Il teasing e l’importanza di avere… culo

Nell’attesa di scrivere la seconda parte del post sulle donne ungheresi, che sono certa voi attendete piu’ di ogni altra cosa al mondo, oggi vorrei cimentarmi in qualcosa di piu’ frivolo, facendo un gioco nel quale credo di essere sempre stata molto brava: il “teasing”. Che cos’e’ il “teasing”? Se cercate su Wikipedia lo scoprirete come l’ho scoperto io. In ogni caso ha molteplici significati: provocazione, tentazione, stimolazione, ma anche tormento oppure presa per il culo. Sta alla base di cio’ che fanno anche le ragazze nei peep show oppure nei prive’ dei locali di lap dance. Mostrarsi senza farsi toccare, sfiorare, eccitare, fingere di essere disponibili, far credere che si possa ottenere di tutto senza pero’ che ci sia alcuna certezza riguardo all’epilogo.
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Gli uomini sono assai vulnerabili di fronte a questo tipo di “gioco” che, in fondo, come la loro sessualita’ diretta, semplice, meccanica e molto istintiva, e’ prevedibile; come prevedibili del resto sono, appunto, i movimenti e gli atteggiamenti di una ragazza che fa la lap dance. In ogni caso, quando ho detto che non sapevo cosa fosse il “teasing” ho detto una piccola bugia. Gia’ lo conoscevo. Ne facevo ampio uso durante gli anni della mia avventura. Tutto cio’, infatti, era ingrediente indispensabile della mia ben nota professione, in quanto con me non si risolveva mai con un semplice scambio di denaro e di sesso, ma il tutto presupponeva qualcosa di piu’.
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Qualcosa di cui vi ho gia’ parlato e che si riferisce a come considerassi la mia esperienza molto piu’ simile ad un’arte che ad un semplice mestiere. Che lo fosse o no adesso non ha piu’ importanza, ma cio’ che e’ determinante e’ che allora io ne fossi davvero convinta – come lo sono tuttora – poiche’ era solo da tale convinzione, cioe’ che tutto fosse il frutto di una dote innata che avevo e che quindi ero speciale, che traevo la forza e la volonta’ per essere com’ero: sicura di me, spregiudicata, passionale oppure gelida, ma anche a tratti timida, ingenua, sottomessa, pero’ sempre assolutamente certa di riuscire a portare a termine il mio compito, indipendentemente da chi e come fosse il cliente.
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Non avrei mai potuto affrontare quell’avventura senza convinzione, o peggio sapendo di essere una mediocre. Invece, lo facevo bene, anzi benissimo, e tutto cio’ mi gratificava perche’ avevo l’illusione d’essere “la migliore”. Adesso lo posso dire che quell’assurda vanita’ d’essere la migliore in assoluto era un’illusione, ma non posso negare di essere stata almeno brava. Ed ero brava soprattutto in una cosa: a provocare, a stimolare, nel “teasing”, appunto, e riuscivo a suscitare nella persona di fronte a me un desiderio tale che a volte sentivo di averla in pugno totalmente. Non sono stati rari i casi, infatti, in cui perfidamente ma con il grande senso pratico che mi contraddistingue, me ne sono approfittata anche dal punto di vista economico.
D’altronde, quando si riesce a farci desiderare a tal punto da qualcuno, perche’ cogliere solo i frutti immateriali della vanita’? Tanto vale, visto che si e’ fatto trenta, far anche trentuno. Ed i soldi non mi hanno mai fatto schifo se li guadagnavo grazie a quella mia particolare capacita’. D’altronde perche’ avrei dovuto farmi scrupoli se un uomo mi pagava tanto per seguirlo nel suo letto?
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Dite che in qualche modo lo ingannavo? Che lo ipnotizzavo? Che lo plagiavo? Che tutto cio’ era immorale e contrario ad ogni etica? Che mi approfittavo di un poveretto e gli estorcevo i soldi che lui aveva guadagnato duramente e con fatica in cambio di una cosa effimera ed inconsistente come il fare sesso, qualcosa che non presupponeva in realta’ avere alcuna dote particolare se non quella su cui mi siedo?
