Il vino di Tokaj


Il 28 Ottobre, giorno di San Simone, inizia la “vendemmia tardiva” in cui viene raccolta l’ultima uva, quella che e’ stata attaccata dalla Botrytis Cinerea, la muffa nobile che ne provoca l’avvizzimento e concentra negli acini gli zuccheri e gli estratti indispensabili per la produzione del famoso vino di Tokaj, un vino talmente leggendario da essere celebrato perfino nell’Himnusz, l’inno nazionale ungherese.

Értünk Kunság mezein
Ért kalászt lengettél,
Tokaj szőlővesszein
Nektárt csepegtettél.
[1]


E’ dunque questo il momento in cui i viticoltori, piccoli e grandi, sparsi a macchia di leopardo in tutta la regione che dalla confluenza dei fiumi Tisza e Bodrog si estende fin dentro la Slovacchia, iniziano a tirare le somme su un faticoso anno di lavoro. Cio’ vale sia per chi produce direttamente il suo vino, sia per chi, invece, cede il raccolto a consorzi che poi si occupano di commercializzarlo, vendendolo alle varie aziende produttrici di Tokaji.

La Disznókő, e’ una delle piu’ importanti poiche’ produce uno tra i migliori Tokaji che oggi possono essere degustati. Se da Tokaj siete diretti a Miskolc, percorrendo la statale 37, la potete scorgere sulla destra, appena prima di giungere alla rotonda di Mezőzombor, ai piedi del Király-erdő, il piu’ a sud dei monti Zemplen, le basse montagne che smorzano i gelidi venti del nord.

La tenuta, classificata gia’ nel diciottesimo secolo con un decreto reale come “primo cuore”, vale a dire nucleo dell’intera produzione del Tokaji, e’ appartenuta nel tempo a diverse famiglie importanti, dai Rakoczi agli Asburgo – proprio fra queste vigne, infatti, il granduca Giuseppe d’Asburgo dimenticava i salotti di Vienna – ed anche a Menyhért Lónyay che, alla fine dell’800, vi fece costruire Sárga Borház, detta anche “la casa gialla del vino”, una stupenda villa in stile neoclassico che e’ oggi conosciuta per essere la sede di uno dei ristoranti piu’ famosi di tutta la regione.

Nel 1992, dopo il cinquantennio comunista in cui era stata gestita da incapaci e galoppini del KGB russo, l’intera tenuta, incluso il vigneto di oltre 150 ettari, e’ stata acquistata dalla compagnia francese AXA Millésimes, che investendo notevoli capitali ha costruito una modernissima cantina sopra gli antichi tunnel scavati nella roccia utilizzati per la maturazione e l’affinamento dei vini, dando origine a quello che viene denominato il nuovo stile del Tokaji bianco dolce, finalmente rinnovato negli aromi e nei gusti e non piu’ stucchevolmente aromatico e appesantito da quelle note di caffe’ e vodka che tanto piacevano ai russi.

Il suo nome, Disznókő, viene dall’omonima roccia che domina dall’alto tutta la proprieta’ e che da sempre e’ identificata con la testa di un cinghiale, l’animale che piu’ di tutti, per noi del luogo, simboleggia la liberta’. Infatti, non esiste alcuna recinzione, l’intera tenuta e’ completamente aperta a chi vuol visitarla ed un sentiero in mezzo alle vigne conduce proprio lassu’, in alto, dove da un bianco padiglione si puo’ spaziare con lo sguardo a perdita d’occhio su un vasto panorama e su meravigliosi tramonti.

Da casa mia, tagliando per i sentieri che possono essere percorsi solo a piedi, impiego circa un’oretta per arrivarci, camminando piano e godendomi l’intero tragitto perche’ per certe cose, lo sapete, non si deve aver fretta. “Lassan járj, tovább érsz” [2], diciamo qui ed oggi devo dire che il tramonto visto dalla roccia del cinghiale e’ stato davvero splendido. Un’immagine che vorrei donarvi perche’ anche voi possiate spingere lo sguardo all’infinito e pensare come a volte puo’ essere piccolo il mondo se guardato con gli occhi dell’immaginazione.


[1] Di Cumania sui terren
Mèssi ricche fai fiorir,
Dolce nettare Tu dai
alle viti di Tokaj. (traduzione non accurata ma in rima della strofa dell’inno)
[2] Cammina lentamente, ottieni di piu’.


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