L’eros al di la’ del monitor


L’immediatezza del modo in cui si puo’ comunicare, la liberta’ che si puo’ esprimere riparandosi dietro all’anonimato e tutta una serie di nuove regole nate ed evolutesi all’interno di quello che e’ il virtuale, lascia ampio spazio oggi alla possibilita’ di nuovi rapporti, nuove amicizie ed anche nuovi amori, con modi, tempi e luoghi che hanno caratteristiche del tutto diverse da quelle del mondo reale. Cosi’, gli appuntamenti consueti, quelli che una volta erano amplificati dall’attesa dell’incontro e dalla trepidazione, paiono essere diventati quasi fuori moda, obsoleti come lo sarebbe un telefono a disco rotante rispetto ad un iPhone.

E’ il web, infatti, che pare essersi appropriato del ruolo di luogo indispensabile per fare nuove conoscenze, e sono gli adolescenti che, piu’ di tutti, sembrano essere i primi a non trovare una loro precisa identita’ reale se questa non viene prima anticipata e filtrata da un corrispondente profilo virtuale. E quando parlo di adolescenti, non sempre mi riferisco a chi non ha ancora raggiunto la maggiore eta’ anagrafica.

Una domanda che spesso mi pongo, ed alla quale non ho ancora trovato una soddisfacente risposta, e’ se l’innamoramento dipenda maggiormente da una relazione fisica oppure da una mentale. So bene che entrambe queste condizioni sono indispensabili, percio’ mi chiedo come possa, qualcosa di totalmente immateriale come la virtualita’, surrogare l’incontro con l’altro sia per quanto riguarda cio’ che attiene alla fisicita’ sia per quello che attiene alla sensorialita’.

L’attrazione, come del resto la repulsione, non puo’ essere completamente scollegata da quei processi biochimici nei quali i sensi hanno un’importanza fondamentale, indispensabile, per cui guardando la persona che si ha davanti, ascoltando la sua voce, sfiorandole la pelle, annusando il suo odore e assaggiando un suo bacio, puo’ innescarsi tutta quella rivoluzione interiore alla quale viene dato il nome di “innamoramento”. Uno sconvolgimento che, una volta attivato, mette in moto tutta una serie di altri meccanismi che sono alla base dell’eccitazione e del desiderio.

Inoltre, la conoscenza dell’altro e’ fatta anche e piu’ di ogni altra cosa da tutto quello che ci viene trasmesso tramite un linguaggio non verbale, come i gesti, il tono e la modulazione della voce, gli sguardi che celano emozione, timidezza, imbarazzo, curiosita’. E questo caleidoscopico patrimonio di sensazioni non e’ in grado di attraversare il monitor del computer, pertanto, anche se puo’ in qualche modo essere ben rappresentato dal verbale oppure da una buona capacita’ di esprimersi con la scrittura, non puo’ sostituirsi completamente alla sensorialita’.

Chi e’ timido, incapace di portare avanti relazioni, chi ha ostacoli emotivi nel rapportarsi con l’altro sesso oppure e’ oberato da obblighi ed impedimenti nella vita reale che non gli permettono di soddisfare quell’inconfessabile voglia di trasgressione che sente dentro, si rifugia spesso nel web trovando nell’identita’ virtuale una confortevole esistenza alternativa con la quale agire la propria personalita’ nascosta, e nel monitor qualcosa che esercita una funzione di valido scudo protettivo dietro al quale mettere al sicuro il proprio “vero se’”.

Il mondo virtuale diventa’ in tal modo un insostituibile rifugio mentale in cui viene investita gran parte dell’esistenza, dove s’incontrano amici del cuore, terapeuti consolatori, amanti passionali e talvolta persino surrogati delle figure genitoriali. In mezzo a tutto questo, anche l’eros e la seduzione assumono dunque una connotazione tutta nuova, diversa, che porta ad uno straordinario investimento in cio’ che e’ mentale, ma che toglie significato al corpo, ai suoi bisogni, ai suoi desideri, alle sue reali necessita’ primarie, arrivando ad abusare dell’utilizzo del computer con la prerogativa spesso rassicurante di una mascherata solitudine e di soddisfazione dei bisogni seguendo uno schema completamente diverso da quello disegnato da Maslow nella sua piramide.

C’e’ cosi’ chi dimentica di avere un corpo, altera il ciclo sonno-veglia, attenua il senso di fame e di sazieta’, mangia davanti al monitor oppure dorme con il computer acceso, alterando in modo profondo la percezione dello spazio e dello scorrere del tempo. Lo spazio diviene quello artificiale delimitato dai bordi dello schermo ed il tempo diviene un tempo virtuale con caratteristiche totalmente diverse rispetto a quelle del mondo reale

Ma riguardo allo specifico ambito sentimentale ed erotico, quali peculiarita’ presentano gli amori che nascono nel mondo virtuale? Una caratteristica e’ di sicuro l’immediatezza dei rapporti, la loro semplicita’, la velocita’ con cui avvengono i contatti e soprattutto, come e’ stato detto, la completa assenza del corpo. Sono relazioni che nascono dunque in assenza d’intimita’ corporea, senza odori, umori, sapori, oppure ansia da prestazione o necessita’ di dover dimostrare di essere all’altezza delle richieste del partner.

E’ dunque uno scenario caratterizzato da una totale mancanza d’inibizione, da un’assenza di pudore che nella realta’ sarebbe inconcepibile, da un approccio immediato alle relazioni, anche a quelle piu’ intime, senza faticose mediazioni e, soprattutto, da un forte impatto visivo. Oltre a cio’, il fatto di avere la possibilita’ di appropriarsi di identita’ sessuali alternative o comunque ambigue, non definite completamente, utilizzando nickname appartenenti al sesso opposto, apre tutta una serie di situazioni che nella vita reale non sarebbero minimamente possibili ne’ accettabili dal punto di vista dell’intimita’.

Ma questa sessualita’ nell’epoca di Second Life, gode davvero di buona salute? L’eros trae vantaggi da questa stimolazione visiva immediata che sostituisce interamente la fisicita’ e tutto cio’ che ha a che fare con il corpo, oppure serve soltanto a lenire le profonde insicurezze, le frustrazioni e le ansie di chi non sa rapportarsi nel giusto modo col mondo esterno?

E’ opinione ormai diffusa fra gli psicologi che studiano il fenomeno, che la mancanza dell’aspetto fisico e sensoriale nei mondi virtuali, produca in realta’ quello che viene definito un “autismo tecnologico”, cioe’ una condizione di solitudine affettiva che viene a crearsi proprio dalla mancanza dell’incontro fisico con l’altro. Una sessualita’ consumistica, affetta da bulimia, intrappolata in uno schema lineare concentrato sul soddisfacimento del piacere immediato senza un reale investimento emotivo, e soprattutto disgiunto da quello che dovrebbe essere il vero erotismo.

Questo articolo, con qualche leggera modifica ed in forma ridotta, e’ stato pubblicato anche in Esseelle-Movie Magazine n.18 di Ottobre 2010.


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