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Che cosa avrei dovuto scegliere, secondo voi, con il corpo che mi ritrovavo, e che ancora – scusatemi tanto – non e’ poi cosi’ malaccio? Un lavoro piu’ dignitoso come, ad esempio, ricercatrice in un laboratorio per otto ore al giorno e per milleduecento euro al mese, quando facilmente, con un po’ di moine, due bacetti e toccando qualche pisello potevo incassare dieci volte tanto ed anche di piu’?
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Perche’ mai avrei dovuto farlo? Per essere cosa? Per arrivare a cosa? Per ritrovarmi adesso come? Per fare un favore a chi? No signori miei! Nella vita esistono cose che non si possono fare con milleduecento euro al mese, neppure in Ungheria, ed io in quel momento avevo sogni che volevo assolutamente realizzare. Non e’ forse questo che e’ comune un po’ a tutti? E chi non lo fa, chi non tenta in ogni modo di realizzare i suoi sogni e troppe volte si rifugia dietro allo spauracchio della presunta superiorita’ morale di coloro che preferiscono pulire i cessi piuttosto che vendere il proprio corpo, e’ solo perche’, come la volpe con l’uva, dove sono arrivata io non ha avuto ne’ le doti ne’ il coraggio per arrivarci.
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Comunque, piu’ volte mi sono sentita dire che una donna con le mie capacita’ avrebbe potuto fare “altro”, molto di piu’, pero’ ancora non sono riuscita a capire cos’altro avrei potuto e dovuto fare di cosi’ proficuo ed immediato, soprattutto avendo la totale certezza di essere adatta e, molto importante, di essere anche brava in cio’ che facevo. Probabilmente, lavorando in un laboratorio per milleduecento euro al mese, avrei contribuito a far guadagnare qualche soldo all’azienda ed ai suoi azionisti facendo vender loro qualche veleno in piu’, ma io, personalmente, che soddisfazione avrei avuto nel farmi palpare il culo gratis dal primo capetto o manager che si fosse sentito in diritto di farlo? Sono nata per fare cio’ che ho fatto. Me lo fece capire tanto tempo fa una persona quando, molto giovane, mi scelse, ed e’ in me innata una dote che non tutte le donne hanno. E’ cosi’; non posso farci niente. E chi nasce come me, prima se ne rende conto meglio e’. Credetemi.
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Comunque, a distanza di molti anni da quando ho scelto di cambiare strada, posso confessarvi che certe doti, anche se innate, devono essere coltivate ed addestrate con impegno e fatica. Si affinano col tempo, con la “tecnica” si riesce ad acquisire padronanza del proprio corpo, mentre con l’esperienza si e’ in grado di capire facilmente e con una certa accuratezza i desideri e la psicologia dei vari uomini, a loro modo tutti diversi ma anche tutti uguali, con i quali si entra in contatto. E tutti, ve lo posso assicurare, desideravano realizzare i loro sogni come lo volevo io. Pagavano per quello: volevano un’avventura speciale. Lo “svuotarsi” era secondario e solo l’ultima delle cose che desideravano. In fondo per quel determinato servizio esistevano ed esistono altri tipi di professioniste, assai piu’ sbrigative e molto piu’ a buon mercato.
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Con me, invece, il desiderio principale era quello di gustarsi con calma tutta quanta “la cena”, dall’inizio alla fine, dall’antipasto al caffe’ e all’ammazzacaffe’. E’ anche vero che moltissimi, forse per la troppa fame arretrata, non arrivavano neppure a meta’, anzi quasi sempre crollavano dopo l’antipasto o al massimo il primo piatto, ma questo non era di certo un problema per me. Il fatto vero era che tutti quanti, rivolgendosi a me, fossero comunque sicuri di entrare in un ottimo ristorante, raffinato, ricercato, qualitativamente superiore. E per questo erano disposti a pagare un conto salatissimo. Ripeto: non era indispensabile che io fossi realmente cio’ che loro immaginavano – anche se credo di esserlo in parte stata, altrimenti avrei concluso la mia carriera molto presto -, ma era necessario che loro ne fossero convinti e che in quel mio ristorante avessero l’impressione che ogni cosa fosse raffinata e deliziosa, iniziando dalle tovaglie, la posateria, i bicchieri e tutto cio’ che serviva per guarnire la “tavola”.
