Un Paese che muore ogni giorno


Che io possa morire qui, a Tokaj, a causa di una mina talebana mentre sono seduta davanti al pc, credo sia pressoche’ impossibile. Per questo capirei se, su un fatto del genere, si scrivessero articoli sui giornali e si trasmettessero servizi speciali in tv seguiti da appassionati talk show pieni di esperti che litigano fra loro. Cio’ che invece mi rende davvero perplessa e’ che la gente si sorprenda e s’indigni se dei soldati muoiono a causa della guerra.

Da quando la guerra e’ guerra i soldati sono sempre morti perche’, qualora non lo si sappia ancora, la guerra uccide. E le armi non sono certo soprammobili decorativi; vengono costruite apposta per ammazzare la gente. Per questo, quando una persona sceglie di imbracciarne una, dovrebbe sapere che si espone al rischio di ricevere indietro una nutrita sventagliata di pallottole da parte di qualcun altro che non vuol giocare alla guerra facendo solo da bersaglio. E’ normale. In questi casi morire non e’ una sfiga cosmica che capita li’ per li’, ma riguarda una precisa scelta personale.

Diversamente da quanto accadeva in altri tempi, infatti, oggi nessuno e’ obbligato ad arruolarsi e chi lo vuol fare ad ogni costo, perche’ gli piace la vita del soldato, perche’ sente di averne la vocazione o semplicemente perche’ ha bisogno di soldi, dovrebbe anche conoscere i rischi ai quali va incontro. Perche’ morire a causa di ferite da armi da fuoco fa parte di quel mestiere, e sarei stata assai piu’ sorpresa se, invece di incorrere in un attentato nella valle del Gullistan, un posto pieno di gente incazzata nera che e’ nata e cresciuta in mezzo agli esplosivi e che da decenni combatte contro tutto e tutti, i quattro alpini fossero stati divorati dagli squali attraversando il deserto di Gobi nel corso di una caccia al tesoro.

Che l’acqua bagni e che il fuoco bruci e’ cosa risaputa, e di cio’ si sorprende solo chi ha un quoziente intellettivo pari a quello di un’ameba. Senza voler con questo offendere le amebe. La cosa che invece dovrebbe davvero sorprendere e’ che per una missione di guerra camuffata da missione di pace in una zona del mondo fra le piu’ in conflitto mai esistite, in cui tutta l’economia gira intorno al traffico d’armi e droga, nella quale lo stato italico continua a versare da oltre otto anni denaro pubblico come in un pozzo senza fondo, in termini di riscontro personale nessun cittadino – a parte quelli che fanno parte della cricca dei venditori d’armi e droga – abbia ricevuto un reale vantaggio economico. Ecco, questo si’ che dovrebbe sorprendere. Come dovrebbe sorprendere il fatto che quando muoiono delle persone che si ammazzano letteralmente di lavoro per garantire alle proprie famiglie un’esistenza dignitosa, sembra quasi che si tratti di ordinaria amministrazione.

E cosi’, in un Paese che muore ogni giorno, in cui le pensioni sociali languono a livelli da fame, la sanita’ e’ allo sfascio, la scuola e la ricerca pure e tantissima gente fa sempre piu’ fatica a trovare un posto di lavoro e a tirare avanti, dove le poche risorse disponibili vengono tolte ai giovani, ai vecchi, ai malati, a chi ne ha davvero bisogno per favorire chi ha tutto da guadagnarci se le guerre durano in eterno, a dei “mercenari” pagati con i soldi di tutti affinche’ difendano gli interessi dei venditori di morte, si dedicano pagine e pagine di eroica propaganda.


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