Mette piu’ a disagio Cappuccetto Rosso di un serial killer


Questo post e’ per sfogarmi. Perdonatemi. Sara’ un po’ lungo e tanto, tanto palloso, talmente palloso che, essendo gentile, vi sconsiglio di leggerlo. Ma se proprio volete farvi del male, se non avete paura di addormentarvi al terzo capoverso oppure non temete crisi di rigetto o anche la possibilita’ di vaghe allusioni nelle quali potreste riconoscervi, proseguite pure, ma lo fate a vostro rischio e pericolo.

Dentro di me provo la sensazione che non dovrei scriverlo, che dovrei glissare, lasciar correre, in fondo chi se ne frega di quello che pensano le persone che peraltro neppure conosco nel reale? E poi la mia vita e’ cosi’ lontana da certi modi di concepire l’esistenza, che di tutto cio’ che avviene oltre i confini del mio fortificato castello potrei anche disinteressarmene, ma poi penso: e’ davvero cosi’ che devono andare le cose? Dobbiamo fregarcene? Vivere e lasciar vivere? Cercare sempre di evitare di dire quello che pensiamo per evitare rischi d’incomprensioni? Oppure, se ci si accorge che qualcuno ha dei comportamenti che noi riteniamo sbagliati, diseducativi e dannosi dovremmo farglielo presente anche se non ci toccano direttamente?

Sinceramente non so quale sia la cosa giusta da fare. Sono dubbi che, credo, abbiano un po’ tutti. La prima questione che mi pongo, quindi, e’ se sia giusto tentare di togliere il velo che a mio parere ricopre gli occhi di certe persone, oppure se sia meglio lasciarle ignare per tutta la vita immerse nell’acqua delle loro convinzioni. Ma una volta appurato che sia ragionevole dire cio’ che riteniamo giusto, la scelta a questo punto diventa se sia meglio agire con cautela oppure irrompere nella cristalleria con la mazza chiodata. Ciascuno ha i suoi metodi per esprimere le proprie idee. A volte – molto spesso – accade che se anche fai una piccola, piccolissima critica a qualcuno te lo fai nemico per tutta la vita. Ci sono persone che hanno un cosi’ alto concetto di se stesse che non perdoneranno mai se per caso, semplicemente mostrando loro che il re e’ nudo, fai fare loro la figura degli stupidi. Figuriamoci azzardarsi a criticarle, magari mettendole di fronte a qualcosa di cui neppure si rendono conto, e che inconsciamente tendono a rimuovere: la propria ipocrisia.

Percio’, lasciatemelo dire, sono quasi certa che scrivendo cio’ che scrivero’ rischio di procurarmi solo un danno: quello di perdere la stima e l’amicizia di alcune persone con le quali da tempo intrattengo rapporti di onesti scambi d’opinioni. Ma non posso farci niente. Se tacessi non dimostrerei che tengo in considerazione cio’ che dicono, anche se, secondo il mio metro di valutazione, che e’ soggettivo e quindi non ha valore assoluto al di fuori del mio ambito di vita, esprimono idee che sono totalmente in contrasto con tutto quello che e’ il mio mondo, il mio modo di concepire il rapporto con gli altri, i miei valori morali, le mie priorita’, come intendo la liberta’, la dignita’ e soprattutto l’idea che ho a proposito di coscienza e di peccato.

Sara’ quindi un post difficile, perche’ dovro’ barcamenarmi tra l’esprimere liberamente le mie idee in modo che siano interpretate senza equivoci, e cercare il piu’ possibile di non offendere queste persone che so essere convinte di quanto affermano, ma che so anche essere su una strada agli antipodi di quella che, da moltissimi anni, sto percorrendo. Magari, chissa’, al termine del ragionamento potrei anche scoprire che sono io a sbagliare e loro ad essere nel giusto.

Lasciate dunque che inizi dal principio, anzi dal concetto che e’ alla base di tutto quanto: il pensiero peccaminoso legato alla pulsione sessuale. E’ qualcosa che non ritengo faccia parte della mia cultura, ma ammesso che ci sia chi gli da’ importanza, chi e’ il vero responsabile del formarsi di tale pensiero? E’ qualcosa che viene indotto dall’esterno oppure e’ radicato nella persona?

