Il mio popolo


Il mio popolo vive in molti paesi dell’Europa orientale e meridionale. L’etnia piu’ numerosa e’ quella largamente presente nei Balcani, in Romania, Bulgaria Slovacchia, Bosnia, Montenegro, Macedonia, Turchia e nella parte meridionale ed orientale dell’Ungheria, quella in cui vivo io che sono Romni Ungaritza. Ma esistono numerosi gruppi etnici anche in Occidente: Kale’ o Gitani in Spagna, Sinti nel nord dell’Italia, Camminanti in Sicilia e molti altri ancora. Si puo’ dire che, nel suo lungo viaggio iniziato secoli fa, il mio popolo abbia raggiunto ogni angolo del mondo, anche il piu’ sperduto e remoto.

Fino a ieri, se me l’avessero chiesto, nonostante gli innumerevoli ostacoli ancora da superare, avrei giurato che ormai, dissolti i fantasmi di un fosco passato, si potesse giungere un giorno, in un futuro non molto lontano, ad una vera stagione fatta di tolleranza, d’integrazione e ad essere finalmente considerati cittadini europei a tutti gli effetti. Oggi mi accorgo che non e’ cosi’, che non sara’ cosi’ per ancora molto tempo, che il cammino da fare e’ ancora lungo e che, a causa soprattutto della meschinita’ di piccoli uomini il cui unico desiderio nella vita e’ quello di mantenere il potere e i privilegi ad ogni costo, ci troviamo nuovamente ad essere usati come capro espiatorio per questioni che sono molto piu’ grandi di noi, e nelle quali non abbiamo alcuna responsabilita’. Ma questo non e’ facile da capire per chi non ha mai vissuto una condizione storica e sociale come quella vissuta nei secoli dagli zingari.

Dice ad un certo punto Dijana Pavlovic in uno spezzone del suo spettacolo teatrale [1]: “Il mio popolo si riconosce in un’unica bandiera, blu come il cielo e verde come la terra, con una ruota in mezzo che rappresenta il viaggio dall’India verso l’occidente. I Rom non hanno mai fatto guerre, non hanno mai avuto pretese territoriali, siamo forse l’unico popolo che non sogna una patria, siamo realmente cio’ che tanti dichiarano di voler essere, ma che non sono: un vero popolo europeo”.

Perche’ il mio e’ un popolo pacifico che ama la liberta’ per eccellenza, tanto che, pur essendo quattordici milioni d’individui, non abbiamo mai voluto un nostro stato territoriale e non abbiamo mai avuto le mani sporche di sangue per una guerra.

E’ vero, non abbiamo una nostra religione e di questi tempi in cui tutti sono etichettati in base agli idoli che adorano, croci, mezzelune o stelle di David, cio’ puo’ creare diffidenza e confusione, ma abbracciamo quella del popolo con il quale viviamo. Si puo’ essere cristiani, musulmani, ebrei, buddisti oppure atei, come lo sono io. Si puo’ credere alla Madonna oppure alla grande Madre Terra, ma al di sopra di tutto abbiamo un grande rispetto per i morti e crediamo nella fortuna e nel destino.

Sappiamo relazionare con il prossimo in modo sorprendente e possediamo una straordinaria capacita’ di adattamento. Tutto cio’ che non ci uccide, infatti, ci fortifica. Ma se accade che non abbiamo altro modo per procurarci le risorse necessarie per sopravvivere, allora l’istinto ci spinge anche a scegliere strade che spesso stanno sulla linea di confine che separa cio’ che e’ legale da cio’ che non lo e’. Pero’ non e’ l’ingordigia che ci muove. E’ solo voglia di sopravvivere, come hanno tutti, e se anche condanniamo ogni atto delittuoso grave contro chiunque sia rivolto, nel nostro animo non proviamo rimorso quando sottraiamo qualcosa ad un gadje’ che non conosciamo perche’ anche noi, come padre Jones, crediamo che rubare sia lecito per i poveri.

