A cena con Klára – Ogni pentola ha il suo coperchio


La crema d’asparagi bianchi era semplicemente deliziosa. Come ogni pietanza da Gundel era servita in porzione ridottissima e considerato il costo di una cena in quel ristorante, pari all’intero stipendio mensile di un’operaia in Ungheria, certamente se non si fosse trattato di un invito non avrei potuto permettermela. Ma lui era stato cosi’ carino a chiedermi di scegliere dove avrei preferito cenare che, da vera approfittatrice quale sono sempre stata, non mi ero lasciata sfuggire l’occasione di poter nuovamente rivivere certe atmosfere che una volta facevano parte della normalita’ durante gli anni della mia avventura.

Gundel non era cambiato molto da quando mi ci recavo per lavoro. Le atmosfere che vi si respiravano erano sempre le stesse ed anche il posto era sempre il solito di quando, circa un secolo fa, il ristorante era stato aperto. Durante il comunismo, nazionalizzato, era diventato un luogo riservato solo ai burocrati di partito oppure ai ricchi turisti che se lo potevano permettere. Poi, dopo la caduta del sistema, completamente ristrutturato e nuovamente privatizzato, era stato riaperto al pubblico. In ogni caso, sempre destinato ai soli ricchi, considerato il suo costo proibitivo.

I motivi per i quali aveva voluto conoscermi ed invitarmi sono facilmente intuibili. C’e’ da sempre una strana idea riguardo alle ragazze ungheresi ed e’ quella che siamo sempre disponibili o comunque meno inibite delle italiane, per questo ci facciamo meno problemi a tramutare un’amicizia in una storia di letto, e presumo sia normale per un uomo italiano che si reca a Budapest per vacanza o per lavoro, cercare di verificare se tutto cio’ che viene detto sulla presunta liberta’ sessuale delle magiare corrisponde al vero oppure no. Soprattutto se si ha l’occasione di aver conosciuto una di queste ragazze tramite internet e lei ha acconsentito ad un incontro per dare modo alla fantasia di potersi tramutare in realta’.

Non ho mai capito fino in fondo perche’ in Italia gli uomini ci giudichino in questo modo; se cio’ dipenda dal fatto che l’Ungheria e’ famosa per essere la patria dell’industria del porno oppure per altre ragioni, ma ho sempre considerato un ossimoro il fatto che ci considerino allo stesso tempo disponibili e disinibite, ma anche fredde e non passionali. E’ qualcosa che contraddice la logica, salvo che l’immagine che si ha di noi sia quella delle eterne puttane, come se avessimo dedicato l’intera vita a venderci per soldi, considerando il nostro corpo solo merce con la quale ottenere un vantaggio economico e non piacere. Cosi’, avendone modo ed essendo arrivata gia’ al secondo bicchiere di kékfrankos, che di solito mi rende alquanto loquace e disinvolta, glielo chiesi.

“A proposito delle donne ungheresi… vorrei chiederti il primo pensiero che ti viene in mente”.

“Tu…” rispose senza quasi pensarci. “Mi vieni in mente tu, anche se mi hai detto che non sei del tutto ungherese, bensi’ un frullato misto”.

“E per quale ragione ti vengo in mente io se non sono neppure del tutto ungherese?” incalzai sollevando lo sguardo dalla mia stupenda crema d’asparagi, prendendomi una pausa sorseggiando un altro po’ di vino.

“Forse perche’ adesso sono a Budapest e sono qui con te. E’ un collegamento logico. Oppure perche’ rispecchi l’immagine che ho sempre avuto delle ragazze magiare. Belle e fredde. E tu sei bella, sensuale, disinvolta, ma non sembri per niente turbata o imbarazzata per il nostro incontro. Hai l’apparenza di essere perfettamente a tuo agio, come ad un normale meeting d’affari, mentre io dentro sono tutto agitato. Sai che la scorsa notte non ho dormito pensando che ti avrei conosciuta?”

In effetti, non provavo alcun imbarazzo. Non so se avrei dovuto. Ho sempre pensato che questo mio impassibile modo di essere, anche di fronte a tutto cio’ che avrebbe dovuto turbare il sonno e che normalmente avrebbe dovuto causare trepidazione, fosse dovuto all’abitudine che avevo fatto, naturale per aver incontrato moltissimi uomini; una specie di corazza che mi ero costruita e che in qualche modo m’impediva di mostrare emozioni come, ansia, agitazione, nervosismo, apprensione. Pero’, forse, c’era anche qualcos’altro di cui non mi rendevo ancora conto e che riguardava proprio il mio essere magiara; quel pragmatismo esistenziale che ci portiamo dentro per cultura, e che ci priva di quei tratti passionali cosi’ evidenti nelle donne latine.

“Quindi, le ungheresi, secondo la tua opinione, sono molto attraenti, ma poco espansive, molto meno estroverse delle donne del tuo Paese. In una parola fredde. E ti riferisci solo alla sfera delle emozioni oppure anche a quella sessuale?

