A cena con Irina


Olga, Natasha, Oksana, Irina… sono nomi che fanno venire in mente qualcosa di ben preciso, stereotipi femminili troppe volte basati sul sentito dire, ma che spesso niente hanno a che vedere con la realta’. Ma io credo di conoscerla assai bene quella realta’, e se vorrete seguirmi potrei farvi scoprire qualcosa di leggermente diverso da quello che siete portati ad immaginare ogni volta che pensate alla Russia, ed in particolare alle donne russe.

Nonostante l’apertura delle frontiere, la globalizzazione ed i progressi che sono stati fatti nel campo della comunicazione, la Russia e’ ancora vista dall’Occidente attraverso una lente che la distorce, ne sfuma i contorni e che troppo spesso, oggi, la fa assomigliare ad una specie di parco di divertimenti per adulti dove le donne sono oggetti a buon mercato che ogni uomo puo’ acquistare per il proprio sollazzo. Infatti, gli stereotipi sono talmente radicati in profondita’ che tante persone, anche se si trovassero faccia a faccia con una cruda realta’ totalmente diversa da quella che hanno in mente, non riuscirebbero mai a riconoscerla e proprio per questo non sarebbero in grado di comprenderla pienamente.

Benvenuti dunque, cari amici, nella patria di quelle che sono considerate le donne piu’ belle del mondo; la terra leggendaria del latte, del miele e del sesso in cui ogni uomo, prima o poi, vorrebbe farci una capatina sol anche per scoprire se cio’ che si dice e’ vero oppure se sia solo frutto di racconti millantati. Preparatevi percio’ a spalancare gli occhi e la mente. Lasciate fuori da qui il vostro bagaglio di luoghi comuni ed entrate pure attraverso la mia porta in un mondo che, tanto tempo fa, e’ stato anche mio e che ancor oggi continua in qualche modo a far parte della mia vita. Cosi’, forse, in questo nostro immaginario incontro riusciro’ a ripercorrere insieme a voi un breve tratto della mia giovane esperienza. Ma prima di tutto ditemi con sincerita’: cosa davvero vi attendete da una donna russa?

Nel 1968, quando la Guerra Fredda era nel momento di massima tensione, i Beatles uscirono con “Back in the U.S.S.R.”, un brano che puo’ considerarsi una specie di ode alla donna sovietica. “Non sai quanto sei fortunato, ragazzo”, recitava la canzone, e credo che molte persone in quegli anni abbiano preso davvero a cuore quelle parole. In fondo, dalla parte occidentale della cortina di ferro, in modo colorito ed ironico, la femmina sovietica era immaginata con una falce in una mano e la balalaika nell’altra. Una donna piu’ industriosa che bella, con un carattere piu’ deciso ed impetuoso che timido, piu’ pratica che sognatrice. Infatti, il valore della donna era classificato dallo stesso regime in modo estremamente materiale che la poneva a meta’ strada tra una macchina agricola ed un buon raccolto di grano. Tutto cio’ era certamente molto utile nella giusta situazione – guerre, calamita’, carestie, rivoluzioni -, ma di sicuro non era l’ideale per farle vincere il titolo di coniglietta dell’anno.

Era dunque questa l’immagine che a lungo e’ rimasta radicata nell’immaginario collettivo occidentale, almeno fino al momento della caduta del comunismo, ed anche per alcuni anni successivi. Poi, le giovani donne russe hanno iniziato ad uscire dal paese, a viaggiare, a lavorare all’estero e ad avere successo laddove c’era la necessita’ di soddisfare i bisogni di chi era in ricerca di una mera fisicita’, avulsa dall’interiorita, ma che fosse pero nuova, esotica, diversa. Qualcosa che queste ragazze con i volti dai tratti delicati, gli zigomi alti, gli occhi chiari ed i corpi flessuosi plasmati e tonificati da anni di attivita’ fisica imposta dal regime, riuscivano facilmente a donare. Modelle, indossatrici, ballerine, lap dancer, prostitute, dimostravano che quello stereotipo che le aveva mostrate fino a quel momento poco femminili, non dedite alla cura della propria persona e piu’ adatte a lavori di fatica che a ruoli d’immagine, era del tutto sballato.


