Architettura di una coppia


Mi e’ capitato piu’ di una volta, ultimamente, di discutere di rapporti di coppia. Eterosessuali oppure omosessuali, nel contesto del discorso che intendo affrontare, ha poca importanza, come ha poca importanza quella che e’ la mia condizione personale. Quello che invece oggi mi preme mettere in luce non sono tanto i vantaggi e le problematiche che indubbiamente si sviluppano se si sceglie di vivere la propria vita in due oppure singolarmente, ma il diverso modo di affrontare l’esistenza in una relazione che spesso si traduce in un rapporto che funziona oppure che non funziona. Mi accade spesso, infatti, di ascoltare i racconti delle mie sorelle. Sono racconti che riguardano il loro passato di coppia: confusi, sofferenti, in cui vengono evidenti alla luce le anormalita’ nell’organizzazione di quelle unioni. Falsi miti, speranze tradite e soprattutto confronti con altre coppie s’intersecano nei loro racconti e creano alchimie relazionali che, frequentemente, tendono a manipolare la mia attenzione cercando di piegarla all’interno di una visione tutta particolare del loro mondo interiore.

Chi ha un minimo d’esperienza, sa che ogni relazione pone delle problematiche. Alcune abbastanza comuni nelle quali ciascuno, piu’ o meno, non fa fatica a riconoscersi ed altre che, diversamente, possono addirittura sembrare incomprensibili, ma che hanno una considerevole importanza per i soggetti che formano la coppia. E’ per tale motivo che, quando si assiste a relazioni che non funzionano, turbolente, conflittuali, litigiose, spesso ci chiediamo se quei rapporti siano sani oppure no. Ma che cosa significa coppia sana? Qual e’ il limite tra la normalita’ e la patologia? L’assenza di conflittualita’ corrisponde veramente alla normalita’ del legame?

L’universo di una coppia e’ formato indubbiamente da molto piu’ della semplice somma delle sue singole parti. E’, in effetti, un mondo caleidoscopico in cui coesistono il passato, il presente, le aspettative per il futuro degli individui e della loro intersecazione; il tutto inserito nel contesto culturale e nel momento storico che viene vissuto. Nessuno inizia una relazione partendo da zero. Ciascuno, individualmente, ha infatti tutto un sistema di convinzioni e di aspettative nei confronti del partner e del legame in un’architettura che si e’ strutturata a partire dalle esperienze fatte nell’ambito del primo nucleo familiare, quello della famiglia d’origine, anche nel caso in cui questa sia, per qualche motivo, mancata. Perche’ e’ l’esperienza primaria, l’imprinting, cio’ che s’imprime a fuoco nei ricordi e nella memoria e stabilisce quello che e’ sano e quello che non lo e’. Infatti, anche se quasi tutto quello che si apprende oggi proviene dalla televisione, da internet, dalla religione, dalla medicina, dalla scuola o da gruppi di nostri pari, in realta’ prima che tutte le informazioni raggiungano il nucleo piu’ profondo dell’essere umano, creando conoscenze ed esperienze, e’ la famiglia d’origine che crea quell’imprinting fondamentale che difficilmente si modifica nel tempo.

Tutto quello che, dal punto di vista psicologico, riguarda il desiderio, l’erotismo, la sessualita’ rimane dunque sepolto nella storia dell’infanzia e la possibilita’ di potersi raccontare, scavando indietro nel tempo, ne porta alla luce l’intera struttura. Se la nostra infanzia non ha subito traumi, dalle prime esperienze d’amore con le figure dei genitori s’impara ad amare, ad essere attenti ai bisogni dell’altro, a dare importanza alla reciprocita’ delle emozioni, prendendo consapevolezza del piacere tramite il contatto corporeo, considerando la dimensione della protezione, imparando a baciare, ad abbracciare, a toccare, a guardarsi negli occhi ed un’infinita’ di altre sfaccettature uniche e private. Se invece le prime esperienze d’amore non hanno soddisfatto tutto cio’, viene danneggiato il futuro accesso al piacere oppure questo ne viene fortemente compromesso determinando un diverso modo di vivere una relazione. L’imprinting sensoriale, erotico ed esperienziale e’ quindi la “dote” che ogni persona portera’ con se’, in seguito, determinando da quali esperienze sessuali verra’ poi attratta in eta’ adulta. Quanta intimita’ sara’ capace di sopportare, quanta tendenza o meno alla simbiosi avra’, quanta capacita’ di lasciarsi andare alla dimensione del piacere ed una serie di moltissime altre cose caratterizzate dalle emozioni e dai comportamenti saranno dunque frutto di quel percorso infantile.