Nel medioevo, l’idea del peccato era talmente ossessiva che si cercava di estirparla imprigionando e addirittura bruciando chi suscitava pensieri lascivi, chi con l’atteggiamento oppure con il semplice esistere, magari avendo un aspetto non sgradevole, induceva in tentazione le povere vittime di questo potere demoniaco. Sono convinta che se adesso chiedessi se nel medioevo fossero le streghe ammaliatrici la causa del peccato, oppure se il male fosse insediato nella mente dei fanatici morbosi che per non riconoscersi colpevoli preferivano mettere al rogo le persone, nessuno avrebbe dubbi su cosa rispondere. Tutto considerato, dopo medioevo c’e’ stato l’Illuminismo, la Rivoluzione Francese, la rivoluzione industriale del XIX secolo, il marxismo, due guerre mondiali, quasi tre, le torri gemelle, la globalizzazione. Viviamo nella modernita’, un’epoca basata su tre valori fondamentali, liberta’, uguaglianza, fraternita’, ed i morbosi inquisitori di mille e piu’ anni fa sarebbero etichettati come sadici depravati.

Ma e’ davvero cosi? Io ho dei dubbi. Alla gente piace tanto parlarsi addosso – io per prima – e sentire il suono che produce la propria voce quando discorre di cose grandi come liberta’ uguaglianza e fraternita’. Fa tanto chic intellettuale, mentre fa retrogrado ignorante ragionare in modo opposto. Pero’ nella realta’ le cose stanno un po’ diversamente e forse ancor oggi le streghe, se pur in altro modo, sono costrette a subire il consueto rogo che non ha mai smesso di ardere. Pensiamo per un attimo a quello che avviene nei casi di stupro, a come molte volte la difesa dello stupratore si basi su un assunto: era lei che provocava, portava la minigonna e lui, poverino, non ha saputo resistere al richiamo della carne. Quindi, per questa gente, il giudizio e’ semplice: lei con minigonna, ovvero puttana che provocava, ovvero lui vittima. E cosi’ la poveretta, che come minimo ha subito una violenza fisica, quando non ci ha addirittura rimesso la pelle, si trasforma in colpevole, in strega ammaliatrice. E tutto per la sua immagine. Doveva nascondere quelle cosce fonte del maligno!

Ecco quindi ben viva e presente ai giorni d’oggi l’idea che il medioevo ha dato della moralita’: il peccato proviene dall’esterno, da un’immagine creata dal demonio che induce in tentazione. E’ chi lo commette la vera vittima, che puo’ redimersi con il pentimento e la Confessione, mentre la strega, causa del peccato, anche se confessa sotto tortura deve essere in ogni modo condannata. Condannata, se non al rogo, a vivere un eterno senso di colpa per essere cio’ che e’, magari con un marchio che la identifichi in modo che conviva male con la propria avvenenza fisica. Se si considera cio’, si capisce come l’essere umano sia rimasto quello arretrato di mille e piu’ anni fa, e per quanto nei salotti si voglia parlar forbito, si leggano libri colti, ci si laurei in filosofia, si usi il pc informandoci su tutto e si tenti di elevarci moralmente rispetto a tutto cio’ che di brutto ed immorale e’ accaduto nel passato, sotto sotto… tomi tomi, quatti quatti, siamo rimasti quegli ignobili individui che mai ammetteranno che, se esiste del marcio, questo e’ tutto dentro di noi, profondamente radicato nella nostra anima.

Ebbene, tra coloro che stanno, a fatica, leggendo questo pesantissimo post, ci sara’ sicuramente chi avra’ intuito il perche’ del mio sfogo, e sono quasi certa che in questo momento, con il pelo ritto come un gatto, sara’ ad attendere il momento di vedersi tirato in ballo, ma non lo faro’. Vorrei rassicurare queste persone che se anche tutto questo mio ragionamento parte dalla discussione avuta in chat in quel luogo di virtualita’ chiamato Second Life, tutto cio’ non ha fatto altro che confermare quanto gia’ sapevo, e che in verita’ ho sempre saputo, e spero che questo sfogo sincero possa essere considerato non un rimprovero, ma un’occasione in piu’ per interrogarsi e per elaborare il pensiero fino a rivalutare certe posizioni.

Ribadisco qui cio’ che sinceramente penso: se dovessi partecipare ad un gioco in cui fosse permesso interpretare qualsiasi genere di personaggio, dalla gallina verde all’alieno trisessuale sull’orlo di una crisi di nervi, passando per ogni genere di avatar immaginabile, tra lo scegliere di essere una guerriera oppure una bambina, per mio carattere troverei piu’ affinita’ con la seconda. E se eticamente dovessi scegliere di comportarmi come un’intrallazzatrice abile e spietata oppure come una normalissima puttana, preferirei anche qui la seconda. In definitiva, piuttosto di essere una spietata guerriera preferirei essere una bambina puttana. E nessuno venga a dirmi che la mia e’ una scelta immorale. E’ una questione di valori cui si da’ la priorita’ ed io sono fermamente convinta che sia molto piu’ immorale chi agisce spietatamente dando poco valore alla vita altrui di chi, invece, preferisce il sesso persino in una connotazione d’innocenza legata ad un’immagine che potrebbe risultare non molto condivisibile.