Adesso, pero’, facciamo un gioco: immaginatevi per un attimo di essere seduti in un ristorante di Mosca… di quelli alla moda, raffinato, con le luci soffuse, le candele sui tavoli ed i violini tzigani. Cercate di dimenticarvi della stanchezza accumulata durante il viaggio, oppure della consueta perdita dei bagagli che quasi sempre avviene con Aeroflot, e datevi un pizzicotto cercando di svegliarvi da quello che credete sia un sogno…

No, non lo e’! E’ tutto reale, voi siete li’ e di fronte a voi, seduta dall’altra parte del tavolo, c’e’ colei che avete sempre sognato, una femmina fatale, sensuale, bellissima. Datele il nome che preferite, anzi no… se siete d’accordo chiamiamola Irina. Una donna russa. In questo caso l’aggettivo “russa” e’ assolutamente necessario, perche’ anche se non ci credete, una donna russa, anche se ha due occhi, due braccia, due mani, due gambe, due piedi e tutto il resto, e’ diversa da una donna italiana come lo e’, ad esempio, una donna francese da una donna ungherese oppure come una donna tedesca e’ diversa da una donna spagnola. Lo so, le generalizzazioni non si dovrebbero mai fare, pero’ a volte riescono a descrivere fatti e situazioni in un modo terribilmente accurato. “Aveva una bocca tedesca, orecchie francesi, culo russo”, scriveva Henry Miller ne “Il Tropico del Cancro”, nello sforzo di descrivere una particolare ragazza incontrata in un caffe’ parigino in una calda estate.

Comunque, il vostro incontro con Irina e’ iniziato gia’ fuori del ristorante. Prima ancora di entrare, Irina vi ha consentito di aprire la porta per lei. Infatti, se lo aspettava con freddezza e non ha dovuto neppure dirvi ‘”spasibo” poiche’ tale gesto ha per lei la stessa importanza che ha un soffio di vento che le scompiglia appena i capelli. In qualche modo pero’, stranamente, cio’ non vi ha infastiditi, anzi come in un ossimoro sentite dentro di voi come uno strano senso di liberazione, quasi di emancipazione, come se aveste superato con successo una prova. Ma non e’ tutto. La ragazza ha atteso che l’aiutaste a togliersi il soprabito, poi che le aggiustaste la posizione della sedia, poi che vi occupaste di ordinare le pietanze ed il vino, ed infine si attende che pagherete il conto salatissimo del ristorante, mentre lei neppure accennera’ o fara’ finta di aprire la sua borsetta di Chanel. Si’ certo, non e’ previsto che paghi la sua parte, ma lei sa che, anche se non si tratta di un incontro mercenario, gli italiani in quanto a galanteria non hanno da imparare da nessuno: non farebbero mai tirar fuori i soldi ad una donna, soprattutto al primo appuntamento, e soprattutto con un viso ed un corpo come il suo…

Pare una situazione anacronistica da diciannovesimo secolo? No, semplicemente la ragione di tutto cio’ e’ il femminismo, o meglio la sua completa assenza.

Non ve lo attendevate, vero? A questo punto e’ giusto dirvi qualcosa in modo che possiate comprendere meglio: quest’evidente assenza di comportamento femminista non significa affatto che la donna seduta dall’altra parte del tavolo, che sta disinvoltamente mangiandosi la sua dozzina di Belon 00 fatte arrivare freschissime dalla Francia, sia in qualche modo debole o sottomessa. In realta’, niente potrebbe essere piu’ lontano dalla verita’. Le donne russe hanno in qualche modo raggiunto, senza l’angoscia e la rabbia delle occidentali, un senso di liberta’, indipendenza e felicita’ che le loro sorelle in Occidente hanno sacrificato molto tempo fa sul grande campo di battaglia dei sessi.


