A cena con Klára – Donne di ghiaccio e uomini di vetro


Detesto le banalita’, i luoghi comuni, le leggende metropolitane e tutto cio’ che si basa su credenze e convinzioni mai verificate con l’esperienza diretta e radicate dentro solo dalla presunzione di conoscere quello che in realta’ ci e’ completamente ignoto. E’ in questa mia rigidita’, che non mi permette di tralasciare niente per cui devo sempre tener conto di tutto cio’ che viene detto o fatto, e mi spinge ad organizzare ogni cosa analizzando ogni minimo dettaglio senza mai indugiare, differire, aspettare, lasciar perdere facendo finta di nulla, che forse dimora dentro di me quella proverbiale glacialita’ che di solito e’ attribuita alle donne ungheresi.

Qualcuno, non ricordo piu’ chi, una volta mi spiego’ che questa intransigenza, che viene in un certo qual modo resa ancor piu’ pungente ed a tratti fastidiosa dalla gutturalita’ della nostra lingua, e’ un retaggio dell’antica cultura austro ungarica sopravvissuta persino al cinquantennio comunista che ci ha lasciato questa eredita’, ma io non ci ho mai creduto completamente. In parte puo’ essere che sia cosi’, pero’ penso che si tratti anche e soprattutto di una motivazione antropologica e che il proverbio “ogni pentola ha il suo coperchio” abbia in questo caso una sua specifica ragione ed un significato che va ben oltre a quello di un semplice detto popolare.

Nonostante questa mia nota incapacita’ di saper lasciare agli altri l’ultima parola, pero’, mi rendevo conto che la mia intolleranza stava trasformando un incontro con una persona che aveva percorso centinaia di chilometri per conoscermi in una diatriba dialettica dannosa e priva di senso, e fu dunque il mio pragmatismo che si prese carico di farmi intuire che sarebbe stato impossibile, oltre che inutile, cercare di spiegare ad un uomo che in quel momento tutto desiderava fuorche’ un acceso confronto basato su una divergenza di opinioni, come una donna potesse essere allo stesso tempo fredda e passionale.

“Posso chiederti una cosa?” chiesi allora con tono rassicurante ed amichevole, facendogli capire che anche un piccolo screzio dialettico, se due persone in fondo provano simpatia l’una per l’altra, non compromette niente.
“Certo, chiedimi pure cio’ che vuoi” disse felice del cambio di rotta che avevo imposto alla discussione.
“Perche’ sei qui?”
“Mi piacciono le ungheresi…” rispose incrociando il mio sguardo.
“Non dovrebbero piacerti” replicai. “Se e’ giusto il ragionamento che abbiamo fatto finora, dovrebbero piacerti solo le italiane, poiche’ sono loro le piu’ adatte a soddisfare il tuo piu’ naturale modo di essere. Che cosa credi di trovare in noi che gia’ non puoi avere con le donne del tuo Paese? Sei stato tu a dirmi che le donne devono comportarsi in un certo modo per essere in equilibrio con gli uomini e che gli uomini, a loro volta, devono seguire determinati percorsi per raggiungere i loro scopi, per interessarle, stimolarle, conquistarle. Anche se non lo ammetti consciamente, dentro di te esistono meccanismi pronti a scattare che non puoi gestire razionalmente, che non puoi disattivare a comando, perche’ sono dettati da secoli di cultura e sottocultura che ti sono stati tramandati dai tuoi nonni, dai tuoi genitori, dagli amici e da tutto l’ambiente circostante in cui hai vissuto. Dopo un po’, dopo aver soddisfatto i bisogni biologici e di superficie, magari accarezzando un corpo che ti piace, questa freddezza magiara adattissima agli uomini ungheresi a te risulterebbe pesante, insopportabile, e torneresti a cercare quel che ti manca in chi potrebbe dartelo in modo piu’ naturale, secondo quelli che sono i tuoi autentici desideri, non credi?”
“Ehi…” continuo’ con un tono scherzoso. “Ma ti sei guardata intorno? Ma ti sei vista allo specchio? Come mi giro c’e’ una ragazza che in Italia sarebbe considerata una modella da copertina. Non ho mai visto tanta bellezza femminile cosi’ concentrata e tutta in una volta, la cui materializzazione stasera, posso dirlo sinceramente, e’ seduta proprio qui, di fronte a me, a questo tavolo. Brindiamo ancora al nostro incontro?”

Era carino. Di uomini italiani ne ho conosciuti un numero tale che adesso, cosi’ su due piedi, non saprei calcolare, ma devo confessare che tutti quanti, se lo desiderano e sono motivati da quella voglia tutta particolare che li contraddistingue quando una donna li attrae, riescono ad essere molto gentili e generosi di complimenti assai piu’ degli ungheresi ai quali strappare un minimo cenno d’ammirazione e’ spesso un’impresa impossibile.