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So di non essere stata una donna che avrebbe potuto partecipare alle selezioni di miss Universo. Se lo fossi stata, visto quanto sono vanitosa, forse lo avrei anche fatto. Sono sempre stata ben cosciente dei miei difetti, piccoli e grandi, anche se non dovete sperare che ve li confessi perche’ l’unica autorizzata a farci i conti, con quelli, sono io, ma tutto sommato sono una donna fortunata, la Natura non e’ stata maligna con me, e se sono stata scelta per fare la modella qualche piccolo pregio dal punto di vista fisico devo pur averlo avuto. Quindi, per quanto io sia ipercritica nei miei confronti, non posso evitare di riconoscere di avere anch’io alcuni punti di forza sui quali non puo’ essere fatto alcun appunto: le gambe e… il culo. Si’ signori: le gambe ed il culo. Che io sia fisicamente fatta bene nelle parti anatomiche appena indicate e’ qualcosa che non e’ mai stato un mistero, neppure per me ed e’ per questo che me ne sono sempre vantata.
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Certo, se non faticassi un bel po’ per mantenermi in forma, certi pregi col tempo tenderebbero a scomparire, ma ho sempre avuto la costanza, fin da piccola, di dedicarmi alla cura del mio corpo in modo quasi ossessivo, prima con la ginnastica agonistica ed artistica, poi, in seguito, avendo una vera e propria passione, con il pattinaggio e la danza. Ed alla mia veneranda eta’ riesco ancora ad essere ammirata da ragazzi che sarebbe piu’ normale dedicassero la loro attenzione alle ventenni. E’ dunque a queste mie gambe ed al mio culo che devo molto per quanto riguarda anche il mio successo come escort. La loro storia e’ iniziata molto tempo fa, quando in discoteca, pagata davvero due soldi, mi dimenavo per il sollazzo degli uomini, ma anche a scuola dove certi professori non restavano immuni ai miei richiami piu’ o meno subliminali. E poi quando mi sono avvicinata al mestiere di prostituta ed ancora, in un Paese lontano, quando sono entrata in un mondo che era molto piu’ grande di me. Ed infine in Italia come modella… e non solo.
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Insomma, se non fosse stato per le mie gambe ed il mio culo, forse oggi sarei un’anonima ricercatrice in qualche laboratorio a fabbricar veleni. Magari, chissa’, sarei piu’ felice e soddisfatta. Chi puo’ mai sapere come sarebbe stata la sua storia se invece di fare una certa cosa ne avesse fatta un’altra? Ma sono pensieri inutili, esercizi illogici ed assurdi. La vita e’ quella che e’ e che e’ stata. Ogni altra possibilita’, ogni altra ipotesi, ogni altra supposizione e’ solo argomento per un bel libro di fantascienza, ma niente ha a che vedere con la realta’. E se adesso sono qui a raccontarvi di me, ed invece che di veleni vi parlo del mio culo, e’ anche perche’ quest’ultimo ha avuto un ruolo importante nella mia vita.
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Mi giudicate stupida e superficiale se ne parlo? Se sciorino ogni cosa qui, in un blog che puo’ essere letto da chiunque non usando la classica ipocrisia di chi, solo perche’ certe doti fisiche non le possiede, ritiene che parlare del proprio culo con tale facilita’ non sia degno come parlare, invece, delle proprie capacita’ intellettive? E dove sta scritto che chi ha un bel didietro sia carente d’intelligenza? E soprattutto, perche’ una donna, qualora fosse intelligente, non dovrebbe mettere in mostra e far uso di cio’ che sa puo’ procurarle dei vantaggi? Perche’ certe doti, solo in quanto fisiche, devono essere sottaciute e nascoste? Arnold Schwarzenegger non e’ forse diventato governatore della California, oltre che per la sua capacita’ ed intelligenza, anche per il suo fisico possente che lo ha reso popolare ovunque? E se cio’ vale per un uomo perche’ non dovrebbe valere per una donna?