La Russia, geograficamente isolata da molti dei momenti storici piu’ significativi avvenuti in Europa – l’Illuminismo, il capitalismo, l’industrializzazione, per citarne alcuni – si era sviluppata con il proprio ritmo lento almeno fino agli inizi del secolo scorso. E’ stato cosi’ che le dolorose questioni relative al giusto posto delle donne nel sistema industriale dell’epoca e’ stato oggetto di dibattito in Occidente mentre le donne russe, completamente fuori da quella realta’, stavano pacificamente a raccogliere lamponi e a mungere le capre nell’idilliaca campagna.

Ciononostante, al di la’ di quest’apparente arretratezza, mentre le donne americane non hanno ricevuto il diritto di voto fino al 1920, e le italiane addirittura non hanno potuto votare fino al 1946, le donne russe gia’ erano ritenute equiparate agli uomini e potevano influire nella vita politica e nella gestione dello stato fin dal 1917. Per questo motivo il concetto stesso di “parita’” e di “diritti fra uomini e donne” in Russia ancor oggi non e’ ben compreso. E’ qualcosa che si da’ per scontato e non esiste alcun motivo di risentimento, di rabbia o di frustrazione generata da tale problematica in quanto, tale problematica, nell’ultimo secolo non c’e’ mai stata e quindi del femminismo non c’e’ mai stato veramente bisogno.


E’ cosi’ assente tutto quel conflitto che, nelle relazioni fra uomini e donne, fa nascere incomprensione, risentimento e prevaricazione di un genere nei confronti dell’altro. Ed e’ anche per tale motivo che persino la concezione di “liberta’ sessuale” e’ completamente diversa da quella occidentale. Questa cosa, fra l’altro, e’ facilmente individuabile. Ad esempio, se in occidente ogni azione un po’ troppo insistente da parte di un uomo nei confronti di una donna rischia di essere male interpretata, sovra-analizzata ed anche, in certi casi, considerata illegittima e perseguitata in un tribunale – un corteggiamento troppo incalzante oppure delle parole troppo esplicite possono essere considerate molestie sessuali –, in Russia esiste un diverso approccio nei confronti degli stessi atteggiamenti e delle terminologie che li riguardano.

Difficilmente, infatti, si assistera’ in pubblico ad effusioni o ad espressioni verbali troppo esplicite da parte di maschi che giocano sull’equivoco fra complimento, corteggiamento ed insulto. Cosi’ e’ difficile assistere ad episodi di “gallismo” rivolti alle donne tipici di alcuni popoli mediterranei. Cio’ e’ dovuto al fatto che il gallismo, il corteggiamento incalzante e gli insulti con riferimenti sessuali hanno origine innanzi tutto da un sentimento di superiorita’ da parte di un genere rispetto all’altro, e dato che, com’e’ stato detto, tale sentimento e’ sempre stato pressoche’ inesistente, l’uomo russo e’ portato di conseguenza ad avere un comportamento diverso rispetto ad un uomo occidentale.


Oltre a cio’, quantunque il sesso in Russia non sia visto come una cosa sporca o motivo di vergogna, anche fra partner in pubblico viene tenuto un comportamento molto “casto”, vengono evitate effusioni troppo disinvolte o frasi con termini troppo espliciti. Si ritiene, infatti, che i sentimenti, come tutto cio’ che afferisce la sfera sessuale, siano territori esclusivi nei quali nessuno debba metterci piede se non i diretti interessati. Mentre nel privato, invece, vengono a cadere tutti i tabu’, molto piu’ che altrove, ed e’ cosi’ che le donne russe hanno un diverso modo di approcciare il piacere e godono dell’intimita’ in modo assai piu’ libero, piu’ completo, soprattutto senza quella frustrazione cosi’ tipica della femmina occidentale di sentirsi considerata spesso solo come un oggetto per il piacere dell’uomo. E questo accade da molto prima che nascesse il primo movimento femminista di liberazione sessuale.