Purtroppo, in una certa cultura intrisa d’ipocrisia e moralismo in cui molta gente, troppa, vive immersa – non per colpa propria ma semplicemente per condizionamento – i valori che ho appena espresso sono invertiti, e gli effetti di questa che a mio parere e’ un’anomalia, si possono notare nella vita di tutti i giorni: delinquenti che arrivano ad occupare le piu’ alte cariche, rispettati al punto tale che si vedono assegnare riconoscenze solo perche’ “ci hanno saputo fare”, ergo hanno saputo piu’ di altri essere abili negli imbrogli e spietati nei rapporti, mentre c’e’ chi, solo perche’ la sua immagine o il suo comportamento ha a che fare con qualcosa che induce in pensieri lascivi o fa pensare a qualcosa che la dottrina ritiene “sporca ed immorale”, viene demonizzato, ostracizzato e, se possibile, eliminato fisicamente.

Ecco il punto dove mi premeva arrivare: e’ questa distorsione dei valori che non riesco ad accettare come “etica”. Questo collegare il sesso al peccato, soprattutto se e’ in qualche modo collegato all’innocenza, mettendolo al vertice della piramide dei mali assoluti, mentre nel frattempo nel mondo vengono commesse le cose piu’ turpi nel silenzio generale delle coscienze. Ma siccome tutti al sesso ci pensano, e spesso l’idea d’innocenza induce in pensieri morbosi, oggi come mille e piu’ anni fa’, c’e’ chi preferisce incolpare l’immagine tentatrice piuttosto che il proprio modo d’intendere la sessualita’. E con l’avvento di internet e dei mondi virtuali, certi nodi giungono inevitabilmente al pettine e le contraddizioni emergono potenti, creando disagi e strane fisime.

Intendiamoci, non ho la presunzione di ritenermi nel giusto. Rispetto le opinioni di tutti, ma credo che certe idee a volte denotino un rifiuto pregiudiziale nel riconoscere la propria arretratezza culturale, mascherata da rigore morale. Un’arretratezza che, se lasciata proliferare e tramandata alle nuove generazioni, potrebbe davvero creare seri danni, tali da suscitare, a cascata, altre implicazioni che potrebbero portare davvero a rinfocolare quello che io ritengo essere il male assoluto di cui l’umanita’ dovrebbe liberarsi: l’intolleranza.

Perche’ da cosa nasce cosa, sapete? E piano piano, partendo da una fisima, da un’idiosincrasia, ad esempio per l’immagine di una bambina in un contesto di adulti, si puo’ arrivare anche ad aver fastidio per l’immagine di un vecchio, oppure di una persona con i capelli rossi, oppure con la pelle nera, riportando la concezione di esistenza indietro di secoli in barba a tutti i bei discorsi sulla liberta’, l’uguaglianza e la fraternita’. Ma soprattutto in barba alla tolleranza per tutto cio’ che non comprendiamo, ma che ha comunque diritto di esistere perche’ creato da Dio, direbbe qualcuno, e che io, che non credo in esseri superiori di alcun tipo, mi limito ad attribuire alla Natura.

Credo che a questo punto sia arrivato il momento di tirare le somme raccontando cio’ che ha stimolato questa mia noiosissima riflessione, cosicche’ il mio pensiero possa risultare nitido e cristallino a chi ha avuto la pazienza di giungere a leggere fino a qui. Eravamo dunque in conversazione in Second Life e discutevamo del piu’ e del meno. Fra tutti, un argomento ricorre spesso: l’importanza che ha l’immagine rispetto all’essenza di chi gestisce l’avatar. Ebbene c’e’ chi da sempre si ostina a sostenere che l’immagine ha un’importanza relativa, che cio’ che conta e’ la persona che sta dietro allo schermo e non la figurina che si muove animata. E’ un discorso, questo, che come donna conosco benissimo anche nella vita reale. Se avessi un euro per ogni volta che me l’hanno fatto sarei ricca, ed e’ sempre stato un gran proliferare di dichiarazioni in cui la costante del discorso e’ che piaccio per come sono dentro e non per come appaio fuori. Come dire: il mio corpo, il mio volto hanno certamente un’importanza, ma relativa, piccola, e di sicuro non inficiante il giudizio che si puo’ ricavare da tutto cio’ che ha sede nella mia interiorita’.

