La femminilita’ nell’epoca di internet


Avendo letto un interessante articolo nei giorni scorsi, e sperando di discutere con persone che reputo recettive ad un certo genere di argomenti, tento di approfondire un discorso che da tempo m’incuriosisce, qualcosa che non capita di frequente di poter essere esaminato, vale a dire quel tipo di rapporto che il maschio ha con se stesso che lo rende capace di mettere all’opera l’immaginazione in modo quasi esasperato, per giungere a costruirsi una specifica rappresentazione della femminilita’ in uno stereotipo di donna ideale. Avverto che il post sara’ lungo ed anche noioso, per cui mettetevi comodi oppure passate oltre che’ il tempo e’ prezioso e sprecarlo sarebbe un vero peccato.

Ho sempre affermato che, mentre nella donna a prevalere sono elementi di pragmatismo, l’immaginazione e la fantasia sono da sempre nella natura maschile ed oggi con internet, per un uomo, trovare un luogo dove approfondire le sue fantasie nascoste non rappresenta piu’ un problema, finanche la materializzazione di quella donna cosi’ come vorrebbe che fosse.

La riproposizione immaginifica della femmina idealizzata non e’ cosa nuova. Ogni epoca ha vissuto questo fenomeno ed ogni tempo ha avuto i suoi modelli ben definiti, dalle etere dell’antica Grecia, alle madonne del Dolce Stil Novo, alle pin-up degli anni ’50 e cosi’ via, fino ad arrivare alla donna come viene proposta oggi in tv e nel web, fatta di curve e forme armoniose che corrisponde all’ideale femminile che appartiene essenzialmente ad uno dei due modelli dominanti ai quali gli uomini tendono ad ispirarsi: il modello uno, cioe’ la donna rassicurante, con capelli lunghi – biondi o mori non ha importanza – longilinea, ben proporzionata, elegante, con un volto non volgare, ed il modello due, vale a dire la bomba sexy dalle curve provocanti, abbondante, dirompente nel carattere e dotata di una sensualita’ decisamente esagerata. Questi modelli hanno alimentato l’immaginario anche di tante generazioni prima dell’avvento di internet. Gia’ con la televisione l’erotismo visivo ha avuto, infatti, una parte importante, ma di sicuro non nella modalita’ circoscritta che puo’ avere adesso, un’epoca in cui l’esibizione del nudo non rappresenta piu’ un fatto eccezionale o di scandalo.

Si’ lo so che il discorso che sto facendo puo’ sembrare banale, superficiale – e forse Rita, nostra nuova commentatrice con la barba, sara’ felice di veder confermata la sua opinione su di me – ma non posso farci niente se sono affascinata dall’essere umano, maschio e femmina, e che in un certo qual senso ne sia intrigata. Credo infatti che sia proprio con l’individuazione delle differenze fra i generi, non quelle legate all’apparato sessuale e riproduttivo, ma quelle legate al pensiero, che possiamo individuare i percorsi migliori per giungere, insieme, ad una felice e proficua convivenza.

In ogni caso, per tornare al discorso che stavo facendo, e’ mia opinione che il maschio non dipendente da internet, che naviga non soffermandosi sul primo culo che gli viene mostrato, abbia una visione piu’ romantica e prevalga in lui, piu’ che la voglia di stringere fra le mani due tette, il desiderio di una speciale femminilita’ della quale va, in modo quasi spasmodico, alla ricerca: una donna che corrisponde al primo modello. Diversamente, l’uomo schiavo di internet, dipendente dal collegamento perenne, vive principalmente d’immagini edulcorate rese perfette dai tanti programmi di fotoritocco, mediante i quali un seno modesto puo’ magicamente gonfiarsi e straripare dalle scollature o un sedere con la cellulite puo’ diventare liscio e perfetto come quello delle modelle dei calendari patinati, percio’ va alla ricerca di quelle donne che soddisfano tale cliche’, dunque della bomba sexy che poi, com’e’ ovvio che sia, nelle situazioni virtuali e’ decisamente colei che riscuote il maggiore successo.

Ecco che a questo punto il quadro che desidero presentare appare piu’ nitido. Da cio’ che ho appena esposto nel mio consueto modo arzigogolato, affiora la mia domanda: e’ una scelta della donna quella di trasformarsi in una bomba sexy, oppure tale atteggiamento e’ perche’ l’uomo ha imposto alla donna la sua fantasia? La mia risposta e’ che, mentre il modello uno e’ l’emanazione di una femminilita’ avulsa da una forzata imposizione legata al desiderio maschile, la donna che esplica in modo esagerato le sue forme e’ il prodotto di quel desiderio che poco ricerca il femminile, ma tende a confermare la mascolinita’. Per questo motivo la bomba sexy ha ragione di esistere.

Se quindi non e’ errata questa visione del mondo, cioe’ che il maschile da sempre ha necessita’ del femminile per riconoscersi sessualmente, e’ probabile che si sia arrivati ad un punto in cui il maschio, avendo mutato i propri confini ed adeguato la propria identita’ ad una materialita’ non disgiunta dal mondo virtuale, cosi’ come e’ ormai compenetrata nel mondo della televisione, cerchi nella donna una forma diversa che l’aiuti in tale modo ad identificarsi in questa nuova realta’ modificata.

Ma se l’uomo immagina la sua donna ideale come quella artificiosamente costruita sui calendari patinati, oppure raffigurata negli innumerevoli mondi virtuali come Second Life, non esiste quindi il rischio che nella maggioranza dei casi resti deluso in quanto il modello assimilato non potra’ essere in grado di corrispondere adeguatamente ai tanti modi reali dell’essere donna? Io credo che questo rischio ci sia, anzi che sia ormai certo, e credo che sia per non deludere tali aspettative che la donna cerchi di aderire alla perfezione a quel modello, riproducendo anche nella vita l’immaginario maschile. Cio’ nonostante, con il suo comportamento non riesce ad aiutare l’uomo a ritrovare se stesso nel suo rapporto con il femminile. Anzi, contribuisce ad aumentare la distanza tra quello che l’uomo immagina e quello che la donna in concreto e’ nella vita di ogni giorno. Ed alla fine, anche se ci fosse qualcuna che confermasse quell’immaginario, resterebbe in ogni caso relegata al ruolo di un giocattolo speciale per un bimbo capriccioso.

Per questo motivo credo che la direzione presa nell’interpretare i rapporti dove prevale quasi esclusivamente la sfera fisica e sessuale, come ad esempio il cosiddetto sesso ludico a tutto campo invocato dai tanti guru del nuovo revanscismo maschilista, limiti estremamente i confini dei rapporti fra uomini e donne. Se cio’ trovasse riscontro nella realta’, vorrebbe dire che la donna si trasformerebbe automaticamente in una bambola gonfiabile sempre pronta all’uso per soddisfare il maschio, e magari disposta a farsi riporre nel ripostiglio una volta svolto il compito o qualora lui, stanco, si scoprisse attratto da altri tipi di bambole.

Oltre a cio’, in questo desolante scenario privo di ogni significato che si possa dare al sentimento, sarebbe perfettamente inutile mettere in piedi una relazione stabile e duratura. Che senso avrebbe infatti l’unione fra due persone? Ciascuno potrebbe tranquillamente gestirsi l’esistenza nella solitudine della propria postazione davanti al computer o alla tv, alternando mordi e fuggi sul web a mordi e fuggi nella realta’, in una perenne gara per il raggiungimento di un budget di scopate al solo fine di soddisfare un bisogno fisiologico.

Non voglio con questo demonizzare il sesso ludico. Se non interpretiamo tutto come un gioco, se la finzione non rappresenta uno stile di vita parossistico, ma solo un momento breve e circoscritto per dar sapore alla nostra piccola esistenza quotidiana, puo’ essere addirittura taumaturgico. E non voglio neppure additare come origine di ogni male l’uso del computer ed internet. Ho detto piu’ volte che lo ritengo uno strumento prezioso per ampliare le conoscenze e diminuire le distanze fra le persone, purche’ non se ne abusi e non se ne faccia un uso improprio affidando al virtuale il compito di sostituire la nostra vita qualora non ci piacesse e, soprattutto, non ci piacessimo noi, costringendoci a navigare senza meta in un mare che non ci porterebbe da nessuna parte se non a narcotizzarci come i compagni d’Ulisse nell’isola dei lotofagi. Ma siccome le mode ed i costumi sono sempre e solo il frutto dalle nostre proiezioni e dai nostri desideri, anche di quelli repressi, dobbiamo chiederci se molta gente intorno a noi, ma anche noi stessi, non stia gia’ vivendo scambiando la realta’ con la finzione.

Ecco perche’ ogni giorno che il destino mi consente di vivere, instancabilmente invito le mie sorelle a non abbassare mai la guardia e a non piegarsi all’insistenza delle mode che non sono altro che l’eclatante concentrazione dei desideri maschili ai quali si dovrebbe cedere rinunciando ad essere noi stesse, preoccupandoci se riteniamo di non avere un corpo o un volto perfetto, oppure di non essere adeguatamente ammirate e desiderate. Sono infatti le imperfezioni gli unici segni tangibili del nostro esistere, del nostro essere donne vere, reali. Ostacoli messi sul nostro percorso come sfide perche’ le vinciamo per migliorarci e non per accontentare i capricci di qualche bimbo viziato.

La vera femminilita’ non e’, infatti, corrispondere ad un modello non stabilito da noi, non e’ farci carico delle alienazioni maschili, della loro perdita d’identita’, della loro perenne insoddisfazione legata alla disgregazione dei valori basati esclusivamente sui loro desideri a cui noi non siamo mai state chiamate ed essere partecipi. Un mondo cosi’, oggi, non e’ piu’ in grado di reggere al movimento tellurico causato dalla nostra presa di coscienza, e femminilita’ deve significare quindi riappropriarci della nostra concretezza, guardarci dentro e allo specchio per vederci riflesse in cio’ che realmente siamo: giovani, meno giovani, magre, grasse, alte, basse, ma sempre e comunque belle. Sempre e comunque vere.

Perche’ noi non rientriamo nei cliche’ ed amiamo giocare innanzi tutto con noi stesse sapendo di essere femminili pur senza ostentarlo, senza mai farlo pesare, senza mai metterci in gara con chi ci e’ sorella perche’ vederci in competizione e’ proprio quello che, chi non ci vuole unite e forti, desidera. Il nostro ruolo non e’ essere delle bambole gonfiabili. E se proprio ci vogliono davvero in quel modo, che almeno ci paghino profumatamente per la nostra recita sublime. Con i soldi o con qualcos’altro di ancor piu’ prezioso, se a loro non manca, come la pazienza, la comprensione, la stima, la fiducia, la complicita’. Perche’ costruire un piano di comunicazione, una conoscenza profonda e’ faticoso, richiede tempo e non scaturisce dalla bramosia di avere tutto e subito.


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