Vi e’ dunque in Russia un equilibrio tra i sessi che e’ immediatamente riconoscibile. Tutte le congetture inutili tra maschi e femmine sono state spazzate via, oppure non sono mai esistite. Si’, ovviamente c’e’ sempre l’eccezione, ma in generale tutto e’ abbastanza semplice. Quasi tutti capiscono il loro ruolo e questo rappresenta sicuramente una ventata d’aria fresca per ogni uomo che non riesce piu’ a trovare il filo della matassa dei problemi che ha nelle sue relazioni con il sesso opposto. E non sorprende che siano sempre di piu’ gli uomini che in occidente iniziano una relazione, oppure si rifanno una nuova vita, dopo esperienze non gratificanti con loro connazionali, con ragazze russe o comunque di provenienza da quell’est Europa ex sovietica che traeva gran parte dei suoi principi, valori e comportamenti proprio dalla Russia.

Perche’ e’ proprio in base a tali valori e principi, ed all’assenza totale di conflitto fra i generi, che quindi rende il femminismo qualcosa di mai concepito, che le donne russe riescono abilmente ad utilizzare ogni molecola della loro femminilita’ a loro esclusivo vantaggio – tacchi alti e minigonne inguinali incluse -, senza per questo sentirsi “oggetti” ad uso e consumo del maschio in quanto non si sentono affatto inferiori, e quindi neppure avvertono il bisogno di ottenere una qualche parita’ con l’altro sesso. Inoltre, e questo da’ davvero la sensazione e la consapevolezza della grande forza che possiede questo particolare tipo di femminilita’ tutto russo, nessuna mai, almeno chi e’ cresciuta ed e’ maturata durante gli anni del regime comunista, andrebbe mai a sfogarsi in pubblico, o in tv, o in internet a lamentarsi dei suoi problemi familiari, sentimentali o sessuali. In tutto cio’ che riguarda il privato esiste infatti, come ho gia’ detto, una dignita’ che altrove e’ del tutto inconcepibile.

I settant’anni di esperienza russa con il comunismo, non sono stati comunque una piacevole passeggiata e le donne russe hanno dovuto fronteggiare una sfida sociale totalmente diversa e forse assai piu’ dura rispetto alle loro controparti in occidente. Tuttavia, il sistema e’ stato in grado di fornire loro alcuni indiscussi ed interessanti vantaggi che hanno contribuito a far progredire la condizione femminile senza il bisogno di marce e proteste.

Il comunismo, infatti, aveva un sistema educativo fortemente sovvenzionato e non faceva alcuna distinzione tra i sessi quando si trattava di ricevere un’istruzione. Inoltre, tutto era basato sulla meritocrazia e nessuna importanza aveva il fatto di essere uomini o donne che, dopo gli studi, a parita’ di grado ricevevano identiche opportunita’. Le madri potevano contare completamente sul supporto dello stato e su centri di accoglienza per neonati e bambini, e questo dava loro le stesse possibilita’ di far carriera al pari dei padri. Forse qualcuno non lo sa, ma in qualche modo il comunismo e’ stato una vera manna per le donne, mentre e’ stato un busto di gesso per gli uomini.

Oggi, le donne russe sembrano sentirsi completamente a proprio agio con se stesse e, soprattutto, vivono completamente la loro femminilita’. Non nascondono il corpo come fosse un’orribile cicatrice, ma lo esibiscono, decorandolo con gusto, mettendolo in mostra per ogni occhio che abbia voglia vederlo. Nessuno in Russia avra’ mai da ridire di una donna che mette troppo in mostra le gambe: in Russia non c’e’ assolutamente nessun problema ad ostentare cio’ che si pensa sia bello e possa piacere.

Sono diventate quindi anche queste “nuove russe” oggetti di consumo per il desiderio degli uomini, uniformandosi alle loro consorelle occidentali? Forse si’, ma le donne russe hanno in qualche modo acquisito una straordinaria capacita’ di gestire l’essere attraenti senza pero’ scivolare dentro situazioni di subordinazione al genere maschile. Sono loro che hanno pieno controllo della propria femminilita’ e la minigonna ed i tacchi alti non fanno altro che aumentare quel loro incredibile potere che nessuno, finora, e’ stato in grado di spiegare. Quindi, se per caso pensaste che possano essere oppresse, controllate, succubi o sottomesse, sareste fuori strada.

Ed ora torniamo alla cena…

(Continua…)


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