Amore vuol dir gelosia…


Sono questi i versi di una vecchia canzone che ogni tanto ho sentito canticchiare da mio padre, il quale credo l’abbia a sua volta imparata da sua madre. E’ incredibile come certe piccolezze travalichino il tempo e lo spazio che separano il mio piccolo borgo magiaro del terzo millennio dalla campagna fiorentina dove, negli anni ’30 del secolo scorso, e’ nata mia nonna, ma questi versi adesso mi vengono in mente proprio perche’ e’ da essi che riesco a comprendere quanto sia diverso il mio modo di concepire la gelosia da quello di mia nonna, di mio padre e forse anche da quello di molte persone che in questo momento stanno leggendo il blog.

Ho affrontato il discorso sulla gelosia partendo da un racconto vero, che descriveva il malessere di una donna costretta a subire un marito geloso, poi sono passata, analizzando un film, a mettere in evidenza come la gelosia possa anche essere un fatto culturale e adesso, dopo questa lunga maratona di parole, commenti e opinioni diverse, che sicuramente avra’ stancato i piu’, cerchero’ di tirare le somme. Tornando dunque ai versi della canzone, credo ci sia chi, anche per condizionamento culturale, pensa che gelosia equivalga ad amore e se una persona e’ poco o per niente gelosa, significa che probabilmente non ama.


Scrive Roland Barthes: “Come geloso, io soffro quattro volte: perche’ sono geloso, perche’ mi rimprovero di esserlo, perche’ temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perche’ mi lascio soggiogare da una banalita’: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri”. La gelosia e’ dunque sofferenza e parte dall’idea che cio’ che si ha di piu’ “caro” possa, da un momento all’altro, andarsene, essere perso, rubato, lasciandoci sgomenti. E’ un sentimento che si lega dunque al concetto di possessivita’ e alla paura di perdere cio’ che si ritiene sia nostro. Entrambi i sentimenti, sia la gelosia che la possessivita’, pretendono infatti la presenza dell’ “altro” in termini esclusivi e personali, considerandolo un “oggetto” invece di un “soggetto”.

Paura dell’abbandono, della perdita, della separazione e di cio’ che si ritiene ci appartenga e sia necessario al nostro benessere, pensiero ricorrente che l’altro potrebbe condividere con terze persone cio’ che e’ nostro, invidia per le qualita’ che il o la rivale pensiamo abbia e che noi non abbiamo, qualita’ che ci ossessionano perche’ attraggono il nostro partner. Sono questi alcuni elementi che caratterizzano la gelosia.

Uno dei primi a studiare le dinamiche della gelosia e stato Sigmund Freud che e’ arrivato ad ipotizzare tre diverse tipologie.

La gelosia competitiva o normale che si manifesta principalmente con dolore, ansia, angoscia, causati dall’aver perduto la persona amata, da sentimenti ostili verso il rivale, e da un atteggiamento autocritico volto ad attribuire a se stessi la responsabilita’ della perdita affettiva e della ferita narcisistica.

La gelosia proiettata cagionata dai tradimenti dei quali si ha gia’ avuto esperienza nel corso della vita affettiva oppure da stimoli inconsci verso il tradimento. Nei rapporti di coppia bisogna infatti resistere a continue tentazioni per evitare di tradire. Chi avverte in se’ 1’insistenza di queste tentazioni attuera’ un meccanismo inconscio per rendere piu’ lieve il proprio disagio proiettando sull’altro le proprie tendenze al tradimento.

La gelosia delirante che, come nella gelosia proiettata, viene determinata da tendenze al tradimento che sono state rimosse, ma gli oggetti di queste fantasie sono dello stesso sesso del soggetto che le pone in essere. Corrisponde dunque ad una forma di omosessualita’ latente che preme per manifestarsi. Come tentativo di difesa contro un impulso omosessuale troppo forte essa attua il seguente meccanismo: “Non sono io che lo amo e’ Lei che lo ama”, ed e’ come se oggetto della gelosia diventasse l’altro, il rivale o la rivale.


Si dice pero’ che la gelosia dovrebbe essere inseparabile dall’amore. Se fosse del tutto assente, infatti, si potrebbe addirittura dubitare della sincerita’ del sentimento d’amore, perche’ e’ attraverso una normale gelosia che si riesce a far sentire la persona amata veramente amata manifestandole che si ha paura di perderla, ma cio’ e’ possibile solo se resta a livelli accettabili, se viene posta sotto stretto controllo, altrimenti diventa “patologica” arrivando a causare:

– paura irrazionale dell’abbandono e tristezza per la possibile perdita;
– sospettosita’ per ogni comportamento relazionale del partner verso persone dell’altro sesso;
– controllo di ogni comportamento dell’ “altro”;
– invidia ed aggressivita’ nei confronti di possibili rivali;
– aggressivita’ persecutoria verso il partner;
– sensazione d’ inadeguatezza e scarsa autostima di se stessi.


La gelosia patologica e’ generata soprattutto dal timore di perdere quello che si ritiene essenziale per il nostro benessere ed anche dal fatto che altri possano impossessarsene e goderne. E’ talmente incontrollabile che si manifesta persino in assenza di qualsiasi motivo valido, e molto spesso e’ proprio essa la vera causa della rottura di una relazione. Avviene infatti che, quando si teme tanto che una relazione possa finire, senza volerlo la si faccia finire per davvero.