“Chissa’…” continuo’ con aria canzonatoria e sorridendo. “Non e’ che abbia molta esperienza in quel campo e questa e’ una cosa che andrebbe sottoposta ad una valutazione piu’ approfondita”.

“Pensi dunque che siamo belle e frigide?”

“Non credo siate frigide. Non esageriamo! Non mi piace generalizzare, pero’ ho notato che, sia tu che altre tue connazionali che ho conosciuto, avete tutte un modo di comportarvi diverso da quello al quale si e’ abituati in Italia. Meno emotivo. Non so se realmente lo siate o se sia solo perche’ il vostro modo di essere vi porta a celare quelle emozioni che per noi italiani sono sinonimo di passionalita’, ma se tutto cio’ e’ trasportato anche sul piano sessuale… beh… puo’ anche essere che dipenda dai vostri uomini” rise cercando di concludere con una battuta. “Se venite in contatto con un italiano sono certo che vi riscaldate immediatamente”.

“Interessante…” dissi cercando di restare calma, ma sentendo che il mio sangue iniziava a riscaldarsi. “Tu quindi credi che gli uomini italiani rappresentino la panacea per le donne ungheresi; che con voi possiamo riscoprire quel nostro lato passionale che teniamo celato, mentre i nostri uomini, incapaci, non fanno niente per tirarci fuori da questa nostra frigidita’ o comunque freddezza che ci attanaglia dentro. Ma sei davvero certo che ci sia qualcosa che nascondiamo, oppure forse e’ proprio il concetto di passionalita’ che consideriamo in modo diverso? Ti pare possibile che gli uomini e le donne ungheresi abbiano potuto vivere e sopravvivere in un contesto come quello che descrivi, cioe’ senza che le donne avessero accanto a loro un fantastico uomo latino che le riscaldasse?”

Ero sul punto di innervosirmi, lo sentivo, e non era per l’effetto del vino che di solito, invece, mi rende tranquilla e rilassata. Non era neppure per il fatto di essere stata in qualche modo punzecchiata su uno degli argomenti che piu’ mi stanno a cuore, cioe’ quel ridicolo machismo italico che sempre riesce ad irritarmi, in quanto capivo benissimo che la sua era solo una battuta. Ero nervosa dentro, ma apparentemente tranquilla fuori, sentivo qualcosa che dovevo tenere compressa dentro di me, ma sapevo che da un momento all’altro, se il discorso fosse proseguito seguendo quel percorso pericoloso, alla fine sarebbe uscita fuori.

Rivedevo in quel mio atteggiamento espressioni e modi di fare che non erano tipicamente miei, ma che appartenevano anche a mia madre, a molte mie sorelle ed amiche e che avevo notato persino in mia nonna. Fredde e distanti quando si trattava di mostrare atteggiamenti affettuosi in pubblico, ed in questo aveva ragione lui dicendo che era consueto per noi tenere celate certe emozioni, ma pronte ad infiammarci qualora ci fosse una minima questione che contraddiceva la logica ed il buon senso. Era quello il nostro lato passionale che ne’ lui ne’ nessuno, se non fosse nato e vissuto in Ungheria, avrebbe mai compreso fino in fondo, confondendolo spesso e volentieri per un pessimo carattere.

Sorrisi.

“A parte la divertente nota di gallismo sul vulcano italiano in grado di sciogliere l’iceberg magiaro, che sinceramente mi pare una battuta poco divertente, venuta male o che non ho capito fino in fondo” dissi tentando di assumere in ogni modo un tono conciliante. “Perche’ saremmo fredde? Credi davvero che, qualora lo fossimo, ipotizziamolo pure, dipenda dal rapporto con i nostri uomini?”

“Ti ho detto, penso che dipenda soprattutto dall’interazione fra i due generi. Se gli uomini sono in un modo, le donne si adeguano e viceversa, creando un meccanismo che sta in equilibrio”.

Stava dicendo una cosa che pensavo anch’io. Annuii mettendomi in bocca l’ultimo cucchiaio di crema d’asparagi, resistendo alla tentazione di ripulire il piatto con la lingua. Una brutta abitudine presa da piccola quando ero totalmente alla merce’ della cattiva influenza della nonna. Un’abitudine molto maleducata per la quale mia madre mi ha sempre rimproverata duramente e che, comprensibilmente, non avrei di certo palesato proprio in quell’occasione.

“C’e’ un proverbio che recita che ogni pentola ha il suo coperchio” dissi tornando a prestare attenzione al meraviglioso vino che accompagnava la nostra cena, bagnandomi appena le labbra ed assaporandolo con la lingua. “Se ad esempio un’amica si lega ad uno stronzo e lei, pur soffrendo per la sua situazione non lo molla, la si giudica stupida. Lei e’ stupida perche’ sceglie di stare con uno stronzo, ma lui fa lo stronzo proprio perche’ lei e’ stupida. Credo che in generale avvenga la stessa cosa in ogni situazione che coinvolge uomini e donne. In tal modo, come noi donne ungheresi abbiamo i nostri coperchi, voi uomini italiani dovreste avere le vostre pentole”.

(Continua…)


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