E moltissimi di noi, credetemi, poveri lo sono davvero. Cosi’ poveri che chi non vive la loro condizione non puo’ neppure lontanamente immaginare. E la discriminazione alla quale siamo sottoposti alla fine fa il resto dandoci il colpo di grazia, poiche’ quasi mai nessuno ci offre la possibilita’ di poter vivere di un onesto lavoro. Per questo motivo, chi non ha altri mezzi, si affida all’elemosina, al furto o all’imbroglio. D’altronde l’umanita’ ha tollerato farabutti ben peggiori di noi, eppure quasi sempre li ha innalzati al ruolo di grandi uomini.

Accade pero’ che se viviamo in un contesto che ci accetta e non ci teme, allora i problemi che ci attribuiscono sono quasi del tutto inesistenti. Nei paesi in cui il mio popolo e’ integrato, studiamo, lavoriamo, viviamo come qualsiasi cittadino non Rom. Molti di noi hanno studiato, sono laureati e svolgono attivita’ importanti. Medici, avvocati, imprenditori, artisti e moltissime altre professioni e mestieri. E’ solo quando il luogo in cui viviamo non ci accetta, ci discrimina, ci teme, ci toglie ogni possibilita’ di poter studiare, di avere un lavoro dignitoso, di integrarci che siamo costretti a vivere ai margini, che per sopravvivere svolgiamo attivita’ non molto ortodosse, a volte oneste come la divinazione, la chiromanzia, la medicina alternativa, oppure siamo musicisti, giostrai, venditori ambulanti di semi, calderai, arrotini… ma non e’ difficile, in certi stati di particolare degrado e d’ignoranza, che i minori e le donne in stato di bisogno chiedano l’elemosina, mentre le ragazze adolescenti si dedicano a cio’ che tanto onesto non e’, come il furto, il borseggio, l’imbroglio.

E’ forse per questo aspetto, che in altri contesti come quello letterario o nel cinema assumerebbe significati meno negativi e creerebbe miti come Robin Hood, Arsenio Lupin o il Ladro di Bagdad, che invece in realta’ nascono i tanti pregiudizi nei nostri confronti. E, come si sa, i pregiudizi generano dalla parte opposta altrettanti pregiudizi, in un moto perpetuo d’incomprensioni e di rancori. Percio’ e’ molto difficile capirci e, per chi vorrebbe starci vicino, conoscere cio’ che davvero pensiamo e crediamo.

I gadje’ credono tante cose sbagliate su di noi. Ad esempio che siamo tutti nomadi, che viviamo tutti nei carri oppure nelle tende, ma non sanno che oggi soltanto il cinque per cento degli zingari pratica il nomadismo, mentre il restante novantacinque per cento e’ stanziale e vive in case che non sono diverse da quelle in cui abitate tutti voi. Ma c’e’ qualcuno che crede anche altro. Crede che siamo la feccia dell’umanita’ e che dovremmo essere deportati, rinchiusi… persino eliminati. Ebbene si’, non fate finta di essere stupiti. Lo sapete che e’ cosi’ e che oggi non e’ difficile sentire chi ci augura il peggio. E’ sempre accaduto, ci siamo abituati, per noi non e’ cosa nuova. Salvo poche eccezioni, abbiamo alle spalle una lunga storia fatta di prevaricazioni, di ghettizzazione, di stermini, ed anche se i tempi sono cambiati, tanta gente non e’ poi diversa da quella del passato.

Si’ avete ragione. A vederla in un certo modo, pensando al degrado che talvolta portiamo nelle vostre grandi e belle citta’, sempre pulite, in ordine, in cui la delinquenza non esiste, rappresentiamo davvero un problema, e sarebbe molto meglio per tutti che non esistessimo, che fossimo davvero eliminati una volta per tutte dalla faccia della terra. Non saremmo ne’ i primi ne’ gli ultimi e tutti i problemi sarebbero risolti, e sono convinta che a Napoli sparirebbe persino Gomorra.