Che bei discorsi, non trovate? Cosi’ carini, cosi’ corrispondenti a quello che normalmente e’ lo stereotipo di cio’ che animo femminile richiede, cosi’ come viene descritto nel manuale pratico dei grandi seduttori en passant: non sono le mie cosce ad interessarli, non sono le mie tette su cui puntano il loro sguardo, ed il mio sedere suscita quasi indifferenza. Quello che piace di me e’ la mia anima, la mia sensibilita’, il mio carattere, il mio modo di fare, la mia forza, la mia intelligenza, la mia grande capacita’ di affascinare, e bla bla bla bla…

Ed io li ho sempre lasciati parlare. In fondo perche’ deluderli mentre si ascoltavano? Sarebbe stato come smettere di masturbarli e lasciarli a meta’. Dopotutto a me non ne veniva alcun danno, e mentre me lo dicevano mi divertivo a guardarli mentre tentavano di non fissarmi troppo a lungo le gambe che io, apposta, accavallavo in modo da metterle bene in mostra. La mia si chiama “provocazione”, lo so, me ne rendo conto, non sono scema. So che non dovrei farlo ed il rischio di essere prima o poi bruciata sul rogo per i pensieri lascivi che provoco e’ molto alto. Ma conto sul fatto di non essere piu’ nel medioevo e spero che le persone abbiano imparato a rispettare la mia liberta’ di essere e, all’occorrenza, anche il diritto che ho di mettere in mostra le gambe senza per forza attendermi di essere stuprata.

Alla mia maniera, esprimo quei concetti di modernita’ nati durante l’illuminismo. Oltre alla liberta’ e alla fraternita’ desidero l’uguaglianza e non accetto di recidere la mia vanitosa sessualita’ solo perche’ in chi ho di fronte l’irrazionalita’ non puo’ essere domata dalla ragione. Perche’ altrimenti significherebbe che chi ho di fronte non e’ molto distante da un uomo di mille e piu’ anni fa, ed io con una persona cosi’ non ho niente da spartire. E, come e’ mio solito fare, per dare una dimostrazione pratica di quanto sia difficile gestire l’irrazionalita’, cambiando l’immagine dell’avatar mi sono trasformata in una me stessa in miniatura, una versione nana di Klara che in alcune persone ha suscitato indignazione, forse perche’ l’immagine poteva anche essere, a loro parere, quella di una bambina.

Tutto cio’ faceva parte del mio esperimento, ed io gia’ sapevo dove, col discorso, saremmo andati a parare. Lo stesso, ho chiesto ingenuamente che cosa ci sarebbe stato di male se anche, invece di una Klara nana, fosse stata una Klara bambina e non ho nascosto di essere stupita per il fatto che in un mondo in cui e’ possibile trasformarsi in tutto, persino in essere orripilante e splatter, e dove si puo’ recitare senza problemi qualsiasi ruolo, anche quello di un serial killer o di un torturatore, l’immagine di una bambina dovesse spaventare tanto. Forse saro’ io sbagliata, forse avro’ in testa qualcosa che non funziona, forse dalle mie parti siamo tutti folli, ma credo che un serial killer sia molto piu’ immorale di Cappuccetto Rosso.

Alle mie domande sono state date le seguenti risposte:

  • a) l’immagine di una bambina in una situazione da adulti da’ fastidio perche’ puo’ suscitare pensieri lascivi
  • b) l’immagine di una bambina non e’ sopportabile per una questione di fisima personale e da’ fastidio come puo’ dare l’aglio a chi non lo gradisce.

E’ ovvio che queste due argomentazioni non possono essere accettate. Se le accettassi dimostrerei che gli inquisitori facevano bene ad avercela con le donne perche’ belle e provocanti, e quindi avevano tutte le ragioni per ostracizzarle, imprigionarle ed anche ucciderle, purche’ le brave persone, al solo guardarle, non fossero turbate ed indotte in tentazione. La seconda argomentazione poi, e’ ancora piu’ inaccettabile, perche’ oltre a cercare di giustificare l’inquietudine provata mascherandola da fastidio come quello che possono avere certe persone per gli odori sgradevoli, spianava le porte ad una concezione razzista a tutto campo. Oggi e’ una fisima che riguarda l’immagine di una bambina, ma domani qualcuno potrebbe trovare inguardabile l’immagine di un vecchietto, di uno zingaro o qualsiasi altra cosa, e c’e’ da domandarsi se questo “fastidio” per l’odore dell’aglio in fondo non fosse anche in parte il motivo per il quale tanta gente e’ stata inviata nelle camere a gas.

Ma eliminare le immagini, togliere di mezzo cio’ che si ritiene sia la causa del peccato, riesce davvero a tacitare la coscienza rendendola monda da quei pensieri lascivi di cui tanta gente si vergogna?


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