Pare che per gli uomini latini l’arte del complimento e del corteggiamento sia una materia che imparano ancor prima della grammatica e dell’aritmetica. Coscientemente so che non e’ vero, che tutto cio’ per loro e’ solo un gioco inconsapevole nel quale, forse in modo anche un po’ immaturo, si gettano senza pensarci, non rendendosi conto che talvolta, nelle donne abituate a considerare certe manifestazioni cosi’ esplicite come serie e impegnative dichiarazioni che vanno oltre al fatto di voler passare una piacevole serata, tutto cio’ potrebbe gettare il seme di una grandissima delusione. Ma in ogni caso, qualsiasi donna, ungherese, italiana o cinese che sia, di tutto questo non puo’ che esserne lusingata.

Pero’, allo stesso modo di come si mostrano gentili, generosi di parole, di lusinghe, di complimenti e di attenzioni, sono anche dannatamente prevedibili, trasparenti. Si riesce a vedere in modo chiaro cio’ che hanno in mente ancor prima che lo dicano o lo facciano. Sono uomini di vetro e non lasciano spazio alcuno all’immaginazione, al mistero e ad un finale che non sia scontato. E come il vetro sono anche fragili. Quando si sedimenta quella loro iniziale sicurezza, spesso fanfarona, euforica ed artefatta, si rompono e vanno in mille pezzi, e per rimetterli insieme, per ricostruire un qualcosa che assomigli vagamente a quello che avevano fatto immaginare, nessuna donna priva di una passionalita’ compatibile con la loro avrebbe la capacita’, la voglia e la forza emotiva per poterlo fare. Mentre una come me, una volta che i frammenti fossero sparsi dappertutto, non farebbe neppure un tentativo per riaggiustarli; prenderebbe i cocci e li getterebbe via.

Se i discorsi sulle pentole ed i coperchi possono avere un senso e se la generalizzazione in fondo non e’ poi quel peccato mortale che talvolta viene attribuito da coloro che, per non sentirsi inseriti in uno schema, cercano ad ogni costo di dimostrare che tutti sono diversi, ecco dove una donna magiara puo’ sentirsi diversa da un’italiana e dove l’uomo ungherese puo’ senza ombra di dubbio distinguersi dall’italiano. Poiche’ solo un’italiana possiede il collante giusto per rimettere insieme i frammenti del suo uomo. Un uomo in perenne ricerca attenzioni, di passionalita’, di esclusivita’ ed anche di quella tipica gelosia che ha tutti i tratti della possessivita’ e della morbosita’. Mentre la freddezza dell’uomo magiaro, solido, infrangibile, punto d’appiglio al quale ogni donna che cerca sicurezze vorrebbe aggrapparsi, diventa motivo della sua opaca imprevedibilita’, tanto che raggiungere il centro del suo cuore, portandolo al punto di esprimersi con una passione simile a quella di un italiano, rappresenta una sfida difficile se non addirittura impossibile. Ed e’ proprio per questo che, quando si riesce a far breccia in lui, si ha la consapevolezza di aver raggiunto qualcosa di prezioso che non era destinato a chiunque, ma solo a noi.

Le parole uscirono dai miei pensieri quasi senza che me ne accorgessi, come se fossero la continuazione del mio ragionamento silenzioso.

“Perche’ voi italiani siete sempre cosi’ trasparenti?” Mi accorsi che poteva apparire come un rimprovero e ben sapendo come gli uomini di vetro siano anche permalosi, cercai di rimediare. “Non e’ una critica, non vorrei essere fraintesa, anzi la tua gentilezza e’ squisita e mi lusinghi continuamente con questi bellissimi complimenti dimostrando che mi apprezzi. Pero’ accade spesso che riesca a leggervi dentro come se foste fatti di vetro. Anche se assumete atteggiamenti rudi, tentando di apparire meno prevedibili, si capisce subito dove volete andare a parare. Il percorso che fate nel labirinto che una donna vi disegna davanti e’ talmente palese che, chi e’ capace di disegnare labirinti, riesce sempre, a farvi procedere nella direzione desiderata”.

“Che cosa intendi dire? Che adesso stai disegnandomi un labirinto davanti facendomi andare dove vuoi tu? E chi ti dice che io non ne sia cosciente e mi lasci condurre ben volentieri?”

“Nessuno me lo dice, e non e’ questo il punto. Tu quasi non mi conosci, non sai quali intenzioni io abbia. Ti faresti davvero condurre verso l’ignoto da una donna che neanche conosci? Non temi di cadere nell’abisso, di farti del male oppure di far molto male a qualcun altro trascinandolo con te? Ma forse conti sul fatto di essere infrangibile. E’ probabile che sia questa la spiegazione: credi di essere indistruttibile. Oppure sei un incosciente… in ogni caso, non sto disegnando un bel niente davanti a te. Se disegno labirinti e’ solo quando ho voglia di giocare ed in questo momento sono ancora troppo sobria per farlo. Fossi in te ordinerei una seconda bottiglia. Questa l’abbiamo gia’ finita”.