Tutti questi aspetti, dunque, restano fedeli al passato e l’intera storia emotiva di un individuo si traduce, poi, non modificata, nella sessualita’, ed il linguaggio del corpo e’ lo strumento principale con il quale la si comunica. Come ho gia’ avuto modo di dire, il corpo e’ una banca dati per i piaceri sensuali della pelle, ma molto spesso accade che, se l’imprinting iniziale e’ stato anomalo, alcuni vivano una sorta di schizofrenia nell’esprimere sentimenti e sessualita’, talora scindendo l’aspetto delle emozioni da quello dell’appagamento fisico, mantenendo in vita relazioni che consentono la realizzazione di un apparente equilibrio senza che sia compromesso il nucleo fondamentale della loro psiche. E’ in tal modo che, ad esempio, c’e’ chi riesce ad esprimere lussuria, spudoratezza e sregolatezza, con persone totalmente sconosciute o per le quali non viene provato alcun sentimento importante, creando e mantenendo relazioni disimpegnate dal punto di vista emotivo, avendo allo stesso tempo relazioni alle quali riescono a dare stabilita’ affettiva scindendole dall’aspetto primitivo della sessualita’.

Tutto questo, poi, s’intreccia con un sistema di convinzioni appartenenti alla cultura, alla societa’, alla comunita’ nella quale si vive, ed avviene anche che tante volte l’aspettativa della durata della relazione, interiorizzata nell’immaginario dalla celebre frase “fin quando morte non ci separi”, diventi utopistica, generando motivazioni che arrivano ad intaccare e disgregare il progetto iniziale. Oltre a cio’ la gente vive molto piu’ a lungo di quanto accadesse fino ad un paio di generazioni fa, e le modalita’ sono maggiormente focalizzate sull’appagamento immediato dei bisogni personali, sulla realizzazione di se stessi, piuttosto che vivere in funzione della coppia che diventa, invece, qualcosa di difficoltoso e spesso faticoso.

Le persone oggi, forse influenzate dalla cultura e dalle abitudini sdoganate dall’America negli ultimi decenni, sembrano infatti aver necessita’ di piu’ fasi relazionali. Per Froma Walsh, un’importante studiosa della famiglia della quale sto leggendo in questi giorni di viaggio il suo interessante “Normal Family Processes”, nella vita le unioni profonde dovrebbero essere almeno tre. Io invece credo che ne siano sufficienti sol anche due, purche’ siano rispettati i seguenti principi: la prima, quella dell’inesperienza e della giovinezza, basata sul romanticismo, sul desiderio d’amore eterno, sull’allontanamento dai genitori, dalla loro sfera protettiva ma anche da un’inconsapevole volonta’ genitoriale di condizionare, e la seconda caratterizzata dal rapporto con un partner con forti capacita’ affettive, basata sull’accudimento reciproco, sulla complicita’, su un legame profondo che porti anche alla realizzazione personale con un ritorno a cio’ che, inizialmente, credevamo fosse il nostro destino individuale.

Oggi, grazie anche alla facilita’ con la quale si puo’ comunicare e ricevere informazioni, non e’ difficile assistere quotidianamente a manifestazioni di coppie che non funzionano, in crisi, conflittuali, formate da persone sofferenti che vengono tradite, abbandonate, e spesso quando non siamo protagonisti, si diventa confidenti e dispensatrici di consigli che possono essere piu’ o meno accettati, secondo l’esperienza di vita e la maturita’ che ci viene riconosciuta: cioe’ quella particolare capacita’ di vedere quei colori che non possono essere visti se non con gli occhi della razionalita’. E’ cio’ che in pratica mi capita quasi ogni giorno, quando la sera, a cena, mi riunisco con le mie sorelle, e poiche’ credo di aver conosciuto a fondo molte persone, uomini e donne, oltre ad aver vissuto il tutto direttamente sulla mia pelle, mi sento di poter affermare che la vera necessita’, piu’ che di nuovi partner, sia invece quella di saper ottenere un cambio del contratto relazionale in funzione delle diverse fasi del ciclo vitale della coppia. Qualcosa che ritengo indispensabile per ridefinire i problemi che si presentano sottoforma di stress, disagi, tradimenti, insoddisfazioni sia emotive che sessuali. Il contratto andrebbe dunque ridiscusso ad ogni fase e la transizione ridefinita non come un fallimento del rapporto preesistente, ma come un’opportunita’ di crescita, cosi’ da trovare nuovi motivi d’appagamento per il vivere condiviso ed equilibri piu’ funzionali alla realta’ del momento, reinterpretando la conflittualita’, la gelosia, e finanche l’infedelta’ cosi’ da rinegoziare il contratto e dipanare la matassa delle emozioni che, fino a quel momento, avevano fatto da leitmotiv della coppia.

Spero che queste mie parole, oltre ad essere punto di partenza di una discussione alla quale, se interverrete, partecipero’ volentieri pur essendo in viaggio, possano raggiungere coloro che, ancora, non hanno dentro di se’ una ben chiara architettura della coppia che intendono costruire, in quanto conoscersi, decodificarsi, comprendere le reali esigenze comportamentali e sessuali che ci caratterizzano, rappresenta il primo vero passo verso una dimensione di sana maturita’.


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