Salvaguardate dunque il panda, il koala, firmate petizioni contro chi abbandona gli animali in estate, mobilizzatevi per gli alberi della foresta amazzonica, per il ghiaccio dell’Artide, per il buco nell’ozono, per le scie chimiche, persino per gli alieni, ma noi lasciateci pure al nostro destino. Noi non abbiamo nulla da offrirvi, ed e’ per questo che ci considerano inutili.

Pero’, se mai ci fosse qualcuno che avesse a cuore la nostra condizione, che s’interrogasse su cosa significa la discriminazione di un piccolo popolo in termini di liberta’ e dignita’ per ogni altra persona che vive su questo pianeta, allora sappia che il problema di noi zingari non si risolve solo tutelando l’ordine pubblico e deportando la gente in qualche ghetto, ma si risolve solo tentando di vederci non piu’ come oggetti da spostare qua e la’, ma come soggetti, come persone; persone che, in molti casi, hanno solo bisogno di essere aiutate e comprese.

Non e’ vittimismo, credetemi, nel mio popolo io forse sono una donna fra le piu’ privilegiate, quindi non avrei motivo di lamentarmi, ma credo sinceramente che sia solo cambiando prospettiva nella visione dell’essere umano, partendo dal basso e non dal vertice della piramide, facendo ingoiare ai pochi privilegiati che posseggono in sostanza tutto il fatto che sono debitori nei confronti dei molti che hanno poco o niente, che l’umanita’ potra’ sperare di vivere un nuovo risorgimento etico e morale. Tutto il resto ho paura che portera’ inevitabilmente alla rovina ed all’autodistruzione.

Per preservare dunque questo mio popolo da un inevitabile sterminio, bisogna innanzi tutto fermare ad ogni costo la deriva xenofoba che, se incontrastata, come un cancro tendera’ sempre di piu’ ad allargarsi, divorando quel poco di senso di solidarieta’ che ancora e’ rimasto nelle coscienze di qualcuno e, contemporaneamente, dedicarsi ad istruire le nuove generazioni, spingendole a recuperare cio’ che la globalizzazione e la logica del profitto hanno distrutto: la manualita’ e le arti di una volta che oggi hanno ancor piu’ senso d’esistere. Per farlo ci si deve affidare agli anziani i quali, anche se semi-analfabeti, sono gli unici che possono tramandare ai giovani queste capacita’, e poi mediatori culturali, certo, ma non persone istruite da coloro che sono interessati solo a confondere le acque e a massimizzare un ritorno in termini di consenso elettorale. Un consenso sempre piu’ spesso costruito sulla paura e sull’odio. Occorrono invece autentici depositari della nostra tradizione, plasmata pero’ con le esperienze raccolte tra i popoli europei fra i quali abbiamo vissuto. Il tutto senza trascurare la cosa piu’ importante: l’istruzione.

Si’, lo so che vi sto scocciando con questo mio parlare sempre delle solite cose, ma c’e’ un motivo preciso e ve lo spieghero’ forse in uno dei prossimi post. In ogni modo posso dirvi che, ai bambini dei quali mi occupo, sto cercando in questi giorni, un po’ alla volta e con pazienza, di far imparare a memoria il discorso agli ateniesi di Pericle. Adesso sono ancora piccoli per capirlo, ripetono le frasi a pappagallo ed in modo sconnesso, piu’ per farmi piacere e far vedere quanto sono bravi che per altro, ma un giorno, chissa’, spero che, oltre a recitarlo alla perfezione, riusciranno anche a comprendere pienamente il suo significato.

Per chi vuol partecipare. Sabato 4 settembre alle 14.00 a Parigi, Place de la République, grande manifestazione contro le misure annunciate dal presidente Nicolas Sarkozy.

Per chi vuol partecipare. Boicottaggio di qualsiasi e di ogni prodotto e servizio italiano fino a quando in Italia non sara’ fermata la discriminazione contro i Rom, e sara’ rimosso lo stato di apartheid e di abuso etnico.

[1] Per vedere il filmato di Dijana Pavlovic e’ necessario avere un account facebook.


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