Mi venne spontaneo da ridere. Il che’ mise in mostra che stavo mentendo sul fatto di essere del tutto sobria, ma ero davvero indecisa su cosa fare. Non avevo ancora capito bene cio’ che desideravo. Dopotutto, quello non era uno dei miei incontri usuali. Per giocare, mi piace coinvolgere sconosciuti incontrati per caso ai quali non devo raccontare niente di me, proprio perche’ da me non devono attendersi altro che dei normalissimi momenti di piacere. Niente di piu’. Persone che al mattino dopo non debbano essere ne’ causa di rimpianto, ne’ di rimorso, ne’ di altro. Ma in una situazione come quella, davvero, non avevo ben chiaro come comportarmi.

“E cosa ti piace delle donne ungheresi, posso saperlo?” Chiesi gustando l’ultimo sorso di kékfrankos rimasto nel bicchiere. “Hai detto che ci trovi attraenti fisicamente, ma di belle ragazze ce ne saranno anche in Italia, magari anche di piu’ adatte dal punto di vista della compatibilita’ di carattere. Noi ungheresi, lo hai detto anche tu, siamo fredde, razionali, intransigenti…”

“Magari non e’ cosi’. Forse lo dici perche’ vuoi disegnarmi davanti il tuo famoso labirinto in modo che io mi diriga in una direzione diversa da quella che porta verso la soluzione dell’enigma. Mi provochi cosicche’ io accetti una sfida della quale tu gia’ conosci l’esito. So che ne saresti capace, ma sinceramente speravo che anche con me usassi le tue solite armi seduttive che ben hai fatto conoscere nei tuoi racconti. Che fine ha fatto la calda ed appassionata sconosciuta di una notte che si dona per gioco e che il mattino scompare dissolvendosi in una nuvola di fumo?”

Volevo dirgli che con lui non cercavo un’avventura di una notte perche’ ormai quella strada non era piu’ percorribile. La conoscenza fra noi due era andata troppo oltre ed i miei compagni di gioco li sceglievo proprio perche’ erano dei perfetti sconosciuti. Ma questo non lo avrebbe mai capito. Come non avrebbe mai capito che non sarei mai stata capace di legare con un uomo di vetro. E lui lo era, di sicuro, in quanto italiano. Solo che avrebbe cercato di negarlo, convincendomi che era diverso, che non era giusto che generalizzassi e lo inserissi dentro i confini di una categoria, perche’ gli uomini di vetro, come le donne di vetro, se esistono possono esistere ovunque: in Italia, in Ungheria ed in ogni altro luogo della Terra. Ma sentivo di non sbagliarmi e per scoprire la verita’, per saggiare la reale consistenza, avrei dovuto sbatterlo per bene e a lungo.

“Mi piace affrontare volentieri quelle situazioni che le altre donne possono giudicare imbarazzanti, e quando lo faccio mi metto in gioco completamente, lo sai, ma esigo la stessa cosa anche dall’altra parte. Che io ti interessi e’ fuori dubbio e che tu sia un tipo piacevole e’ anche questo fuori dubbio, altrimenti non saremmo qui, ma vedi…” continuai imburrando la tartina e cospargendola abbondantemente di Beluga. “In vita mia ho incontrato talmente tanti uomini seriamente impegnati da saperli riconoscere subito… hanno un’aria, come dire… da sposati, capisci?”.

Fece per interrompermi, ma io lo bloccai con un cenno della mano. “Ti prego, taci! Non dirmi niente. Non dirmi che non lo sei, neanche se non lo sei. E se lo sei ti prego di non inventarmi storielle tipo “e’ tanto tempo che io e lei non andiamo piu’ d’accordo”. Qualsiasi cosa sia, in questo momento non ha importanza; riguarda solo te. Lasciami prima spiegare e forse capirai: ti chiedo solo di conoscermi meglio. Non ti chiedo altro e non chiedo che tu faccia altrettanto con me. Se lo vorrai fare, se desidererai raccontarmi di te dopo che mi avrai conosciuta, mi renderai felice, ma non lo pretendo. Adesso vorrei soltanto che, attraverso di me, tu possa conoscere com’e’ fatta una donna ungherese, se e’ davvero fredda, insensibile, intollerante e calcolatrice come molte persone, anche a ragione, credono nel tuo caloroso Paese, oppure se per riscaldarsi e’ giusto che ogni pentola abbia il suo coperchio”.

(Continua…)


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