La gelosia patologica nasce da sospetti e circostanze che quasi sempre sono senza fondamento, ed affonda la sua vera natura in un’angoscia che prende forma nella mente senza che esista alcun riscontro nella realta’. Quest’angoscia, fra l’altro, produce delle vere e proprie rappresentazioni mentali in cui vengono costruiti dal nulla sia i rivali che le prove d’infedelta’ e l’effettiva realta’ viene interpretata in modo completamente errato. Tutto cio’ puo’ arrivare in alcuni casi a dei veri e propri “deliri di gelosia” che spesso sono all’origine di violenze e di delitti passionali.

In base alle caratteristiche, la gelosia patologica puo’ essere inquadrata in tre grandi gruppi distinti in ordine di gravita’.

La Gelosia Ossessiva e’ quella in cui le immagini e le idee di infedelta’ sono irrefrenabili ed il nucleo di tutto cio’ e’ il dubbio, un dubbio che lacera e che non si riesce a sopprimere. Chi ne soffre e’ costantemente alla ricerca di segnali che possano alleviarlo, confermarlo o smentirlo. Il geloso ossessivo si trasforma spesso in un investigatore a tempo pieno che puo’ arrivare ad impiegare nell’attivita’ di ricerca delle infedelta’ del partner la maggior parte del suo tempo e delle sue energie. Chi e’ in questa condizione riconosce l’infondatezza dei suoi sospetti, ed arriva anche a vergognarsene, ma e’, suo malgrado, trascinato e sommerso dai tormenti del dubbio, cosi’ sottopone il partner a martellanti interrogatori, oppure controlla la sua corrispondenza, la castita’ del suo abbigliamento, ed arriva ad esaminare persino la sua biancheria intima alla ricerca di eventuali attivita’ sessuali. Anche se riesce a rendersi conto dell’esagerazione dei propri comportamenti, non riesce ne’ a cambiare condotta, ne’ puo’ scacciare dalla propria mente certi pensieri pur considerati assurdi. Talvolta, nelle relazioni che il geloso ossessivo riesce a creare, cio’ che davvero stupisce e’ come il o la partner riesca ad accettare tutto questo anche per lungo tempo, tanto da arrivare a parlare non di un singolo malato, ma di una coppia gravemente disturbata.

La Sindrome di Mairet e’ quella per cui, chi ne e’ affetto, vive in un clima pervaso di gelosia non solo di tipo amorosa. La condizione mette in evidenza una zona di confine tra normalita’ e patologia in cui le idee di gelosia, che fioriscono di continuo su ogni singolo aspetto dell’esistenza, sono notevolmente persistenti e tendono ad occupare tutto il campo delle esperienze, tanto che spesso costituiscono un vero e proprio doloroso stile di vita, diventando cosi’ compagne insostituibili di ogni relazione umana significativa, soprattutto sentimentale. Tipico esempio di questo tipo di gelosia lo si puo’ ravvisare nel personaggio di Tereza ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.


Infine, la Sindrome di Otello o Gelosia Delirante o Delirio di Gelosia in cui la persona e’ convinta dell’infedelta’ del partner e trova conferme del tradimento ovunque. E’ quella che e’ ben descritta sia nel racconto da cui siamo partiti, sia nel film “Il caso dell’infedele Klara”. Chi ne e’ affetto tenta in ogni modo di strappare la confessione al partner e attua rimedi contro la sua supposta infedelta’ restringendone l’autonomia o ingaggiando investigatori. Il fine non e’ tanto quello della scoperta di qualcosa, che si pensa gia’ di sapere, ma piuttosto averne le prove certe e far ammettere all’altro la propria colpa. Da questo un’incessante richiesta di confessioni assillanti, portate avanti talvolta in modo subdolo, altre volte con l’arma del ricatto, e non raramente ricorrendo anche alla coercizione e alla violenza fisica. Questo tipo di gelosia puo’ giungere quindi ad atti violenti nei confronti del partner o del presunto amante ed e’ spesso collegato all’alcolismo cronico. L’ammissione del tradimento viene presentata comunque sempre come il rimedio che porra’ fine ai tormenti e ai dubbi, tanto che molto spesso il partner accusato ed assillato, pur di porre fine ad una situazione insostenibile, arriva persino ad ammettere l’inesistente tradimento.


E’ ormai acclarato che questa patologia affondi, il piu’ delle volte, le sue origini nell’infanzia e in una cattiva relazione instaurata con i genitori, i quali non hanno saputo adeguatamente rinforzare il bambino nell’acquisizione di fiducia per se stesso e nell’autostima contribuendo in questo modo a determinare un adulto non consapevole delle sue possibilita’ e del suo valore, profondamente insicuro, quindi geloso ed ossessionato dall’idea che il proprio partner possa tradirlo con altre persone in quanto piu’ degne e dotate di qualita’ per lui estranee e irraggiungibili. Ma la gelosia patologica potrebbe anche rivelare un desiderio di possesso assoluto del partner. Anche in questo caso, si tratterebbe di una cattiva relazione affettiva costruita con i propri genitori, soprattutto con quello di sesso opposto, in un’affettivita’ che non ha trovato corrispondenza durante l’infanzia, e che il geloso pensa di riscattare da adulto attraverso il possesso assoluto dell’altro.


Alla fine di tutto cosa possiamo ricavare? Amore vuol dire davvero gelosia? Qualcuno continuera’ ad esserne convinto. Magari si parlera’ di un amore malato, sofferto, non destinato ad avere un futuro, ma pur sempre un amore. Cio’ di cui sono convinta io, invece, credo che chi ha avuto la pazienza di leggermi fin qui, in questo lungo e noioso excursus, lo abbia alla fine compreso.

* Le pagine fotocopiate sono state tratte dal libro di Elettra Adani: “Passione. Prima, durante, dopo”.


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: