Il segreto della bellezza – I parte


Dalla vetrata la luce entrava abbagliante ed illuminava la grande stanza al centro della quale, su un tavolo rotondo ricoperto da una tovaglia disegnata con coloratissimi fiori, era preparato tutto quello che occorreva per prendere il the: tazze in porcellana finissima decorate l’una diversa dall’altra, una grande teiera, anch’essa in porcellana e con il becco ricurvo, una zuccheriera in argento impreziosito da ghirigori dorati e poi piccoli bricchi e piattini con latte, limone, sciroppi e marmellate varie. In quella stanza, almeno a prima vista, non esistevano altre aperture se non quella dalla quale Simona era entrata quasi in punta di piedi.

“C’e’ qualcuno? E’ permesso?” Aveva chiesto ad alta voce, e non ottenendo risposta si era avventurata oltrepassando la tenda che era dietro al bancone del piccolo negozio dov’era entrata, forse pensando di trovare il proprietario nel retrobottega. Ma, invece di un angusto bugigattolo, il retrobottega si era rivelato essere quell’immensa stanza a meta’ fra un soggiorno ed una cucina nella quale nessuno si sarebbe sorpreso se, da un momento all’altro, fosse sbucato il cappellaio matto in persona.

Tappeti ricoprivano tutto il pavimento, ed oltre al grande tavolo imbandito per il the, c’erano poltrone e divani, tutti rivestiti da tessuti dai colori vivaci che, forse a causa di quella luce irreale che balenava dalla vetrata, erano cosi’ sgargianti che Simona penso’ di non averne mai visti di cosi’ belli in tutta la sua vita. C’erano rossi cosi’ rossi, gialli cosi’ gialli, violetti ed arancioni che si mischiavano con bizzarre tonalita’ di blu e di verde che solo trovandosi al centro di un arcobaleno avrebbero potuto apparire cosi’ nitidi e puri.

“C’e’ nessuno?” Si guardo’ attorno con aria circospetta.

Sulla parete di sinistra erano appesi oggetti d’ogni tipo: piatti decorati in ceramica e in metallo, strumenti musicali a corda e a fiato, quadri, stampe ed anche un orologio la cui pendola scandiva rumorosamente i secondi. E poi c’erano mensole che sorreggevano vasetti decorati e statuette raffiguranti le situazioni piu’ diverse: figure umane, animali. Era come trovarsi dentro ad un bazar, ma quello non era un bazar, Simona lo intuiva, e c’era in quella stanza il tipico odore di casa. Un odore che le ricordava quando, da bambina, sua madre le preparava la merenda col pane, il burro e la marmellata. E per un attimo le parve di sentirne persino il sapore in bocca.

A destra, la parete era interamente occupata da un grande camino che in quell’occasione era spento, ma chiudendo gli occhi ci si poteva immaginare il crepitio dei tanti ceppi di legno che di sicuro vi avevano bruciato dentro. Sulla cappa, anche in quel caso, erano appesi oggetti diversi, stavolta in rame: masserizie, padelle, ramaioli, pentole. Il lavabo ed i fornelli di quella strana cucina si trovavano invece sotto la grande vetrata centrale. E tutto era perfettamente ordinato e pulito.

Alzo’ gli occhi. Dalle travi del soffitto scendevano giu’ composizioni e ghirlande fatte con frutta secca, ma anche di fiori, di peperoncino e di aglio, tantissimo aglio ovunque, il cui odore si mischiava in una strana alchimia a quella degli altri aromi presenti, a formare una particolare fragranza della quale non sarebbe stato possibile discernerne i singoli componenti, ma di sicuro non sgradevole per l’olfatto.

Ancora una volta Simona ripete’ “c’e’ qualcuno?” Ma nessuno le rispose. Per un attimo si rese conto di stare dove forse non doveva. Probabilmente il proprietario del negozio era uscito per recarsi in qualche posto e ritornando, se l’avesse sorpresa ad invadere il suo privato, l’avrebbe presa per un’intrusa, se non addirittura per qualcosa di peggio. Si senti’ a disagio e decise di abbandonare quel luogo. Oltrepassata la tenda si sarebbe ritrovata nuovamente nella bottega. Avrebbe atteso li’ il ritorno del proprietario. Ma appena si volto’ per andarsene, una voce alle sue spalle, sottile come il suono emesso da un campanello d’argento, usci’ da un punto imprecisato in un angolo della stanza che stranamente era rimasto in ombra, nonostante la forte luce che filtrava dalla finestra.

“Desiderava qualcosa in particolare?”