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Ma torniamo a cio’ di cui discutevamo: vale a dire al “teasing”. Essere provocati, eccitati, arrivare al punto di non farcela piu’ a resistere, ma non arrivare materialmente ad avere una soddisfazione, quanto meno nel breve tempo, era quello che i miei clienti in realta’ volevano. Non pagavano di certo un sacco di soldi per saziarsi con un tramezzino mangiato in fretta e furia. Con me gradivano lo “slow food”, ed io non facevo altro di applicare, su piu’ ampia scala, quel gioco delle lap dancer. Un gioco che poi era sfiorare le loro menti, eccitarle, far capire che da me potevano ottenere di tutto ed anche di piu’, ma che in fondo non esisteva alcuna certezza, neppure se avevano pagato. Questa tensione che veniva a crearsi era spesso fonte di forte eccitazione, non solo per loro, anche se, devo dire la verita, tale gioco non poteva essere ripetuto piu’ di una volta con la stessa persona. E forse e’ anche questo uno dei motivi per cui, quando ho voglia di ricreare certe atmosfere per il mio diletto personale, vado in ricerca di partner che siano sempre nuovi, e che probabilmente non incontrero’ mai piu’.
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Infatti, mentre in un incontro con una donna che non sta esercitando l’antico mestiere, l’uomo puo’ attendersi di tutto, dalla frustrazione se le cose non vanno in porto come lui desidera, all’incredibile e gratificante soddisfazione se alla fine tutto va per lui nel migliore dei modi, pagare per il sesso rende tutto scontato, e toglie quel mordente e quell’eccitazione che il maschio spesso collega emozionalmente al piacere di una conquista. Con una prostituta, infatti, prima o poi il cliente sa che arrivera’ al letto perche’ tutto e’ gia’ previsto. Ovviamente non ci sara’ la frustrazione del sentirsi rifiutato, ma neppure la gratificazione che il maschio ha quando riesce, magari con difficolta’ e fatica, nel proprio intento. Ed e’ proprio qui che assume importanza quella dote innata, che io chiamo “arte”, che hanno alcune donne che sceglono d’essere prostitute “slow food”. Con loro l’incontro avra’ quasi sempre il sapore di una conquista e non di un rapporto mercenario, e tutto sara’ focalizzato non tanto sul modo in cui si concludera’, quanto sul percorso che verra’ seguito per arrivare dall’antipasto all’ammazzacaffe’.
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Quali portate saranno offerte, quanto saranno buoni e saporiti i piatti e l’ordine in cui questi saranno serviti, alla fine, nonostante il conto salatissimo, determinera’ il successo del ristorante. In fondo anche nell’antico mestiere c’e’ sempre qualcosa di simile al cul-inario, e nel mio caso una delle pietanze che sapevo meglio preparare e servire a tavola era senza ombra di dubbio questa mia attitudine al “teasing”. A volte lo mescolavo con un po’ di “denial”, cioe’ stimolavo, provocavo, torturavo per poi sottrarmi, negandomi. Ricominciando a giocare se vedevo l’eccitazione affievolirsi. Tutto cio’ aggiungeva sapore al piatto, ed in tal modo rendevo il tempo passato con me qualcosa di diverso da quello che gli uomini abituati ad andare in molti ristoranti sempre diversi, e sempre alla ricerca di quello migliore, si attendevano. E devo dire con sincerita’ che, quando capita, lo faccio tuttora, perche’ e’ un gioco che diverte ed eccita enormemente anche me. So che in fondo ha qualcosa di leggermente sadico ed e’ adatto a personalita’ che, in qualche modo, non disdegnano di essere un po’ sottomesse, ma vi posso assicurare che finora nessuno mai si e’ lamentato.
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Qualcuno adesso si chiedera’ il senso di questo post e perche’ l’ho scritto. Ebbene, ve l’ho detto, oggi avevo voglia di giocare un po’, e quindi perche’ non cimentarmi in qualcosa in cui credo d’essere sempre stata brava? Percio’ perdonatemi se vi sto usando per questo piccolo sfizio personale. Vorrei capire se, nonostante la barriera del virtuale, sono in grado di stimolare, provocare, torturare, oppure prendere in giro, come faccio anche nella realta’. Voi che ne pensate? Per farvi riflettere meglio, posso anticiparvi qualcosa che, sono certa, se non vi lascera’ del tutto indifferenti, non vi fara’ dormire. Ebbene, almeno uno dei tanti culi che vedete nelle foto inserite in questo post e’ il mio, e’ la verita’, potrei mai mentirvi? Ma non diro’ mai quale.