il proprio corpo, la propria mente e la propria dignità. Tutto ciò non appartiene ai nostri genitori, ma a noi e a nessun altro. E’ un nostro patrimonio che possiamo spendere o giocarci come vogliamo perché le conseguenze delle nostre scelte ricadranno solo su di noi. Ci sono genitori che non lo comprendono ed altri invece che, pur preoccupandosi e pur disapprovando queste nostre scelte, riescono a comprenderlo, ed ovviamente, se confessarci o no, dipende esclusivamente da loro.

Ma spesso ci si definisce “escort”, termine più gentile ed aulico, per sfuggire al termine “puttana”, più concreto e piatto?

Quando racconto di aver fatto la “puttana”, in molti mi dicono che non lo dovrei usare quel termine perché è brutto. Io credo invece che tutto ciò che viene usato per contraddistinguere qualcosa non sia né bello né brutto, ma il giudizio che diamo a proposito dei termini è indicativo di quella che è la nostra scala di valori. Se parliamo di parole “brutte” o “belle”, considero “ipocrita” peggiore di “puttana”, in quanto, come anche zoccola o mignotta, “puttana” non mi offende trattandosi solo di un sinonimo di prostituta che, almeno dal mio punto di vista, descrive una condizione non indegna. Chi si fa chiamare escort e non puttana, o dice di non aver frequentato puttane bensì escort, non fa altro che addolcire una pillola che dentro di sé ritiene troppo amara poiché pensa sia disdicevole fare la prostituta oppure essere puttaniere. E tutto ciò denota ipocrisia oltre ad una grave difficoltà nell’accettarsi.

Chiara per te la prostituzione andrebbe legalizzata?

Il modello sociale al quale, spesso in modo utopistico, mi riferisco contempla una forma di legalizzazione della prostituzione esattamente come contemplerebbe la liberalizzazione delle droghe leggere. Ciò toglierebbe alla malavita organizzata fondi che poi sempre vengono reinvestiti in attività ancor più criminali oppure per implementare quello che io ritengo sia il crimine più odioso: il traffico di esseri umani. Il proibizionismo alimenta l’illegalità e forme di controllo della società basate proprio sulla demonizzazione di ciò che, poi, le caste privilegiate non si fanno mai mancare. Inoltre, una regolamentazione riconoscerebbe alle prostitute quella funzione sociale che sempre hanno avuto e che non è mai stata loro riconosciuta. Se ci pensiamo bene, che differenza c’e’ fra una prostituta ed una massaggiatrice? E’ possibile che tutto lo scandalo stia esclusivamente nel sesso? Cos’ha il rapporto sessuale di così diverso da un massaggio? Esiste tutta un’implicazione morale dietro che poi è alla base di tante storture, patologie, vizi e mancanza di coerenza. E quando una società non è coerente, quando i valori sono invertiti, quando alle cose poco importanti si da’ un’importanza estrema, mentre quelle realmente indispensabili si sottovalutano, ecco che si creano ingiustizie ed anche infelicità. Vorrei ricordare che il sesso è stato demonizzato e relegato al ruolo di un atto moralmente sporco solo in certe società che io definisco malate, mentre in realtà si tratta di un atto gioioso, di condivisione, che unisce le persone e dal quale si ricava sempre un’estrema soddisfazione fisica e mentale. Altrimenti non si capirebbe perché gli uomini, ma in alcuni casi anche le donne, pagherebbero per averlo.

Consiglieresti ad un’amica in difficoltà economiche di fare l’escort?

Lo consiglierei se fossi sicura che quell’amica ha una mentalità tale da potersi accettare in quel ruolo. Non tutte, causa condizionamento culturale o della famiglia, sono in grado di reggere l’impatto morale che essere prostitute comporta. A chi non ha una mentalità libera e lega il sesso esclusivamente al sentimento d’amore, andare a letto con una persona sconosciuta, entrare in intimità in cambio di soldi invece che per soddisfazione personale, può causare molti problemi. Se una cosa la si fa per denaro e basta, ma in fondo ci fa schifo e ci crea problemi, alla fine ne risentirà il nostro sistema nervoso e non basteranno tutti i soldi guadagnati per ritrovare l’equilibrio. Per fare la escort si deve essere “leggere” come la Sabina di Kundera. Non ci si deve porre problemi e si devono considerare i clienti per ciò che sono: persone che pagano perché hanno bisogno di un momento d’estasi mentale e fisica. Il resto non ci deve riguardare. Se sono belli, brutti, simpatici, antipatici, generosi o avari sono semplicemente aspetti che riguardano la loro vita privata ed eventualmente le persone che con loro intrattengono relazioni private. Si fa forse qualche scrupolo una massaggiatrice? Si pone forse problemi se un cliente è brutto o antipatico? Fa parte della professione eseguire “certi atti”, ed una volta eseguito il servizio si lava le mani e torna alla propria vita. Quindi, in definitiva, sì alla prostituzione purché si tratti di una libera scelta e solo se si ha la capacità, soprattutto psicologica, per poter affrontare il giudizio morale con il quale il mondo inevitabilmente tenterà di sommergerci affinché i moralisti ipocriti possano sentirsi migliori ed immacolati.

Che cosa diresti a chi ha deciso da alcuni giorni di fare l’escort, o lo sta decidendo proprio ora in questo momento, mentre ti sta leggendo?

Spero non lo stia decidendo proprio mentre mi sta leggendo. Non voglio incoraggiare nessuna donna a prostituirsi e fra l’altro, in Italia, ciò comporterebbe anche reato, ma dico che fare la escort, per chi ha le capacità, le caratteristiche mentali e fisiche e non ha impedimenti di tipo morale o legami che possano significare sofferenza per altre persone, sia un modo interessante per mettersi in gioco, soprattutto se il sesso non dispiace. Infatti, ciò può unire la possibilità di divertirsi ed allo stesso tempo avere lauti guadagni. Però si deve sempre tenere in mente una cosa: dobbiamo essere noi a gestire la nostra vita e non il contrario. Il guadagnare tanti soldi, l’entrare in ambienti privilegiati, abituarsi al bel mondo, essere corteggiate, desiderate fino al punto di vedere personaggi anche importanti pagare molti soldi per noi, può causare dipendenza, e chi diventa dipendente non gestisce più la propria vita, perde di vista gli obiettivi, procrastina la sua uscita di scena spesso arrivando a vivere patetiche delusioni quando, come attrici dimenticate o pugili suonati, ci si accorge che il nostro momento d’oro è passato. Chi ha carattere può riuscire ad evitare tutto ciò ponendosi obiettivi precisi e limiti temporali molto rigidi che non diano motivo di scuse o giustificazioni per prolungare un’esperienza che deve rappresentare solo una parte del nostro percorso di vita, ma non l’intera nostra esistenza.


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