Simona sobbalzo’. Si volto e non vide nessuno, ma guardando meglio si accorse di una macchia scura che, uscendo lentamente da quell’ombra, cambiando forma si tramuto’ prima in una sagoma indistinta, poi in un volto nel quale spiccavano due occhi chiarissimi ed infine, come in un incredibile effetto ottico, riusci’ a distinguere la figura intera di una donna. Aveva i capelli neri, raccolti in due grosse trecce che le cadevano dietro le spalle e che le davano un aspetto quasi da adolescente, ma la sua reale eta’ non doveva essere meno di trent’anni. Era vestita come le zingare che si vedono raffigurate nelle illustrazioni dei libri di fiabe. Pittoresca e variopinta, con camicetta ricamata, gonna lunga, ampia, piena di balze e volant, bracciali e monili, e due grandi orecchini a cerchio che le pendevano dai lobi. Simona scruto’ con lo sguardo tentando d’individuare la porta dalla quale la donna doveva essere per forza entrata, ma non la trovo’, e penso’ che forse era sempre stata la’ ad osservare in silenzio, nascosta nell’oscurita’.

“Scusi l’intrusione, forse non dovevo entrare in casa sua.” La guardo’ con occhi imploranti. “E’ solo che ero di la’… ho chiamato, ma nessuno mi rispondeva…”

“Oh, non si preoccupi, a volte sono cosi’ presa dai miei pensieri che, anche se mi chiamano, non me ne accorgo. Presumo che fosse entrata in bottega perche’ interessata a qualcosa e, non vedendo nessuno dietro al banco, sia venuta a cercarmi di qua…” La donna era ancora per meta’ avvolta dall’oscurita’ ma i suoi occhi azzurri brillavano come due tizzoni.

“Ecco… si’… e’ proprio cosi’…” Simona annui’.

“Un giorno o l’altro io e le mie sorelle dovremmo deciderci a riparare il campanello sopra la porta all’entrata. Da quando si e’ rotto non ci accorgiamo piu’ se qualcuno entra. E’ colpa nostra, ci perdoni.” Disse a bassa voce la donna uscendo completamente dall’ombra.

Simona si sorprese di come, nonostante tutto, non fosse spaventata e come, con quella semplice frase, la donna l’avesse tolta dall’imbarazzo suggerendole la giustificazione piu’ plausibile. Di colpo non si senti’ piu’ a disagio; ogni timore di aver fatto una brutta figura svani’ e si fece invadere da una piacevole sensazione di accoglienza. Ma la situazione era in ogni caso surreale. Davvero non si sarebbe meravigliata di veder spuntare da qualche anfratto nascosto della stanza il bianconiglio o lo stregatto. Si ricordo’ allora del perche’ era entrata nella bottega. In vetrina, in mezzo ad un’infinita’ di barattoli e recipienti contenenti le sostanze dai nomi piu’ assurdi, come “elisir del dolce sogno” oppure “unguento antimalinconia”, o ancora “filtro dell’amore perduto”, c’era un cartello bello grosso con sopra scritto: “Novita’ assoluta: segreto della bellezza.”

Il segreto della bellezza! Roba da ciarlatani! Aveva pensato. Non esisteva il segreto della bellezza, e nessuno poteva possederlo, ma al limite, di qualsiasi cosa si fosse trattato, sarebbe stato in ogni caso un curioso souvenir da portare a casa, e quella situazione paradossale in cui si stava trovando avrebbe contribuito a condire di mistero il racconto che avrebbe fatto agli amici ed alle amiche al suo ritorno.

“Permette?” Disse la donna porgendole la mano. “Io sono Klára. Mi perdoni se prima l’ho spaventata, ma come le ho detto quando sono assorta nei miei pensieri non riesco ad accorgermi di niente. Se le fa piacere possiamo darci del tu.”

“Si’, certo che mi fa piacere” rispose Simona ricambiando la stretta. “Mi chiamo Simona… e’ bello qui…”

“Sono felice che ti piaccia. E’ il posto dove io e le mie sorelle lavoriamo.” Dette uno sguardo all’orologio appeso alla parete. “Non dovrebbero tardare molto, e’ quasi l’ora del the e dovrebbero arrivare a momenti.” Lo disse alzando l’indice nell’istante preciso in cui l’orologio emise cinque rintocchi.

Fu a quel punto che Simona percepi’ che nella stanza c’erano altre presenze, e dai due angoli ai lati della grande vetrata emersero lentamente due figure che parvero uscire dalla luce. Dapprima indistinte, poi sempre piu’ nitide. Anche in quel caso Simona penso’ che esistessero delle aperture segrete, una specie di trucco che utilizzavano in quel posto per creare un’atmosfera magica al fine di vendere meglio quei prodotti, ma non riusci’ a scorgerle ed una volta che i suoi occhi si furono abituati al riverbero del forte bagliore, ai due lati della vetrata apparvero chiaramente due donne, entrambe piu’ o meno della stessa eta’ di Klára. Avevano anche gli occhi dello stesso colore, ed erano abbigliate alla stessa maniera. Solo i capelli erano diversi: tutte e due li portavano sciolti sulle spalle, ma una li aveva rossi e l’altra biondi.

“Ecco, loro sono Mariska e Zsanika, le mie sorelle” disse Klára con evidente ironia. “Come puoi notare non ci assomigliamo per niente!”

(Continua…)


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: